Clair Obscur Expedition 33 Recensione: une vie à peindre
A volte bisogna trovare il coraggio di mollare tutto e seguire la propria strada: solo così c’è la possibilità di inseguire i propri sogni fino a renderli realtà, lasciandosi alle spalle una vita magari sicura sulla carta ma destinata a proseguire su binari prestabiliti con poche deviazioni e ancora meno sorprese.
Guillaume Broche ha trovato quel coraggio. Da game designer qualunque all’interno di un colosso come Ubisoft sapeva benissimo che il suo sogno, la sua idea di creare un RPG a Turni ispirato a classici del genere come i Final Fantasy dell’epoca PS1 ma anche ad opere cruciali più recenti come Persona 5, condendo il tutto con uno stile artistico visionario ispirato alla Belle Epoque francese, non si sarebbe mai potuto concretizzare.
Un colosso come Ubisoft, che deve seguire nel bene e nel male specifiche logiche imprenditoriali e di mercato per restare a galla, non avrebbe mai approvato un progetto simile. O comunque, se pure ci fosse stata luce verde, ci avrebbe messo tantissimi anni a concretizzarsi, con continue lotte tra dirigenza e capi del progetto che avrebbero rallentato costantemente i lavori e portato alle stesse i costi di sviluppo.
Broche ne era consapevole, per questo ha deciso di cambiare vita: ha lasciato Ubisoft e si è messo in proprio fondando la sua Sandfall Interactive, coinvolgendo un manipolo di sviluppatori e iniziando così a dare vita alla sua evocativa idea. Un po’ di aiuto esterno a suon di outsorcing, ed ecco che uno studio di una trentina di persone ha potuto far nascere Clair Obscur Expedition 33, un nuovissimo RPG presentato in pompa magna durante l’Xbox Showcase di giugno 2024 attirando subito attenzioni positive per la sua direzione artistica e per un gameplay che mescola passato e presente prendendo spunti da tante produzioni differenti e mescolandoli tra loro in un sistema a suo modo fresco ed efficace.
Clair Obscur Expedition 33 partiva dunque sotto una buona stella, ma nessuno poteva immaginare cosa sarebbe poi successo dopo quel fatidico 24 aprile 2025, quando il gioco debutta su PS5, Xbox Series X/S e PC. Diventa un nuovo fenomeno videoludico raggiungendo successi incredibili non solo di critica ma anche di pubblico, con milioni di copie vendute nell’arco di pochi giorni. Broche ed il suo gruppo ha voluto rischiare fino in fondo, ma alla fine la difficile scommessa è stata vinta. Perché Clair Obscur Expedition 33 si merita a pieno titolo i successi che sta ottenendo.
Noi siamo la Spedizione 33
Nonostante le sue evocative architetture e le atmosfere ispirate alla Belle Epoque, quello di Clair Obscur Expedition 33 è un mondo che si avvicina sempre di più alla sua fine a seguito di un evento apocalittico, la Frattura, che anno dopo anno cancella l’esistenza di ogni essere umano che ha superato una determinata età.
Ogni anno i cittadini di Lumiere sono costretti a dire forzatamente addio ai loro cari a causa del Gommage, che vede un’enorme creatura nota come “La Pittrice” segnare su un immenso monolite un numero in ordine decrescente: chiunque sia sotto la soglia di quel numero al momento del Gommage muore all’istante. Si è partiti con il numero 100, si è ora arrivati a 33. La popolazione di Lumiere non invecchia più, non esistono più anziani o persone di mezza età, ed il genere umano si avvicina sempre di più alla sua estinzione.
Nel tentativo di porre fine alla minaccia della Pittrice, ogni anno viene organizzata la Spedizione, che vede uomini e donne di Lumiere imbarcarsi oltre l’oceano nel tentativo di raggiungere il monolite e sconfiggere l’entità apparentemente divina che li sta portando alla rovina. Ma ogni volta l’impresa fallisce per motivi sconosciuti a chi è rimasto indietro.

Gustave è uno dei membri della Spedizione 33, la prossima a viaggiare oltre i confini di Lumiere nel tentativo di sconfiggere la Pittrice. Dopo aver detto addio alla sua amata Sophie, l’uomo parte con la Spedizione 33 dando il via all’ennesima impresa portata avanti da un gruppo di volontari consapevoli che potrebbe non esserci alcuni ritorno a casa. Ma proprio quando la compagnia sbarca sulle rive del Continente un evento catastrofico stravolge i loro piani mettendo a rischio l’intera Spedizione.
Stringendo le forze con l’adolescente Maelle sua allieva e le altre combattenti Lune e Sciel, Gustave si addentra sempre più a fondo in un Continente pieno di pericoli e popolato dai minacciosi Nevron, nella speranza che la sua Spedizione possa finalmente trionfare sulla Pittrice.
Expedition 33 parte subito con un prologo emotivamente devastante che mette subito bene in chiaro i toni della storia e della relativa avventura: è un viaggio fatto di dramma e tragedia, ma anche di sogni e speranze, dove non manca qualche momento più leggero alternato a sequenze dense di mistero e riflessione, garantendo così un coinvolgimento totale nell’evoluzione della vicenda.
E se nelle prime fasi la storia procede su binari ben stabiliti senza troppe deviazioni sorprendenti, con il passare del tempo la narrativa prende pieghe sempre più imprevedibili ed estremamente coraggiose che in un primo momento potrebbero anche lasciare perplessi. In certi casi gli sceneggiatori hanno voluto puntare anche con troppa forza sul colpo di scena e l’imprevisto che sconvolge ogni certezza nota fino a quel momento, ma l’iniziale confusione si mischia alla curiosità sempre viva di capire come andrà a concludersi la storia. E un poco alla volta che la fine di ogni atto sconvolge le nostre sicurezze, ecco che tutti i dubbi precedenti svaniscono per lasciare spazio ad evoluzioni molto più chiare e sorprendenti di quanto non possa sembrare in un primo momento.

In più di un’occasione Expedition 33 cambia totalmente la prospettiva e il significato della storia intera, ma lo fa in una maniera che, quando tutti i nodi vengono al pettine, non solo appare dannatamente coerente e sensata, ma è forse esattamente ciò che eleva l’opera targata Sandfall Interactive nel suo genere di appartenenza. C’è tutta una serie di sottotesti e dettagli apparentemente piccoli che una volta compresi nel loro intento evidenziano quanto la vicenda messa in piedi dallo studio francese sia incredibilmente profonda e filosofica, con dilemmi morali che inevitabilmente scombussolano l’animo del giocatore e con rivelazioni che lo pervadono nell’animo.
A dare ancora più valore a un affresco narrativo già potente di suo ci pensa una scrittura di altissimo livello, ben dosata e mai eccessiva, e una caratterizzazione dei personaggi semplice sulla carta ma che in realtà conferisce a ciascun protagonista una personalità ben definita nella quale diventa sempre più semplice immedesimarsi un poco alla volta che si conoscono più a fondo proseguendo nella storia e vivendo le loro conversazioni sempre più toccanti durante i momenti di riposo all’accampamento. Vale per Gustave, Maelle, Lune e Sciel, ma vale anche per importanti figure che si incontreranno avanzando nell’avventura come Verso, Monoco ed Esquie, così come per ogni compara minore e per quegli antagonisti che in realtà sono molto più complessi di quanto appaia in superficie.
La somma di tutti questi fattori rende speciale la narrativa di Clair Obscur Expedition 33: nelle prime fasi, complici anche i tanti misteri ancora da chiarire, non ci si sente ancora troppo immersi negli eventi, con una fase di calma apparente dopo un indimenticabile prologo da brividi, ma è avanzando sempre di più e comprendendo sempre più a fondo ciò che Sandfall Interactive ha voluto creare che alla fine la vicenda rapisce il giocatore in tutta la sua devastante potenza, lasciando poi con un senso di vuoto una volta giunti ai titoli di coda quando tutto è finito. E soltanto un grande gioco riesce a trasmettere sensazioni così tanto forti.
Passato e presente in un connubio armonioso
Per stessa spiegazione degli sviluppatori in multiple interviste, per i suoi combattimenti a turni così come anche nell’esplorazione e in dettagli come la World Map, Clair Obscur Expedition 33 prende forte ispirazione dai JRPG più iconici a partire da molti Final Fantasy classici (nello specifico quelli compresi tra il VII e il X) fino ad arrivare a opere di culto più recenti come Persona 5.
Ci sta un sistema di schivate così come la possibilità di attaccare in anticipo un nemico per iniziare il combattimento avvantaggiati che fa subito venire in mente la serie di Mario & Luigi targata Nintendo, e c’è persino un sistema di parry in battaglia in questo caso ripreso dall’acclamato Sekiro: Shadows Die Twice. Sulla carta, dunque, Expedition 33 non offre nulla di innovativo nel vero senso della parola: riprende idee, stili e meccaniche già sperimentate in più giochi di ruolo (o Action/Adventure nel caso di Sekiro) e li amalgama tra loro per dare vita al suo sistema di combattimento.
Ma è qui che emerge la potenza ludica di Expedition 33. Sebbene di per sé l’opera Sandfall Interactive non abbia una reale pretesa di innovare, il modo in cui incastra tutti assieme questi elementi non solo dimostra di funzionare in maniera sorprendentemente efficace, ma a conti fatti gli sviluppatori hanno provato anche a metterci il loro tocco di originalità, riuscendo in questo modo a creare un gameplay dannatamente forte e coinvolgente lato combattimenti.
A brillare nello specifico è la precisa caratterizzazione ludica data ad ogni membro del party, con ciascuno di essi dotato delle proprie abilità e tecniche specifiche che gli conferiscono unicità rendendoli di conseguenza fondamentali in egual modo nelle battaglie contro i Nevron.
Ad esempio Gustave può caricare un poco alla volta il suo braccio meccanico a suon di attacchi mandati a segno per poi sfoderare un attacco devastante una volta portato al massimo, mentre Lune può contare su diversi attacchi magici elementali che si potenziano a seconda del tipo d’incantesimo utilizzato, o ancora Maelle può assumere posture offensive, difensive o virtuose che vanno ulteriormente ad influenzare i suoi poteri di attacco e difesa sia in positivo che in negativo.

E questi sono appunto degli esempi, con ogni altro personaggio giocabile che gode della propria caratteristica peculiare che, una volta padroneggiata e compresa nelle sue fondamenta, può essere sfruttata anche per creare specifiche build anche grazie alle abilità sbloccate a suon di punti esperienza: ogni eroe ha il proprio albero delle abilità sia passive che attive, da assegnare una volta ottenute fino a un massimo di sei (ed intercambiabili in qualunque momento). Accumulando Punti Abilità in battaglia (che funzionano come se fossero MP) è possibile poi sfoderarle in campo arrecando danni ingenti oppure garantendo protezioni efficaci per il party.
Chiaramente bisogna anche tenere a mente debolezze e resistenze di ciascun nemico per massimizzare i danni, senza contare le numerose alterazioni di status che possono avvantaggiarci o svantaggiarci se non gestite con attenzione. C’è infine una barra della stamina che, una volta portata al massimo, causa uno “strappo” rendendo inermi personaggi e nemici e facendo saltare minimo un turno.
Ma è il parry uno dei principali protagonisti di ogni battaglia: mettere a segno parate perfette non solo consente di assorbire i danni, ma una volta deviato ogni colpo dell’avversario è possibile mettere a segno un brutale contrattacco in grado di infliggere danni enormi. Di sicuro il parry appare più efficace della schivata che, pur avendo una finestra di tempo maggiore, non comporta in realtà nessun vantaggio offensivo ma soltanto HP risparmiati.
Il parry però non è sempre semplice da eseguire correttamente, non solo complici le sue finestre ridotte ma anche per i movimenti dei numerosi nemici che incontreremo lungo il cammino, ciascuno con attacchi multipli che richiedono di essere studiati con attenzione per contrastarli, cosa non sempre così semplice e immediata date le movenze incerte degli avversari. Alcuni colpi sono così insidiosi e poco prevedibili che il più delle volte anche quando sembra di aver premuto al momento giusto non è comunque sufficiente per proteggere il nostro party, finendo quindi con il subire danni a fiumi.

Ora, il connubio di tutti questi elementi, senza contare ulteriori meccaniche che si sbloccano nelle fasi avanzate dell’avventura, funziona di per sé talmente bene che alla fine è proprio questo lato del gameplay che rende l’azione di Expedition 33 altamente coinvolgente e spettacolare. Con la gestione dei parry, però, in alcuni casi gli sviluppatori si sono fatti prendere un po’ troppo la mano: ci sono alcuni nemici e in particolare i boss avanzati che attaccano letteralmente senza sosta e pure per molteplici turni consecutivi, al punto che basta anche il minimo errore per compromettere la nostra prestazione e ritrovarci con il team a terra pure se magari adeguatamente livellato e sviluppato.
Si tratta di casi più specifici, ma forse un minimo di equilibrio in più in alcune circostanze non avrebbe guastato in modo così da offrire una sfida sempre impegnativa al punto giusto ma anche totalmente genuina. Ma davvero si tratta di trovare il pelo nell’uovo in un combat system che per il resto funziona in maniera eccezionale.
Da segnalare anche l’importanza dei Picto, oggetti speciali da assegnare ai nostri personaggi fino a un massimo di tre e che conferiscono loro ulteriori vantaggi (e talvolta pure qualche svantaggio) passivi che possono rivelarsi estremamente preziosi in combattimento. Il gioco è pieno di Picto al punto che in alcuni casi potrebbe anche diventare un po’ caotico gestirli (e il menù di gestione del party non è così intuitivo ed immediato, almeno all’inizio).
Tuttavia dopo averli utilizzati per un tot di battaglie il loro potere diventa permanente e si può quindi assegnare liberamente ad ogni membro del party senza limite alcuno. In questo caso però per assegnarli è necessario spendere i Punti Lumina accumulati lungo il cammino: più un Picto è efficace, maggiori sono i Punti Lumina richiesti per ciascun personaggio, rendendo quindi necessario dosarli con attenzione in modo così da creare build efficaci per ogni situazione.
Lato combattimenti Expedition 33 si dimostra complesso ma davvero stimolante. Bastava poco per rompere del tutto l’equilibrio ma Sandfall Interactive è stata davvero brava nel mantenerlo, e al netto di qualche piccola sbavatura il gioco si può considerare un successo in tal senso.
La lunga strada verso la Pittrice
Raggiungere il monolite meta ultima della Spedizione 33 non è costellato solo di pericolosi combattimenti: c’è un intero continente da esplorare e numerosi dungeon da superare, impostati proprio come se stessimo giocando un epico Final Fantasy del passato. In termini di impostazione e level design il richiamo ai giochi dell’allora Squaresoft appare piuttosto evidente, con livelli dalla struttura sostanzialmente lineare ma che offrono ogni tanto qualche bivio per lasciare al giocatore la libertà di esplorare vie secondarie che molte volte portano a tesori e potenziamenti preziosissimi oppure pure a qualche intenso boss opzionale.
Gli sviluppatori tra l’altro non hanno voluto aggiungere una minimappa, con il giocatore che deve dunque orientarsi autonomamente nei dungeon per capire quale strada seguire per completarli. A primo impatto tale scelta potrebbe far storcere il naso, ma bisogna dire che con la struttura sostanzialmente lineare delle ambientazioni è raro perdersi per strada; da tenere poi presente che la via principale è sempre segnalata da qualche fonte luminosa, un dettaglio molto importante per non smarrirsi e per sentirsi a quel punto più liberi di girovagare per lo scenario in cerca di sorprese e segreti tutti da scoprire.
Quest’impostazione a conti fatti funziona molto bene e, pur nella loro semplicità di design, alcuni dungeon appaiono grandi a sufficienza per valorizzare l’esplorazione, che dunque ha un ruolo importante per tutta la durata dell’avventura. L’Overworld rievoca invece ricordi nostalgici, come se per davvero fossimo davanti a un Final Fantasy dell’epoca PS1. Attraverso una visuale dall’alto muoveremo il nostro party verso la prossima meta oppure verso uno dei tanti scenari secondari che popolano la World Map, nel frattempo che si affrontano schiere di Nevron ben visibili davanti a noi (niente combattimenti casuali!).
In verità molti dei bivi secondari risultano inizialmente inaccessibili a causa dell’inesperienza del nostro team, con tanti scenari che inevitabilmente vanno recuperati più avanti nella storia non essendo assolutamente alla nostra portata. Queste ambientazioni offrono quest secondarie con boss speciali, spesso dalle sfide decisamente ardue e complicate ma che danno enormi ricompense una volta portate a termine, motivo per cui vale la pena affrontarle. In altri casi si accedere ad aree di svago con tanto di minigiochi, utili dunque per sbloccare extra minori come ad esempio costumi alternativi.
E proprio come nei cari vecchi JRPG un poco alla volta si otterranno i poteri necessari per raggiungere più facilmente aree altrimenti inaccessibili, che si tratti di nuotare, superare terreni impervii o volare. Ciò si rivela molto prezioso anche per ritornare indietro negli scenari già sbloccati, quelli dove magari abbiamo lasciato indietro attività e sfide secondarie per affrontarle in seguito.
In poche parole al mondo di Clair Obscur non manca sostanzialmente nulla: tra attività principali e secondarie ci sono così tanti contenuti da tenere incollati allo schermo per diverse decine di ore (almeno una trentina per la storia principale, destinate a raddoppiare se si vuole finire tutto a fondo). E se con i JRPG vecchia scuola ci siete cresciuti, questo è quanto di più vicino ci sia, aggiornato ai tempi moderni ma al tempo stesso fedele a un modo di fare i giochi di ruolo che oggi non è più così comune.
Mondi distorti tra luce e oscurità
Ciò che rende davvero speciale Clair Obscur Expedition 33 è però la sua direzione artistica, una delle più oniriche, evocative e particolare che la storia videoludica recente abbia proposto al pubblico. Sandfall Interactive ha pescato a piene mani dalle proprie origini francesi prendendo fortissimo spunto dalla Belle Epoque e reinterpretandola in chiave fantasy. Il risultato è un mondo distorto che conferisce una speciale unicità all’opera, mostrando un coraggio scenico che pochi titoli sono riusciti a dimostrare con la stessa potenza.
Tutto lascia a bocca aperta già dalle prime sequenze dell’avventura, attraverso una Lumiere decadente ma anche viva al tempo stesso, facendosi poi sempre più bizzarra arrivando nel Continente: qui gli autori hanno dato totale sfogo alla fantasia creando scenari visionari dove non esistono regole, mostrando scelte stilistiche che incantano e che in molti casi riescono pure a togliere il fiato. La cura nei dettagli in particolare lascia impressionati, con Sandfall Interactive che è riuscita a rendere speciale ogni ambientazione, perfetto ritratto di un mondo in rovina ma che al tempo stesso dimostra una potenza estetica capace di far scuola.
Si capisce a questo punto come mai il team abbia deciso di non includere una minimappa nei diversi dungeon che si esplorano, come ammesso dallo stesso Broche in alcune interviste: la presenza di mappe o indicatori rischiavano di togliere l’attenzione del giocatore sull’incredibile mondo di gioco messo in piedi dagli sviluppatori, che invece così possono restare più facilmente rapiti da quei luoghi distopici nel frattempo che li esplorano a fondo per trovare non solo la via principale, ma anche i tanti segreti che nascondono.
Chiaro, resta una scelta che potrebbe non trovare il favore di chiunque come già spiegato, ma in un certo senso è una scelta con un perché tutt’altro che banale. Stupendo invece l’Overworld, dall’esplorazione sempre più libera un poco alla volta che si procede con la storia, e che ripropone in chiave odierna lo stesso fascino ed impatto che gli storici JRPG di un tempo ci regalavano ogni volta che si raggiungeva la World Map.

La stessa creatività estetica si ritrova anche nel Character Design, anch’esso unico e diverso dal solito, forte quanto basta per rompere gli schemi e andare oltre il classico RPG. Che si tratta della caratterizzazione dei personaggi e dei dettagli che animano il loro aspetto ed i vestiti che indossano, oppure un bestiario estremamente particolare fatto di creature inaspettate che soltanto con una fonte d’ispirazione come la Belle Epoque potevano prendere vita, ogni figura che compare su schermo brilla esteticamente, facendo colpo proprio grazie ai tratti unici che sfoggiano.
Una simile ricercatezza ed attenzione ai dettagli non è merce così comune: in questo caso la voglia di osare di Clair Obscur Expedition 33 gli ha consentito di distinguersi nel suo panorama di appartenenza, troppo spesso ancorato su schemi stilistici sicuri e in fondo sempre efficaci, ma in tanti casi privi dell’originalità di cui l’opera di Sandfall Interactive è ricchissimo su questo fronte.
E di fronte a così tanta bellezza si perdonano al gioco i suoi eventuali limiti tecnici, che si tratti di animazioni non sempre splendide da vedere (anzi, alcune come per la corsa sembrano quasi innaturali, mentre la mancanza di labiale durante i dialoghi in-game non è proprio il massimo da vedere) o di qualche fenomeno di pop-up di troppo, senza contare textures che in certi casi faticano a caricarsi. Ma per il budget che gli sviluppatori hanno avuto a disposizione, i risultati finali restano comunque notevoli, con un impatto grafico che lascia lo stesso il segno pur non essendo ovviamente al pari con i più grandi kolossal dell’attuale generazione.
Ma la vera magnificenza si raggiunge invece con un comparto sonoro tra i più incredibili che la memoria recente ricordi: che si tratti di momenti drammatici, sequenze epiche, fasi emotivamente più provanti o anche per quei momenti da puro “comic relief”, le musiche di Clair Obscur Expedition 33 sono potentissime, capaci di trasmettere emozioni autentiche oltre a dare un carico di significato aggiuntivo agli eventi chiave della storia. L’accompagnamento musicale da solo riesce ad elevare il gioco ancora più in alto rendendolo sempre più memorabile passo dopo passo.
E va detto, forse l’impatto di alcuni eventi narrativi e momenti dell’avventura non avrebbe avuto la stessa feroce intensità senza una colonna sonora di tale magnificenza capace di togliere il fiato. Ad affiancarla c’è infine un doppiaggio eseguito a regola d’arte sia in inglese che in francese, che permette in questo modo ai personaggi di esprimere con ancora più forza le loro personalità e le emozioni che stanno vivendo in ogni momento del loro viaggio.
È anche per l’enorme cura e professionalità dimostrata in simili circostanze se Clair Obscur Expedition 33 riesce a diventare un’opera indimenticabile.
“For those who come after”
A volte arriva quel gioco che non ti aspetti, all’improvviso ti sconvolge con una potenza ludica, narrativa ed artistica che mai avresti immaginato di trovare con così forte intensità, e di conseguenza ti ritrovi a vivere un’esperienza videoludica che ti segna nel profondo dell’animo, che ti lascia un vuoto dentro quando la porti a termine, che ti arricchisce non solo come giocatore ma anche come persona. Clair Obscur Expedition 33 è uno di quei giochi.
Che l’opera prima di Sandfall Interactive avesse le carte in regola per lasciare il segno in ambito RPG a Turni era evidente già da quel primissimo trailer dell’estate 2024, che lasciava intravedere un potenziale tendente verso grandi risultati. Nessuno però, forse nemmeno gli sviluppatori stessi, si sarebbe mai immaginati di raggiungere risultati così forti ed importanti, di quelli che rendono la tua opera un’eccellenza del panorama videoludico.
Expedition 33 in teoria non è innovativo nel vero senso del termine, ma il modo con cui mescola assieme così tante caratteristiche differenti, prese da tanti iconici JRPG così come pure da Sekiro, funziona in maniera talmente brillante ed efficace che in fondo gli permettono di elevarsi come punto di riferimento nel suo genere grazie anche alle diverse idee vincenti che gli autori hanno messo per renderlo ancora più unico e speciale da giocare così come da vivere e vedere.
Perché oltre a un gameplay che funziona in maniera così armoniosa sia lato combattimenti che esplorazione si aggiunge una direzione artistica basata sulla Belle Epoque che lascia senza fiato in numerose circostanze, grazie a una ricerca stilistica unica nel suo genere e che dona all’opera una personalità carismatica, evocativa ed inimitabile.

Per non parlare poi di una storia che in molti casi riesce per davvero a rivelarsi sconvolgente nella sua incredibile profondità ricca di significati e dilemmi che in un primo momento potrebbero non essere così facilmente percettibili, ma una volta che il quadro generale della narrativa diventa chiaro si resta svuotati da ogni emozione nel profondo dell’animo dopo i brividi provati in più occasioni, dal devastante prologo fino a un epilogo che spinge a riflettere sulla nostra stessa moralità, dove il giusto e lo sbagliato sono divisi da una linea sottilissima e fragile ma densa di significato.
Di certo se non ci fosse stato un accompagnamento musicale così intenso e magistrale molti dei significati della storia e l’impatto dei suoi momenti più importanti non avrebbe avuto la stessa carica, ma anche in questo caso gli sviluppatori hanno fatto centro valorizzando ancora di più il loro classico istantaneo.
Poi certo, scavando a fondo Expedition 33 qualche sbavatura ce l’ha, che si tratti di un sistema di parry spettacolare ma forse in alcuni casi portato un po’ troppo all’eccesso o di un comparto tecnico efficace ma non impeccabile tra qualche animazione rivedibile e texture che talvolta faticano a caricare. A qualcuno l’assenza di minimappa nei dungeon potrebbe pesare, per altri ancora invece tale mancanza va tutto a vantaggio dell’immersione nel mondo di gioco.
Chiaramente il gioco perfetto non esiste, ma di sicuro Clair Obscur Expedition 33 è frutto di un amore incondizionato da parte dei suoi sviluppatori, dimostrando in molteplici occasioni di essere stato creato con passione, ispirazione e dedizione con un’intensità che difficilmente si trova in egual misura altrove.
Immergerci in questa tela così evocativa, conoscere Lumiere ed i suoi abitanti, respirare le loro tragedie ma anche i loro sogni ci ha permesso di vivere un’esperienza unica e indimenticabile di cui ci si ricorderà negli anni a venire. E che verrà tramandata a coloro che verranno dopo.
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