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Dune Parte 2 Recensione

Dune: Parte 2 Recensione: il film di Denis Villeneuve è fuori scala

Abbiamo visto in anteprima Dune: Parte 2, nuovo capitolo della saga di Denis Villeneuve tratta dal romanzo di Frank Herbert: la recensione.

Ora si che è tutto chiaro. Il primo capitolo del nuovo adattamento di Dune diretto da Denis Villeneuve – uscito nel 2021 e pluri-vincitore agli Oscar 2022 – poteva vantare la straordinaria tecnica ricercatamente magniloquente dell’autore canadese, accompagnata però da una certa pesantezza narrativa che aveva fiaccato anche il precedente Blade Runner 2049. Dune Parte 1, al cospetto dell”infilmabile’ romanzo originale di Frank Herbert nonché opera seminale nella narrativa fantascientifica, si trascinava con fare pachidermico attraverso una messa in scena magistrale e maestosa che però schiacciava storia e personaggi.

É innegabile che Villeneuve abbia una capacità non comune nel far risaltare i valori produttivi e le maestranze dei suoi collaboratori. Il lavoro complessivo di quell’opera riusciva a plasmare un universo sci-fi tangibile come raramente se ne sono visti sul grande schermo con il suo punto più forte che diventava proprio il rapporto di scala tra gli uomini e il mondo che si ritrovavano ad esplorare e noi con loro: le navi spaziali non erano mai state così grandi sullo e nello schermo cinematografico, né le persone così piccole al loro cospetto.

Tuttavia, proprio quegli uomini, i personaggi protagonisti del primo episodio restavano distanti dal nostro sguardo con i loro intrighi di palazzo che sembravano lontani e che non riuscivano a suscitare l’interesse di chi guardava. Dune: Parte 2 invece mette tutto in prospettiva: il tanto, forse troppo osannato primo capitolo ne esce ridimensionato come il mero piccolo prologo che effettivamente era ed è qui che il lavoro e la visione di Denis Villeneuve si compiono in maniera definitiva.

Dune: Parte 2: la risposta ‘vera’ al digitale di Avatar

Dune: Parte 2 è la risposta materica, fisica, reale ai mondi digitali di Avatar e di James Cameron (qui la recensione di Avatar: La via dell’acqua) con Denis Villeneuve – canadese come il creatore di Pandora e dei Na’vi – che riesce a riprodurre sul grande schermo un’alternativa alla fantascienza immaginaria di sfondi blu e motion-capture, una fantascienza che raramente è stata così vera, così viva, così impressionante.

Se non fosse che lo sci-fi è da sempre un genere molto più adulto del fantasy, si potrebbe azzardare un paragone tra Dune: Parte II e Il Signore degli Anelli: Le Due Torri: la saga di Peter Jackson aveva alzato il livello del suo genere di riferimento, fino ad allora considerato in larga parte paccottiglia, ma guardando bene per Dune sembra configurarsi all’orizzonte un percorso simile a quello dell’adattamento tolkeniano (un terzo e ultimo capitolo ispirato al romanzo Dune: Messia sembra ormai certo, e il finale interlocutorio di Parte 2 lo mette più che in conto).

Dune Parte 2 Recensione 1

Ma se Avatar ci ha mostrato il futuro del digitale, tanto nel 2009 quanto nel 2022, svelandoci tutte le potenzialità del cinema oltre il mondo, il corpo e l’immagine, Dune agisce dentro il mondo, sui corpi e nelle immagini, usando la realtà delle location per rendere credibile l’incredibile. Del resto anche l’opera di Denis Villeneuve, come quella di James Cameron, propone un cinema sull’imparare a vedere con nuovi sguardi, sulla forza che le immagini hanno di influenzare chi le guarda quando vengono guardate, e su come ciò che si vede può segnare i destini delle persone e dei popoli, dei pianeti e degli amori.

Un capolavoro? Probabilmente si: quel che è certo è che tutta l’ambizione che nel primo capitolo rimaneva superficie qui diventa visione, passa per i protagonisti e ciò che vedono, o pensano di vedere, o ancora credono e scelgono di vedere, e noi con loro. Perché vedere è credere, e finalmente Dune: Parte 2 ci fa credere nella visione di Denis Villeneuve.

Matteo Regoli

critica i film, poi gli chiede scusa si occupa di cinema, e ne è costantemente occupato è convinto che nello schermo, a contare davvero, siano le immagini porta avanti con poca costanza Fatti di Cinema, blog personale

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