Il signore degli anelli: Gli anelli del potere 2 Recensione
Oltre vent’anni dopo Il signore degli anelli di Peter Jackson, trilogia che ha sconvolto e cambiato per sempre Hollywood per ambizione in campo produttivo e risultati ottenuti, e in vista dei nuovi film della saga La guerra dei Rohirrim e La caccia a Gollum in arrivo al cinema con Warner Bros, la piattaforma di streaming on demand Prime Video ritorna nella Terra di Mezzo con Il signore degli anelli: Gli anelli del potere 2, seconda stagione del prequel ambientato nella Seconda Era, diversi millenni prima rispetto all’avventura di Frodo e della compagnia.
Prosegue dunque la rivalità a distanza con House of the Dragon 2 di HBO (se ve la siete persa, ecco la recensione di House of the Dragon 2), la cui discussa seconda stagione tutta psicologia e tentativi di rinviare l’inevitabile ha scontentato chi si aspettava ‘fuoco e sangue’ e battaglie campali, che invece appariranno sugli schermi Prime Video in tutta la magnificenza spaccamascella che può garantire un budget da 1 miliardo di dollari (senza fare spoiler, ne Gli anelli del potere 2 ci sarà una guerra di assedio che occuperà tutti gli ultimi tre episodi della stagione).
Gli anelli del potere: una stagione 2 imponente
Gli anelli del potere, dunque, anche con questo nuovo ciclo di episodi si presenterà maestosa e imponente, portando un livello di spettacolarità che – e qui si sprechino le frasi fatte – non si era davvero mai visto sul piccolo schermo: merito anche del formato panoramico 2,39:1, dal ‘respiro’ molto più ampio rispetto allo standard televisivo dei 16:9 (House of the Dragon ha adottato il meno comune 2,00:1, che è comunque inferiore), che permette alla Terra di Mezzo di brillare e ai soldi di Amazon di apparire tutti sullo schermo in bella mostra.
Dal punto di vista narrativo, le cose sono meno lucenti: la sensazione è ancora quella che gli autori J. D. Payne e Patrick McKay siano di fronte ad un progetto troppo grande e ambizioso per loro, con la storia interconnessa di decine di personaggi che dà sempre la sensazione di apparire meno interconnessa di quanto in realtà dovrebbe essere (alcuni protagonisti scompaiono per interi episodi) senza contare piccole incertezze e cadute di stile.

Tralasciando il fastidio che possono trovare i fan duri e puri di JRR Tolkien per i rimaneggiamenti alle opere originali, che è un argomento che non ci compete, la direzione dark intrapresa dai nuovi episodi invece convince, e accompagna il pubblico attraverso l’inevitabile ascesa di Sauron l’Ingannatore, celato questa volta dietro l’identità di Annatar il portatore di Doni e alle prese con l’ambizioso elfo Celebrimbor, creatore degli anelli del potere e per certi versi un vero e proprio Oppenheimer della Terra di Mezzo.
In generale i miglioramenti rispetto alla prima stagione non sono pochi, e dato che il progetto è stato sbandierato fin dall’inizio come un’unica storia su cinque capitoli/stagioni, le aspettative continuano a salire.
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