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Alan Wake 2 Recensione

Alan Wake 2 Recensione: si chiude la storia dello scrittore maledetto

I 13 anni di attesa per Alan Wake 2 sono stati pienamente ripagati: Remedy Entertainment al massimo del suo splendore

Non è un lago… È un oceano

Alan Wake

Così si concludeva l’originale Alan Wake, opera visionaria dalle tinte oscure che ha fatto conoscere al mondo il protagonista omonimo, autore di romanzi thriller campioni d’incassi che farebbero invidia pure a Stephen King. Ma da quel momento di Alan si perdono le tracce, bloccato in quel di Cauldron Lake a scrivere un’altra opera dannata. Ci sono voluti tredici lunghi anni prima che Remedy Entertainment portasse avanti la sua storia. Oltre un decennio in cui non sono mancati due DLC del primo gioco affiancati dall’espansione standalone Alan Wake: American’s Nightmare.

C’è persino spazio per un suo ritorno anche nel DLC “AWE” di Control, opera che inaugura il Remedy Connected Universe approfondendo ulteriormente la storia di Alan. Ma il vero ritorno dello scrittore maledetto non vuole compiersi, come se fosse bloccato in un limbo, in quello stesso Luogo Buio dal quale il protagonista omonimo non riesce a fuggire. Ma gli appassionati non hanno mai perso la speranza: lo sapevano che prima o poi l’oscuro romanziere sarebbe tornato in scena. La grande occasione arriva nel dicembre del 2021 in occasione dei The Game Awards, dove Alan Wake II viene finalmente rivelato al mondo. Ci vorranno altri due anni prima che il progetto si concretizzi una volta per tutte, il 27 ottobre 2023.

Tuttavia, questa lunga attesa ha permesso a Remedy di raggiungere la sua massima espressione creativa. Lo studio finlandese guidato da Sam Lake compie il suo massimo capolavoro facendo tesoro di decenni d’esperienza, toccando vette ludiche, narrative e concettuali mai viste con tale potenza. Signore e signori, questo è uno dei migliori Survival Horror psicologici che la mente umana abbia mai concepito finora (a proposito di videogiochi Horror, ecco i Migliori Giochi Horror disponibili su Xbox Game Pass). Questo è Alan Wake II.

Alan e Saga, due facce della stessa medaglia

La storia riparte da dove l’avevamo lasciata tanti anni fa: Alan Wake è intrappolato nel Luogo Buio, una dimensione alternativa oscura da cui non riesce a scappare. La sua unica soluzione è continuare a scrivere, creando un nuovo romanzo a tinte horror che possa permettergli di trovare lo spiraglio per una via di fuga. Ma un’entità oscura sembra stia riscrivendo a suo piacimento quella storia, stravolgendo il racconto con il rischio di conseguenze disastrose e imprevedibili per il mondo reale. Nella realtà, intanto, dalle sponde di Cauldron Lake nei pressi di Bright Falls riemerge un uomo completamente nudo tormentato dalle visioni di un essere malvagio.

Neanche il tempo di capire cosa sta succedendo che una misteriosa setta composta da uomini con indosso una maschera da cervo lo aggredisce immobilizzandolo su un tavolo, per poi strappargli il cuore. Non si tratta dell’unico omicidio rituale condotto dalla setta: da diverso tempo si susseguono casi del genere per tutta Bright Falls, con i cittadini sempre più preoccupati per l’escalation di violenza che continua a colpire il loro piccolo paese dopo il disastro di tredici anni prima.

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Sul posto ad indagare vengono dunque inviati gli agenti FBI Saga Anderson ed Alex Casey, che raggiungono il luogo del delitto nel cuore della foresta circostante il lago. Durante le investigazioni però, un poco alla volta Saga ritrova le pagine di un misterioso manoscritto che sembra predire gli avvenimenti futuri, compresi quelli più drammatici e pericolosi, con il riemergere di oscure entità che già avevano plagiato Bright Falls 13 anni prima.

Quella che doveva essere un caso di routine si trasforma così in un dramma che potrebbe stravolgere per sempre la vita di chiunque ne è coinvolto. Ma è in questo momento che Saga troverà inconsapevolmente il suo alleato più prezioso, lo stesso Alan Wake bloccato nel Luogo Buio. Soltanto collaborando i due potranno trovare le soluzioni agli intricati enigmi che coinvolgono Cauldron Lake e il Luogo Buio, combattendo una terrificante Presenza Oscura che, agendo nell’ombra, sconvolge la storia con le sue azioni.

Alan Wake 2, l’apice di Remedy Entertainment

Remedy Entertainment ci ha da sempre abituati a storie complesse, oscure e dai profondi risvolti psicologici. Un percorso avviato con i primi Max Payne che facevano scuola proprio grazie a una trama profonda, recitata da personaggi sfaccettati, unita a soluzioni di gameplay all’epoca fresche ed originali. Una tendenza proseguita anche con il primo Alan Wake, che proprio nella gestione della narrativa aveva il suo punto di maggior forza. Non sempre, però, il genio creativo di Sam Lake e del suo team è stato indirizzato in modo giusto, portando talvolta ad esagerazioni che potevano sfuggire di mano da un momento all’altro. Emblematici in tal senso i casi di Quantum Break e soprattutto di Control, che poggiavano le loro basi su storie talmente intricate da creare matasse difficili da sbrogliare, con la conseguenza di rendere fin troppo confusionari i loro racconti.

Ma non è questo il caso di Alan Wake 2, semmai è l’esatto opposto: con quest’opera lo studio finlandese ha infatti raggiunto la sua massima espressione creativa, toccando vette di storytelling che mai prima d’ora erano riusciti a sfiorare, nemmeno con le loro opere migliori. A brillare di luce accecante non è soltanto l’eccezionale scrittura dei dialoghi e la profondità dei temi alla base della produzione ma è anche la caratterizzazione psicologica di ciascun personaggio: Remedy ha fatto tesoro di tutto il proprio bagaglio creativo e culturale incastrando alla perfezione tra loro gli infiniti pezzi di un puzzle che rischiava di rivelarsi ancora una volta troppo complesso considerata la mole di eventi – dal primo Alan Wake all’espansione American’s Nightmare passando poi per Control – da gestire.

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Lo studio si è però superato questa volta, non ripetendo certi errori commessi con le produzioni precedenti per confezionare un intreccio narrativo che non solo funziona in maniera quasi perfetta ma che riesce a dare pieno senso ad ogni passaggio della storia. Se in un primo momento appare complicato combinare tra loro tutti i tasselli della trama tra realtà parallele, entità oscure e balzi temporali, un poco alla volta è il gioco stesso a dire tutto senza mai esagerare, a rendere ben chiara l’evoluzione della storia mantenendo però intatto il mistero e le domande che circondano i suoi protagonisti.

Perché in Alan Wake 2 nulla è certo e stupisce con continue rivelazioni inaspettate. Stuzzica di continuo con quei manoscritti che sembrano un preludio ad eventi che devono ancora avvenire. Gioca continuamente con i pensieri del giocatore ingannandolo a più riprese. Ha soluzioni narrative talmente geniali che quasi non ti capaciti come Remedy abbia davvero pensato a simili concept integrandoli alla perfezione nel suo prodotto. Ed è un continuo crescendo di tensione, pathos e colpi di scena che si fanno sempre più intensi con il passare delle ore per poi esplodere in una fase conclusiva ed un epilogo sconvolgente.

Per tutte queste ragioni, definire Alan Wake 2 un semplice videogioco, un semplice Survival Horror, sarebbe una descrizione fin troppo limitata per l’esperienza confezionata dai ragazzi finlandesi che hanno messo la firma sulla loro magnus opera definitiva. Infine, considerando quanto appena scritto, si evince come Alan Wake 2 richieda un impegno mentale più articolato rispetto ad un videogioco qualunque per comprendere appieno tutte le sfumature della sua narrativa, motivo per cui è importante anche aver giocato o quantomeno conoscere bene i precedenti titoli che coinvolgono lo scrittore.

La differenza sta nei dettagli

Insomma, Alan Wake 2 è un prodotto che fa della narrativa e delle atmosfere il suo vero cavallo di battaglia, puntando su questi aspetti con una forza e convinzione ben più tangibili rispetto al gameplay nudo e crudo. Non che la componente squisitamente ludica sia stata messa totalmente in secondo piano, ma è chiaro che chi cerca un gioco horror più tradizionale fatto di azione, sangue, violenza e tanti mostri da combattere, non troverà nel titolo Remedy ciò che sta cercando.

Un po’ come il primo episodio e come i migliori Silent Hill di un tempo, questo secondo capitolo fa dell’orrore psicologico il suo fulcro principale. Questo tipo di orrore non passa solo attraverso combattimenti contro entità oscure armati di pistola e torcia elettrica ma anche tramite le innumerevoli sfumature del mondo che ci circonda, dei suoni, delle voci in lontananza e dei dettagli dipinti su un muro. Ogni elemento presente nel gioco, anche quello apparentemente più banale, ha in realtà uno scopo ben preciso che consiste nel dare vita a trecentosessanta gradi al mondo enigmatico ed angosciante di Alan Wake 2.

È proprio da questa cura maniacale nei particolari che l’opera dimostra con forza la sua natura di esperienza sensoriale capace di coinvolgere il giocatore fin nel profondo del suo animo. Il mondo di gioco è credibile e tangibile, ogni NPC ha una precisa caratterizzazione che dà pieno senso e contestualizzazione alla sua presenza all’interno del gioco ed anche il dialogo apparentemente più banale nascondi significati ben più profondi di quanto possa apparire in superficie. È la somma di tutti questi dettagli che determina l’essenza psicologica di Alan Wake 2, invitandoci ad andare oltre le apparenze e spingendoci a riflettere su qualunque momento, qualunque scambio verbale o incontro fatto lungo il cammino.

Il Luogo Mentale…e quello Buio

Persino la componente investigativa del Luogo Mentale di Saga Anderson nella sua apparentemente semplicità è un altro racconto nel racconto. Il modo in cui si raccolgono indizi e si combinano fra loro è cruciale non solo per avanzare nell’avventura ma anche per approfondire ancora di più i personaggi e il world building. Solo così verremo a conoscenza di quelle sfumature inizialmente intangibili ma in verità ben presenti e fondamentali per comprendere meglio ciò che la protagonista, e di riflesso il giocatore, sta vivendo. Per non parlare della profilazione psicologica delle persone che sono coinvolte nelle indagini: molto spesso è proprio qui che si trovano le informazioni indispensabili per proseguire, mentre un poco alla volta si compone un puzzle enorme ed intricato che aspetta soltanto di esprimere tutto il suo potenziale una volta completato.

Ma di certo il Luogo Buio in cui Alan Wake è intrappolato non è da meno con la sua rappresentazione immaginaria ed oscura di una New York alternativa che gioca con la mente dell’utente a suon di misteri ed illusioni. Luci ed ombre si mescolano continuamente fra loro, plasmando una realtà contorta e soffocante che, però, può essere modificata da noi stessi attraverso la Stanza dello Scrittore: anche qui, gli indizi recuperati durante l’esplorazione del Luogo Buio ci permettono di trovare soluzioni con le quali alterare questa realtà, avanzando un passo alla volta verso quella fuga apparentemente impossibile.

New York Alan Wake 2
Welcome to New York City

Il Luogo Buio mette in scena tutta la creatività visionaria di Remedy Entertainment: senza scendere troppo nei particolari per evitare spoiler, basta solamente citare il capitoloWe Sing” per rendersi conto di quanto il gruppo di Sam Lake abbia voluto osare, tirando fuori uno dei momenti più geniali ed incredibili in un videogioco di stampo horror. E di fronte a simili lampi di genio, davanti al desiderio di stravolgere le consuetudini, si può chiudere un occhio sul fatto che magari le indagini sono abbastanza pilotate e l’esplorazione del Luogo Buio piuttosto lineare: il modo in cui è stata gestita l’essenza e la personalità di Alan Wake 2 sono sufficienti per parlare di uno dei più grandi titoli proposti dall’attuale generazione videoludica.

Ma quindi l’azione?

Strutturato come un Action/Adventure, il primo Alan Wake aveva una buona dose di combattimenti mescolati assieme a narrativa ed esplorazione, che prendevano talvolta la scena principale mettendoci contro numerosi nemici oscuri: amato di pistola e torcia il nostro scrittore respingeva l’offensiva nemica con questi due preziosi equipaggiamenti. Tuttavia, il gameplay era forse uno degli aspetti meno esplosivi del gioco pubblicato su Xbox 360 nel 2010 tanto che, a lungo andare, si avvertiva una certa ripetitività nell’azione. Certo, l’originale Alan Wake era comunque un prodotto con le sue indubbie qualità artistiche, narrative e di messa in scena ma con un gameplay ancora più articolato avrebbe potuto raggiungere vette qualitative ancora più alte.

Alan Wake 2 ricalca questa stessa impostazione ma con alcune differenze non di poco conto: oltre ad una telecamera ora costantemente fissa sulla spalla dei nostri personaggi, gli scontri a fuoco rivestono un ruolo più di contorno all’interno del nuovo episodio, lasciando maggiore spazio a rompicapi, esplorazione ed atmosfere. In tale ottica le prime ore di gioco sono anche piuttosto lente ma un poco alla volta il ritmo si fa più intenso così come al cardiopalma diventeranno anche le battaglie contro gli esseri oscuri che popolano i dintorni di Bright Falls e del Luogo Buio.

Alan Wake 2 Recensione 6

La torcia continuerà ad avere un ruolo di primaria importanza in questi momenti, essendo indispensabile per cacciare via le ombre che proteggono i nemici così da poterli affrontare a viso aperto con le armi a nostra disposizione. L’armamentario è inizialmente ridotto all’osso sebbene con il passare delle ore ed esplorando attentamente ogni scenario è possibile trovare nuove pistole, fucili, granate accecanti e bengala, perfetti per illuminare l’ambiente circostante e mettere in difficoltà i nostri avversari. Le risorse però sono limitate e vanno sempre tenute sotto controllo: munizioni, batterie per la torcia ed oggetti curativi sono presenti in discrete quantità ma richiedono anche un’attenta gestione in modo da non ritrovarsi con l’inventario vuoto nei momenti cruciali (pochi) in cui siamo chiamati a combattere anche più nemici contemporaneamente.

Sicuramente l’azione si è fatta più dinamica e precisa rispetto al capitolo precedente. Ciononostante, è necessario ribadirlo ancora: non è questo il fulcro del gioco. E forse è un bene che non lo sia dato che, proprio come il predecessore, questa impostazione dei combattimenti avrebbe rischiato anche stavolta di farsi ripetitiva e più stancante verso le battute finali dell’avventura, nonostante alcuni perfezionamenti rispetto al passato. La scelta di mettere in secondo piano un gameplay più tradizionale a conti fatti si è rivelata un’altra mossa rischiosa e contemporaneamente coraggiosa: il dosaggio più contenuto di scontri a fuoco fa in modo che questa componente non mostri grossi limiti risultando, di conseguenza, molto più godibile.

Ciò comunque non toglie che qualche battaglia dall’alto tasso di sfida e coinvolgimento sia comunque presente: le Boss Fight del gioco si presentano abbastanza variegate tra loro e richiedono un attento impiego di tutte le risorse a nostra disposizione dato che il rischio di essere sconfitti è sempre dietro l’angolo. Fortunatamente la gestione dei checkpoint si rivela studiata con attenzione grazie anche alla presenza di diversi punti di salvataggio. Anche in questo si nota la cura di Remedy riposta sugli aspetti più squisitamente ludici nonostante a questo giro non siano i protagonisti veri e propri della scena. Talvolta, quando ben contestualizzato, less is more ed Alan Wake 2 centra l’obiettivo anche in questa circostanza.

Il Northlight Engine

Alan Wake 2 non è mai sazio di eccellenze: a queste si aggiunge anche una realizzazione tecnica di prim’ordine – al netto di qualche occasione bug visivo mai davvero serio – che conferma ancora una volta tutto l’impegno di Remedy nel confezionare la loro magnus opera. Il Northlight Engine svolge in maniera eccezionale il suo lavoro offrendoci non solo un mondo realistico e credibile in ogni minimo particolare, ma anche modelli poligonali di elevatissima caratura graziati da animazioni che rasentano la perfezione. La messa in scena è talmente potente da lasciare senza parole anche il palato più esigente, impressionato dalla cura fuori scala degli effetti di luci ed ombre, principali elementi visivi dell’opera e capaci da soli di darle un’ulteriore marcia in più.

Reggono molto bene anche le due modalità grafiche presenti, Qualità e Prestazioni, nonostante in entrambi i casi si noti qualche piccola sbavatura sul framerate effettivamente raggiunto: nella prima modalità non sempre i 30fps si mantengono costanti; nella seconda, solo in rari casi si raggiungono appieno i 60fps. Ciò detto, la fluidità è assicurata e non si assiste mai a momenti particolarmente problematici nemmeno quando su schermo ci sono tantissimi elementi in movimento.

E che dire invece del comparto audio di Alan Wake 2? Qui siamo letteralmente davanti alle creme della creme, non a caso sono arrivate le candidature ai The Game Awards 2023, tra le otto complessive ricevute, sia per Miglior colonna sonora sia per Best Audio Design (qui tutti i giochi candidati ai The Game Awards 2023): a rendere il viaggio di Alan e Saga ancora più coinvolgente ed inquietante è proprio il magistrale utilizzo degli effetti sonori ed ambientali. Il tutto affiancato da un doppiaggio in lingua inglese semplicemente superbo, recitato in maniera perfetta per ciascun personaggio che riesce così a trasmettere in maniera chiara tutte le emozioni e sensazioni che sta vivendo durante l’evoluzione della vicenda.

A chiudere il cerchio ci pensa una colonna sonora d’autore che mette un ulteriore punto esclamativo sull’esperienza regalata dal gioco. Gli intermezzi musicali tra un capitolo e l’altro della storia sembrano quasi riassumere quanto vissuto fino a quel momento facendosi riflesso delle sensazioni vissute sia dai protagonisti che dal giocatore stesso, con musiche e canzoni azzeccate ad ogni circostanza. Ed anche stavolta va fatto un applauso al sentito coinvolgimento dei Poets Of The Fall, band finlandese con una collaborazione ormai storica con Remedy e addirittura presente come personaggi all’interno del gioco stesso attraverso lo pseudonimo di Old Gods Of Asgard.

Alan Wake 2, non un semplice videogioco

Ridurre Alan Wake 2 ad un semplice videogioco, a un Survival Horror come tanti altri, significherebbe commettere il più grosso sbaglio possibile. Remedy Entertainment ha spremuto al massimo la sua creatività. Il nuovo episodio della serie è praticamente una somma di tutta l’esperienza che lo studio finlandese ha raccolto in quasi tre decenni di carriera, dagli albori nel 1996 con Death Rally passando per Max Payne, l’originale Alan Wake, Quantum Break e Control: tutto ciò che lo studio ha dimostrato in ogni sua opera, dalle più belle alle meno riuscite, è stato mischiato assieme e usato per costruire Alan Wake 2, permettendogli così di toccare apici artistici, creativi e visionari come nessun prodotto Remedy arrivato prima di lui è mai riuscito anche solo a sfiorare.

Alan Wake 2 è una storia d’orrore psicologico che gioca costantemente con i dubbi e le certezze del giocatore fino a rapirlo completamente, è un’opera d’arte che non ha paura di osare e stravolgere certezze, è un gioiello di rara bellezza estetica che riesce a far funzionare perfettamente anche idee pericolose che nelle mani di qualcun altro potevano persino trasformarsi in un disastro. Alan Wake 2 è così coraggioso e sicuro dei suoi mezzi dal non farsi problemi a mettere in secondo piano il gameplay nudo e crudo, presente ma non così fondamentale per consentire al gioco di esprimere al 100% tutto il suo potenziale. Proprio come i romanzi di successo scritti da Alan Wake nel suo universo, Remedy ha messo la firma sul suo più grande capolavoro, settando nuovi standard qualitativi nell’attuale panorama dei Survival Horror psicologici. E non poteva esserci ricompensa più grande dopo 13 anni di attesa.

9.5/10

Francesco Muccino

Tocca il suo primo videogioco, Super Mario Land, quando ancora non ha compiuto 3 anni. Da allora entra in un vortice dal quale probabilmente non ne uscirà mai più. Appassionato di ogni genere e irriducibile alfiere del formato fisico, vanta una collezione di oltre 2700 giochi.

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