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Dead Rising Deluxe Remaster

Dead Rising Deluxe Remaster Recensione: tornano gli zombie Capcom

Torna Dead Rising, lo storico action Capcom in terza persona, per l'occasione tirato a lucidissimo grazie alla versione Deluxe Remaster

Quanto tempo è passato, mio buon Frank West? Ero uno sbarbatello che andava scuola, prendeva cinque in matematica, voleva fare l’astronauta e, magari, suonare in una band punk, facendo sfigurare i Blink-182. Invece, eccomi qua: a scrivere di videogiochi, di te, di cose, di robe, di mare, luoghi e laghi. Come Valerio Scanu, ma senza Maria de Filippi.

Eppure, Maurizio Costanzo ci aveva visto giusto, quando invitava nel suo show certi personaggi che definire zombie è eufemistico. Tralasciando però la cronaca del nostro Paese, di cui frega pochissimo, Capcom da qualche giorno ha pubblicato Dead Rising Deluxe Remaster che, contrariamente alle remastered o ai remake di certa caratura, ha tutta la ragione di esistere. A comunicarlo a gran voce è il lavoro svolto, che è ottimo, di grandissima caratura, tirato davvero a lucido e in modo concreto, come si conviene a una riproposizione che ha l’obiettivo di insinuarsi nel panorama attuale per sottolineare la sua importanza.

Dead Rising: un mito senza tempo

Al momento, sono una di quelle persone che considera Capcom l’unico studio di sviluppo che non ha ancora sbagliato nulla. Invece di licenziare, assume, propone nuove produzioni, rispolvera in grandissimo stile opere del passato come in questo caso e svolge davvero un reale lavoro di restauro nei confronti delle sue opere. È roba che, lo ammetto, fa solo bene, al momento; sia per un semplice volere di recupero del materiale del passato, quanto per fare conoscere quest’ultimo a chi, al tempo, non giocò affatto a Dead Rising.

Al tempo, la produzione di Capcom fece una cosa che altre produzioni non ebbero il coraggio di realizzare: unire la demenzialità, utile compagna di viaggio quando si tratta di dettagliare opere sul trash, a un sistema diverso derivante da Resident Evil (non perdetevi la recensione di Resident Evil 4 Remake), opera decisamente più seriosa rispetto a quella di cui sto parlando oggi.

Dead Rising Deluxe Recensione

Dead Rising è stato un videogioco fondamentale per molti. Peraltro, arrivava in un momento in cui di opere a tema zombie ce n’erano pochissime. È il precursore, insomma, di una leggenda che è poi diventato mito. Ed è ciò che ha realizzato Capcom, infatti: un mito. Con questa grande operazione, plasmata dalla passione e dall’amore nei confronti del passato, lo studio di sviluppo nipponico ha impiegato il suo talento per affinare un mito senza tempo, rendendolo davvero, ma davvero al passo con i tempi.

Non chiamatelo Carrefour

Neppure Esselunga, Ikea, Vicolungo o quello che vi pare. Un’informazione per coloro che non sono di Novara e dintorni: Vicolungo è un luogo pieno zeppo di negozi alla moda, una sorta di via della moda ma in Piemonte. Ecco, pensate a qualcosa del genere, se siete capitati qua, ma con gli zombie. Ho reso l’idea? Ora trasferiamoci assieme negli Stati Uniti. Come, mi state chiedendo se andiamo a Newport Beach a trovare Ryan Atwood? No, non c’è tempo.

Dead Rising inizia con un intro davvero toccante, a mio parere davvero molto similare a quella di Resident Evil 2 per la cura riservata. Una madre e una figlia fuggono in macchina. Attorno a loro c’è un gran parlare, un gran vociare e ci sono urla. Il fuoco divampa, si allarga e minaccia una foresta lì accanto. Le auto, proprio come in The Walking Dead, sono tutte abbandonate.

Qualcuno penserebbe che si tratta di una classica storia americana, una di quelle che capitano quando qualcuno scatena un virus mortale, compromettendo la pace del mondo. Con Dead Rising è stato più o meno così, anche se è meglio non rivelare tutto per non rovinare la sorpresa.

La produzione, come accennavo nell’introduzione, racconta la storia di un fotoreporter cinico e brutale: Frank West. Ne avete mai sentito parlare prima? No, ma lo farete, come ha asserito più volte lui quando si è ritrovato nel supermercato di Willamette, a dover sopravvivere a un’orda di zombie scatenata pronta a farlo diventare uno stuzzicadenti.

Ritrovandosi confinato nel supermercato con altri sopravvissuti, il giornalista, costretto a dover arrivare allo scoop del secolo, dovrà sopravvivere e provare a farlo senza rischiare il collo. È più semplice a dirsi che a farsi, ovviamente, come mette bene in chiaro la produzione dall’inizio alla fine, palesando che no, è impossibile sopravvivere a un’orda di non-morti furibonda, pronta a tutto; pure a compiere follie.

Ebbene, Frank West si ritrova in questo contesto. Circondato da cosa dovrebbe spaventare un qualsiasi uomo, è chiamato a sopravvivere, a contare le ore che lo separano dalla grande fuga e a sperare di non finire nello stomaco di un repubblicano, un qualunque elettore di Trump pronto a dare il suo voto per permettere di rendere l’America grande un’altra volta – tranne per i messicani, purtroppo.

Non solo di motoseghe ma anche di inventiva

Action in terza persona pensato unicamente per mettere la strage di zombie al centro del villaggio, Dead Rising Deluxe Remaster propone al giocatore la possibilità di armarsi di qualsiasi arma, oltre che di una macchina fotografica da usare nel corso dell’esperienza.

Ora, sopravvivere non è un mestiere facile, lo ammetto, ma è proprio su questo che si basa l’esperienza: un mondo da esplorare e da conoscere all’interno di un supermercato. Armato di qualunque oggetto contundente Frank prediliga, bisogna fare strage di zombie, di sopravvivere e sperare che le settantadue ore che separano dalla grande fuga non arrivino tanto presto, ma che comunque siano risolutive.

In questo lasso di tempo, il fotoreporter può uccidere una miriade di zombie, vestirsi come desidera e, soprattutto, continuare una missione complessa, il reale motivo per cui la prima run garantisce questa mole di possibilità. Ora, dimenticate oltremodo i classici stilemi del free roaming: in Dead Rising esistono missioni da portare a termine.

Dead Rising Deluxe Remaster 1

Ho spesso usato una katana per sbarazzarmi di quelle insopportabili creature, mostrando che niente – neanche un Rick Grimes di quartiere – potesse fermarmi in alcun modo. Se un sistema di gioco del genere venisse proposto oggi, molto probabilmente in molti non sarebbero contenti. Invece, e ci tengo a ribadirlo, magari fosse sempre così.

La produzione non si concentra minimamente sull’essere essenziale, né su articolare un gameplay eccessivo e pregno di elementi. È semplice, è efficace, è entusiasmante e coinvolgente. Ed è questo l’importante, poiché tutto quanto è stato riportato in modo dignitoso e rispettoso, con un occhio di riguardo per ogni elemento, garantendo dunque piacevole svolgere qualunque genere di missione.

Frank West, progredendo nell’avventura, potrà in seguito saltare in testa agli zombie e compiere ulteriori acrobazie. Ricordatevi SEMPRE di fotografare cosa avete attorno. Oltre a ricevere preziosissimi bonus, potrete garantirvi un numero generoso di situazioni sempre diverse e mai complesse. Ciò arricchisce, di parecchio, l’intero comparto ludico della produzione di Capcom.

Bello da giocare…e da vedere

Non scherzo quando asserisco che Dead Rising Deluxe Remaster appare più come un remake che come una remastered. Lo si evince dalla cura dei volti, dalle espressioni facciali, dal numero di elementi particellari ben impostati, dai pixel al loro posto e da una tirata a lucido in fatto di texture davvero encomiabile.

A rendere tutto ancora più bello, inoltre, è il lato tecnico: su PC il gioco gira alla grande e non ha cali di frame rate, con un numero davvero generoso di impostazioni grafiche. Insomma, è un lavoro egregio in tutto e per tutto, e a tutto tondo. Ce ne fossero, di opere così…

Nicholas Mercurio

Cosa succede se unite letteratura, tanta curiosità e un mix letale di videogiochi indipendenti e di produzioni complesse? Otterrete Nicholas, un giovane virgulto che scrive tanto e vuole scrivere di più. Chiamato "Puji" ben prima di nascere, dovete dargli una penna per tenerlo calmo. O al massimo un pad.

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