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Alone in the Dark Recensione

Alone in the Dark Recensione: paura e delirio nella Derceto Manor

Il reboot di Alone in the Dark, sviluppato da Pieces Interactive e THQ Nordic, convince seppur con qualche riserva: la recensione

Del resto il noir è sempre una questione di trovarsi a tu per tu con sé stessi, di specchiarsi nel crimine che si ha di fronte per scoprire una nuova verità sul proprio essere“. Non trovo parole migliori se non quelle usate dal mio socio Matteo Regoli nella recensione di True Detective 4 per iniziare a raccontarvi il Reboot con visuale in terza persona sviluppato da Pieces Interactive e pubblicato da THQ Nordic di Alone in The Dark, lo storico primo titolo della serie uscito nel 1992.

Evitando ogni tipo di spoiler, la storia, scritta da Mikael Hedberg e ispirata dall’opera di trentadue anni fa, vede Emily Hartwood (Jodie Comer, The Last Duel) e l’investigatore privato Edward Carnby (David Arbour, Stranger Things), recarsi nella Derceto Manor, una casa di riposo per malati mentali, per far luce sulla misteriosa scomparsa dello zio della protagonista, Jeremy Hartwood. Una volta che la coppia avrà messo piede nella struttura, si renderà ben presto conto che qualcosa di cattivo e oscuro si annida all’interno dell’edificio, una malvagità capace di influenzare tutti gli inquilini della Derceto Manor.

Per seguire le tracce di Jeremy, Emily ed Edward dovranno fare presto i conti con il loro passato che proverà in tutti i modi a far cadere il dinamico duo – a seconda del personaggio scelto cambieranno le cutscene, alcune aree di gioco e i finali (un consiglio, cercate di raccogliere tutti i Lagniappe) di Alone in The Dark – in un vortice di follia da cui sarà davvero difficile scappare (Siete in difficoltà? Non perdetevi la nostra Guida Completa di Alone in the Dark). Passato e presente sono come due rette parallele destinate a non incrociarsi mai…ma nulla è come sembra ed ecco allora che l’indagine si rivelerà l’unico modo per affrontare i dolorosi ricordi che affliggono il loro animo.

Enigmi che passione!

La narrativa di Alone in The Dark mi ha pienamente convinto complice l’eccellente interpretazione dei personaggi e non parlo solo degli attori protagonisti, attori ben noti al pubblico: ogni singolo NPC recita il suo ruolo alla perfezione e contribuisce ad avvolgere ancora più nel mistero la Derceto Manor. Chi sono i buoni? Chi sono, invece, i cattivi? Tutte domande che mi sono continuamente posto nel corso della missione (per finire la prima run con Edward ho impiegato circa sette ore).

Durante l’avventura hai sempre paura che qualche creatura sbuchi fuori all’improvviso per coglierti di sorpresa – ci sono degli insetti volanti raccapriccianti tanto quanto i Novistador di Resident Evil 4 Remake – intanto che ti chiedi se tutto ciò che stai vedendo, comprese le diverse location che fanno da sfondo agli eventi (non solo la Derceto Manor, ma anche il deserto, località innevate, templi antichi e lugubri paludi), sia la nuda e cruda realtà oppure il frutto delle proiezioni del subconscio di Jeremy che ormai ha perso del tutto la testa: starà a noi provare a non smarrire il senno esplorando questa “casa infestata“.

Alone In The Dark Recensione 1

A tenere alta l’asticella dell’ansia ci pensano poi gli enigmi ambientali, tutti brillantemente incastrati fra loro in un loop apparentemente senza fine (ho anche preso appunti un paio di volte): il senso di soddisfazione ogni volta che riesci a completarne uno è travolgente salvo poi realizzare che ciò che hai ottenuto dalla risoluzione dello stesso è solo l’ennesimo tassello di un puzzle da completare un rompicapo dopo l’altro. In tal senso, il lavoro svolto da Pieces Interactive in questa rivisitazione di Alone in The Dark è davvero degno di nota.

A sorprendermi ancora di più è stato un momento investigativo in cui mi sono lasciato trasportare dal mio istinto da detective: ho completato una sessione di gioco, sono tornato alla Derceto Manor e non avevo più indizi da seguire. Ho aperto la mappa e ho iniziato a visitare le zone della casa di cura ancora colorate di rosa (non ancora ispezionate fino in fondo). Senza avere la minima idea di cosa stessi facendo, ho aperto la porta di una camera a cui ha fatto seguito una scena d’intermezzo che a sua volta ha attivato un nuovo obiettivo: sono pronto a rituffarmi a capofitto nella ricerca di Jeremy Hartwood.

Le mostruosità di Alone in the Dark

Alone in the Dark è un survival horror puro per cui valgono le stesse regole degli altri esponenti del genere: pochi proiettili a disposizione in un armamentario composto da pistola, doppietta e mitragliatrice. Per non ritrovarsi a corto di munizioni, è importante alternare le bocche da fuoco con i diversi oggetti contundenti e non (quest’ultimi, utili a distrarre le creature per poi darsela a gambe) che si raccolgono in giro per la mappa. Il feedback nel combattimento corpo a corpo è piuttosto ondivago: in alcuni frangenti, sono riuscito a rallentare l’avanzata del nemico; in altri, invece, mi è sembrato di non avergli fatto nemmeno il solletico nonostante abbia schiantato un remo sul cranio del ‘povero’ malcapitato.

I pochi mostri sono decisamente mobili e non sarà facile riuscire a centrare sempre il bersaglio (privilegiate sempre i colpi alla testa). Inoltre, il mirino si restringe rimanendo rimanendo fermi sul posto: pertanto, sarà importante mantenere la giusta distanza fra noi e il nemico così da avere tutto il tempo per prendere la mira e fare fuoco. Se con gli avversari a due gambe, il gunplay, tutto sommato, mi è parso più che convincente, è con i nemici terreni che ho notato maggiori criticità, dovute in gran parte a una gestione della telecamera non sempre perfetta, specialmente nell’approccio melee.

Alone In The Dark Reboot
Alone in te Dark, creature terrificanti e dove trovarle

Anche dal punto di vista tecnico Alone in the Dark non è impeccabile: è prevista una patch day one che, speriamo, risolverà alcune piccole problematiche incontrate durante la prova, come, ad esempio, il suono dello sparo percepito molto in ritardo rispetto al momento in cui ho premuto il grilletto oppure la necessità di dover riavviare l’ultimo checkpoint perché incapace di interagire con l’ambiente circostante. Nulla di particolarmente problematico che comunque non ha inficiato in alcun modo sull’esperienza nel suo complesso.

Vero amore per la saga

Tirando le somme, in questo nuovo Alone in the Dark si percepisce tutto l’amore di Pieces Interactive per la saga: l’obiettivo dello studio di sviluppo di reimmaginare la produzione del 1992 offrendo una storia che si rifà al gioco originale e un gameplay che prova a essere al passo con i tempi è secondo me raggiunto al 100%.

L’azione è un po’ sporca, è vero, ma, se non ricordo male, mi è sempre stato insegnato che le componenti principali di un survival horror sono latmosfera, il sound design inquietante, gli enigmi e la narrativa che qui risultano ben amalgamate fra loro. Fiducioso di una patch correttiva per limare qualche imperfezione tecnica, il voto finale non può che essere positivo: un 0.5 in più lo do super volentieri.

Andrea Baiocco

Amo la birra, il basket e i videogiochi. Sogno un'Ipa al pub con Kratos e una scampagnata con Nathan Drake. Scrivo su Lascimmiapensa e su Everyeye mentre provo a parlare su Freaking News.

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