Home » Donkey Kong Bananza Recensione: un Platform esplosivo
Donkey Kong Bananza

Donkey Kong Bananza Recensione: un Platform esplosivo

Nintendo confeziona uno dei suoi Platform più atipici, ma proprio per questo memorabili: spaccando il mondo assieme a Donkey Kong Bananza.

Da tanti anni Donkey Kong era sparito dai radar di Nintendo. La sua ultima avventura inedita, Donkey Kong Country: Tropical Freeze, divenne realtà su Wii U all’inizio del 2014, oltre 11 anni fa. E se volessimo trovare l’ultimo gioco interamente tridimensionale con protagonista l’iconico gorilla incravattato, bisogna addirittura tornare indietro al 1999, ben 26 anni fa, quando Donkey Kong 64 fece il suo debutto su Nintendo 64.

Donkey Kong non ha avuto molte priorità negli ultimi anni, nonostante i fan sognassero da anni un suo ritorno in scena attraverso un Platform nuovo di zecca. In realtà la Grande N stava da anni lavorando in gran segreto al suo prossimo, grande gioco.

Il team dell’eccellente Super Mario Odyssey si era subito messo al lavoro sullo scimmione già nel 2017 non appena pubblicata la più recente avventura 3D di Mario, e ci ha messo tanti anni di duro lavoro per concretizzare uno dei Platform più atipici e inconsueti che ci si aspetterebbe dalla casa di Kyoto: un gioco nel quale l’obiettivo principale è spaccare tutto, distruggere a suon di cazzottoni l’ambiente circostante alla ricerca di tantissimi segreti, collezionabili e soprattutto Banane d’Oro di cui il nostro amico è ghiottissimo.

E quale modo migliore per farlo tornare in scena in grandissimo spolvero se non come uno dei primi giochi di punta Nintendo per la sua nuovissima e fiammante Switch 2? Donkey Kong Bananza è diventato realtà nel luglio del 2025, lasciando subito il suo poderoso segno sul neonato hardware della Grande N: basta semplicemente sapere che Switch 2 ha avuto la sua prima, verra killer application che da sola giustifica l’acquisto di una console.

Una sola regola: spacca tutto!

È un Donkey Kong un po’ diverso dal solito quello che compare subito all’inizio di Bananza: è infatti vestito come un minatore ed è lontano dalla sua Isola Kong, arrivato a Lingot Isle con l’obiettivo di collezionare quante più Gemme di Banandium, enormi banane d’oro sparse lungo tutta l’area. Quando però DK sembra aver trovato i suoi tesori i loschi leader della società mineraria VoidCo (il presidente Void Kong ed i suoi subordinati Grumpy Kong e Poppy Kong) rubano le gemme e attivano un dispositivo che scatena il caos su Lingot Isle. Il gorilla incravattato si ritrova dunque spedito in un mondo sotterraneo dove fa la conoscenza di una misteriosa pietra parlante viola. Esplorando più a fondo il sottosuolo i due scoprono l’esistenza di veri e propri mondi segreti abitati da società animalesche e creature misteriose.

L’incontro con il Venerabile Kong permette alla pietra viola di riprendere le sue reali sembianze: quelle di Pauline, una ragazzina di 13 anni amante del canto. Il Venerabile rivela a DK e Pauline che proseguendo ancora più a fondo nel sottosuolo è possibile avvicinarsi al nucleo del pianeta dove risiede la Vena di Banandium, un oggetto dai poteri magici in grado di esaudire qualunque desiderio. Compreso che anche Void Kong ed i suoi subordinati sono alla ricerca della Vena, il nuovo duo prosegue con il suo viaggio più in profondità, ritrovando a vivere avventure sempre più incredibili attraverso scenari impensabili.

Come farsi strada però attraverso questi mondi sconosciuti? Semplice: tirando cazzotti senza sosta e distruggendo ogni ostacolo lungo il cammino, sconvolgendo il terreno per trovare nuovi passaggi segreti e per farsi strada sempre più in fondo ad ogni singolo livello. Il tratto peculiare di Donkey Kong Bananza è proprio questo: una distruttibilità quasi totale di tutto lo scenario circostante alla ricerca non solo delle preziose Gemme di Banandium ma anche di tanti altri collezionabili e sorprese, come ad esempio Fossili di flora e fauna preistorici, nel frattempo che si portano avanti un poco alla volta gli obiettivi di ciascun livello in modo così da avanzare sempre più a fondo nell’avventura.

Donkey Kong Bananza 1

La caratteristica chiave di Bananza è ciò che lo differenzia da Super Mario Odyssey o da tanti altri Platform Nintendo: si tratta di un approccio completamente nuovo alla tipica giocabilità vista nei giochi della Grande N, che lascia ai giocatori una libertà sostanzialmente assoluta di azione e movimento (ad esclusione ovviamente dei limiti invalicabili per ragioni di gameplay), con la possibilità tra l’altro di potersi creare da soli le innumerevoli strade per raggiungere non solo le Banane giganti ma anche gli obiettivi principali dei livelli.

Distruggere l’ambiente circostante permette anche di accumulare oro in grandissime quantità, indispensabile per ottenere alcune Banane oltre che per fare acquisti presso i venditori sparsi in ciascun livello, rivelandosi dunque un elemento cruciale del nostro viaggio.

Un po’ come accadeva in Super Mario Odyssey, anche in Donkey Kong Bananza può capitare di trovare per puro caso Banane semplicemente esplorando, comprese numerose sfide bonus con specifici scenari ed obiettivi da portare a termine e che molto spesso si rivelano tra gli aspetti più creativi dell’opera. La parola chiave è proprio questa: creatività. Donkey Kong Bananza è uno dei Platform più originali concepiti dalla Grande N nel corso della sua storia, un gioco che ha il coraggio di andare oltre i soliti schemi per proporre qualcosa di diverso.

E se da un lato è vero che il rischio è di ritrovarsi davanti a momenti ripetitivi per via della costante distruzione da mettere in atto livello dopo livello (senza contare alcune sfide, minigiochi ed obiettivi secondari per ottenere le Banane che tendono a riproporsi molteplici volte nel corso del gioco), dall’altro il gameplay impostato in tale maniera funziona talmente bene che di fatto quella sensazione di ripetitività si sente solo in rarissimi casi, finendo con il rapire il giocatore desideroso di scoprire da cima a fondo ogni singolo stage in modo da scovarne tutti i segreti.

Bananza parte magari un po’ lento, con lo stage tutorial e il primo mondo vero e proprio che fungono da introduzione senza troppi fronzoli, ma un poco alla volta ecco che l’opera Nintendo sprigiona con sempre più forza il suo potenziale lasciando sempre più a bocca aperta per le idee messe in campo e per la freschezza che caratterizza ogni mondo, ciascuno con proprie caratteristiche peculiari che li rendono irresistibili.

Donkey Kong Bananza 2

E se già non bastasse la soddisfacente sensazione di progressione trasmessa dal gioco, con le Banane da raccogliere in massa per sbloccare nuove abilità e potenziamenti sempre più utili per DK, un’altra marcia in più è rappresentata dalle Trasformazioni Bananza, con lo scimmione che assume diverse sembianze animalesche dotate ciascuna di proprie abilità esclusive che si rivelano cruciali per avanzare nell’avventura ed esplorare con maggiore attenzione l’ambiente circostante.

Le trasformazioni hanno un limite di tempo ma si può ricaricare molto facilmente il loro apposito indicatore raccogliendo Banane e pezzi d’oro, e viene spontaneo usarle con costanza grazie alle meccaniche aggiuntive che le caratterizzano e che offrono modi aggiuntivi sempre freschi per approcciarsi alle varie sfide e insidie di ogni mondo di gioco.

Se proprio bisogna trovare un limite concreto a Bananza, quello risiede nella sua difficoltà generale tarata verso il basso, un po’ come da tradizione nei Platform targati Nintendo. I nemici e gli ostacoli che si presentano su schermo non rappresentano mai una vera minaccia e pure le Boss Fight, seppur ben strutturate, molto raramente impensieriscono e in certi casi si possono anche concludere molto velocemente.

Sicuramente le fasi finali e gli ultimi scontri riescono a rivelarsi più impegnativi della media, di certo però non si gioca a Bananza (e più in generale a un Platform Nintendo) con lo scopo di trovare pane per i propri denti. È in tantissimi altri modi che un gioco simile riesce a regalare grandissimo intrattenimento, finendo con il farsi amare incondizionatamente grazie alla sua carismatica personalità.

Un sottosuolo pieno di incredibili sorprese

Per l’appunto, Donkey Kong Bananza è un gioco ricchissimo di personalità: la dimostra ad ogni angolo dei suoi sgargianti stage, graziati da un level design magistrale ed ispiratissimo proprio come ci si aspetterebbe dalla Grande N al massimo della sua forma. Si vede che dietro Bananza si trova lo stesso team che ha dato vita nel 2017 al brillante Super Mario Odyssey e di fatto non si è perso neanche un briciolo di quello stile che rese così memorabile l’ultimo gioco 3D di Mario.

La nuova avventura di Donkey Kong è fatta della stessa pasta del capolavoro per la prima Switch, e riesce a dimostrare una cura nei dettagli al limite del maniacale e un equilibrio sinuoso tra esplorazione, distruzione, combattimenti, sfide e rompicapi. Le dimensioni dei diversi mondi di gioco si dimostrano sempre ragionevoli ed equilibrate, e pure in quegli scenari più vasti che a primo impatto potrebbero “spaventare” per via delle loro dimensioni non ci si sente mai smarriti considerata la dettagliatissima mappa ed i numerosi punti per il Fast Travel che permettono di raggiungere in un attimo ogni checkpoint.

La personalità di Bananza passa anche dal nuovo Donkey Kong, andato incontro a un redesign e abbandonando in parte lo storico look basato sull’interpretazione che Rare diede al personaggio tre decenni fa. Donkey Kong magari adesso appare più cartoonesco rispetto alla figura più “cool” del passato, ma è al tempo stesso ancora più espressivo e trasmette ancora più simpatia grazie alle sue eccezionali animazioni. Il duo che crea assieme a Pauline è esattamente la coppia che non ti aspetti e che funziona a meraviglia con le loro interazioni, ed anche i molteplici riferimenti alle vecchie avventure del gorilla incravattato stamperanno più di un sorriso sul volto dei fan di lunga data.

Donkey Kong Bananza 3

Il cercare continuamente soluzioni alternative ed originali per arrivare a ciascun obiettivo, l’elevato grado di personalizzazione che permette anche di attivare dei bonus aggiuntivi e il voler sempre offrire qualcosa di nuovo ogni volta che si avanza più a fondo non è soltanto ciò che permette di digerire molto meglio la ripetitività alla base del gameplay distruttivo e di qualche concept riproposto più volte.

Tuttavia, è esattamente ciò che rende speciale Donkey Kong Bananza, un’avventura che tra l’altro può anche durare diverse decine di ore per chi vuole scoprire a fondo ogni segreto, potenziare al massimo DK ed ottenere tutte le Gemme di Banandium (sono 777, preparatevi!). Ma del tempo che passa non si fa caso, ad ulteriore prova di quanto sia immediato e appassionante ciò che i ragazzi di Nintendo hanno messo a frutto.

Switch 2 mostra i muscoli

Essendo uscito un mese dopo l’esordio di Switch 2 sul mercato, Donkey Kong Bananza è anche uno dei primi giochi di punta a mostrare in maniera chiara le potenzialità tecniche della nuova console Nintendo, che di sicuro sarà ben lontana dalla potenza di una PlayStation 5 o un’Xbox Series X, ma altrettanto di certo ha fatto un grosso balzo in avanti rispetto alla vecchia Switch. Il nuovo gioco di Donkey Kong lo dimostra attraverso una cura nei dettagli molto più maniacale e precisa, una risoluzione ben più alta e una tenuta tecnica che non lascia praticamente spazio alle incertezze.

Può capitare ogni tanto qualche calo di framerate, ma sono talmente sporadici e soprattutto insignificanti che praticamente neanche ci si fa caso, anche perché non avvengono quasi mai durante il gameplay effettivo. E questo discorso vale non solo giocando da TV in modalità Docked ma anche in portabilità: in entrambi i casi Bananza si impone subito come uno dei giochi visivamente più belli di Switch 2 ed ha tutte le carte in regola per restare tale anche nei prossimi anni.

Che dire invece dell’accompagnamento sonoro? Le musiche di Bananza offrono numerosi sottofondi in puro stile Platform che si rivelano un vero piacere da ascoltare, esattamente come spettacolari sono i remix ripresi dalle vecchie avventure di Donkey Kong che godono qui di nuova linfa vitale. Dai brani più allegri fino a quelli più movimentati, cupi e malinconici, la colonna sonora di Bananza è da pollice alto e si lascia ascoltare con gradissimo piacere.

La ciliegina sulla torta sono però i brani cantati da Pauline, dalla main theme del gioco fino alle OST relative alle Trasformazioni: si riparte dallo stile delle canzoni di Super Mario Odyssey e lo si espande ancora di più, andando dunque ad arricchire sempre di più la personalità di un’opera che già ne abbonda a non finire. E parlando a proposito di Pauline, splendido il suo doppiaggio in lingua italiana, capace di dare grande caratterizzazione alla giovane ragazza anche nel nostro idioma.

Bentornato DK, quanto ci sei mancato

A volte ritornano, e spesso quando lo fanno scatenano un botto distruttivo che lascia tutti a bocca aperta. Donkey Kong mancava dalle scene ormai da troppi anni, destinato a ricomparire soltanto negli spin-off di Super Mario o attraverso le riedizioni delle sue precedenti avventure. Ma dopo un lunghissimo silenzio, per il gorilla incravattato non poteva esserci rientro in scena migliore.

Semplicemente Donkey Kong Bananza è uno dei Platform più freschi, originali ed avvincenti mai pubblicati da Nintendo, un’opera che ha il coraggio di andare oltre i tipici schemi delle opere della Grande N per offrire un qualcosa di diverso, un modo fresco di intendere questo genere che si dimostra più efficace di quanto possa sembrare sulla carta.

L’idea di puntare tutto sulla distruzione totale degli scenari circostanti si rivela a suo modo geniale per le innumerevoli possibilità di azione, movimento ed approccio all’avventura che offre, andando ben oltre le classiche avventure a cui Donkey Kong ci aveva abituati in passato. Si torna alla formula da Platform 3D Collect-A-Thon che DK non sperimentava dal lontanissimo Donkey Kong 64 del 1999, ma lo fa seguendo una propria identità ben marcata e senza semplicemente ricopiare quanto già fatto da Nintendo con tanti suoi Platform passati.

A non cambiare è l’eccellenza nella creatività del level design, sono le continue sorprese che si possono trovare esplorando da cima a fondo gli stage a suon di cazzotti senza sosta, è la grande varietà che caratterizza ogni mondo di gioco sempre in grado di offrire un tratto peculiare irresistibile, è l’ampio ventaglio di sfide da affrontare che sanno sempre come stimolare il giocatore.

Donkey Kong Bananza è Nintendo all’ennesima potenza, ma nello specifico la Nintendo che ha il coraggio di osare senza stare soltanto a riproporre idee passate giusto abbellite per la nuova occasione. È un tributo allo storico personaggio e la sua lunghissima storia ma al tempo stesso è anche un prodotto che guarda alla modernità rivelandosi memorabile sia da giocare che da vedere, da ascoltare e da completare a fondo attraverso diverse decine di ore talmente coinvolgenti da non farti accorgere del tempo che passa.

E di fronte a così tanta qualità si possono tollerare più semplicemente alcune sue sbavature, che si tratti di una difficoltà forse un po’ troppo tarata verso il basso o il rischio di avvertire una certa ripetitività tra distruzione continua e qualche sfida che tende forse a riproposti qualche volta di troppo.

Ma Donkey Kong Bananza si dimostra così brillante da imporsi subito come l’opera di riferimento per chi si avvicina a Switch 2, dimostrandosi il suo primo, vero gioco imperdibile a tutto tondo, uno di quelli che da soli possono giustificarti pure l’acquisto della console. Donkey Kong è tornato più potente che mai: la sua forza non si limita semplicemente a causare caos e distruzione tra gli scenari, ma anche e soprattutto a tenere incollati allo schermo con la stessa magia che in passato ha caratterizzato Donkey Kong Country e le sue avventure più belle. Bananza si affianca a loro con grande onore, ricordandoci perché questo iconico scimmione ha fatto la storia dei videogiochi.

Francesco Muccino

Tocca il suo primo videogioco, Super Mario Land, quando ancora non ha compiuto 3 anni. Da allora entra in un vortice dal quale probabilmente non ne uscirà mai più. Appassionato di ogni genere e irriducibile alfiere del formato fisico, vanta una collezione di oltre 2700 giochi.

Altri da leggere

Post navigation

Lascia un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *