Fatal Fury City Of The Wolves Recensione: un ritorno esplosivo
A volte ritornano. Magari ci mettono 26 anni come nel caso di Fatal Fury, ma riappaiono in scena. E lo fanno con il botto. Era il 1999 quando lo splendido Garou: Mark Of The Wolves faceva il suo debutto in sala giochi come ultimo esponente dell’iconico Picchiaduro SNK, per poi sparire dalla circolazione senza più lasciare traccia.
SNK ha ovviamente continuato a puntare forte sul genere creando numerosi The King Of Fighters e riportando in auge pure la serie di Samurai Shodown, ma per Fatal Fury sembrava non esserci più spazio.
E invece non era affatto così: ci sono voluti quasi tre decenni ma finalmente lo storico brand è di nuovo tra noi. E come se non bastasse Fatal Fury: City Of The Wolves si impone di prepotenza tra i migliori Picchiaduro attualmente disponibili, senza nulla da invidiare nemmeno a un nome blasonato come Street Fighter 6.
Un nuovo torneo ha inizio
Stavolta il nuovo torneo King Of Fighters alla base di City Of The Wolves mette in palio nientemeno che l’Eredità del defunto Geese Howard, in passato capo della malavita di South Town e dominatore della città. Ognuno dei partecipanti al torneo ha le proprie motivazioni personali che li spingono a competere e mettere le mani sopra l’Eredità, tutte raccontate attraverso brevi introduzioni con un background di ciascun combattente ed il loro scopo.
Il tempo di vedere ogni intro è ed subito il momento di riempirsi di mazzate, con il nuovo Fatal Fury che sprigiona il suo potenziale già dai primissimi incontri: siamo davanti a un Picchiaduro estremamente raffinato e mosso da un eccellente sistema di controllo, base di un gameplay esplosivo tra combo spettacolari, mosse speciali mozzafiato e un senso di sfida forte e tangibile proprio come ci si aspetterebbe da un Fatal Fury degno di tal nome.
Come da tradizione SNK anche City Of The Wolves si pone come un Picchiaduro molto tecnico e profondo, anche di più rispetto alla media del genere e di conseguenze richiede una certa dose di pazienza e dedizione per riuscire a padroneggiarlo al meglio delle sue potenzialità.

Le meccaniche di gioco sono tante, alcune riprese dal precedente Garou (come i sistemi SPG e TOP e la meccanica Just Defense qui espansa con la variante Hyper Defense che consente una protezione contro attacchi che colpiscono molteplici volte se eseguita correttamente) mentre altre pensate appositamente per questa nuova iterazione del brand, come il Rev System che consente ai personaggi di eseguire tecniche strategiche preziose in combattimento, capaci di regalare importanti vantaggi se sfruttate correttamente.
Più nello specifico il Rev Arts potenzia gli attacchi speciali dei combattenti, il Rev Blow se messo a segno crea distanza tra i lottatori permettendo dunque di rifiatare velocemente e preparare nuovi contrattacchi, il Rev Accel permette di concatenare combo più facilmente e infine il Rev Guard è un sistema difensivo che permette di respingere il rivale parando con efficacia i suoi colpi. Attenzione però a non abusare di queste tecniche speciali: il loro costante utilizzo rischia di mandare il nostro guerriero momentaneamente in Overheat impedendogli così di ricorrere nuovamente a qualunque tipo di Rev.
Anche da questi dettagli si vede quanto SNK si sia impegnata per rendere quanto più equilibrato possibile il sistema di combattimento di City Of The Wolves, trovando un bilanciamento che alla fine funziona in maniera egregia e che valorizza ogni singolo sistema disponibile, sia quelli ripresi da Garou che i nuovi pensati per questo settimo episodio.

E quando arriva il momento di chiudere in bellezza l’incontro, perché non ricorrere a una spettacolare mossa finale sfruttando il sistema Gear? Ne esistono tre diverse tipologie: l’Ignition Gear richiede il consumo di una sola barra energetica per eseguire un attacco finale dalla potenza più contenuta, mentre il Redline Gear rende molto più potente quello stesso colpo grazie al consumo di entrambe le barre.
E se si esegue un attacco conclusivo con entrambi gli indicatori pieni mentre il sistema SPG è attivo ecco scatenarsi su schermo l’Hidden Gear, la versione più devastante e visivamente mozzafiato del nostro attacco risolutivo, che se mandato a segno al momento opportuno può anche cambiare radicalmente le sorti di uno scontro a nostro favore, facendoci assaporare la vittoria.
Ci sono tantissime meccaniche in questo nuovo Fatal Fury che lo rendono non solo uno spettacolo puro da giocare una volta assimilate ma permettono anche di dare vita a battaglie dall’alto tasso di adrenalina e imprevedibilità. Il fatto che SNK sia riuscita a bilanciare al meglio così tanti elementi diversi è senza dubbio il più grande successo di City Of The Wolves, che dimostra un bilanciamento talmente curato che di fatto permette ai fan di vivere battaglie online tra le più appassionanti che il genere abbia proposto negli ultimi anni, sorrette tra l’altro da un netcode impeccabile e dal crossplay, senza portare a chissà quali squilibri che rendono più tediosi gli scontri in rete come già accaduto con altri Picchiaduro recente.
Il Roster e Cristiano Ronaldo
Di sicuro in tal senso aiuta non poco anche l’ottimo bilanciamento raggiunto per il cast disponibile al lancio. City Of The Wolves non ha magari il roster più ricco a disposizione (solo 17 personaggi giocabili, comprese alcune improbabili Guest Star come la leggenda del calcio Cristiano Ronaldo e il celebre DJ Salvatore Ganacci, tanto fuori luogo quanto sorprendentemente divertenti da usare).
Tuttavia, forse proprio il fatto di aver puntato su una rosa contenuta ha permesso agli sviluppatori di dare le giuste attenzioni ad ogni lottatore trovando un perfetto equilibrio tra punti forti e deboli, senza che nessun personaggio sia troppo avvantaggiato o viceversa nei confronti di qualunque altro avversario. E comunque la già confermata Stagione 1 ci regalerà 5 personaggi aggiuntivi nel corso del primo anno, tutti da riscattare gratuitamente soltanto tramite l’acquisto del gioco: un omaggio davvero da applausi quello di SNK per i suoi fan.

Chiaro, il nuovo Fatal Fury appare rivolto principalmente ad un pubblico di appassionati che masticano da tempo i Picchiaduro, ma in ogni caso non sono mancate attenzioni per i neofiti e meno pratici con l’introduzione dello Smart Style, un sistema di controllo semplificato che permette di eseguire gli attacchi e combo più potenti semplicemente premendo tasti basilari, perfetto per prendere dimestichezza con il gameplay in attesa di provare il classico Arcade Style.ù
La sostanza comunque non cambia: City Of The Wolves è un’autentica goduria ludica che si giochi in solitaria, con amici i sfidando giocatori di tutto il mondo, che si sia esperti oppure alle prime armi. Anche chi magari potrebbe trovare all’inizio qualche difficoltà con le sue meccaniche, con un poco di pazienza si riesce a trovare un proprio stile finendo così con l’apprezzare nel profondo ciò che i ragazzi di SNK hanno messo in piedi. Un Picchiaduro di tale raffinatezza e complessità comunque stimolante di certo sarebbe un peccato ignorarlo, poco ma sicuro.
Bellissimo da giocare, ma i contenuti?
Compreso che Fatal Futy: City Of The Wolves è un Picchiaduro esplosivo una volta scesi sul campo di battaglia, cosa offre per intrattenersi in termini di modalità. Ebbene, va precisato che l’opera SNK in realtà non punta con troppa forza su tante opzioni di gioco, offrendo qualcosa in meno rispetto agli altri Picchiaduro più popolari in circolazione come Tekken 8 o Street Fighter 6.
L’Arcade Mode ovviamente non manca, composto da 7 stage complessivi e giocabile con ogni personaggio disponibile seguendo la sua storia. Tra introduzioni, intermezzi con i rivali ed epilogo, ciascun lottatore ha il proprio percorso raccontato attraverso fermi immagine in stile fumetto (niente filmati veri e propri), nel frattempo che si butta giù un avversario dopo l’altro fino alla meritata conclusione.
Va detto che SNK ha posto molta cura anche nella creazione di ogni intermezzo tra un combattimento e l’altro: sia le parti narrative che le introduzioni di ciascun lottatore esercitano un fascino intrigante che rende più carismatico il cast così come più interessante seguire le loro vicende. Certo, magari ad almeno 8 stage si poteva arrivare, ma comunque l’Arcade resta un iconico sempreverde che non delude mai.
Volete invece imparare a giocare meglio conoscendo più a fondo il nostro combattente preferito? C’è una sofisticata modalità Allenamento che vi aspetta tra pratica libera, tutorial specifici per imparare al meglio ogni singola meccanica di gioco e una sezione sfide con combo e mosse da eseguire in successione.
Ormai nei Picchiaduro questo tipo di offerta è diventata lo standard e City Of The Wolves si limita a riprendere quanto già visto in tanti altri esponenti del genere senza troppi stravolgimenti, ma il tutto è comunque confezionato a regola d’arte e l’Allenamento funziona da perfetta introduzione al gioco, motivo per cui è consigliato caldamente a tutti di sperimentarlo a fondo così da avere meno timori quando è il momento di scatenarsi nelle sfide vere e proprie, offline o online che siano.
L’altra modalità principale è infine rappresentata da Episodes Of South Town (abbreviato in EOST), che ci permette di seguire storie alternative per ciascun personaggio con tanto di obiettivi da seguire e varie battaglie secondarie con cui cimentarsi per potenziarci sempre di più e prepararci dunque per i livelli avanzati. EOST ha infatti alcune meccaniche in stile RPG che permettono al nostro lottatore di crescere a suon di punti esperienza diventando sempre più forte e resistente. Oltre al cast principale appaiono anche NPC da riempire di mazzate nelle battaglie extra utili per migliorare sempre di più i nostri parametri.
EOST è senza dubbio un utile diversivo all’Arcade grazie anche alle sue numerose battaglie a disposizione tra principali e secondarie, con ogni membro del roster che segue una propria storia andando quindi tutto a vantaggio della giocabilità. Il rovescio della medaglia è tuttavia rappresentato da una ripetitività che a lungo andare si fa sentire con maggior forza.

A conti fatti gli obiettivi tendono ad essere più o meno sempre gli stessi mettendoci tra l’altro spesso contro i soliti personaggi o NPC, motivo per cui dunque il rischio che possa farsi stancante sul lungo termine è presente. Fortunatamente però il gameplay, come già detto, funziona talmente bene che alla fine riesce a rendere godibile ogni combattimento, smorzando un po’ la monotonia di EOST.
È comunque chiaro che l’Online riveste un ruolo di primissimo piano all’interno dell’opera, con tutto l’essenziale tra partite classificate, libere, la possibilità di creare stanze o di assistere liberamente alle battaglie di altri utenti. Le funzioni di rete funzionano in maniera egregia, con SNK che ormai in tal senso ha raggiunto ottimi livelli dopo essersi collaudata al meglio con il suo precedente The King Of Fighters XV del 2022. Il resto delle opzioni disponibili è invece un semplice contorno, come ad esempio l’editor di colori per gli abiti di ogni protagonista.
City Of The Wolves punta insomma all’essenziale: non è corretto dire che sia povero di contenuti ma al tempo stesso non è ricchissimo, di sicuro meno rispetto a quanto offerto da altri concorrenti. Quello che c’è, però, nel complesso funziona bene e dunque non viene da lamentarsi troppo. Anche perché di fronte a un Picchiaduro così curato è alla fine proprio difficile lamentarsi in generale.
Un nuovo paradigma audiovisivo per i Picchiaduro 2D
Oltre ad essere bello da giocare, Fatal Fury: City Of The Wolves è anche dannatamente bello da vedere grazie a uno stile grafico meraviglioso che perfeziona ulteriormente quanto già realizzato da SNK con The King Of Fighters XV. I modelli di ciascun personaggio appaiono curatissimi nei dettagli e sono graziati da animazioni superlative che danno vita a un vero e proprio spettacolo scenico.
Anche le movenze più semplici, come ad esempio muoversi in avanti o indietro, godono di così tanta attenzione nei particolari da dare personalità ancora più forti e marcate ad ogni lottatore, segno di come gli autori non abbiano davvero voluto trascurare nemmeno gli aspetti più piccoli e di contorno. Cosa dire poi dei fondali delle arene? La serie di Fatal Fury in tal senso si è sempre distinta positivamente e City Of The Wolves non è affatto da meno, presentando scenari che esplodono di particolari e con caratterizzazioni peculiari che li rendono unici.

L’opera è splendida anche da ascoltare grazie a musiche accattivanti che donano ancora più intensità alle battaglie. Ogni personaggio ha il proprio tema specifico che cattura appieno la sua caratterizzazione, mentre la Main Theme del gioco riassume alla perfezione cos’è e cosa offre Fatal Fury rivelandosi a suo modo memorabile.
Davvero, per come SNK ha caratterizzato l’intero comparto audiovisivo, l’ultimo Fatal Fury non ha nulla da invidiare al precedente KOFXV ma nemmeno ad un pezzo da novanta del calibro di Street Fighter 6, mostrando persino una pulizia dell’immagine più marcata rispetto al titolo Capcom. Mica male.
I ritorni che lasciano il segno
Ci sono voluti ben 26 anni, ma ritorno migliore per Fatal Fury non poteva esserci. Questo perché Fatal Fury: City Of The Wolves non solo si pone come uno dei migliori esponenti della serie ma più in generale è una delle migliori prove di SNK in un ambito dove da decenni è maestra grazie ai tantissimi giochi di multiple serie diverse confezionate nel corso del tempo.
In City Of The Wolves praticamente funziona tutto al meglio senza lasciare spazio a note stonate: un gameplay tecnico e profondo che regala grandi soddisfazioni una volta compreso, un roster ben bilanciato, un comparto online efficace grazie anche a un netcode da manuale e contenuti sufficienti per regalare intrattenimento anche giocando offline.
Al nuovo Fatal Fury dunque non manca nulla, considerato che anche in termini grafici e sonori è confezionato a regola d’arte conquistando con le sue animazioni mozzafiato e sottofondi ricchi di stile.
Gli si può giusto criticare qualcosa in termini di contenuti, con una rosa di lottatori non troppo abbondante e poche modalità con cui intrattenersi (con EOST che a lungo andare rischia pure di farsi ripetitivo), ma in fondo l’essenziale c’è tutto e quanto offerto dimostra di funzionare in maniera equilibrata e soddisfacente.
Fatal Fury: City Of The Wolves ha quindi segnato una ripartenza esplosiva per lo storico brand e si appresta a diventare sempre più ricco in futuro tra Stagioni ed altre sorprese. Quanto ci è mancato riempirci di mazzate attraverso i quartieri più malfamati di South Town.
Lascia un commento