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Nuovi film e serie tv da non perdere: cosa vedere a dicembre 2023

Godzilla Minus One, il ritorno di John Woo e non solo: dicembre 2023 è ricchissimo di novità, ecco cosa dovete vedere tra film e serie tv

Torna Nuove uscite in tre righe, la newsletter di Freaking News dedicata al mondo del cinema, dello streaming e della televisione per capire cosa vedere nel sempre più vasto, ingolfato e mutevole panorama dei film e delle serie tv: il mese di dicembre 2023 non farà sconti a nessuno, con tantissime novità in arrivo sia in sala che sulle principali piattaforme di streaming on demand. Non tutto è oro quel che luccica, però, quindi date un’occhiata all’elenco qui sotto per capire cosa non perdere e cosa sarebbe meglio evitare.

Strange way of life di Pedro Almodovar / Nuovo Olimpo di Ferzan Ozpetek

Doppia visione involontaria: non l’ho fatto di proposito, a vederli uno dopo l’altro in double-bill, come direbbero a Hollywood, ma ecco una dritta. Nel tempo sprecato per vedere Nuovo Olimpo su Netflix – di una pacchianeria disarmante da telenovela di Rete4 di una domenica pomeriggio di piena estate – si può rivedere quattro volte di fila Strange Way of Life su MUBI. Qui il cinema viene dominato e piegato alle volontà del suo autore, che parte da John Ford per andare a finire dalle parti de Il filo nascosto.

Strange Way of Life MUBI

Pain Hustlers di David Yates

Pain Hustlers l’ho visto qualche tempo fa in anteprima e non ne ho già più alcuna memoria: dal regista di tutti i film più brutti della saga di Harry Potter (qui la nostra classifica dei migliori film della saga di Harry Potter), anche questo disponibile su Netflix.

Ovviamente, neanche a dirlo, se volete salutare il 2023 in compagnia di Emily Blunt, molto meglio farlo rivedendo Oppenheimer di Christopher Nolan (se ve la siete persa, ecco la recensione di Oppenheimer).

Sorella Morte di Paco Plaza

Sorella Morte è la versione da horror duro puro della virata verso i territori dell’action voluta da The Nun 2, firmata da un autore che dimostra ancora una volta di conoscere molto bene l’horror duro e puro. Disponibile sempre su Netflix.

Sorella Morte Netflix

Gran Turismo di Neill Blomkamp

Non ho letto da nessuna parte, nella fiuamana di ovvietà tutte più o meno simili che sono state scritte su questo film, che il finale di Gran Turismo ha l’ardire di farsi accompagnare dalle note di ‘God Moving Over the Face of the Waters’ di Moby, che fu la colonna sonora di uno dei finali più belli della storia del cinema e che neanche perdo tempo a citare perché certe cose nella vita bisogna darle per scontate. Neill Blomkamp promosso a prescindere, anche da un giocatore di Forza Motorsport.

Five nights at Freddy’s di Emma Tammi

Il 2023 è stato l’anno zero per le trasposizioni dei videogame, grazie a The Last of Us di HBO e al successo planetario di Super Mario Bros, e il film di Blumhouse tratto dalla saga di Five Nights at Freddy’s ha cavalcato quell’onda. Qui però si raggiungono dei picchi di inutilità davvero inediti, e lo fa in ben due generi diversi: l’horror di possessione (qui i posseduti sono animatronic) e la casa stregata (che qui è una pizzeria). Il successo al box office fa bene a tutta l’industria, ma allo stesso tempo ci condanna ai futuri sequel.

Five Nights at Freddy's Film

Cuando acecha la maldad (When Evil Lurks) di Demián Rugna

La fertilità del cinema argentino è ben nota, ma che ogni anno puntuali come la morte riescano a tirare fuori opere di questa caratura ha dell’incredibile. Un horror fastidioso, fetido, purulento, un’idea alla Stephen King o alla John Carpenter messa in scena con la prosa spietata di Cormac McCarthy, una sfida al sopportabile che sfianca non tanto con gli orrori che racconta, quanto con le realtà su cui spinge a riflettere. Senza dubbio tra i film dell’anno, e non vedo l’ora del remake hollywoodiano all’insegna del wokewashing.

Dark Harvest di David Slade

Dark Harvest insegna come fare un horror oggi in America: una community di bianchi accecati dalla tradizione del capitalismo, tra auto di lusso e case da sogno finanziate dal sacrificio degli altri; una community in cui le colpe dei padri vengono sciacquate via dal sangue dei figli, una community di campi di granturco e armi da fuoco. Film sovversivo, anacronistico, straordinario, disponibile su Prime Video.

Dark Harvest

Fingernails di Christos Nikou, su Apple TV+

Dalle Apples del suo ultimo film il regista greco Christos Nikou con Fingernails passa direttamente a quelle streaming di Apple TV+, ma non rinuncia alle idee di questa sua finta-fantascienza antropocentrica fatta di sentimenti, istituti, incontri. Dopo la pandemia della memoria del precedente lavoro, qui arriva il test-tampone per l’anima gemella: urge variazione sul tema o l’inseguimento a Yorgos Lanthimos si farà sempre più arduo.

Dream Scenario di Kristoffer Borgli

La quantità di cult che questo signore sta accumulando uno dopo l’altro bisogna preservarla e coccolarla: il potere di diffusione del web, i meme, il cinema, il sogno, e finalmente Nicolas Cage, in Dream Scenario, è diventato il nostro Sandman.

Dream Scenario Nicolas Cage

Thanksgiving di Eli Roth

Tra i saldi del Black Friday e i give-away degli youtuber a Times Square siamo ancora lí a battere sul vetro delle vetrine dei centri commerciali, come profetizzato da George Romero cinquant’anni fa, mentre gli adolescenti vanno al cinema ma di fronte al grande schermo scelgono di guardare TikTok.

Eli Roth ce lo rispiega a martellate sulla testa e seghe circolari nella pancia e lo fa, tra una risata amara e l’altra, a partire da una sequenza iniziale di massa che fa dei primi quindici minuti di Thanksgiving un trionfo: seguono sbudellamenti vari ed eventuali e ‘il miglior pranzo del Giorno del Ringraziamento dal 1667’. Nato come finto trailer inserito quindici anni fa in Grindhouse, arriva dopo il fallimento del dimenticato e seppellito Borderlands: un grande bentornato al mitico Orso Ebreo di tarantiniana memoria.

Onimusha di Takashi Miike

Takashi Miike ha dei ritmi impossibili da seguire, nel tempo che la critica impiega a scrivere qualcosa sul suo lavoro lui è già uscito con due nuovi film e cinque serie tv, solitamente con risultati ottimi (poco tempo fa su Disney+ è arrivata un’altra serie tv, Occhio per occhio).

Onimusha Serie TV Neflix

Su Netflix invece con Onimusha, in questa storia di samurai animata molto convenzionale (ennesimo adattamento dal mondo dei videogame del 2023), non può che arrendersi di fronte alla grandezza di Blue Eye Samurai (la recensione di Blue Eye Samurai è a un click di distanza).

Fargo 5 di Noah Hawley

Il tono trascendente, quasi sovrannaturale, con cui si mettono in relazione i due poli del racconto, una sfuggente ricercata che si è rifatta una vita sotto falso nome e lo sceriffo ossessionato dalla donna che gli è sfuggita, ha del maestoso e del raro, specialmente perché arriva all’improvviso e va a scuotere le atmosfere grottesche da commedia e da vita come pantomima tipiche di Fargo che è ancora una serie tv grandissima, ovviamente.

Skinamarink di Kyle Edward Ball

Nell’ultimo periodo, come testimonia anche questa nuova puntata della newsletter di Freaking News, il numero di horror potenti sta continuando a salire. Skinamarink, forse, rimane impresso più di tutti: di immagini in sottrazione, di suoni dal fuori campo, di schermi che si spengono. Difficile e per pochissimi, un cinema di frontiera per nuove frontiere: siete avvisati.

Skinamarink

Passages di Ira Sachs

I film ‘necessari’ e ‘urgenti’, espressione che non vuol dire nulla e che fa pensare più ad un pit-stop all’autogrill per bisogni fisiologici che al cinema, sono quelli che acchiappano gli spettatori con i loro messaggi da bacio perugina raccontati nella maniera più semplice e anti-inventiva che si può.

Per fortuna invece che esistono ancora film come Passages: liberi, scottanti, nell’attualità e non sull’attualità, di nuove forme e umori e non di quell’odioso retroguardare nostalgico chiuso in sé stesso.

Non ci resta che il crimine: La serie

Difficilmente con questa serie tv sequel cambierete idea sulla saga spaghetti-scifi di Massimiliano Bruno se avete visto i primi tre film, in un senso o nell’altro. Io so solo che Marco Giallini come comico fa morire anche solo tramite gli sguardi e la battuta sul fascismo e gli scudetti della Roma è tra le più riuscite che la nostra industria abbia inventato negli ultimi anni.

Non Ci Resta che Il Crimine La Serie

La Chimera di Alice Rohrwacher

Sulle ormi di Olmi e tra i fantasmi di Fellini, tra i codici dell’avanguardia goadardiana e del surrealismo: La Chimera di Alice Rohrwacher è un’opera viva, di colore e umori, nella quale le immagini ci appaiono con spirito ludico, nude, spogliate dell’aura del loro passato, un’opera di di un panismo trascendente e di un’autrice vera.

Rotting in the sun di Sebastián Silva 

Questi sono i film grazie ai quali il cinema non morirà mai, quelli che all’apparenza somigliano a tante cose (mi ha fatto pensare anche al grande Hu Bo, a come sarebbe stata una commedia amara girata da lui) ma che poi sotto sotto sono nuovi, fanno cose nuove, dicono cose nuove, trovano nuovi modi per guardarle e mostrarle, alla faccia dei film necessari e urgenti, stretti nelle loro norme e convenzioni, schiavi delle solite forme. Visto che è quasi ora di classifiche, ve lo anticipiamo: Rotting in the sun tra i migliori 5 titoli del 2023.

Diabolik: Chi sei? dei Manetti Bros

Posso comprendere il rigetto del pubblico per la saga: è stato proposto un modello di cine-fumetto forse troppo teorico, che nel suo ritornare al passato si è fin da subito contrapposto agli standard del presente digitale.

Diabolik Chi sei

Personalmente avevo apprezzato i primi due, ma con Diabolik: Chi sei? la visione si completa: di capitolo in capitolo la trilogia ha riportato le immagini del grande schermo verso la carta stampata dei fumetti, e giunti al terzo ed ultimo episodio tutto è diventato una vignetta di inchiostro, con tanto di china e bianco e nero.

Silent Night di John Woo

Una lacrima che cade e si trasforma in un bossolo: per fortuna ci sono ancora i registi che vogliono creare immagini. Film metodico di errori e di come imparare a diventare peggiori, non muto o di silenzi ma di sequenze ritagliate nello spazio tra i dialoghi, di strade senza ritorno e di musiche che dettano il ritmo: western con le auto, musical senza testi, il ritorno di un colosso Ne ho lette di corbellerie in questi giorni, poi John Woo con Silent Night mette tutti a tacere.

Silent Night John Woo

Godzilla Minus One di Takashi Yamazaki

Il primo nuovo film giapponese di Godzilla dopo l’indimenticabile Shin Godzilla del 2016, Minus One, non poteva sbagliare, ma chi si sarebbe immaginato un risultato del genere? La crasi ideale tra Gareth Edwards e Hideaki Anno che ripensa l’originale del 1954 di Ishiro Honda per il blockbuster di oggi, il tutto realizzato con un budget di 15 milioni che, grazie al potere delle idee, della cura e, c’è da dirlo, del grande talento, sembrano più di 150. Più che un capolavoro un mezzo miracolo, tra i migliori monster-movie di sempre e il degno erede di Shin.

Godzilla Minus One

Il maestro giardiniere di Paul Schrader

La parola come azione, scritta e pensata istintivamente, il corpo e i peccati che si porta appresso, sulla pelle, le sfumature che colorano gli individui che si perdono sullo sfondo di un mondo fatto di marchi, di estremi, di opposti.

Il maestro giardiniere è un’opera enorme, una trilogia tematica indimenticabile (che qui si conclude dopo First Reformed e Il collezionista di carte), un autore che ci sta regalando i suoi film più belli dopo cinquant’anni di carriera.

It’s a wonderful knife di Tyler MacIntyre

Variazione slasher sul tema del classico natalizio ‘It’s a wonderful life’, e immancabile appuntamento con l’horror d’ambientazione dicembrina. Purtroppo da annoverare in quella lunga lista di film che funzionano solo sulla carta, grazie a un concept più o meno geniale che però si esaurisce subito dopo il simpatico gioco di parole del titolo.

It's a Wonderful Knife

The Holdovers di Alexander Payne

C’è una stretta di mano, negli istanti finali di The Holdovers, che ti toglie il fiato: che capacità di tratteggiare i personaggi, i loro pensieri, le loro amarezze, i loro punti di contatto.

Nel 2023 assistiamo alla nascita di un nuovo Classico di Natale per gli anni a venire, cosa rara per un genere che ha già i suoi mostri sacri: a sei anni dal mediocre Downsizing, veder tornare Alexander Payne ai livelli di Nebraska, Paradiso Amaro e Sideways è il miglior regalo da mettere sotto l’albero che si possa desiderare.

May December di Todd Haynes

Tar alla seconda, che sarebbe piaciuto a Bergman e a Kiarostami, la storia di un’attrice (Natalie Portman) che sta preparando un film sulla vita (vera) di una donna (Julianne Moore) che diversi anni prima ha mandato a monte il suo matrimonio ‘normale’ dopo essersi innamorata di un ragazzino di tredici anni, dal quale è rimasta incinta (partorendo in prigione) e con il quale oggi (che lui è adulto) ha una nuova famiglia: dietro compenso (ovviamente) la strana coppia accetta di ospitare la star per alcune settimane per darle la possibilità di vivere dal di dentro quel curioso nucleo familiare e preparare al meglio la sua interpretazione.

May December

Che piacere raro ormai i film scomodi, che mettono a disagio invece di coccolare, che attorcigliano le verità e aggrovigliano le certezze: che film sinuoso e insinuante, che thriller dell’anima e sui rapporti della vita e sul rapporto tra la vita e la sua rappresentazione, un tema costante nella vita di questo autore meraviglioso che con May December torna ai suoi livelli più alti.

Hunger Games: Ballata dell’usignolo e del serpente di Francis Lawrence

Mai stato un grande fan della saga originale, che ha avuto il merito di regalare al cinema occidentale la figura di un’eroina femminile di spicco ma la inseriva all’interno di una storia e di un contesto che rubava a piene mani da troppe opere diverse per riuscire a distinguersi davvero. Tuttavia, questo prequel ha diversi assi nella manica: un’altra protagonista convincente, qualche scena molto riuscita, scenografie di impatto, un piglio deciso. Chi si aspettava il disastro con Hunger Games: Ballata dell’usignolo e del serpente, potrebbe rimanere sorpreso.

Matteo Regoli

critica i film, poi gli chiede scusa si occupa di cinema, e ne è costantemente occupato è convinto che nello schermo, a contare davvero, siano le immagini porta avanti con poca costanza Fatti di Cinema, blog personale

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