Astro Bot Recensione: il punto di ripartenza per Playstation
Il 2024 è stato un anno molto particolare per l’universo PlayStation. Un’annata in cui sostanzialmente i PlayStation Studios sono rimasti in silenzio, senza il lancio di nuovi kolossal di punta da parte degli studi first-party in forza a Sony. E un’annata dove il colosso nipponico ha incassato uno dei più grandi fallimenti della sua storia, quel Concord pensato male e distribuito ancora peggio ritirato dal mercato dopo sole due settimane di commercializzazione.
Non che le esclusive console siano mancate, intendiamoci, ma a reggere la baracca sono state le produzioni terze parti. Final Fantasy VII Rebirth di Square Enix, Rise Of The Ronin di Team Ninja, Stellar Blade di Shift Up (se ve la siete persa, ecco la recensione di Stellar Blade) e si spera di aggiungere alla lista anche Silent Hill 2 Remake di Konami: tutti giochi, chi più e chi meno, capaci di rivelarsi un successo di critica e pubblico regalando soddisfazioni ai giocatori.
Nonostante ciò, il silenzio radio che circonda i PlayStation Studios ha suscitato non poche discussioni e polemiche tra la community, in cerca di segnali concreti da parte di una Sony che per il momento non si esprime, lasciando avvolti nel più fitto mistero i suoi piani per i prossimi anni.
Tuttavia, in un quadro simile si è inserito un “progetto minore” che nessuno si aspettava, con protagonista un piccolo robottino nato dalla fantasia di Team Asobi. Quel “progetto minore”, Astro Bot, si è rivelato quel punto esclamativa che il 2024 di PlayStation stava cercando insistentemente. E ci ricorda che molto spesso sono proprio questi progetti realizzati con passione e dedizione che ci fanno amare così tanto questa straordinaria forma d’intrattenimento.
Astro Bot: il platform che ci piace
La serie di Astro è sempre riuscita a lasciare il segno con le sue iterazioni: Astro Bot Rescue Mission è ancora oggi una delle migliori produzioni per PlayStation VR, mentre il suo successore Astro’s Playroom nasce non solo come tech demo gratuita per testare le funzionalità di PS5, ma anche come tributo a PlayStation in generale grazie alla presenza di tanti bot-cameo raffiguranti alcuni dei personaggi più importanti del mondo videoludico. Astro Bot riparte proprio da quanto fatto con Astro’s Playroom ponendosi come sua diretta evoluzione molto più grande, ricca ed ambiziosa nei contenuti. A non cambiare è la qualità, stellare anche in questa ultima fatica di Team Asobi.
Perché Astro Bot non vuole essere soltanto un tributo alla storia videoludica di Sony (e non solo), ma è anche e soprattutto un avvincente Platform che, pur restando molto fedele ai capisaldi del genere così come allo stile dei suoi predecessori, si dimostra altamente creativo grazie a un level design curato in ogni minimo dettaglio e ad un equilibrio praticamente impeccabile tra azione, esplorazione e collezionabili da raccogliere.
L’astronave del nostro robottino, a forma di PlayStation 5, viene abbattuta da un losco alieno verde che ne ruba il chip madre e tutte le componenti chiave. Ha quindi inizio un’avventura che si dipana attraverso un’ottantina di livelli tra principali e secondari attraverso sei diverse galassie, con l’obiettivo di recuperare le parti della nave per ricostruirla. E si tratta di un viaggio avvincente già dalle sue prime battute, complice una varietà nelle idee messe in campo da rendere ogni livello un vero e proprio parco giochi sempre pronto a sorprendere.

Si parte da idee standard, con il nostro eroe che può saltare, fluttuare in aria e combattere nemici a suoi di pugni in un ambiente interamente 3D, e si passa poi a concept un poco alla volta sempre più elaborati che donano ad ogni stage una propria caratteristica peculiare: ciò comporta un’avventura che sprizza creatività da tutti i pori, che sfrutta al meglio tutte le caratteristiche tipiche di un Platform amalgamandole tra loro in maniera armoniosa.
Ci sono tanti nemici, non mancano trappole a go-go ed alcuni collezionabili sono nascosti talmente bene che diventa fondamentale setacciare ogni minimo angolo di un livello per scoprirli, e così facendo ecco che Astro Bot tiene incollati allo schermo grazie alla qualità molto elevata della sua struttura ludica e del suo level design da manuale.
A valorizzare il tutto, la presenza di “poteri speciali” che variano di stage in stage e che cambiano ulteriormente le carte in tavola. Astro Bot può contare sull’aiuto di un cagnolino robotico per scattare in avanti sfondando muri, così come su un pollo per lanciarsi in aria come se fosse un razzo.

Ma Astro Bot può anche trasformarsi in una sfera di metallo per passare incolume numerose trappole, in una spugna che assorbe acqua e può stravolgere le sue dimensioni per attraversare i cunicoli più minuscoli. Questi sono soltanto alcuni esempi dei poteri a disposizione del nostro eroe, che cambiano ad ogni livello al netto di qualche riciclo di tanto in tanto.
Implementare al massimo idee ben collaudate
Astro Bot magari non ha la pretesa di voler innovare, ma pur ripartendo da idee ben collaudate sa come implementarle al massimo delle loro potenzialità, riuscendo in questo modo a soddisfare le esigenze di ogni tipo di giocatore: per come è strutturato può piacere sia ai veterani dei Platform, sia a un neofita o a chi non gioca abitualmente il genere, grazie alla creatività messa in campo e a un gameplay che si dimostra bilanciato sin dai suoi primi minuti fino ad arrivare ad ogni creativa Boss Fight che offre, ingegnose quanto basta per renderle sempre un piacere da affrontare.
Se proprio bisogna muovere una critica, Astro Bot pecca nel concreto solo in ottica difficoltà, fin troppo tarata verso il basso. Anche se al nostro robottino basta subire un singolo colpo per essere sconfitto, sono davvero rari i momenti in cui il giocatore è chiamato ad impegnarsi complice anche l’abbondanza di checkpoint in ogni livello. La larga maggioranza dei nemici si sconfigge velocemente ed anche le fasi Platform con relative trappole si possono superare in relativa scioltezza.

Nemmeno alcuni livelli extra, sulla carta studiati per essere più impegnativi, si dimostrano una vera e propria sfida, specie per chi è cresciuto a pane e Platform. Insomma, Astro Bot è pensato per essere rivolto al più vasto pubblico possibile e potrebbe non convincere appieno chi vuole mettere alla prova i propri riflessi.
In fondo però Astro Bot non è nemmeno pensato per questo scopo: vuole essere un’esperienza puramente “chill”, leggera, perfetta per svagarsi attraverso mondi coloratissimi ed atmosfere fanciullesche. Astro Bot non vuole essere originale ed impegnativo e alla fine va anche bene così, perché centra l’obiettivo di intrattenere con gusto dimostrandosi bellissimo a livello di concept e design. E non è certo poco.
Un tributo all’universo Playstation
Ciò che però eleva Astro Bot ancora più in alto è il suo essere un sentito ed appassionato omaggio non solo al mondo PlayStation, ma ai videogiochi in generale attraverso tante produzioni terze parti comunque significative per la storia Sony. E Team Asobi ci ha davvero messo la più totale passione per rendere onore ai tantissimi brand presenti nel gioco, non solo attraverso i bot-camei ma anche con interi livelli od aree pensate in tributo a franchise iconici.
Dei 300 bot totali da salvare durante il nostro viaggio (i livelli principali ne hanno solitamente sette ciascuno), almeno la metà sono ispirati ai videogiochi più disparati, da grandissimi nomi ancora oggi sulla cresta dell’onda fino addirittura ad opere di culto che magari soltanto gli appassionati di lunga data sapranno riconoscere. Ma appunto, Team Asobi non ha ridotto il tutto a un semplice discorso di popolarità ed ha voluto dare spazio a quanti più nomi possibili.
Ecco quindi che i bot ispirati a God Of War, Uncharted, The Last Of Us, Ratchet & Clank, Jak and Daxter e Sly Cooper si alternano con altri nomi meno famosi o da tempo assenti dalle scene ma comunque simbolici del mondo PlayStation come Gravity Rush, Ape Escape, Puppeteer, LocoRoco e Forbidden Siren, senza dimenticare le opere di Fumito Ueda.

Ma c’è ampio spazio anche per le terze parti: Resident Evil, Silent Hill, Tekken, Persona, Yakuza, Monster Hunter, Tomb Raider, Legacy Of Kain sono soltanto alcuni dei grandi brand che trovano spazio in Astro Bot. E sì, ci sono anche loro, Crash Bandicoot e Spyro, oggi di proprietà Microsoft ma che non possono assolutamente mancare in un’opera tributo all’universo PlayStation.
Ma di fronte a tutta quest’abbondanza il desiderio di scoprire tutti i bot speciali e le serie a cui appartengono si fa talmente forte che praticamente non si passa al livello successivo fino a quando tutti i nostri piccoli amici robotici non sono stati salvati. I collezionabili concepiti in questo modo si rivelano dunque un grandissimo valore aggiunto alla produzione intera, andando anche a vantaggio della rigiocabilità in modo così da non trascurare nulla e per accumulare anche le monete necessarie per sbloccare ulteriori gustosi extra nell’Hub Principale dell’avventura.

Parlando appunto dell’Hub, si tratta di una base in cui trovano rifugio i nostri amici, ma strutturata a sua volta come se fosse un grosso livello con macro-aree distinte piene di altre sorprese che attendono soltanto di essere scoperte una volta raggiunto un adeguato numero di bot e puzzle raccolti durante la storia principale. È anche da uno scenario sulla carta così semplice come l’Hub che si nota tutto l’amore messo da Team Asobi nel suo gioco, trasformato in una sorta di luna park dal quale è impossibile andarsene.
La passione passa anche per la forma
In Astro Bot non c’è nessun dettaglio fuori posto anche una volta esaminati i suoi aspetti visivi e sonori, che si dimostrano di elevata caratura esattamente come il resto della produzione. Da vedere Astro Bot è un autentico gioiello, uno dei Platform tecnicamente più all’avanguardia in circolazione. Oltre a non esserci neanche l’ombra di una sbavatura tecnica che sia una, Astro Bot offre spesso anche un notevole colpo d’occhio, una caratterizzazione estetica di ogni stage da applausi e utilizza i colori in maniera semplicemente perfetta.
Ogni livello gode di una cura che va ben oltre il maniacale per quanto riguarda dettagli e particolari anche più insignificanti, donando così al gioco una personalità marcata e straripante che lo rendono irresistibile già dopo pochi minuti. Quella stessa cura certosina dimostrata anche nella caratterizzazione di bot e nemici, graziati poi da un comparto animazioni che d’ora in avanti andrebbe preso come esempio per i futuri Platform su PlayStation.

E quelle atmosfere leggere, spensierate e pure nostalgiche vengono ulteriormente innalzate da un accompagnamento musicale orchestrato da inchino, rese ancora più irresistibili anche dalle simpatiche vocine dei bot che ci accompagnano lungo il cammino. Forse, però, il vero apice Astro Bot lo raggiunge con i livelli-tributo ad iconiche serie PlayStation (che alternano sia grandi nomi che brand più di nicchia), che non solo ne imitano le meccaniche in ottica gameplay ma si spingono ancora oltre con i remix delle loro Main Theme. D’ora in avanti Astro Bot è il nuovo metro di paragone quando si tratta di fare videogiochi-tributo.
Astro Bot: i giochi che servono a Playstation
In un 2024 molto particolare per PlayStation, Astro Bot arriva come un fulmine a ciel sereno imponendosi con la sua incredibile semplicità come uno dei videogiochi più brillanti dell’anno. Ci riesce non tanto per essere un Platform d’alto livello, creativo e graziato da un level design da manuale, non solo per la cura maniacale riposta nella sua direzione audiovisiva e nei concept messi in campo, ma soprattutto perché si dimostra il miglior tributo possibile a PlayStation e ai videogiochi in generale.
Non scade mai nel fan service fine a sé stesso, ma anzi da un concreto valore ad ogni singolo omaggio incluso all’interno di una coloratissima avventura che appassiona dal suo primo minuto fino a un livello finale dai toni sorprendentemente epici ed emozionati per il tipo di gioco proposto.
Di fronte alla passione messa da Team Asobi nel dare vita a un simile Platform si può chiudere un occhio su qualche intoppo, che si tratti di una difficoltà fin troppo tarata verso il basso o per il suo restare comunque fortemente ancorato ai capisaldi del genere. In fondo lo scopo di Astro Bot è un altro: ricordare agli amanti di questa straordinaria forma d’intrattenimento che spesso la semplicità è esattamente ciò che serve per raggiungere incredibili traguardi, senza chissà quali forzature e senza imporre ambiziosi a tutti i costi con il rischio che diventino irrealistiche.
Astro Bot deve essere un punto di ripartenza per PlayStation: è con giochi di questo tipo che Sony si è imposta nei decenni come un punto di riferimento per il mondo videoludico, ed è esattamente questo il tipo di giochi che gli appassionati vogliono. Quelli creati con passione, dedizione e tenendo a mente i giocatori stessi, cosa di cui molto spesso proprio la stessa Sony, e proprio la stessa industria videoludica, si dimenticano.
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