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Christopher Nolan Migliori Film

Christopher Nolan: i 6 migliori Film aspettando Oppenheimer

Aspettando l'uscita di Oppenheimer, ecco la nostra classifica dei migliori film della carriera di Christopher Nolan.

In occasione dell’uscita del suo ultimo film Oppenheimer, il primo distribuito da Universal Pictures dopo il divorzio da Warner Bros, riviviamo insieme la carriera di Christopher Nolan ripercorrendola attraverso i suoi migliori film.

Impostosi all’attenzione della scena mondiale con l’amatoriale Following e l’originale Memento (due film molto simili tra loro e che già anticipavano e includevano in nuce tantissime tematiche e stilemi che avrebbero successivamente contraddistinto la sua filmografia), l’autore britannico si è imposto nel giro di vent’anni come una delle voci più autorevoli del cinema mondiale, in grado di abbracciare un’ampia fetta del pubblico generalista con film blockbuster di forte richiamo ma anche di mantenere una certa indipendenza all’interno delle ragioni dei film in studios.

Con dodici lungometraggi all’attivo, tiriamo una riga e classifichiamo i 6 migliori film di Christopher Nolan da Following a Oppenheimer.

6) Insomnia

Primo e per adesso unico remake della carriera di Nolan (basato sull’omonimo thriller norvegese del 1997 diretto da Erik Skjoldbjærg), nonché anche il solo caso in cui il regista abbia messo in scena il copione di qualcun altro (Hillary Seitz), all’apparenza Insomnia potrebbe sembrare il film meno interessante nell’ipertesto del suo autore ma ovviamente così non è, anzi.

Insomnia già contiene tutto il cinema di Christopher Nolan che sarebbe arrivato negli anni successivi, con qui e là disseminati i semi di idee sviluppate in futuro dal noir della trilogia di Batman all’ossessione onirica di Inception, fino addirittura ai buchi neri di Interstellar espressamente menzionati in una delle scene finali. Ma soprattutto il desiderio che il cinema nolaniano ha di reinventare i generi, sulla falsariga del suo guru e maestro Michael Mann, autore verso il quale Insomnia sembra una vera e propria lettera d’amore (il detective Will Dormer di Al Pacino, uno degli attori simboli del cinema manniano, sembra quasi un cugino del Vincent Hanna di Heat, se non lo stesso Hanna spedito da Los Angeles all’Alaska per punizione).

Christopher Nolan Migliori Film 1

E naturalmente c’è il tema del tempo: una costante presente in ogni film di Nolan, qui non risalta per lo spettatore perché non invade sceneggiatura o montaggio come nella maggior parte delle sue opere, ma comunque in Insomnia il tempo vive nella psiche del protagonista e lo tormenta sotto forma di ricordi e flash, vecchi segreti e coscienze sporche, record di ore da superare e immagini. Se nell’universo niente sottolinea il passaggio del tempo come lo scorrere delle ore e il passaggio dal buio alla luce e viceversa, Nolan da Insomnia toglie il fattore tempo nel momento in cui sottrae il ciclo giorno-notte dalla vicenda, precipitando il protagonista in un inferno personale (non va dimenticato che il detective viene spedito in Alaska per punizione) che è uno stato di stasi, una bolla extra-tempo che esiste autonoma.

Come autonomo sembra Insomnia nella filmografia del suo autore.

5) Il cavaliere oscuro

Che non si commetta l’errore di credere che nella sua personale trilogia di Batman Christopher Nolan abbia trascurato il tema portante che definisce l’ipertesto della sua filmografia – il tempo – limitandosi a giocare coi supereroi e i loro concetti di bene e male, qui quanto mai assottigliati da chiare ispirazioni d’epica michaelmanniana.

Sebbene non venga mai sbandierato davanti allo sguardo dello spettatore con complessi giochi di montaggio o scelte concettuali di sceneggiatura, anche la saga del Bruce Wayne interpretato da Christian Bale vede nel tempo la propria tematica fondamentale. Continuando un discorso di ‘superamento’ del tempo iniziato nell’opera precedente a Batman Begins (Insomnia), nella quale il tempo perdeva di significato rimuovendo il ciclo giorno-notte dall’equazione, in Batman il tempo non c’è più a causa di un protagonista slegato da esso: il Bruce Wayne di Nolan vive in un presente ostaggio del passato, la sua è una vita (e quindi un destino, un futuro) eternamente modellata intorno ad un evento (l’omicidio dei suoi genitori) che non passerà mai. C’è un ‘inizio’, come avvisa il titolo del primo episodio, ‘Batman Begins’, Batman ha inizio, e poi non c’è più tempo.

Christopher Nolan Migliori Film 2

Non c’è più neppure Batman (il nome del supereroe sarà assente dai titoli dei due film successivi), che diventa un’idea, un concetto, uno stile di vita, sfidato da un altro stile di vita, quello anarchico e imprevedibile del leggendario Joker del compianto Heath Ledger (altro rilancio verso Michael Mann, tra i tantissimi, dalla rapina in banca con cameo di William Fichtner di Heat alla scelta di Chicago come sfondo per Gotham: il modo in cui il film è tutto indirizzato verso il faccia a faccia tra Batman e Joker nella stazione di polizia, ‘a tavolino’, non può non ricordare l’incontro tra Al Pacino e Robert De Niro sempre in Heat, ambientato in una tavola calda).

4) The Prestige

In Memento, il tempo diventava un antagonista insuperabile che scombussolava la bussola mnemonica del protagonista. In Insomnia il tempo confondeva notte e giorno, giorno e notte, luce e oscurità, etica e morale. Più avanti sarebbe arrivato Inception, dove il tempo non contava più e si restringeva o si dilatava a seconda della profondità del sogno che si stava vivendo, o anche Interstellar, in cui il tempo era qualcosa di vivo, di mutevole, di soggettivo.

In The Prestige il tempo viene scandito in tre intervalli, in tre passaggi, nei tre momenti topici del trucco di magia, e il film intero diventa un lungo trucco di magia per raccontarci, allora come oggi e oggi se possibile ancora di più in retrospettiva, il funzionamento del cinema di Christopher Nolan: un cinema che a volte può perdersi nel dozzinale, quando si innesca quel cortocircuito (paradosso, direbbe lui) per il quale le immagini diventano molto più deboli della parola scritta e dialogata – forse perché le idee sono sempre talmente ambiziose che a volte non si trova la chiave giusta per filmarle e bisogna spiegarle didascalicamente a colpi di parole e cadute di stile.

The Prestige Nolan

Inception riesce a mascherare questa necessità del parlato molto meglio di Interstellar, ad esempio, in cui il difetto la parola vince sull’immagine più che in ogni altro suo film, ma The Prestige era già un Inception fuori dall’inconscio, un sogno messo in scena sul palcoscenico: l’allegoria del gruppo di protagonisti come una troupe cinematografica e quella della creazione del sogno come la fabbricazione di un film si trovava già nel thriller in costume con Hugh Jackman e Christian Bale (e Scarlett Johansson, e Rebecca Hall, e Michael Caine, e David Bowie), nel quale il palco era il profilmico (termine col quale Étienne Souriau intende tutto ciò che è posizionato davanti alla cinepresa pronto per essere filmato) e il montaggio il vero trucco di magia.

La trottola di Inception smette di ruotare perché sono arrivati i titoli di coda o continua perché il film dopo i titoli di coda ricomincia? Anche quello è un prestigio, e The Prestige già anticipava: “Osserva attentamente”.

3) Tenet

Il terzo capitolo della saga fantascientifica del tempo dopo Inception e Interstellar va all’indietro, nel senso che ricerca l’essenzialità del precedente Dunkirk per schivare il prolisso: il montaggio efferato ritaglia l’avventura di archetipi-bondiani con licenza di invertire il senso dell’immagine, muovendosi nel campo di una messa in scena mai vista prima, di quelle che ti aprono un nuovo punto di vista sul mondo e con la capacità di ignorare completamente il superfluo per farsi solo azione, solo spettacolo, solo cinema.

Un’opera di Protagonisti, deuteragonisti e del fotogramma cortocircuitato: è un punto d’arrivo per il cinema del suo autore, per come costringe e imprime le tante care considerazioni sul tempo e il senso del montaggio direttamente nel quadro, nell’immagine, passando per il corpo degli attori fino ad arrivare allo sguardo del pubblico, tra mascherine, amori impossibili, amicizie iniziate da sempre e guerre fredde mai finite.

Tenet Christopher Nolan

Rimane la stella polare di Michael Mann: nel rapporto dualistico tra John David Washington e Robert Pattinson, ma anche in tantissime citazioni dell’incompreso e insensatamente sottovalutato Blackhat – impossibile non notare le similitudini visive tra i due film, dalle azioni di gruppo delle forze speciali di nero vestite ai panorami desertici, senza contare la sequenza del thriller manniano in cui i personaggi entrano nel quadro da sinistra in campo lungo e attraversano tutta l’inquadratura camminando all’indietro, vero e proprio prodromo dell’altrettanto svalutato Tenet.

2) Dunkirk

Tutto è relativo: perfino il tempo, soprattutto il tempo. E soprattutto nel cinema di Christopher Nolan. C’è già la Seconda Guerra Mondiale in Dunkirk ma anche Einstein (con Robert Oppenheimer citato in Tenet, le tre opere sembrano legate da un filo tematico ben visibile e diretto) e la sua relatività in grado di manipolare la percezione del tempo e dello spazio, con Nolan che trasforma il film in un’opera epica di puro relativismo. Se per Spielberg la guerra può essere eroismo (Salvate il Soldato Ryan, Schindler’s List), per Kubrick fanatismo (Full Metal Jacket, Orizzonti di Gloria), per Coppola degenerazione (Apocalypse Now) e per Cimino malattia, degli uomini e delle nazioni (Il Cacciatore), per Nolan la guerra è tempo e l’assenza di tempo. E per raccontarla dal punto di vista del tempo sono necessarie nuove soluzioni di messa in scena.

Non sono nemici in Dunkirk, che non si vedono mai, e non c’è sangue. I corpi non vengono maciullati dalle bombe, i proiettili non deformano i volti dei soldati. Nolan, infatti, non è mai stato un regista violento a livello grafico, ma la scelta di non essere violento in un film di guerra (andando contro i dettami di Salvate il Soldato Ryan) sembra una dichiarazione di intenti: conta solo quello che si può vedere qui e ora, fuori dal tempo, quando il tempo smette di esistere perché ingloba ogni cosa.

Dunkirk Nolan

Tant’è che ci sono tre tempi in Dunkirk suddivisi in tre narrazioni (la spiaggia, dove la storia dura una settimana; il mare, dove la storia dura un giorno; il cielo, dove la storia dura un’ora) e queste tre narrazioni si inseguono l’una con l’altra, si incastrano, si amalgamano, e la successione temporale scompare e, come i soldati della storia, al pubblico non resta che affidarsi alla vista o all’udito: gli spari dei nemici sono tuoni nei timpani, i motori degli aerei anticipano le tempeste di bombe, lo sciabordio delle onde suggerisce il cambio di marea.

Anche l’identità dell’individuo scopare nel tempo: nessuno dei (tanti) personaggi ha un background stabilito, una cosa rarissima non solo al cinema ma nella narrazione in generale. Non conosciamo i loro nomi, non sappiamo da dove vengano, cosa facciano nella vita (ricordate in Salvate il Soldato Ryan? L’occupazione del personaggio di Tom Hanks era fonte di scommesse nella sua compagnia), cosa sognino di diventare un giorno. Nolan spoglia i personaggi di ogni futile dettaglio e di ogni tralasciabile orpello (una sorta di rito compiuto anche su se stesso: il regista si è obbligato a scrivere una sceneggiatura striminzita di poco più di 70 pagine che affidasse tutto alle immagini e nulla ai dialoghi) e sembra già anticipare la spersonalizzazione del Protagonista senza nome di Tenet.

Dunkirk Nolan 1

Come in Rashomon di Akira Kurosawa non esistono neppure i punti di vista: dato che tutto è relativo ciò che è per qualcuno per qualcun altro può non essere (si veda la scena dell’ammaraggio, che dal punto di vista di Tom Hardy rappresenta un saluto mentre dal punto di vista del suo collega tutt’altro). Una relatività che arriva fino alle musiche di Hans Zimmer: composta seguendo la scala Shepard, un’illusione uditiva (un prestige sonoro) che dà l’impressione di un tono eternamente ascendente, un orologio che ticchetta all’infinito.

Fino a che il film stesso sembra infinito, privo di struttura, perché il tempo, e le sue strutture, qui non esistono.

1) Oppenheimer

Che dire di Oppenheimer che non sia già stato detto nella nostra recensione in anteprima di Oppenheimer: il film è il migliore della carriera di Christopher Nolan e anche uno dei più grandi blockbuster mai realizzati: cliccate sul link evidenziato per saperne di più e segnatevi la data d’uscita nei cinema italiani, il 23 agosto prossimo. Il tempo è quasi scaduto.

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Matteo Regoli

critica i film, poi gli chiede scusa si occupa di cinema, e ne è costantemente occupato è convinto che nello schermo, a contare davvero, siano le immagini porta avanti con poca costanza Fatti di Cinema, blog personale

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