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Deadpool & Wolverine

Deadpool & Wolverine Recensione: un Multiverso vietato ai minori

Abbiamo visto in anteprima Deadpool & Wolverine, nuovo capitolo della Saga del Multiverso del MCU: la nostra recensione.

Ve lo dico io di cosa parla ‘Like a Prayer’, per (semi)citare Quentin Tarantino nel mitico prologo de Le Iene. Quella di Madonna, quella Madonna potentissima di fine Anni Ottanta/inizio Anni Novanta, quella di Body of Evidence di Uli Edel, è presumibilmente anche una canzone su Gesù, ma allo stesso tempo è anche una canzone sui pompini, soprattutto sui pompini: “When you call my name, it’s like a little prayer/ I’m down on my knees, I wanna take you there/ In the midnight hour, I can feel your power/ Just like a prayer, you know I’ll take you there“. E se non ve ne eravate accorti, ci penserà Deadpool & Wolverine a farvelo notare, allineando tutti gli elementi.

Le preghiere, i desideri, i pompini, il ‘Gesù della Marvel’, perfino Madonna e la stessa ‘Like a Prayer’, utilizzata in maniera tale – sborsando un sacco di soldi e leccando a Madonna tutto ciò che si può leccare in fase promozionale, portandola perfino sul tappeto rosso della premiere di Londra – da riportarla in vetta a tutte le classifiche del pubblico della GenZ e legandola ad un momento già cult della storia della Marvel e degli X-Men, quest’ultimi destinati a diventare il nuovo fulcro della saga, dopo l’apparizione in The Marvels e il grande ritorno con la serie tv animata X-Men 97 (se ve la siete persa, ecco la recensione di X-Men 97).

Deadpool & Wolverine: like a prayer

E proprio la scelta di quel brano, proprio quel brano in particolare in un film ultra-pop dalla colonna sonora più studiata a tavolino di quella di un musical, sembra inquadrare alla perfezione la natura di Deadpool & Wolverine: un film-pompino, di quelli lunghi e goderecci, appassionati, amorevoli e dolci, di quelli che Wade Wilson e Ryan Reynolds (anche sceneggiatore, e che sceneggiatore: dalla bocca del Mercenario Boccaccia arriverà una valanga di battute indimenticabili) amano menzionare nelle situazioni più improbabili.

Di quelli che celebrano col dissacrare, più che dissacrare la celebrazione, perché il primo film vietato ai minori dei Marvel Studios, che snaturano il classico PG-13 del Marvel Cinematic Universe per accontentare il proprio pubblico sempre più adulto e allo stesso tempo recuperare le atmosfere che fecero la fortuna dei primi due capitoli della saga di Deadpool, nati sotto la stella della 20th Century Fox, oggi di proprietà della Disney, è un’enorme celebrazione della storia della Marvel, degli X-Men e di tante altre proprietà intellettuali più o meno note e ricordate (più o meno con affetto).

Deadpool & Wolverine Recensione

Una celebrazione sboccata e truculenta, in perfetto stile Deadpool, ma cionondimeno una celebrazione, sfegatata, pacchianissima, esilarante, ricca di sorprese, finalmente politicamente scorretta, esagerata, più interessata al godimento epidermico che alla coerenza. Mancano solo il sesso e la nudità, muri che forse per i supereroi Disney rimarranno per sempre invalicabili.

Tolti questi, dentro il film c’è praticamente di tutto, come se Ryan Reynolds (che per la regia è tornato ad affidarsi al suo ormai collaboratore di fiducia Shawn Levy, perfetto per l’immediatezza di messa in scena di un blockbuster di supereroi) avesse colto l’occasione per espletare i bisogni suoi e di Deadpool (e dei Deadpools) accumulati negli ultimi sei anni.

Quando il passato conta più del futuro

Deadpool & Wolverine non è un film che dice qualcosa di nuovo – la sottovalutata Saga del Multiverso flirta fin dall’inizio con il meta-cinema, da WandaVision a Loki passando per Spider-Man: No Way Home e non solo, e questo capitolo non farà che ficcarvelo (il concetto) dentro la gola giù giù fino in fondo. Tuttavia, se ci pensiamo bene, Deadpool & Wolverine non vuole essere innovativo.

Deadpool & Wolverine 1

Per una volta il passato conta più del futuro, per una volta si può smettere di guardare avanti e voltarsi indietro, mettersi in ginocchio e aprire la bocca…per dire grazie a chi è venuto prima. Un curioso film sul passato e sui perdenti, e sul come il Multiverso abbia un posto davvero per tutti: anche per i necrofili mostruosamente ustionati e costantemente arrapati di fronte alla possibilità di una seduta di pegging.

Matteo Regoli

critica i film, poi gli chiede scusa si occupa di cinema, e ne è costantemente occupato è convinto che nello schermo, a contare davvero, siano le immagini porta avanti con poca costanza Fatti di Cinema, blog personale

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