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Il Cacciatore Michael Cimino

Il Cacciatore di Michael Cimino: la perdita dell’innocenza degli USA

Il Cacciatore, epocale dramma sul Vietnam scritto e diretto da Michael Cimino, torna al cinema dal 22 al 24 gennaio 2024 in versione 4K

Il Cacciatore non sarebbe dovuto essere il secondo lungometraggio di Michael Cimino: dopo il successo ottenuto con Una calibro 20 per lo specialista, infatti, il regista instant-cult fu sommerso da proposte di lavoro che arrivavano da qualsiasi direzione e da qualsiasi major. La Paramount gli affidò Perfect Strangers, la cui sceneggiatura gli prese un anno e mezzo di lavoro prima che il progetto – metà politichese e metà sentimentale con protagonisti Roy Scheider, Romy Schneider e Oskar Werner di Jules et Jim – si interruppe dopo circa due settimane di lavoro; per la 20th Century Fox iniziò a lavorare al gangster movie The Life and dreams of Frank Costello, ma anche per questo film arrivò l’oblio.

Nel 1978 Il Cacciatore diventa il più grande – o per meglio dire l’unico – successo della carriera di Cimino, regista maledetto che proprio per via di questo successo si auto-condannerà sotto il peso insostenibile della propria ambizione con il successivo I Cancelli del Cielo (qui il nostro speciale dedicato a I Cancelli del Cielo), che sarebbe arrivato due anni dopo. A metà tra i due lavori però, nel 1979, il picco alla cerimonia degli Oscar, quando Il Cacciatore conquistò 9 nomination e 5 statuette, tra le quali miglior regia e miglior film: per celebrare i 45 anni dalla sua prima uscita, l’opera torna al cinema dal 22 al 24 gennaio 2024 in versione 4K.

Il Cacciatore torna al cinema a Gennaio 2024 in versione 4K


Il cacciatore: non il solito film di guerra

Spesso descritto erroneamente come film di guerra e di conseguenza considerato altrettanto erroneamente come ‘rivale’ di Apocalypse Now di Francis Ford Coppola, uscito proprio nel ’79 e Palma d’oro a Cannes, in realtà Il Cacciatore è un film sulla guerra e su come questa sconvolga le fondamenta della quotidianità, dai rapporti sentimentali all’amicizia: il film riprende l’impostazione di ‘narrazione a blocchi’ già sperimentata – ma non così enfatizzata – in Una calibro 20 per lo specialista, esasperandola con la metafora del ‘one shot’, vero e proprio fil rouge che legherà insieme l’intera opera.

Fulcro della vicenda non tanto la vicenda stessa quanto i personaggi che la popolano – una costante nel cinema di Cimino: emblematico il rapporto di riflessi e reciprocità che lega i due protagonisti principali, Michael (Robert De Niro) e Nick (Christopher Walken), forse un unico personaggio a due teste che tende in direzioni opposte al cui centro batte lo stesso cuore (la Linda di Meryl Streep, di cui entrambi sono innamorati).

Simboli di due Americhe divise ma legate per sempre, che vivono l’assenza reciproca attraverso la presenza di altri (“Non andrei a caccia con loro se non ci fossi tu” dirà De Niro a Walken), Cimino trova entrambi attraverso tre macroscopiche ellissi spazio-temporali che sottolineano il gusto per quelle strutture narrative ampie che sarebbero tornate ne I cancelli del cielo ma che Hollywood avrebbe rigettato perché troppo libere, troppo anti-mitizzanti, troppo estreme e anti-classiche.

Con tre film in uno (il primo da sessantotto minuti, il secondo da quarantadue e il terzo da settanta), Il Cacciatore gioca a dialogare con se stesso tra simmetrie, rime interne, prodromi, rimandi e azioni speculari/ricorrenti, componendo un affresco gigantesco sulla fine di un’era e sulla rinuncia ad un’innocenza che alla fine quasi ci si dimentica di aver mai avuto.

Matteo Regoli

critica i film, poi gli chiede scusa si occupa di cinema, e ne è costantemente occupato è convinto che nello schermo, a contare davvero, siano le immagini porta avanti con poca costanza Fatti di Cinema, blog personale

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