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Broken Rage

Broken Rage Recensione: doppio Takeshi Kitano, doppio capolavoro

Abbiamo visto in anteprima Broken Rage, ultimo film di Takeshi Kitano in uscita su Prime Video dal 13 febbraio: la nostra recensione.

Il cinema di Takeshi Kitano assomiglia solo al cinema di Takeshi Kitano, uno come lui e come i suoi film non si trovano da nessun’altra parte se non intorno alla sua figura e nel suo lavoro, ed è per questo che l’idea di un’opera come Broken Rage poteva venire solo lui: non un’ode alla sua carriera e ai suoi mitologici yakuza movie, ma una parodia della parodia, dissacrante soprattutto verso sé stesso e il suo lascito, un enorme dito medio alle aspettative e alla fobia degli spoiler e dei film-trama.

E il tutto in appena un’ora, quasi meno di ciò che durano ormai gli episodi ‘lunghi’ di una serie tv: dopo Chime di Kiyoshi Kurosawa, che abbiamo citato nella nostra classifica dei migliori film del 2024, un altro capolavoro in miniatura, ma solo per le statistiche: in 60 minuti, Kitano racchiude tutto il suo cinema, con una semplicità e un’immediatezza che solo i maestri sono in grado di padroneggiare in questo modo.

Broken Rage: ironia in due parti

Il titolo già la dice lunga: Broken Rage, che fa subito tornare in mente OutRage, la famosa trilogia di yakuza-movie composta da Outrage, Outrage Beyond e Outrage Coda uscita tra il 2010 e il 2017. Non è un caso che ad un certo punto Kitano apparirà vestito come il protagonista dei suoi film, che già mettevano una pietra tombale sulla figura della yakuza al cinema.

Qui però la genialità è doppia perché le due sezioni di Broken Rage ribaltano di continuo la propria natura. Non si tratta tanto di due parti complementari quanto della stessa parte allo specchio, uno specchio distorcente: la stessa storia raccontata in due modi diversi, mezz’ora alla volta, prima per il genere thriller e poi per il genere comedy.

Broken Rage 1

Tuttavia la cifra stilistica di Kitano è sempre stata l’ironia, verso il cinema soprattutto: e infatti, in un gioco delle parti che si rovesciano di continuo, la parte thriller fa già ridere molto, mentre è da quella parodistica che – per quanto esilarante – emerge un senso di fine imminente, di nostalgia per il passato e per le proprie origini (gli esordi da comico qui ritornano forti come non mai). Dopo il suo primo blockbuster con il film di samurai Kubi, Kitano firma l’ennesimo capolavoro della sua straordinaria carriera.

Matteo Regoli

critica i film, poi gli chiede scusa si occupa di cinema, e ne è costantemente occupato è convinto che nello schermo, a contare davvero, siano le immagini porta avanti con poca costanza Fatti di Cinema, blog personale

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