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All Star Game NBA: quale futuro per l’evento dopo l’edizione 2024?

La partita delle stelle ha perso di competitività mentre la gara delle schiacciate è povera di idee: quale futuro per l’All Star Game NBA?

Scrollando i post Facebook nell’ultima settimana, potrebbe esservi capitato di vedere un video con gli ultimi cinque minuti dello storico All Star Game NBA (se ve lo siete perso, ecco il programma dell’All Star Game 2024) che si giocò a Washington nel 2001: Eastern Conference contro Western Conference e cioè Kobe Bryant contro Allen Iverson, Jason Kidd contro Stephon Marbury, Tim Duncan contro Dikembe Mutombo. È vero, non è più l’NBA dei nostri padri e, vuoi non vuoi, in qualche modo bisogna accettare che i tempi sono cambiati. Eppure, è impossibile non rimanere abbacinati da quello spettacolo in campo derivante dai giocatori più forti del pianeta che decidono di piegare le gambe e difendere come se stessero giocando Gara 7 di Finale.

Bryant domina in attacco e sappiamo bene quanto la fame di vittoria del Black Mamba fosse travolgente (qui l’episodio del Podcast dedicato a Kobe Bryant): il figlio di Jelly Bean voleva sempre vincere a ogni costo, indipendentemente dal palcoscenico calcato. Eppure, nonostante le sue prodezze, a trionfare in quell’All Star Game fu la rappresentativa della Eastern Conference grazie a un memorabile sforzo corale e a una tripla di Marbury a 29 secondi dalla sirena che regalò alla sua squadra il più 1 che chiuse la partita. Il punteggio finale (segnatevi questo dato)? 111 – 110.

L’All Star Game NBA 2024

Facciamo un salto in avanti di ben 23 anni: 18 febbraio 2024. Dopo svariati tentativi – tutti quanti andati a vuoto – di rendere l’All Star Game di nuovo attraente agli occhi degli spettatori, il commisioner NBA Adam Silver ha deciso di riproporre per il main event della domenica sera la vecchia formula che ha fatto la fortuna della partita delle stelle: Eastern Conference contro Western Conference con il pubblico da casa che ha votato dal 19 dicembre al 20 gennaio i giocatori partecipanti. La speranza? Ritrovare un livello di agonismo quanto meno accettabile.

La risposta, purtroppo negativa, a questa speranza si trova con facilità nella differenza fra due numeri: nel 1993 i falli commessi in un All Star Game furono 62 mentre quelli fischiati nel 2024 sono stati solamente 3. Un dato che è andato a calare costantemente nel corso delle edizioni e che rappresenta al meglio un approccio decisamente svogliato. Difese immobili che lasciano praterie ai giocatori per eseguire le loro schiacciate le quali, talvolta, rischiano persino di trasformarsi in brutte figure, come quella sbagliata da Doncic dopo aver lanciato la palla a tabellone. Tiri da tre punti presi da distanze siderali senza che se ne senta davvero il bisogno. Il punteggio finale di questo ‘spettacolo’? 211 a 186 per l’Est, ennesima occasione mancata e quell’intensità che animava i parquet negli Anni Novanta e nei primi Anni del Duemila, sembra aver abbandonato in via definitiva la competizione.

All Star Game NBA 2024 Curry

Il resto del weekend poi non è che abbia regalato così tante emozioni: oltre alla solita Gara del Tiro da 3 Punti e allo Skills Challenge (la gara di abilità), il tanto atteso Slam Dunk Contest – che vede, dopo diversi anni, la partecipazione di un All Star come Jaylen Brown – ha ormai perso il suo fascino, principalmente perché le idee sono quasi esaurite e anche quei partecipanti dotati di una fantasia sconfinata devono fare comunque i conti con i loro naturali limiti fisici. L’unica consolazione? Il mitico Mac McClung degli Osceola Magic che continua a stupire con i suoi mezzi atletici fuori dal comune: la sua schiacciata scavalcando il corpaccione di Shaquille O’Neal è forse l’unico highlight degno di una sfida che abbiamo dimenticato subito dopo il 50 assegnato dai cinque giudici al giocatore.

A sottolineare ancora di più il momento del tutto particolare che sta vivendo l’All Star Game, ci hanno pensato le parole di Anthony Edwards, il miglior giocatore dei Minnesota Timberwolves, rilasciate ai microfoni di HoopsHype:

Per me è un All-Star Game. È super divertente ma non credo che lo considererò mai super competitivo. È una pausa. Non credo che qualcuno voglia venire qui e competere

Non tutto è da buttare

Cosa vogliamo salvare di questo All Star Game 2024? La sfida da dietro l’arco tra Stephen Curry dei Golden State Warriors e la campionessa della WNBA delle New York Liberty Sabrina Ionescu – il cui ricavato è stato devoluto in beneficenza – è stata probabilmente il momento più alto dell’All Star Weekend, una vera e propria ventata d’aria fresca.

Ionescu ha venduto cara la pella con una performance sontuosa: la giocatrice delle New York Liberty ha chiuso con 26 punti segnando 12 dei primi 14 tiri dai 7 metri e 25, la distanza del tiro da 3 in NBA (in WNBA, invece, la linea da tre punti è posizionata a 6,25 metri dal canestro). Il 4 volte campione Curry, per trionfare contro la rivale, ha dovuto fare un punteggio di 29, migliore persino del risultato di Damian Lillard, il vincitore del Three Point Shooting Challenge.

La WNBA è in continua crescita negli Stati Uniti, seguita da un pubblico sempre maggiore ed è molto importante che l’NBA si apra progressivamente alla lega di basket professionistica femminile. Non è un caso che di questi tre giorni a Indianapolis – città degli Stati Uniti che quest’anno ha ospitato l’ASG – l’unica cosa che ho apprezzato davvero sia stata proprio questa gara e il perché è molto semplice: entrambi gli atleti hanno dato anima e cuore per provare a sollevare il trofeo. In tal senso, è anche significativo il fatto che una figura come Steph, un vero ambasciatore della Lega, si faccia portavoce di un fenomeno minore che, invece, sta avendo sempre più considerazione e consensi.

Cosa ci riserverà il prossimo All Star Game? Non è per niente facile ipotizzare un possibile futuro che faccia contenti pubblico e organizzazione: il vertice NBA guidato da Adam Silver dovrà sedersi a tavolino, magari insieme agli stessi giocatori, per pensare a qualcosa di diverso che possa portare con sé energia e aggressività in un weekend in cui ormai anche la parola d’ordine dell’evento, divertimento, non è più un fattore rilevante.

Curry Ionescu All Star Game

Forse, una partita tra Resto del Mondo – che può vantare alcuni tra i giocatori Top 10 in NBA come il Campione in carica Nikola Jokic, Luka Doncic, il cestista canadese Shai Gilgeous-Alexander e la superstar greca Giannīs Antetokounmpo – e Team Usa potrebbe essere un’opzione perseguibile. Tuttavia, se i migliori atleti del pianeta non verranno incentivati da un punto di vista competitivo (a patto che anche loro ci mettano un po’ di voglia in più rispetto a quanto visto in questi ultimi anni), trovare una soluzione sarà davvero complicato.

Andrea Baiocco

Amo la birra, il basket e i videogiochi. Sogno un'Ipa al pub con Kratos e una scampagnata con Nathan Drake. Scrivo su Lascimmiapensa e su Everyeye mentre provo a parlare su Freaking News.

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