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Berserk Boy Recensione

Berserk Boy Recensione: un action platform a portata di Nintendo Switch

La recensione di Berserk Boy, l'action platformer in due dimensioni sviluppato dallo studio BerserkBoy Games, perfetto per la Switch

Posso dire di essere una persona piuttosto fortunata perché ogni anno e sempre nello stesso periodo tra Febbraio e Marzo, riesco a partire con i miei amici di sempre: nel 2023 sono andato a Siviglia e qualche giorno fa sono tornato da un weekend a Lisbona. Coincidenza vuole che ogni noioso viaggio in aereo è accompagnato da un videogioco su Nintendo Switch: a tenermi compagnia nel volo verso la Spagna fu quella follia assurda di Post Void (se ve la siete persa, ecco la recensione di Post Void) mentre la scorsa settimana è toccato a Berserk Boy.

L’action platformer in due dimensioni sviluppato da BerserkBoy Games e pubblicato con il supporto di Big Sugar è un gioco frenetico, veloce, che prende ispirazione dai classici arcade Anni Novanta, che straborda di citazioni Pop e perfetto per essere giocato sulla console portatile Nintendo: il più classico dei ragazzi eroi, Key, deve salvare il mondo dal malefico piano del Dr. Genus, alla caccia delle Sfere Berserk capaci di conferire, a chi le possiede, devastanti poteri elementali.

Go Berserk Boy!

Il trailer di per sé potrebbe già dire tutto del gioco: spaccone, che non da troppo peso alla trama la quale risulta comunque piuttosto godibile – c’è Fiore, un uccello guida oltre alla nostra compagna di viaggio, Dizzie, capace di individuare con uno strumento di sua invenzione la posizione delle sfere Berserk (la Bulma di turno) – e fortemente focalizzato sulla parte giocata che mischia con maestria fasi action e platform, quest’ultime mai realmente impegnative a meno di giocare svogliati e disattenti.

Di fatto, i sessanta minuti di avventura iniziali, affrontati con la prima delle cinque tute complessive sbloccabili (quella che, almeno per me, si è rivelata la più versatile di tutte perché capace di far spostare ad alta velocità il protagonista e di danneggiare con efficacia i nemici), complice l’effetto sorpresa, sono letteralmente volati e sono stato piacevolmente divertito dal gameplay loop dell’opera tra salti in alto e cadute in picchiata sul nemico, colpi speciali, schiavate all’indietro e contrattacchi in avanti: insomma la varietà offensiva non manca di certo.

Si arriva poi al primo miniboss del gioco – i livelli totali sono quindici e una run si può completare in tre o quattro ore – e alla prima morte dici “ora sono fregato“. Alla fine però il suo moveset si è rivelato piuttosto basilare e nel livello successivo ho ritrovato un avversario con lo stesso concept e solamente qualche variazione negli attacchi. Discorso in parte diverso per i boss di fine mondo in possesso delle Sfere Berserk che dobbiamo recuperare: seppur dotati di un discreto ventaglio di opzioni offensive, sono stati sufficienti due, massimo tre tentativi per avere la meglio su di loro.

Una progressione intangibile

Giungiamo, scattanti come Key, al cuore della recensione. Avanzando nell’avventura, il team di sviluppo mette sul piatto anche una progressione nel gameplay sostanziosa e degna di nota (ci sono persino piccole sessioni a bordo di veicoli), perché più accumuli sfere più aumentano le possibilità legate all’approccio al combattimento e all’esplorazione. Quest’ultima, nello specifico, assume piacevoli sfumature metroidvania: grazie ai nuovi poteri elementali sarà possibile mettere piede in aree inizialmente inaccessibili tanto che il design di ciascun bioma ruota attorno al nuovo power-up acquisito.

Tuttavia, Berserk Boy rimane comunque bloccato da una certa monotonia di fondo che, almeno dal mio punto di vista, non mi ha mai permesso di percepire il fatto che stessi diventando più forte. Questo perché i mob da affrontare non sono tanti e non richiedono chissà quale sforzo strategico per eliminarli; il platforming, per quanto tenti di mettere in difficoltà il giocatore andando avanti nei livelli, si risolve sempre in salti e scatti in avanti (si potrà anche volare ma anche in questo caso non ho percepito l’effetto novità). È come se, una volta superata la prima ora, mi fossi già abituato a Berserk Boy e alle sue meccaniche e che ogni tentativo di introdurre qualcosa di nuovo mi entrasse da un orecchio e uscisse dall’altro.

Berserk Boy

Senza contare poi che, tutte le volte che finiamo un mondo di gioco, facciamo ritorno all’HUB principale, ove è possibile incrementare la salute e l’energia del personaggio necessaria a spostarsi nella mappa, sia sbloccare nuovi attacchi (ma non l’ho trovato particolarmente necessario data la scarsa varietà nei mob). Tutto bello, sennonché la nostra base finisce sempre per essere attaccata da forze esterne: per salvarla, sarà obbligatorio setacciarla da cima a fondo per scovare prima ed eliminare poi gli invasori così da far tornare tutto alla normalità e avviare il nuovo stage (la scelta che più di tutte non ho digerito).

Lo so che sembra che mi stia concentrando solo sulle criticità! In realtà Berserk Boy mi è piaciuto, è perfetto per essere giocato su Nintendo Switch e ha anche momenti che valgono la pena di esser vissuti: su tutti, la presentazione di ogni Boss di fine bioma e la sua trasformazione estetica successiva all’utilizzo delle Sfere. A corredo del tutto, segnalo l’ottima Pixel Art e la convincente colonna sonora. In generale parliamo di un buon esponente del genere. Peccato però che la complessità delle fasi a piattaforme e la difficoltà nel combattimento non siano cresciute parallelamente alla progressione del protagonista.

Andrea Baiocco

Amo la birra, il basket e i videogiochi. Sogno un'Ipa al pub con Kratos e una scampagnata con Nathan Drake. Scrivo su Lascimmiapensa e su Everyeye mentre provo a parlare su Freaking News.

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