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Banishers Ghosts of New Eden Recensione

Banishers: Ghosts of New Eden Recensione: un action ambizioso

La recensione di Banishers: Ghosts of New Eden, la nuova avventura di Don't Nod pubblicata da Focus Entertainment

Quanta ambizione in Banishers: Ghosts of New Eden, il nuovo action story driven con elementi RPG di Don’t Nod – lo studio di sviluppo di Parigi che giusto un qualche mese fa, ha tirato fuori dal cilindro quella perla meravigliosa di Jusant (se ve la siete persa, ecco la recensione di Jusant) – e pubblicato da Focus Entertainment. Un titolo determinato a raccontare una grande e sofferta storia d’amore, quella tra Antea Duarte e Red mac Raith (il vostro scozzese del cuore), due Banishers (cacciatori di spiriti).

New England, Stati Uniti, XVII Secolo. Nel corso di una pericolosa missione nel villaggio di New Eden, durante un ottimo prologo dalle atmosfere cupe ed evocative, Antea perde la vita diventando anche lei uno spettro (che rimarrà sempre al fianco di Red per tutta la durata dell’avventura). È possibile riportarla nel mondo dei vivi? Sì, ma il prezzo da pagare è molto, molto alto (a tal proposito, ecco la nostra Guida a Banishers: Ghosts of New Eden).

Liberare New Eden

Inizia così un lungo viaggio, tra foreste, grotte e montagne innevate, che richiederà di indagare prima e determinare poi il destino dei numerosi fantasmi che infestano la quotidianità delle persone. Ogni volta che avvieremo un’indagine, infatti, il nostro obiettivo sarà quello di analizzare stanze e aree della mappa in cerca di indizi, interrogare gli abitanti del luogo, tutte azioni fondamentali per rivelare il perché unombra stia tormentando un individuo in vita. Giunti a tu per tu con l’anima del defunto – che evocheremo scegliendo uno fra i tre rituali a disposizione – ci troveremo dinanzi al momento cardine dell’esperienza narrativa di Banishers: Ghosts of New Eden.

Può capitare, ad esempio, di scoprire che la vittima perseguitata dallo spettro sia in realtà una persona malvagia che ha commesso dei crimini orrendi, forse perché non aveva altra scelta se non sacrificare qualcuno per un bene maggiore. L’interpretazione del caso è solo e soltanto nostra e, pertanto, starà a noi decidere chi salvare e chi epurare, scelte che incideranno sul prosieguo della storia e sui finali multipli dell’opera: accusare la persona in vita delle sue azioni per nutrire Antea, l’unico modo per poterla di nuovo stringere fra le nostre braccia (Red affronterà le conseguenze del suo operato); far ascendere lo spirito liberandolo dall’eterno dolore oppure destinarlo a un tormento senza fine?

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Più volte mi è capitato di rimuginare sulle mie scelte, di sentirmi male per aver condannato una persona alla morte nel nome del mio amore per Antea, un sentimento che in Banishers: Ghosts of New Eden assume sfumature particolarmente egoistiche: non è un caso che in certe situazioni abbia deciso di andare contro il mio stesso giuramento di salvarla. A mandare K.O. il mio stato emotivo ci hanno pensato poi le eccezionali scene d’intermezzo capaci di trasmettere, in modo realistico, le reazioni di dolore o rabbia degli NPC alle nostre sentenze.

Banishers: combattere i fantasmi

L’avventura di Banishers: Ghosts of New Eden – dalla notevole durata (almeno 25 ore per completare la main quest) – si sviluppa attraverso una campagna principale e diverse missioni secondarie che mi hanno portato ad affrontare spaventosi boss (pochi ma buoni come si suol dire e dal design favoloso), creature mostruose e fantasmi duri a cadere: il gameplay aggiunge, oltre alle suddette indagini, una sana dose di esplorazione per lo più guidata dalla pratica bussola nella parte alta dello schermo, enigmi da risolvere e stanze segrete accessibili dopo aver interagito con l’ambiente circostante e sfruttando le capacità uniche di Antea, e tanto combattimento.

All’inizio non mi sono sentito pienamente coinvolto dal combat system del gioco. Tuttavia, con il passare delle ore, esso ha iniziato ad assumere una maggiore profondità che ha influito in positivo sulla varietà degli scontri (i quali, sul lungo periodo, tendono comunque a mantenere una certa ripetitività): sbloccando le abilità della Banisher e, alternando quest’ultima con Red, è possibile, ad esempio, mettere a segno una combo di tre attacchi veloci con lo scozzese per poi scambiarci con Antea – se premiamo il tasto dello switch con il giusto tempismo – che chiuderà la sequenza offensiva con un montante che spedirà a terra l’avversario; proiettarcisi contro per indebolirlo ulteriormente e vincere la battaglia con un potentissimo AOE che spazzerà via ogni nemico nelle vicinanze.

Arriva una nuova ondata. Passo a Red perché non sono più in grado di evocare la mia anima gemella. Niente paura poiché ho potenziato a dovere le armi e la mia armatura grazie alle risorse raccolte durante il mio peregrinare. Metto a segno un paio di parate perfette (alcune manovre, invece, possono essere solo evitate) a cui seguono attacchi leggeri e caricati, intervallati dal preciso utilizzo del fucile, utile per sparare ai fantasmi che si trovano lontani dalla mia posizione.

Switchare costantemente i due cacciatori è la chiave se si vuole sopravvivere a New Eden e in tal senso, lo skill tree va sviluppato cercando di capire qual è lo stile di combattimento a noi più congeniale perché, a seconda delle nostre preferenze, possiamo sviluppare l’albero delle abilità favorendo un maggiore utilizzo di Red, di Antea o un mix fra i due personaggi.

Banishers Ghosts of New Eden Recensione 2

Scelte di questo tipo andranno fatte anche in merito all’equipaggiamento: non mancano, infatti, bracciali, vestiti o armi che migliorano le caratteristiche di uno o dell’altro protagonista. Esplorando, infine, i territori di New Eden capiterà di imbattersi in alcuni Nidi da purificare: orde di nemici ci assalteranno senza pietà ma noi venderemo cara la nostra pelle. In questi frangenti, il combattimento si fa piuttosto duro – in primis per via dell’alto numero di mob a schermo – ma in caso di vittoria tutte le nostre caratteristiche aumenteranno di un punto.

Ambizione da vendere

Banishers: Ghosts of New Eden ha ambizione da vendere e tanto coraggio nel provare a realizzare un’immensa storia d’amore e d’avventura: Don’t Nod si conferma uno dei migliori studi presenti sul mercato quando si tratta di inserire in un videogioco una grande narrativa che sa come suscitare in noi emozioni contrastanti e capace di mettere il giocatore di fronte a decisioni impossibili da prendere a cuor leggero.

Magari non tutto è perfetto: un pizzico di varietà in più nel combat system e nel numero di nemici avrebbe giovato maggiormente all’esperienza ludica. Al di là delle ottime idee di partenza, le fasi d’azione rischiano comunque di diventare ripetitive nell’arco delle 25 ore necessarie a raggiungere i titoli di coda, fattore questo che può condizionare la rigiocabilità di un prodotto dai molteplici finali. Ciononostante, le basi da cui partire per la prossima grande produzione ci sono tutte. Aspetto con ansia il prossimo annuncio di Don’t Nod (che tra qualche mese tra l’altro uscirà con Lost Records: Bloom & Rage): non sto già più nella pelle.

Andrea Baiocco

Amo la birra, il basket e i videogiochi. Sogno un'Ipa al pub con Kratos e una scampagnata con Nathan Drake. Scrivo su Lascimmiapensa e su Everyeye mentre provo a parlare su Freaking News.

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