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Assassin's Creed Mirage Recensione

Assassin’s Creed Mirage Recensione: ritornare alle origini

Ubisoft con Assassin's Creed Mirage riporta alle origini il suo franchise di punta, ma non tutto è impeccabile

In principio doveva essere un nuovo gioco di Prince Of Persia, ma poi il progetto prese una sua direzione ben definita facendo così nascere una serie destinata a lasciare il segno nella storia videoludica. È il novembre del 2007 quando Assassin’s Creed fa il suo esordio su PlayStation 3 e Xbox 360, dando vita ad un fenomeno di culto capace di ottenere successi sempre più grandi ad ogni nuova iterazione. Indimenticabile in particolare Assassin’s Creed II, episodio ambientato nell’Italia Rinascimentale e con protagonista l’indimenticabile Ezio Auditore da Firenze, ma anche il tema piratesco alla base di Assassin’s Creed IV: Black Flag si fa apprezzare con grande affetto dagli appassionati.

Ma per restare forte sul mercato un franchise ha anche bisogno di rinnovarsi, soprattutto se sulle spalle si porta oltre un decennio. E così nel 2017 con Assassin’s Creed Origins avviene la svolta Action/RPG che dona nuova linfa vitale all’opera Ubisoft, divenendo lo standard anche per i successivi Assassin’s Creed Odyssey e Valhalla. Ma i giochi moderni si caratterizzano anche per contenuti abbondanti e longevità stellari con il rischio però di causare un’indigestione anche all’appassionato più coriaceo. La stessa Ubisoft sembra averlo capito, ed è per questo che decide di “far rifiatare” i giocatori con un progetto più piccolo ma comunque dallo scopo significativo: riportare il brand alle origini, quando meccaniche Stealth, indagini ed approcci silenziosi erano il cuore pulsante della serie.

Assassin’s Creed Mirage, tra i nostri giochi più attesi dell’ultimo quadrimestre del 2023, nasce con tali premesse. Concepito inizialmente come un DLC di Valhalla, l’opera diventerà un gioco indipendente volto ad approfondire la gioventù di Basim Ibn Ishaq, uno dei personaggi principali della precedente avventura con protagonista Eivor, e mostrarci come è entrato nella Confraternita degli Assassini. Il ritorno al passato dunque si compie, avvincente ma non impeccabile.

Le origini di Biasim

Le vicende di Assassin’s Creed Mirage hanno inizio nell’861 a.C., circa 12 anni prima degli eventi di Valhalla. Nella Baghdad del IX Secolo, Basim Ibn Ishaq è un giovane ladruncolo che vive in povertà nel piccolo paesino di Anbar e sopravvive compiendo piccoli furti e commissioni. Ad accompagnarlo c’è Nehal, la sua migliore amica. Da tempo però Basim prova ad entrare nelle grazie degli Occulti portando avanti gli incarichi da loro affidati ma nonostante i suoi sforzi viene puntualmente respinto ogni volta dalla rappresentante della Confraternita stanziata nei pressi di Anbar, Roshan bint-La’Ahad.

Nel tentativo di impressionare una volta per tutte la Confraternita, Basim penetra nel palazzo del Califfo assieme a Nehal con lo scopo di rubare un misterioso manufatto ambito tanto dagli Occulti quanto dall’Ordine degli Antichi. Il ragazzo trova così uno strano oggetto a forma circolare che trasmette uno strano messaggio olografico poco chiaro. La situazione precipita quando il Califfo arriva in scena: Nehal lo uccide nel tentativo di salvare la vita all’amico, con i due che fuggono facendo perdere le proprie tracce. Per vendetta, le guardie assassinano tutti i ladruncoli di Anbar che incontrano lungo il cammino, compresi molti amici di Basim. Incolpando Nehal per l’accaduto, i due si separano e Basim fugge dalla cittadina grazie all’aiuto di Roshan, che infine lo accoglie tra gli Occulti.

Assassin's Creed Mirage Recensione 1

Nei pochi anni successivi, Basim viene addestrato da Roshan per diventare un perfetto Occulto, entrando infine tra i ranghi della Confraternita e ricevendo in dono la sua prima Lama Celata al termine della sua iniziazione. Ma il giovane non ha tempo per festeggiare: l’Ordine sta allargando sempre di più la propria influenza su Baghdad e gli Occulti mandano dunque a indagare una propria delegazione guidata proprio da Roshan e Basim. Lo scopo è scoprire quali sono le mire dell’Ordine su Baghdad e chi sta muovendo le redini dall’ombra. Di lì a poco, la vita di Basim cambierà per sempre.

La storia raccontata da Mirage parte indubbiamente bene, fornendoci un chiaro retroscena sulla vita di Basim ed i rocamboleschi eventi che lo portano a divenire un Occulto. Tra importanti sviluppi e interessanti dinamiche allievo-maestra che caratterizzano il rapporto tra il protagonista e Roshan, le primissime ore di storia scorrono via con piacere. Ad un certo punto, però, lo sviluppo della trama si blocca di colpo per focalizzarsi interamente sulle indagini volte a scoprire i membri chiave dell’Ordine operativi a Baghdad. Non ci sono sviluppi narrativi concreti e tutto il focus si sposta sul gameplay vero e proprio, con la storia che sembra passare del tutto in secondo piano. E sarà così per larga parte dell’avventura, almeno fino a quando la missione non viene portata a termine.

Assassin's Creed Mirage Recensione 2

Soltanto nelle fase finale si assiste finalmente a colpi di scena ben orchestrati i quali ci guidano verso un finale efficace che non lascia indifferenti. Il punto, però, è che a questi sviluppi conclusivi si arriva senza il giusto pathos e senza un’adeguata costruzione, con la storia che accelera di colpo, consapevole che l’epilogo è dietro l’angolo. Anche i personaggi stessi avrebbero potuto colpire di più se fossero stati portati avanti in maniera più concreta anche durante tutta la parte centrale dell’opera. Così la sensazione è che sia mancato qualcosa per dare davvero un senso alla crescita di Basim, vanificando in parte l’impatto avuto dalla fase finale, epilogo compreso.

Assassin’s Creed 1 o Mirage?

Assassin’s Creed Mirage parte a rilento per poi ingranare sempre di più con il passare del tempo. La fase introduttiva, con Basim ancora ladruncolo, serve per riprendere familiarità con le caratteristiche base del gioco e con l’approccio Stealth che torna ad avere un ruolo di primo piano. Basta davvero poco per rendersi conto di quanto Mirage sia legatissimo alle origini della serie in termini di gameplay, soprattutto al capostipite del 2007. Anzi, sembra quasi di essere davanti a una sua riproposizione moderna: indagini da svolgere, bersagli da individuare, obiettivi da completare prima di scoprire l’ubicazione del nostro bersaglio e prepararci così ad eliminarlo.

Rispetto al classico di 16 anni fa però AC Mirage è chiaramente più vario e dinamico e meno lineare, con il giocatore che ad un certo punto potrà decidere liberamente quali indagini portare avanti oppure concentrarsi sulla main quest per portare alla luce i vari membri principali dell’Ordine degli Antichi. Proprio come nei primi Assassin’s Creed, le missioni ci porteranno spesso ad infiltrarci in aree ed edifici che vietano l’accesso agli estranei, spesso custodi di importanti segreti e rivelazioni fondamentali per proseguire con la storia, ma protetti da un elevato numero di guardie armate fino ai denti.

Assassin's Creed Mirage Recensione 3

Qui bisogna dunque ricorrere a tutto il nostro talento come Assassini silenziosi, sfruttando attentamente ogni tipo di nascondiglio presente nell’ambiente e facendo anche affidamento sulla nostra aquila Enkidu, fondamentale per marcare non solo i soldati nei paraggi ma anche la meta della nostra missione. Attenzione però, Enkidu può anche essere presa di mira dagli arcieri, rendendo quindi impossibile ricorrere alla sua vista. Poco male comunque, dato che la Lama Celata fa il grosso del lavoro nell’eliminare anche i bersagli più pericolosi, i cui corpi vanno immediatamente nascosti in modo così che i loro compagni non li scoprano.

La Prontezza dell’Assassino

Non manca, ovviamente, del sano combattimento all’arma bianca: Basim può fare affidamento su spada e pugnale, così come ad altri utili gadget quali coltelli da lancio, bombe fumogene o dardi avvelenati – quest’ultimi perfetti anche per eliminare da lontano le guardie durante le fasi stealth – per affrontare i nemici, i quali si rivelano spesso aggressivi e tendono anche ad attaccare in gruppo. Gli scontri in verità non risultano troppo impegnativi e con la giusta combinazione di attacchi e schivate è possibile sbarazzarsi della maggior parte dei nemici senza grossa fatica (giusto i soldati corazzati più grossi possono rappresentare un ostacolo sensibilmente maggiore).

Il gioco offre dunque tutto l’occorrente per rendere il protagonista una piccola macchina da guerra, grazie in particolare alla Prontezza dell’Assassino, una delle abilità più devastanti mai viste in un Assassin’s Creed. Quando gli appositi indicatori sono pieni, è possibile ricorrere a questa tecnica per eliminare una o più guardie consecutivamente nel giro di pochi istanti, rivelandosi dunque estremamente preziosa nei momenti più complicati in cui si è circondati da numerose guardie.

Al netto della spettacolarità della mossa, è indubbio che Assassin’s Creed Mirage sia un gioco tendenzialmente semplice in termini di difficoltà, non solo complice la potenza di Basim una volta sbloccate le abilità migliori o ottenute e potenziate le armi più forti, ma anche perché l’intelligenza artificiale dei nemici non convince granché.

Attirare le guardie in trappola per eliminarle silenziosamente, così come affrontarle in combattimento, non richiede particolari sforzi date le loro limitate routine comportamentali. Quest’ultimo aspetto rende anche molto facile studiare i loro movimenti per capire come eliminarle senza fatica. Logico, un attacco in massa può risultare più volte fatale se non gestito adeguatamente o se non si riesce a far perdere le proprie tracce, ma la sensazione è che anche in questi aspetti negativi Ubisoft ha effettuato un “ritorno alle origini”, quando invece un’IA più sveglia e reattiva avrebbe dato una marcia in più a tutto il gameplay.

Tra missioni ed esplorazione

Altro limite a lungo andare evidente di Mirage è una struttura delle missioni ripetitiva. La maggior parte degli incarichi tendono ad assomigliarsi fortemente tra loro con il rischio così di arrivare stanchi alle battute finali dell’avventura. Chiaramente le missioni più importanti, ambientate in scenari dal level design più sofisticato e con opportunità di approccio multiple, restano un gran piacere da giocare, tuttavia, il più delle volte, per arrivare a questi momenti chiave bisogna passare attraverso missioni più piccole che si fanno sempre meno stimolanti data la loro impostazione ridondante. Anche in questo Mirage tende ad assomigliare fortemente al primo Assassin’s Creed, afflitto anch’esso da queste medesime problematiche (anzi, all’epoca la situazione era ancora più grave rispetto ad oggi).

Non convince del tutto nemmeno la qualità degli incarichi secondari, solitamente accessibili attraverso le bacheche dei nostri rifugi e che tendono a riproporre quanto già visto nella main quest, sebbene portarli a termine si riveli piuttosto utile per sbloccare non solo preziose risorse economiche da spendere per equipaggiamenti e migliorie generali, ma anche per ottenere nuove armi o abiti che perfezionano ulteriormente le statistiche di Basim.

Per il resto largo all’esplorazione, con una mappa dalle dimensioni discretamente generose e piena di elementi di nostro interesse. Borseggiare i passanti sarà una costante della nostra partita per arricchirsi ma anche per ottenere tesori preziosi che danno accesso a ricompense molto speciali. E se siamo ricercati dalle guardie, con il rischio che i cittadini ci riconoscano mettendoci nei guai, possiamo corrompere informatori o strappare manifesti da ricercato lungo le strade per tornare nell’ombra. Volete spostarvi più rapidamente? Chiamate il vostro cavallo o dromedario oppure attivate la funzione di Fast Travel attraverso gli immancabili punti di sincronizzazione dai quali scendere buttandosi nel vuoto con il mitico Salto della Fede.

Una Baghdad che toglie il fiato

Il ritorno alle origini si compie anche sul fronte puramente estetico, con un’ambientazione mediorientale che per stile e caratterizzazione richiama ancora una volta l’originale Assassin’s Creed ed i suoi scenari. E questa Baghdad del IX Secolo sa come togliere il fiato: siamo davanti ad una delle ambientazioni più evocative e suggestive mai proposte fin qui dalla longeva serie Ubisoft, che strega il giocatore con una città dalle architetture uniche e dalle strade che pullulano di vita tra cittadini, animali e gatti da coccolare.

Grande cura è stata riposta anche nella modellazione degli interni, ricchissimi di dettagli, che immergono ancora di più il giocatore nelle magiche atmosfere di Baghdad, circondata all’esterno delle sue mura da oasi e deserti da esplorare in sella al nostro cavallo o dromedario. D’impatto anche la caratterizzazione visiva di protagonisti ed NPC, credibili nelle movenze e vestiti con abiti pieni di particolari che si sposano alla perfezione con il periodo storico.

Si avverte comunque la natura cross-gen del prodotto, che non ha compiuto effettivi balzi avanti in termini grafici. Il risultato complessivo è sempre di valore, ma il vero banco di prova per assistere ad un concreto progresso visivo arriverà con un Assassin’s Creed sviluppato esclusivamente per l’attuale generazione. Passando invece al lato sonoro, le musiche di sottofondo contribuiscono a rendere l’atmosfera ancora più immersiva e si lasciano ascoltare con piacere, pur senza magari offrire musiche destinate a farsi ricordare negli anni. Il doppiaggio italiano si rivela di buon livello ma non sempre recitato alla perfezione in ogni contesto.

È solo un miraggio

Assassin’s Creed Mirage guarda al passato e torna a focalizzarsi sull’Action/Adventure, con le meccaniche Stealth che fecero la fortuna dei primi giochi della serie ad avere nuovamente un ruolo centrale. L’avventura di Basim ha dunque un forte retrogusto nostalgico che finisce con l’attirare l’attenzione di tutti coloro che non hanno particolarmente apprezzato la svolta Action/RPG e contenutistica dei capitoli più recenti: è soprattutto a loro, così come ai fan della prima ora, che è rivolto questo capitolo minore, molto simile per meccaniche e struttura all’ormai storico capostipite pubblicato nel 2007.

E senza dubbio Mirage ha più frecce al suo arco: la struttura a indagini della main quest, l’ambientazione, le atmosfere e l’ottimo level design delle missioni più cruciali rendono il titolo Ubisoft piacevole da giocare e da scoprire in ogni sua sfumatura, nel frattempo che si resta stregati dalla splendida Baghdad del IX Secolo e dei suoi dintorni, esteticamente evocativi ed impeccabili.

Al tempo stesso, Mirage eredita anche tutti i principali limiti storici dei primi giochi, anche in questo caso con specifico riferimento all’originale Assassin’s Creed. IA nemica deficitaria, gameplay a lungo andare fortemente ripetitivo ed un grado di sfida tendente al basso impediscono a quest’avventura di spiccare il volo come meriterebbe. Il tutto senza dimenticare una storia che nella sua lunga parte centrale di fatto si blocca senza concreti progressi, il che è un vero peccato considerato un inizio promettente ed un finale confezionato a regola d’arte.

Al netto di tutto, l’esperimento nostalgico svolto con Assassin’s Creed Mirage si può considerare riuscito, e chissà che Ubisoft non voglia ritentarlo ancora in futuro, alternandolo ai futuri giochi principali del brand. E aggiustando le problematiche emerse in quest’occasione potrebbe anche scapparci una grande, piacevole sorpresa.

7.5/10

Francesco Muccino

Tocca il suo primo videogioco, Super Mario Land, quando ancora non ha compiuto 3 anni. Da allora entra in un vortice dal quale probabilmente non ne uscirà mai più. Appassionato di ogni genere e irriducibile alfiere del formato fisico, vanta una collezione di oltre 2700 giochi.

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