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INDIKA Recensione

INDIKA Recensione: scoprire sé stessi tra cultura e umanità

Una suora e un insolito compagno di viaggio in una Russia alternativa di fine XIX secolo: la recensione di INDIKA di Odd Meter

Quella che leggerete oggi non è la classica recensione su un videogioco che colpisce e sa quale linguaggio usare, ma una presa di coscienza su cosa ho giocato. Se non avete intenzione di leggere il classico brainstorming che avviene quando qualcosa mi colpisce talmente tanto da divenire un metro di paragone, fate bene: il voto che avrete già visto, probabilmente, è già di per sé esaustivo. Leggere però, consente di scoprire cosa ho provato con Indika, opera di un team che ha lasciato la sua casa per sfuggire dal regime russo di Putin, insediandosi in Polonia. Ed è stato amore, un amore immediato e sorprendente.

Odd Meter, lo studio che ha creato questa breve ma intensa epopea, è quel ragazzo che lascia casa propria per scoprire il mondo e, forse, addirittura qualcosa in più. È la poetica della meraviglia a essere al centro della produzione, la stessa portata avanti sapientemente per tutte le sei ore necessarie per arrivare ai titoli di coda. Tuttavia, non è saggio parlare di longevità, specie in videogiochi di questo calibro. Qui c’è altro, tanto altro su cui riflettere: INDIKA è un videogioco dalla profondità umana e dal senso di cultura che, onestamente, quasi commuove solo ripensarlo mentre si scopre qual è la sottile linea fra ciò che è giusto e cosa è invece facile.

INDIKA, il trailer

Una loda alla poesia

Indika è esattamente quella novità che fa piangere per la bellezza di ciò che viene raccontato e per il modo attraverso il quale il team sceglie di perseguire il suo obiettivo nel racconto, preciso e mai banale, avvincente e appassionante. La letteratura, anche grazie a Umberto Eco e all’abilità di autori del calibro di Ken Follett, ha proposto libri moderni che raccontano storie e momenti delicati nella vita dei suoi protagonisti.

Ciò avviene pure con Indika: la produzione di Odd Meter è una lode alla poesia e ai libri ma è anche un modo di giocare con il medium videoludico che lascia, in sintesi, senza parole. È un videogioco che si esprime con un’intelligenza tale da passare, in svariati momenti, dal terrore allo spassoso, dall’incredulità all’ironia sprezzante e decisa, la stessa che ha mi ha coinvolto, facendomi conoscere uno spaccato di Russia che non conoscevo affatto.

INDIKA Recensione 1

Pur andando via dalla stessa, Odd Mater ha optato di ambientare la sua opera in una Russia sconvolta e stremata. La Chiesa Ortodossa, considerata alla stregua di un qualunque capo di Stato, ha una rilevanza totale nell’immaginario popolano e non solo: è un momento di sconvolgimento e smarrimento, in cui solo la penitenza e la preghiere possano dare un sospiro di sollievo e allietare la vita di chiunque, persino degli stessi organi ecclesiastici.

Se siete credenti, insomma, non spaventatevi affatto dall’ironia che viene proposta: è leggera e se avete letto la Bibbia, o qualunque testo cristiano, potreste addirittura trovare nel videogioco di Odd Mater una morale divertente e piacevole. La medesima che segue la protagonista della storia, divisa fra ciò che è giusto e sbagliato, mentre parla con un personaggio onnipresente come le voci della povera Senua: il Diavolo, il Maligno, il terrore.

Dominus Tecum

A chiacchierare con il Diavolo, figura che risuona nella sua testa, è la giovane Indika, una suora che, costretta a lasciare la sua famiglia per circostanze misteriose (niente spoiler, mi spiace), vive seguendo le leggi del Monastero e del priore, mentre sogna a occhi aperti e immagina siparietti divertenti.

È vista in maniera negative dalle sorelle, che preferiscono di gran lunga non darle troppa importanza, umiliandola con incarichi spesso non all’altezza della sua bravura. È dotata, in tal senso, di una grande intelligenza: ciò è un pericolo, per qualcuno; lo è per gli stessi uomini, che a loro volta si trovano totalmente indispettiti da una donna istruita capace di avere una sua personalità.

Nel mondo dell’epoca, dunque, una giovane come Indika, costretta a reprimere le sue emozioni, era vista in modo negativo. La cristianità è però qualcosa che giunge dall’interno: Indika è sospesa in un mondo che vede, da una parte, la Bibbia e la Chiesa che dicono di comportarsi in un certo modo, senza eccedere nei peccati e rigettando qualunque tentazione; dall’altra, una protagonista che sogna la propria libertà.

INDIKA Videogioco

Come già detto prima, intendo evitare gli spoiler: la storia di Indika è qualcosa che non vedevo dai tempo di Life is Strange e di altre produzioni che sanno dimostrarsi intense e appassionanti come Harold Halibut (se ve la siete persa, ecco la recensione di Harold Halibut). Penso anche a What Remains of Edith Finch, che però con Indika non c’entra alcunché.

Tornando alla trama principale, la giovane viene incaricata dalla Madre Superiora di portare una lettera segretissima a un personaggio. Abbandonando la sicurezza del Monastero in cui sta crescendo da tempo, la giovane Indika parte alla volta di un mondo che pensava fosse un paragrafo su un libro qualunque, magari su uno scritto e illustrato nel Medioevo – magari proprio, chissà, da quel Andreas Maler che tanto è entrato nel cuore di tutti.

Nel corso del suo viaggio, la protagonista entra in contatto con un mondo brutale e spietato, disinteressato e corrotto: è tutto fermo e gelido, come se nulla possa fare effettivamente qualcosa. E la produzione riesce nel complesso tentativo di mostrare una spiccata e appassionante personalità, dimostrandosi sempre e in modo convincente notevole e potente, creando quel metro di paragone che si sta decantando a squarciagola.

INDIKA

Non è per niente scontato, con tutte le avventure narrative pubblicate nel corso degli anni. Indika fa qualcosa di assolutamente nuovo dal punto di vista del racconto: proporre una narrazione che sfocia poi nella funzionalità del suo gameplay, accrescendo gli approcci allo stesso, non rendendo il titolo semplicemente come una storia di elevata qualità. E lo dico senza troppe cerimonie, visto che ci sono: è il racconto più autentico, brillante e commovente che mi capitasse di vivere da tempo.

Indika: tra pause ed enigmi

Parte del merito va alla protagonista e, soprattutto, alla struttura di gioco. Indika è un’esperienza interamente concentrata sulla narrazione, con una storia ricca e particolare, forte di momenti da lacrime virili e da enigmi da superare dopo aver fallito ripetutamente ogni situazione. È un videogioco che, oltre a mostrare moltissima personalità, riesce a concatenare sensazioni e particolarità che spingono il giocare a diventare come Indika: una giovane che ha l’obiettivo di conoscere il mondo e, intanto, di trasmettere le proprie emozioni.

In parole povere, Indika è un’avventura classica per il mercato odierno. Anzi, è una produzione che fa di tutto per non dimostrarsi innovativa nella proposta ludica: qualcuno pensava che fosse chissà quanto intricata e complessa. Concentra, a dire il vero, il suo meglio in lunghi percorsi per accentuare la sua atmosfera e, nel frattempo, proporre puzzle di vario genere da risolvere nel percorso per arrivare alla conclusione. Alcuni di essi, al riguardo, sanno davvero mettere alla prova e sono sempre inseriti con una costanza assolutamente ben congegnata e pensata per dare al giocatore un ottimo senso di varietà.

È la varietà, in tal senso, a essere al centro dell’intera struttura ludica: il ritmo è ben condensato e concentrato; sa essere coinvolgente e non abbandona mai chi è davanti allo schermo, presentando diverse scelte geniali. Quando parlo di funzionalità, legami e connessioni fra la storia e la struttura di gioco, intendo il potere di osare e fare tutto esageratamente bene.

Oltre a essere un videogioco con un forte messaggio odierno, Indika è un prodotto che trasporta il giocatore anche attraverso le pergamene antiche della storia del videogioco, tornando indietro nel passato con varie sezioni e ricalcando i periodi d’oro di molte opere d’arte. Il game design, semplice ed efficace, riesce a dimostrarsi maturo e ben implementato. È il ritmo a essere buono, tanto che, in certi momenti, ho riconosciuto la medesima profondità che ho visto in altri film, come quel capolavoro di The Witch di Eggers.

Tra la fine e le scelte

Pentirsi è inevitabile nel mondo odierno: in poche occasioni si può avere la fortuna di non sbagliare nulla. Indika è un titolo che spiega con semplicità il significato del mondo e mette in chiaro le libertà insite in tutti coloro che sono alla ricerca della pace.

Quello di Odd Bites è un videogioco che porta a riflettere. INDIKA, indipendentemente da quello che accade a schermo, sa sempre essere affiatata e pronta a tutto. Pure a fingere di essere felice, perché la contentezza è solo momentanea. Potrei andare oltre per spiegare quanto Indika sia il videogioco indipendente migliore attualmente sulla piazza.

Nicholas Mercurio

Cosa succede se unite letteratura, tanta curiosità e un mix letale di videogiochi indipendenti e di produzioni complesse? Otterrete Nicholas, un giovane virgulto che scrive tanto e vuole scrivere di più. Chiamato "Puji" ben prima di nascere, dovete dargli una penna per tenerlo calmo. O al massimo un pad.

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