Il grande autore indipendente Sean Baker, sceneggiatore e regista sublime di Tangerine, Starlet, Florida Project e Red Rocket, di cui da queste parti siamo sempre stati innamorati ma che stavolta ci ha davvero cotti e stracotti a puntino, finalmente con Anora entra nell’Olimpo dei grandi, dei grandissimi.
Palma d’Oro al Festival di Cannes 2024, evento raro quasi quanto il premio alla sceneggiatura per The Substance di Coralie Fargeat, perché la commedia romantica (e questa è una commedia romantica, sagace feroce sexy imprevedibile) è spesso snobbata com’è snobbato l’horror, Anora rilegge la favola di Pretty Woman con un corpo erotico e la malizia fuori dal comune di Mikey Madison – che prendeva fuoco in C’era una volta a Hollywood di Quentin Tarantino grazie al lanciafiamme di Leonardo DiCaprio in quell’indimenticabile e geniale sequenza anti-storica che cambiava il corso della storia e della vita grazie alla forza del cinema – e che con Sean Baker invece diventa benzina, diventa propellente, diventa esplosione.
Anora: diamante grezzo
In una New York viva e pulsante come solo i grandi registi sanno riprodurla sullo schermo, la storia del film è quella di una escort/spogliarellista/prostituta che, incontrato un cliente della sua età, di bell’aspetto, un po’ tonto e soprattutto figlio di un oligarca russo, forse decide di cogliere l’occasione per sistemarsi o forse rimarrà invischiata in una stramba, rocambolesca e spiazzante vera storia d’amore raccontata come un’Odissea della notte, che coinvolgerà anche le ‘guardie del corpo’ di lui e ovviamente i genitori del rampollo, non esattamente entusiasti all’idea di questa improvvisa relazione.
Riguardo la Grande Mela, Sean Baker è bravissimo a filmare i luoghi meno filmati della metropoli, e di inverno, e con il freddo, e in auto, e a piedi, e con gli spasmi del cinema di altri due geni del cinema indipendente americano, i fratelli Safdie di Good Time e Diamanti Grezzi

La scrittura in tre atti, sempre superba ma che mette a segno un colpo da vero maestro nel terzo atto che non vi sveliamo, e che inorgoglirebbe Billy Wilder per l’energia e la foga e la spregiudicatezza con cui fa commedia attraverso la velocità e la recitazione, scandisce tutte le sfumature di Anora guardandola da tutti i punti di vista che compongono la (sua) storia. A seconda dei personaggi che entrano in gioco (e ce ne saranno di memorabili) Anora cambia, Anora è altro, Anora diventa e si trasforma.
È una spogliarellista, è una prostituta che si concede solo per soldi, è una fidanzata che prova veri sentimenti, è una manipolatrice o una poveraccia sboccata di quelle che in americane definiscono senza fronzoli e con ancor meno gentilezza ‘white trash’: un diamante grezzo che brilla in modo diverso a seconda dello sguardo che la attraversa. Ecco quindi il manifestarsi del potere del cinema: la capacità di portare lo spettatore ad immedesimarsi nello sguardo degli altri. Tra i migliori film dell’anno,
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