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Daredevil Rinascita

Daredevil: Rinascita Recensione: lo sconvolgente sequel di un capolavoro

Abbiamo visto Daredevil: Rinascita, sequel/revival di Disney+ della famosa serie tv Marvel's Daredevil di Netflix: la recensione

Lo avevamo intravisto qualche settimana sui canali de Il vostro amichevole Spider-Man di quartiere, sempre con la voce di Charlie Cox, ma adesso il Diavolo è tornato in carne ed ossa. Ad un decennio dalla prima stagione di Marvel’s Daredevil di Netflix, la più grande serie di supereroi mai creata e conclusasi con un’epica terza stagione nel lontano 2018, Disney e Marvel Studios hanno riacquisito i diritti sul personaggio di Matt Murdock e sui tanti altri ‘supereroi di strada’ di New York inserendoli retroattivamente nel Marvel Cinematic Universe.

Queste, in breve, le origini complesse (anche sul set, causa rallentamenti dovuti agli scioperi di Hollywood e un chiacchierato reboot produttivo in corso d’opera) di una serie attesissima, Daredevil: Rinascita, ‘Born Again’ in originale, dal titolo dell’omonimo fumetto di Frank Miller. E la Rinascita del resto si sente, e come ogni Rinascita è dolorosa…

Daredevil: Rinascita, un thriller metropolitano

Con Daredevil: Rinascita la Marvel arriva per la prima volta, nel pieno della Saga del Multiverso e delle avventure cosmiche che attendono il franchise nei prossimi mesi, nei territori del thriller metropolitano e del dramma legale.

La colonna vertebrale, le spalle larghe e i muscoli tesi sono gli stessi della serie originale di Netflix, ma lo sforzo creativo qui è interessante perché adesso quegli eventi – ambientati in un mondo di strada quanto mai ‘realistico’ – vengono calati nella realtà di supereroi e magie del Marvel Cinematic Universe.

C’è un’anima duale di fondo che nel pratico si forma di fronte a noi attraverso il duello a distanza tra Matt Murdock e la sua nemesi Wilson Fisk: entrambi lupi travestiti da agnelli, entrambi mossi dal desiderio (autentico o di facciata) di cambiare vita.

Daredevil Rinascita Recensione

Daredevil trafitto come San Sebastiano, tutti i trucchi cinematografici e i formati dell’immagine al servizio della messa in scena dei suoi poteri: ci sforziamo di vedere con le immagini e i suoi per capire la sua realtà e il suo punto di vista sul mondo.

Kingpin, machiavellico Mefistofele della politica, gigante come gli schermi di Times Square e altrettanto luminoso, altrettanto opprimente. Sarebbero perfetti per un Heat versione superomistica al cinema, lo showrunner Dario Scardapane gioca con noi michaelmanniani facendoli anche incontrare in una tavola calda.

Brutale come il MCU non è mai stato, come neppure la serie Netflix era: un canto dantesco a New York e Hell’s Kitchen, al vapore che esce dai tombini, i lampioni che si spengono e i diavoli nascosti nelle ombre e che dalle ombre ritornano.

Matteo Regoli

critica i film, poi gli chiede scusa si occupa di cinema, e ne è costantemente occupato è convinto che nello schermo, a contare davvero, siano le immagini porta avanti con poca costanza Fatti di Cinema, blog personale

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