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Giurato Numero 2 Recensione: il legal thriller di Clint Eastwood

Abbiamo visto Giurato Numero 2, nuovo film diretto da Clint Eastwood in uscita dal 14 novembre: la recensione.

Tre anni e una pandemia dopo Cry Macho, sottovalutato neo-western che ci regalava quella bellissima immagine del vecchio corpo di Clint Eastwood che si eclissava nel nero dell’immagine mentre il tramonto e la notte inghiottivano la linea dell’orizzonte, il leggendario attore torna ad aggiungere un nuovo tassello alla sua incredibile filmografia, per un ruolo questa volta tutto dietro la macchina da presa, con il legal-thriller Giurato Numero.

Sceneggiatura originale di Jonathan Abrams, che rilegge in chiave intimista, morale ed etica le tematiche al centro del classico del genere La parola ai giurati, il film – no spoiler: dice tutto il trailer qui sotto – racconta la storia di un uomo comune chiamato a compiere il proprio dovete di giurato in un caso di omicidio, che però si rende rapidamente conto di essere lui il vero colpevole del crimine di cui l’imputato alla sbarra è accusato. Dovrà trovare un modo di scagionarlo, senza però incriminare sé stesso possibilmente…

Giurato Numero 2: complessi morali

È curioso che un’altra istituzione del cinema americano proponga un film del genere, dopo che l’anno scorso il mitico William Friedkin ci aveva detto addio con il suo film postumo The Caine Mutiny, altro court-room drama ma declinato alla sua variante militaresca alla Codice d’onore (entrambi i film, ironicamente, includono nel cast Kiefer Sutherland, in due ruoli molto diversi).

Ed è anche curioso che un film del genere arrivi proprio da Clint Eastwood in questo momento finale della sua carriera, dopo negli ultimi anni l’autore ha sempre raccontato le storie vere ma straordinarie di uomini ordinari e comuni in grado di distinguersi in situazioni fuori dal comune (American Sniper, Sully, Attacco al Treno, The Mule, Richard Jewell).

Giurato Numero 2

Quella di Giurato Numero 2 del resto non è una storia vera ma una puramente cinematografica, attraverso la quale Eastwood si interroga sui più grandi valori della democrazia ma anche sulla loro sensibile fallacia: c’è una risposta giusta per le domande che il film si pone? Ce n’è una sola? Il magnifico finale con rapido stacco a nero la dice lunga sul complesso strato di moralità su cui Giurato Numero 2 si muove, ma l’autore è così esperto che ha il perfetto controllo di ogni inquadratura, specialmente le ultime due.

Matteo Regoli

critica i film, poi gli chiede scusa si occupa di cinema, e ne è costantemente occupato è convinto che nello schermo, a contare davvero, siano le immagini porta avanti con poca costanza Fatti di Cinema, blog personale

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