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Indiana Jones e L'antico cerchio Recensione

Indiana Jones And The Great Circle Recensione: come un film di Indy

Indiana Jones And The Great Circle è il miglior tributo possibile all’iconico archeologo interpretato sul grande schermo da Harrison Ford.

Sei seduto comodo sul divano davanti alla TV. Vedi davanti a te Indiana Jones recuperare l’Idolo d’Oro da un tempio perduto nella giungle peruviana per poi fuggire in modo rocambolesco dopo aver inavvertitamente attivato una trappola. “Tiri la statuetta, io le tiro la frusta”, urla Satipo a Indy per poi tradirlo: “Adios senor”. Ma Indy riesce a cavarsela e recuperare l’Idolo dal cadavere di Satipo, ucciso da una trappola del tempio: “Adios imbecille”. Un masso gigante sta per schiacciare Indy, che però riesce infine a salvarsi e tornare all’aperto.

È la leggendaria sequenza iniziale de I Predatori dell’Arca Perduta, ma con una piccolissima differenza: non è il film ma un videogioco.

Indiana Jones And The Great Circle, in italiano Indiana Jones e l’Antico Cerchio, si apre proprio ricreando in chiave videoludica una scena che ha fatto la storia del cinema, per poi dare il via subito dopo a un nuovissimo Action/Adventure firmato MachineGames, lo studio interno di Bethesda a cui si devono i moderni Wolfenstein ed ora alle prese con un qualcosa di completamente diverso rispetto ai loro standard.

Ma MachineGames è stata perfettamente all’altezza del compito, confezionato il miglior videogioco su Indiana Jones dai tempi di The Fate Of Atlantis del 1992.

Un vero e proprio film, pad alla mano

The Great Circle è ambientato nel 1937, un anno dopo le vicende de I Predatori dell’Arca Perduta. Indiana Jones si è da poco lasciato con la fidanzata Marion Ravenwood ed è tornato al suo ruolo di insegnante al Marshall College. Una notte, un misterioso individuo gigantesco, Locus, fa irruzione nell’istituto mettendone a soqquadro il museo. Indiana prova a fermarlo ma viene velocemente sovrastato dalla notevole forza fisica dell’avversario. La mattina dopo, ripresosi dalla batosta e rimesso in ordine il museo, Indy scopre che il gigante ha rubato la statuetta di un gatto mummia, perdendo però il suo medaglione con sopra raffigurato il simbolo dell’Archivio Apostolico Vaticano.

Desideroso di capire perché il gatto è stato rubato e con il Vaticano come unica pista, Indiana Jones inizia una nuova avventura che lo porterà a viaggiare ancora una volta in giro per il mondo e scoprire un poco alla volta il mistero dell’Antico Cerchio e dell’incredibile segreto che custodisce.

Lungo il cammino incontrerà la giornalista italiana Gina Lombardi, che a sua volta indaga sull’Antico Cerchio. I due daranno vita a un’improbabile alleanza, unendo le forze non soltanto per svelare al mondo un segreto tenuto nascosto da millenni, ma anche per contrastare la minaccia dei fascisti e nazisti guidati da Emmerich Voss, spietato ricercatore tedesco a sua volta interessato all’Antico Cerchio.

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Diciamolo subito senza indugiare: a rendere speciale Indiana Jones And The Great Circle è proprio la sua componente narrativa che, unita alle atmosfere che permeano l’avventura ed al taglio cinematografico dato non solo ai filmato ma anche al gameplay stesso, per davvero ci fanno credere di essere davanti a un nuovo film dell’iconico personaggio di Harrison Ford (il modello poligonale del gioco è basato proprio al look del celebre attore da giovane). Ancora di più, l’opera MachineGames richiama proprio la trilogia cinematografica classica complice anche la collocazione temporale a metà tra I Predatori dell’Arca Perduta e L’Ultima Crociata, come se fosse un quarto film uscito sempre negli Anni ‘80.

Praticamente The Great Circle è il videogioco perfetto per chi con le prime pellicole ci è cresciuto e magari non ha particolarmente apprezzato Il Regno del Teschio di Cristallo o il più recente Il Quadrante del Destino. La produzione Bethesda è infatti un vero e proprio tributo all’Indiana Jones dei tempi d’oro, quello che cambiò il volto del cinema dando il via a un franchise storico che ha fatto emozionare intere generazioni, pronte adesso ad amare anche The Great Circle e il suo essere un Indiana Jones nel senso più puro del termine.

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Si arriva a un risultato simile grazie ad una storia efficace e coinvolgente che mette in primo piano l’avventura, il senso di scoperta, i viaggi attraverso i luoghi più evocativi e remoti del mondo e un cast di protagonisti, comprimari ed antagonisti che buca subito lo schermo. Sorretti da una scrittura adeguata che valorizza ogni dialogo, l’Indy videoludico mantiene intatto tutto il suo leggendario carisma ma anche la Gina interpretata da Alessandra Mastronardi si rivela la miglior spalla possibile per un personaggio di tale fama, non sfigurando assolutamente ma anzi elevandosi a sua volta come figura che conquista subito l’attenzione e l’affetto dei giocatori. E che dire di Voss, cinico antagonista e maestro di terrorismo psicologico che trasmette per davvero la sensazione di essere una pericolosa minaccia da non sottovalutare?

MachineGames si è letteralmente superata con la sceneggiatura, mettendo in piedi un gioiello narrativo che ha tutto ciò che serve per stupire i fan di Indiana Jones. E con le quest secondarie che vantano a loro volta la stessa, grande cura nella scrittura risultando assolutamente imperdibili da scoprire, abbiamo un’ulteriore prova di quanto sia stato appassionato e sentito il lavoro svolto dagli sviluppatori, che non hanno voluto lasciare nulla al caso pur di offrire l’esperienza videoludica definitiva di Indy, almeno per quanto riguarda storia ed atmosfere.

Sentirsi Indiana Jones

La sensazione di essere davanti a una vera e propria avventura di Indiana Jones la si avverte anche pad alla mano, non solo tramite storia e filmati cinematografici. L’opera MachineGames ci mette da subito in chiaro che noi siamo Indy e ci comportiamo esattamente come farebbe il personaggio nei film: un uomo comune ma con un forte istinto di sopravvivenza, tanto intelligente quanto furbo.

Proprio per questo non bisogna aspettarsi chissà quali combattimenti sofisticati o spettacolari da The Great Circle: il nostro archeologo non è un guerriero, ma fa ricorso al suo intelletto ed alle risorse a sua disposizione per superare qualunque ostacolo incontri lungo il cammino pur tenendo conto dei suoi limiti e debolezze.

Di conseguenza The Great Circle punta con forza più sull’approccio Stealth che sul combattimento diretto, sebbene comunque Jones sappia difendersi sfruttando la sua frusta per disarmare i nemici o spaventare i cani di guardia, facendo affidamento sulla propria pistola se strettamente necessario e, qualora lo scontro diventi inevitabile, è sempre pronto per fare a pugni. Ma lo scontro diretto è sempre un rischio: non solo le energie vitali e la stamina del protagonista si prosciugano velocemente, ma rischiare di attirare l’attenzione di ogni nazista o fascista nei dintorni è praticamente una condanna a morte.

Ecco quindi che il fulcro principale resta l’approccio silenzioso senza farsi scoprire, eliminando i nemici alle spalle sfruttando ogni risorsa fornita dall’ambiente circostante, che si tratti di un bastone, un manganello, un martello o persino una semplice spazzola, con ciascun oggetto che si usura un poco alla volta fino a divenire inutilizzabile.

Qui però emerge l’unico vero, grosso limite della produzione Bethesda: l’intelligenza artificiale che muove i nemici è purtroppo da bocciare. La componente Stealth è infatti piuttosto elementare seppur perfettamente funzionale al tipo di personaggio che è Indiana Jones, peccato solo per un’IA deficitaria dei nemici, fin troppo facili da aggirare e prendere alla sprovvista oltre che eccessivamente stupidi per rendersi conto di ciò che sta accadendo attorno a loro. Impossibile non storcere il naso davanti alla totale impassibilità dei nemici quando Gina (che ci accompagna spesso nel corso dell’avventura) scorrazza nei paraggi come se nulla fosse, riconoscendo solo ed unicamente la presenza di Indy. Ed altrettanto difficile da ignorare il fatto che non si accorgano della nostra presenza pure se stiamo relativamente vicini, con l’apposito indicatore di attenzione che si riempie lentamente ed in maniera poco credibile.

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È un vero peccato che MachineGames sia inciampata proprio sotto questo aspetto considerato quanto la componente Stealth sia fondamentale in ottica gameplay, quando poi tutto il resto è programmato in maniera soddisfacente: le scazzottate sono divertenti e si avverte anche un certo senso di sfida quando bisogna fuggire o destreggiarsi nei combattimenti, persino il sistema di mira e di sparatorie si dimostra ben curato (e non poteva essere altrimenti, parliamo pur sempre degli autori degli ultimi e brillanti Wolfenstein) nonostante il suo essere un elemento secondario in tale contesto.

Ma regala soddisfazioni anche l’immersione che si prova nell’esplorare ogni scenario alla ricerca di risorse utili, denaro per sbloccare nuovi oggetti e potenziamenti, scorciatoie e segreti. In The Great Circle si avverte pure un abbozzo di Immersive Sim nel gameplay complessivo, dando così ancora più personalità a una giocabilità ricca di sfumature ed ulteriormente valorizzata anche dai numerosi rompicapi che caratterizzano l’avventura, molti dei quali pure piuttosto ingegnosi e piacevoli da risolvere. Di fronte a così tanti spunti ben realizzati lascia un certo amaro in bocca vedere che MachineGames è inciampata proprio sull’elemento principale dell’impianto ludico messo a punto per quest’avventura, tuttavia considerando tutto l’insieme di dettagli e meccaniche che danno vita a The Great Circle, nel complesso si resta comunque ben soddisfatti da quanto realizzato dallo studio svedese.

A brillare è in particolare un level design di grande qualità, ben articolato e che lascia al giocatore la possibilità di affrontare le varie sfide del gioco con ampio margine di manovra. Le macro aree che esploreremo nel corso dell’avventura sono un vero e proprio manuale su come realizzare al meglio scenari articolati che stimolano l’esplorazione (in tal senso proprio la prima di queste aree, quella nel Vaticano, è forse l’apice dell’intera produzione pur senza nulla togliere alle successive).

Non mancano poi varie attività secondarie, che si tratti di incarichi o di collezionabili da trovare setacciando a fondo tutto il mondo di gioco, che si dimostrano curatissime esattamente come la main quest dimostrandosi un ulteriore valore aggiunto all’opera, ed anche le sequenze strutturate in maniera più lineare sanno coinvolgere grazie al sapiente mix di azione, stealth, esplorazione ed enigmi.

Ciò si traduce in una grande avventura che intrattiene anche per una ventina di ore, a seconda di quanto tempo si vuole spendere tra le attività collaterali e l’esplorazione a fondo di ogni scenario. IA nemica a parte, The Great Circle è un gioco che funziona a meraviglia, con difficoltà adattabili alle esigenze di ogni giocatore e tante sorprese che aspettano soltanto di essere scoperte pad alla mano.

Giro del mondo

Anche sul lato scenico il nuovo excursus videoludico di Indiana Jones è un successo. Constatato che il gioco di MachineGames replica in maniera fedele lo stile e le atmosfere dei primi tre film, bisogna aggiungere che anche in ottica puramente visiva siamo davanti a un lavoro certosino. Ogni ambientazione brilla per dettagli e cura nei particolari: il Vaticano e Castel Sant’Angelo lasciano senza parole con la loro essenza evocativa ed esplorarli è un vero e proprio piacere, ma anche tutte le successive ambientazioni, Giza in particolare, bucano lo schermo per il modo realistico e credibile con cui sono state caratterizzate. Non parliamo poi delle varie tombe, catacombe, caverne e templi che aspettano soltanto la nostra visita per lasciarci senza parole con le loro atmosfere mozzafiato, che ci fanno sentire per davvero esploratori dell’ignoto alla ricerca di tesori dimenticati.

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Di sicuro l’ottimo comparto grafico valorizza tutto il quadro scenico messo in piedi da MachineGames. Le cutscene in particolare lasciano senza parole per il magistrale taglio cinematografico che le anima, come se stessimo davvero davanti a un film (peccato giusto per qualche occasionale calo di framerate in alcune di queste sequenze), ma anche ogni scenario impressiona con un notevole colpo d’occhio e con una cura piuttosto evidente in textures, animazioni ed effetti di luci ed ombre all’insegna del realismo. Qualche sbavatura c’è, in particolare nell’ultima macro area afflitta maggiormente da fenomeni di pop-up e da textures che faticano a caricarsi, ma nulla che vada ad influire pesantemente sulla resa tecnica complessiva dell’opera.

Un grande pollice in su va al comparto sonoro, che eccelle in ogni aspetto. Le musiche di sottofondo intensificano ancora di più le sensazioni di avventura e scoperta alla base del nostro viaggio e sono un vero piacere da ascoltare, con la leggendaria main theme di Indiana Jones che fa capolino solo nei momenti chiave della storia senza risultare abusata. Splendido anche il doppiaggio, non solo quello inglese praticamente superlativo (pur avendo l’aspetto del giovane Harrison Ford, Indy è doppiato dal talentuosissimo Troy Baker che ha reso davvero giustizia al personaggio, ed anche la prova di Alessandra Mastronardi nei panni di Gina è da promuovere) ma anche la controparte italiana recitata in maniera assolutamente professionale. Certo, in un primo momento fa molto strano non sentire la voce di Michele Gammino quando Indy parla, ma dopo un po’ ci si abitua al meglio grazie al pregevole lavoro svolto dai doppiatori per rendere giustizia ad ogni personaggio principale e secondario, rendendo l’avventura ancora più immersiva.

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Alla prossima avventura, sempre armati di frusta

Il ritorno di Indiana Jones nel mondo videoludico è stato uno degli eventi più attesi del 2024 ed è andato davvero al meglio, regalando ai fan un’esperienza incredibilmente vicina ai primi indimenticabili film, giocati però con un pad in mano.

Indiana Jones And The Great Circle non è solo un brillante Action/Adventure: è il miglior tributo possibile all’iconico personaggio interpretato sul grande schermo da Harrison Ford, un’avventura che riprende con efficacia lo stile e le atmosfere delle pellicole e che colpisce forte grazie a un gameplay ricchissimo di sfumature che si tratti di rompicapi stimolanti, un level design brillante, epiche scazzottate e tanti segreti da scoprire.

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Il tutto viene poi sorretto da un impianto narrativo efficace, che cattura al meglio l’essenza dei film grazie a una storia che coinvolge e personaggi brillantemente caratterizzati, condendo il tutto anche con un pizzico di comicità che si sposa ulteriormente alla perfezione con i classici cinematografici. E quando pure le attività secondarie si dimostrano scritte con grande cura e dedizione, allora a quel punto diventa chiaro di essere davanti a un gioco realizzato con passione dagli sviluppatori.

Di fronte a tutto questo ben di Dio, al quale si aggiunge un comparto audiovisivo altrettanto splendido ed atmosfere che tolgono il fiato, diventa veramente un peccato dover constatare che a The Great Circle è mancato davvero poco per rivelarsi un prodotto eccellente a tutto tondo. Purtroppo non è possibile chiudere un occhio su quella IA nemica gravemente deficitaria e che smorza un po’ l’immersione nel mondo di gioco, rendendo fin troppo approssimativa quella componente Stealth fulcro del gameplay. Se solo MachineGames avesse riposto più cura ed impegno nel valorizzare anche le routine comportamentali dei nemici, a quest’ora staremmo parlando legittimamente di The Great Circle come uno dei migliori videogiochi degli ultimi anni.

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Nonostante questo inciampo, bisogna però riconoscere che l’obiettivo principale è stato raggiunto: Indiana Jones And The Great Circle voleva far sentire i giocatori proprio come se fossero loro stessi Indy, proprio come se stessero vedendo uno dei suoi migliori film per regia, atmosfere e senso di avventura e scoperta. MachineGames ha centrato lo scopo offrendo così al pubblico uno dei migliori giochi su licenza di questa generazione. E si arriva ai titoli di coda con la voglia di vivere al più presto la prossima avventura videoludica di Indiana Jones.

Francesco Muccino

Tocca il suo primo videogioco, Super Mario Land, quando ancora non ha compiuto 3 anni. Da allora entra in un vortice dal quale probabilmente non ne uscirà mai più. Appassionato di ogni genere e irriducibile alfiere del formato fisico, vanta una collezione di oltre 2700 giochi.

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