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Il Regno del Pianeta delle Scimmie Recensione

Il Regno del Pianeta delle Scimmie Recensione: un buon (nuovo) inizio

Abbiamo visto Il Regno del Pianeta delle Scimmie, nuovo film della leggendaria saga di fantascienza: la recensione.

La saga de Il pianta delle scimmie, una delle più longeve della storia del cinema, aveva fatto il miracolo tra il 2011 e il 2017 con la trilogia prequel composta da Rise of the planet of the apes di Rupert Wyatt e soprattutto i due episodi successivi, Dawn of the planet of the apes e War for the planet of the apes, entrambi scritti e diretti da un autore di peso come Matt Reeves (lo stesso autore di The Batman con Robert Pattinson) e ricordati come un punto fermo della fantascienza per lo sviluppo dell’arco narrativo dedicato alla scimmia protagonista Cesare, forse il più grande personaggio che la Hollywood dei blockbuster sia stata in grado di creare nello scorso decennio. Una breve premessa per chiarire fin da subito quanto fosse difficile la sfida raccolta da Il regno del pianeta delle scimmie.

E infatti il nuovo capitolo firmato Wes Ball, il primo in assoluto per il franchise ad essere realizzato sotto l’egida della Disney dopo la fusione con la Fox, gioca d’astuzia: qui siamo ‘diverse generazioni dopo’ la morte di Cesare, lo status quo del pianeta Terra è completamente cambiato (e molto più simile a quello del film originale del 1968) e adesso sono le scimmie la specie dominante, con gli umani ridotte a branchi di animali selvaggi che di tanto in tanto si possono scorgere abbeverarsi al fiume insieme alle zebre e ad altri loro simili.

Il Regno del Pianeta delle Scimmie: una nuova era

Il punto di vista adottato da Il regno del pianeta delle scimmie è quello di una giovane scimmia intraprendente, Noa, occhio del nuovo pubblico ignaro di ciò che è venuto prima: l’eredità di Cesare e le sue gesta, in questa nuova epoca delle scimmie, sono un lontano ricordo, prestatosi nel corso delle generazioni a nuove riletture, più o meno deformate, per un parallelo abbastanza evidente con il nostro presente di disinformazione e interpretazioni errate della Storia.

Uno sguardo obliquo su questo mondo che funziona, avvince e trasporta, perché usato per aprirsi man mano a soggettive divergenti, visioni alternative, idee contrastanti (sottolineati dalle due immagini finali, un campo-controcampo speculare per due schieramenti opposti).

Il Regno del Pianeta delle Scimmie

Anche l’impostazione da coming of age è comprensibile e supportata da un comparto tecnico di un ottimo livello (non troppo differente rispetto ai film di Matt Reeves, per ribadire quanto fossero avanti quelli), ritrae bene le sfumature dell’evoluzione del protagonista, che nei canoni narrativi del ‘viaggio dell’eroe’ anche in questo caso sarà destinato a più di quanto si aspettasse all’inizio della sua avventura.

Manca, forse, lo sguardo deciso di un autore capace di infondere a ogni scena quel senso di crepuscolarismo primordiale che incupiva Dawn e War, facendoli al tempo stesso risplendere della meraviglia dell’incontro-scontro di due mondi colti nell’atto di incontrarsi a metà strada tra la caduta e l’ascesa. Qui siamo più nei territori della tradizione, che vanno bene per un buon inizio: i prossimi episodi dovranno fare di più.

Matteo Regoli

critica i film, poi gli chiede scusa si occupa di cinema, e ne è costantemente occupato è convinto che nello schermo, a contare davvero, siano le immagini porta avanti con poca costanza Fatti di Cinema, blog personale

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