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Avatar: Fuoco e Cenere

Avatar: Fuoco e Cenere Recensione: l’epica secondo James Cameron

Abbiamo visto in anteprima Avatar: Fuoco e Cenere, terzo capitolo della saga sci-fi di James Cameron: ecco la nostra recensione

A tre anni esatti dal precedente episodio Avatar: La via dell’acqua (se ve la siete persa, ecco la recensione di Avatar: La via dell’acqua), la leggendaria saga di fantascienza creata, prodotta, scritta e diretta da James Cameron torna sul grande schermo con Avatar: Fuoco e Cenere, se possibile il capitolo più ambizioso del franchise finora.

Ambizioso lo è non tanto nella durata (197 minuti, la più estesa dei tre film) né per come amalgama insieme tutti gli elementi introdotti in Avatar e Avatar: La via dell’acqua, aggiungendone di nuovi per continuare ad espandere il magico mondo di Pandora, quanto per la capacità di introdurre nella vicenda sia drammatici elementi di attualità sia profonde riflessioni su sentimenti universali – anche molto cupi e oscuri, come il lutto e la perdita della speranza e il ciclo infinito di guerra e violenza che scaturisce dal risentimento e dalla rabbia.

Il tutto, chiaramente, messo in scena con una maestria fuori scala e con un senso di visione e di concepimento dell’immagine cinematografica unico nel suo genere: il senso della saga di Avatar è sempre stato quello di imparare a vedere con occhi nuovi i cliché delle grandi storie epiche, con le tecnologie 3D e motion capture che diventano per lo spettatore le estensioni-avatar dei protagonisti (umani che imparano a ‘vedere’ attraverso gli occhi di un corpo nuovo) e per la prima volta Avatar: Fuoco e Cenere palesa questa tematica rendendola parte integrante della vicenda.

Lo fa attraverso un personaggio, il giovane umano Spider, che diventa il punto di arrivo di una filosofia che James Cameron sviluppa da tutta la sua carriera, quella del progressivo ma infinito miglioramento del corpo umano attraverso la tecnologia: da Terminator ad Aliens, passando per le sceneggiature di Strange Days e Alita: Angelo della Battaglia (perfino la storia di Titanic è innescata dal progresso tecnologico, che fa scattare il ricordo e la memoria), Avatar: Fuoco e Cenere immagina l’evoluzione definitiva del corpo-carne nell’era digitale, con il pianeta-luna Pandora immaginato come un database eternamente online nel quale scaricare le memorie del passato.

Avatar Fuoco e Cenere 1

Un discorso più che affascinante, nella nuova era dello streaming e di fronte alla rivoluzione futura che si profila all’orizzonte in seguito all’affare Netflix-Warner Bros (non a caso molto osteggiato dallo stesso James Cameron): come Pandora fa con gli spiriti dei Na’vi, così la saga di Avatar mira a diventare il ricettacolo di tutta l’epica possibile del cinema, al fine di preservarla dagli invasori che vogliono rimpiazzare il grande schermo.

Matteo Regoli

critica i film, poi gli chiede scusa si occupa di cinema, e ne è costantemente occupato è convinto che nello schermo, a contare davvero, siano le immagini porta avanti con poca costanza Fatti di Cinema, blog personale

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