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Inkulinati Recensione

Inkulinati Recensione: uccide più la penna della spada

Yaza Games rielabora il Medioevo a modo suo con Inkulinati, un’opera che riscopre i testi antichi e se ne prende candidamente gioco.

Chi non ha mai sognato, una volta tanto, di divenire un amanuense? Lo ammetto, spesso mi sono immaginato a delineare storie incredibili attraverso l’arte più bella al mondo, disegnando e dando ai codici e ai testi antichi la dovuta importanza. Parole in latino e in francese – al tempo un franco provenzale tiratissimo, quello che oggi si parla a Parigi come dialetto, lo stesso presente in Valle d’Aosta – che accompagnavano disegni che i trovatori, un tempo, potevano soltanto cantare nei borghi delle città europee, tra Lione, Annecy e Aquisgrana, mentre in Inghilterra, attraverso i Normanni, il mito di Robin Hood si faceva spazio nella cultura del Paese che diede origine al mito di Re Artù.

Sempre in Francia, però, La Chanson de Roland dominava le corti e meravigliava i principi e i ducati di ogni ceto sociale. Era una storia triste, dal grande impatto e dal pregevole insegnamento. Non era seconda a nessuno, poiché parlava ai pochi, dando spessore a un modo narrativo che, a dirla tutta, ancora oggi mi affascina. Quelle pagine raccontavano qualcosa, al prossimo, esattamente come lo hanno fatto quelle di Inkulinati, l’opera di Yaza Games che mi ha colpito nel segno e dato, inoltre, molto su cui riflettere quando il Medioevo s’incastra con il videogioco. È un incontro speciale che, in maniera del tutto improvvisa, esplode e trasporta i giocatori in un tempo che fu: Yaza Games ha fatto ricerche, studiando i testi antichi, andando indietro nel tempo e scoprendo la natura reale dei loro testi.

Tutto è stato compiuto per proporre un videogioco che sapesse coniugare un linguaggio immediato con la complessità culturale vista in opere come Pentiment, che in fatto di Medioevo, storie e racconti indelebili, non è secondo a nessuno. Quello di Inkulinati, tuttavia, era un obiettivo chiaro sin da subito: affondare la penna in quei testi comuni per ricreare un’opera dal grande impatto ludico, unendolo con l’ironia tipica di quel tempo, tra coniglietti arrabbiati che emettono suoni roboanti dal deretano e sì, capre assennate con tromboni e cattiveria. Insomma, un sogno per chiunque – come il sottoscritto – ama terribilmente il periodo storico più oscuro ma di grande impatto della storia.

Inkulinati: creare la storia

Ora, sia chiaro: non esiste una trama principale. Esiste un contesto, il viaggio di un giovane virgulto impersonato dal giocatore per divenire il Maestro Inkulinato (LEGGETE BENE, OHHH) più forte al mondo in una mappa di gioco che potrebbe ricordare a qualcuno quella perla immortale di Darkest Dungeon II in ogni sua più spietata formula.

Inizialmente a dare il benvenuto nel mondo di gioco è un maestro simile a Yoda, ricreato per l’occasione dal team per dare al giocatore la stessa enfasi che si proverebbe quando si è davanti alla Morte Nera, in questo caso rappresentata da guerrieri di ogni genere e grado, maestri della penna più che della spada, dei pazzi scatenati alla costante ricerca dell’Io interiore mentre rafforzano i loro ranghi. Insomma, è una storia truculenta, brutale e ironica sin dal principio, quella che si configura mentre si viaggia con cappa, spada e calamaio in un mondo tutto da scoprire, disseminato di curiosità di ogni genere.

Inkulinati Recensione 1

È un approccio narrativo semplice quanto efficace, tenuto in piedi da una scrittura degli eventi adeguatamente composta e proposta, a sua volta curata da un’attenzione scrupolosa nel dettagliare gli eventi che si palesano e le figure storiche che, pensate un po’, diventano gli avversari da battere. Come, c’è Dante? Sì, non manca affatto: dopo “Il De Vulgari Eloquentia” e “La Commedia”, è il nemico simbolico numero, esattamente come Francesco d’Assisi, presente assieme al suo Cantico delle Creature, una lode a Dio, alla natura e al creato, in cui al tempo cercò di raccontare la meraviglia del mondo attraverso la parola scritta, un privilegio che avevano in pochi.

Battaglie fino all’ultimo Inkulinato

Il viaggio è duro e impervio, nonché imprevedibile, quando si tratta di voler diventare il migliore al mondo. Nella mappa è possibile scegliere in che modo comportarsi. Avanzando nella storia principale, e in generale nelle fondamenta narrative dell’opera, il giocatore può accumulare danaro e, in seguito, usarlo per aumentare il numero delle sue Bestie da schierare. Le locande, oltre a ospitare e rinvigorire il personaggio scelto precedentemente da un editor del personaggio intuitivo (in questo caso, da amante di Pentiment, ho scelto Andreas), offrono la possibilità di aumentare la fama, così che i villici di ogni luogo siano più propensi ad aiutare il prossimo.

Sia chiaro, non ha la stessa profondità che potrebbe avere Darkest Dungeon o altre opere del genere ma l’inserimento di scelte di questo tipo dà modo al giocatore di entrare in contatto ancora più in profondità con i Marginalia e le parole che si configurano nel corso delle battaglie. Quest’ultime, oltra a intrattenere e coinvolgere, mostrano con efficacia la cura riposta da Yaza Games per rappresentare al meglio le caratteristiche del titolo. Il cuore pulsante del game design di Inkulinati è il combattimento a turni su pergamene in cui il personaggio scelto per l’occasione può disegnare le Bestie e usarle a proprio piacimento, schierandole per avere la meglio e, nel frattempo, facendo del male all’avversario.

I combattimenti, che ho affrontato al livello più complesso, non sono semplici: serve capire, intanto, in che modo posizionare le creature sul campo di battaglia. Inkulinati, se affrontato a un livello di sfida alto, è un videogioco che non ammette errori di alcun genere: gli arcieri, selezionabili da una barra rapida, possono colpire direttamente il Maestro Inkulinato che si sta affrontando da ogni luogo delle mappe proposte dal titolo. È interessante, in tal senso, vedere quanta diversità sia presente nell’architettura di gioco, soprattutto quando si deve affrontare un numero esagerato di nemici: il team ha saputo combinare azione, imprevedibilità e immediatezza con intelligenza e passione.

È proprio questo, infatti, che sa far luccicare gli occhi: la passione messa dallo studio per rappresentare a dovere un’epoca buia e tumultuosa, in cui niente è come appare e tutto muta ed è in discussione. Questo si miscela poi all’opera in ogni sua forma, attraverso le impalcature ludiche. Al riguardo, fa ridere gettare nel fuoco un coniglietto, un cane e qualunque Bestia evocata dalla penna abile di un Inkulinato. È divertente, infine, combinare attacchi di varia natura mentre si cerca di concatenare offensive di vario tipo. È ciò che rende il titolo efficace e assolutamente impareggiabile sotto il profilo del game design, ottimo e appassionato.

Direzione artistica e quel Medioevo tutto da bere

Poi c’è la direzione artistica. E che gli vuoi dire? Come, non lo vedete dagli screen proposti dal team? È tutto, TUTTO, disegnato a mano. Ogni frame, ogni cosuccia minuscola sprigiona Medioevo, Dante e Petrarca da tutti i pori, con quello stile che farebbe incantare addirittura il più incantato fra gli uomini e gli appassionati di storia e di quell’epoca buia, che di buia aveva tutto e di più, e che oggi ci ritroviamo un pochino a rivalutare.

Inkulinati, come Pentiment e Kingdom Come: Deliverance, è una concreta prova d’amore sia per il videogioco che per un contesto magico. È un videogioco appassionante, un viaggio che spinge a scoprire i lati più belli di quell’epoca dal punto di vista letterario e concettuale, fornendo inoltre punti di riflessioni assolutamente importanti (non a caso abbiamo inserito Inkulinati tra i Migliori Giochi del 2023 arrivati su Xbox Game Pass). È un voto alto perché sì, qui non ci sono difetti.

Nicholas Mercurio

Cosa succede se unite letteratura, tanta curiosità e un mix letale di videogiochi indipendenti e di produzioni complesse? Otterrete Nicholas, un giovane virgulto che scrive tanto e vuole scrivere di più. Chiamato "Puji" ben prima di nascere, dovete dargli una penna per tenerlo calmo. O al massimo un pad.

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