Il Gladiatore 2 Recensione: la vendetta diversa di Ridley Scott
Dopo aver posto sul capo di Joaquin Phoenix un’altra corona, quella dell’Impero Francese, nel suo precedente film Napoleon, il regista Ridley Scott torna a pensare all’Impero Romano e alle battaglie nel Colosseo con la sua nuova opera blockbuster (da 300 milioni di dollari) Il Gladiatore 2, maxi-produzione targata Paramount Pictures e sequel dell’originale Il Gladiatore, epocale peplum del 2000 che non ha bisogno di presentazioni (ma facciamole lo stesso: cinque Premi Oscar, trampolino di lancio per la carriera di Phoenix, consacrazione di Russell Crowe e oggi uno dei film più amati di tutti i tempi).
Ambientato sedici anni dopo gli eventi del primo capitolo, (nella nostra realtà ne sono passati quasi venticinque), Il Gladiatore 2 è la storia di Lucio Vero, figlio illegittimo di Massimo Decimo Meridio avuto con Lucilla (Connie Nielsen) e nipote del defunto imperatore Commodo: una retcon en passant al primo capitolo, svelata dal trailer ma che si sviluppa piano piano nel corso della narrazione.
Narrazione che è debolissima, anche perché appoggiata sulle spalle di un protagonista molto poco carismatico affidato a Paul Mescal, che con tutto il bene sembra capitato da quelle parti come il meme di John Travolta.
Il Gladiatore 2: riecheggiare nell’eternità
Per la seconda volta dopo Alien: Covenant, il regista Ridley Scott con Il Gladiatore 2 realizza il sequel diretto di un suo film, ma ovviamente ne è un remake che stravolge tutto: come l’autore ha fatto tantissime volte nel corso della sua longeva carriera (si pensi al rapporto stilistico tra Blade Runner e Black Rain, tanto che il secondo sembra il rifacimento del primo senza l’elemento fantascientifico), Il Gladiatore 2 riecheggia Il Gladiatore imitandolo ma cambiando ogni cosa nei punti fondamentali (anche a costo di sovvertire le aspettative dei fan originali un po’ come Joker: Folie à Deux ha fatto con il primo Joker).
Il coraggio di Todd Phillips però qui non può esserci, l’operazione chiede il ricalco dell’originale, e quindi il cinema di Ridley Scott sembra scindersi: da una parte la volontà di stravolgere, e proseguire sul solco tracciato dagli approcci farseschi di House of Gucci e Napoleon, dall’altra l’incapacità di calcare troppo la mano per rispetto di una gravitas, quella dell’originale, cui si torna continuamente, con rispetto ma anche mano molto calcata.
Come in Megalopolis di Francis Ford Coppola ecco che l’Impero Romano torna nel nostro presente per parlarci di attualità, ma la forza de Il Gladiatore stava nella sua capacità di rileggere il classico mentre Il Gladiatore 2 crede davvero di avere un messaggio da trasmettere all’oggi: c’è del fascino in questo spirito combattivo, tutto rivolto alla Gen Z (di cui Paul Mescal, il Poeta, che ride fastidiosamente troppo), ma attualità è il contrario di eternità per definizione.

Resta lo spettacolo, di gran livello (specie nelle naumachie, le battaglie navali nel Colosseo con tanto di squali), e soprattutto un enorme Denzel Washington, che in assenza di un vero protagonista da gigante qual è divora ogni scena in cui appare e anche di più (in una sua frase il senso del film, forse: “La miglior vendetta è essere diversi dal tuo nemico“, che assume un senso affascinante se la si legge pensando al primo film).
Anche Pedro Pascal, seppur in un ruolo minore, ha molto più da comunicare del giovane gladiatore che gli è suo malgrado contrapposto: la sfida tra i due è vinta già nei primi minuti, quando al generale romano che ne ha abbastanza delle atrocità della guerra basta uno sguardo per conquistarci. E se dalla prima scena diventa difficile seguire Lucio, e magari finisci per fare il tifo per qualcun altro, quando Massimo Decimo Meridio diventava storia del cinema in ventidue secondi, forse il gladio è un po’ arrugginito.
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