Captain America: Brave New World Recensione
A poche settimane dall’inizio della seconda era della Presidenza Trump (ma è una coincidenza: il film nasce diversi anni e ha avuto una lunga e travaglia produzione, con una prima data d’uscita prevista addirittura nel 2023) la Marvel mette da parte per un attimo i Multiversi alla Deadpool & Wolverine (se ve la siete persa, ecco la recensione di Deadpool & Wolverine) per tornare sulla Terra, tra le stanze del potere, i conflitti geopolitici e i teatri di guerra internazionali con Captain America: Brave New World.
Lo fa, filologicamente, con il supereroe più umano di tutto il roster del Marvel Cinematic Universe, ovvero Sam Wilson (interpretato dal valente Anthony Mackie), seconda Sentinella della Libertà a stelle e strisce che ha ereditato l’iconico scudo di Steve Rogers dopo gli eventi di Avengers: Endgame e della serie tv The Falcon & The Winter Soldier. Perché l’eredità è stato uno dei fil-rouge della Saga del Multiverso, e Brave New World è non a caso un film sui lasciti e i retaggi.
Captain America 4: poco super è super?
Per certi versi è una scommessa: il primo film della saga di Captain America senza Steve Rogers ci propone un supereroe senza superpoteri. Una buona trovata, da un punto di vista simbolico, che ci pone di fronte a due questioni: il realismo da thriller complottista con cui Brave New World vuole misurarsi e il grosso elefante (rosso) nella stanza di cui parleremo liberamente solo perché è già presente nel materiale promozionale ufficiale della Marvel (guarda il trailer qui sopra).
Harrison Ford in Captain America 4 diventa Hulk Rosso: la star prende il posto del compianto William Hurt, che ha interpretato il personaggio di Thaddeus Ross fin dagli albori del MCU ma che purtroppo, ironia della sorte, è venuto a mancare nel 2022, proprio quando Ross(o) era sul punto di essere messo letteralmente al centro di un grosso progetto tutto suo. Il confronto alla Davide e Golia che scoppia tra un non-superumano e il superumano per eccellenza, per quanto a dir poco breve, funziona anche in chiave metaforica.

Il grosso punto debole del film è però la semplicità con cui pretende di affrontare le grandi questioni da adulti che mette al centro del soggetto: guerre per le risorse naturali (i fan degli X-Men avranno un sussulto nello scoprire di quale risorsa naturale si sta parlando…), complotti, anime oscure che passano al lato chiaro della Forza con l’avvicinarsi della fine della propria esistenza, rimpianti su figlie abbandonate e tradite, baffi che vengono tagliati per vincere le elezioni.
Siamo nel campo dei thriller politici alla Captain America: The Winter Soldier e Civil War, ma qui la scrittura appare molto meno decisa e sottile, tutto scorre senza che lo spettatore possa accorgersi del peso che grava sul corpo dei protagonisti e quanto sia alta la posta in gioco. Un film poco super, quindi, ma interessante per le coincidenze che intercetta sul nostro mondo e il nostro presente.
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