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Joker Folie à Deux

Joker: Folie à Deux Recensione: un sequel duplice e memorabile

Abbiamo visto in anteprima Joker: Folie à Deux, sequel del Leone d'oro Joker di Todd Phillips: la recensione.

Terzo giro a Gotham City in questo 2024, mentre su HBO e Sky continua ad andare in onda la serie tv The Penguin (se ve la siete persa, ecco la recensione di The Penguin) e sulla piattaforma di streaming on demand Prime Video i fan dei supereroi DC Comics possono godersi la prima stagione della serie televisiva animata Batman: Caped Crusader, che rilegge il mito dell’alter-ego di Bruce Wayne in chiave hard-boiled/noir anni 40.

La prima stagione di quella serie terminava sull’introduzione di un nuovo Joker, e casualmente è proprio con un cartone animato che si apre il nuovo Joker di Todd Phillips, sequel del film del 2019 che fece la storia del cinema trionfando con il Leone d’oro a Venezia e ottenendo 11 nomination agli Oscar, il numero più alto della propria edizione (un grande momento di gloria per il cinema di genere, che veniva dal successo del monster-movie La forma dell’acqua di Guillermo Del Toro e che di lì a poco sarebbe tornato sul tetto del mondo e sul palco dell’Academy con la fantascienza di Dune di Denis Villeneuve).

Intitolato Joker: Folie à Deux – dal termine medico omonimo che fa riferimento ai casi psichiatrici in cui un disturbo viene trasmesso da un soggetto ad un altro, come accadeva, per restare nell’ambito cinematografico, l’unico che ci compete, con la mania omicida di Cure di Kiyoshi Kurosawa – il film inizia con un prologo stile Looney Tunes che stabilisce la tematica principale e dà il via alla sottile operazione di depistaggio orchestrata, in maniera geniale, dall’autore.

Joker: Folie à Deux, tra percezione e realtà

Dietro l’affascinante, attraente e magnetico specchietto per le allodole che è la nuova Harley Quinn di Lady Gaga, totalmente reinventata da Phillips rispetto ai fumetti per adattarsi al mondo iper-realista costruito nel primo episodio (guarda caso, il personaggio nasce nella serie animata Batman: La serie animata di Bruce Timm come psichiatra che si invaghiva del Joker fino a diventarne amante e complice criminale), Joker: Folie à Deux nasconde continuamente se stesso e le sue multiforme, i suoi multiversi mentali, che ovviamente sono multiversi cinematografici.

Mentre la Marvel insegue le infinite realtà meta-narrative con titoli come Deadpool & Wolverine (che quest’estate ha strappato proprio al primo Joker il record di miglior incasso di sempre per un film vietato ai minori), Phillips affronta i multiversi del cinema, mettendo in scena un’opera che è un viaggio nel subconscio dei generi, una ‘Follia a due’ che continua a mutare davanti ai nostri occhi.

Joker Folie à Deux 1

Non è la prima volta che il cinema di Todd Phillips, autore sopraffino che si conferma uno dei più ‘vivi’ e ‘pulsanti’ in circolazione a Hollywood, si ferma a guardare indietro per destrutturare ciò che è venuto prima – basti pensare a come la trilogia di Una notte da leoni ha continuamente reinventato se stessa di film in film – e ora Joker: Folie à Deux si ferma per studiare se stesso e il proprio doppio, il primo Joker.

Il film originale – nella storia, qualcuno ha fatto un film tv su Arthur, rendendolo una star e un simbolo di rivolta – viene letteralmente processato, esaminato, discusso. Arthur diventa il soggetto delle inquadrature dei monitor e degli schermi di giornalisti, documentaristi e telegiornali, la sua personalità viene scissa all’infinito fino a che il confine tra Arthur e Joker, tra il corpo e la sua ombra, diventa un palcoscenico per il confronto tra realtà e finzione, tra originale e imitazione.

La Folie du cinéma

Già il primo film era tutto impostato sull’imitazione, con Arthur che voleva mimare i gesti dei veri comici così come Todd Phillips faceva con i thriller anni 70, quelli di Lumet e Scorsese: ora Joker: Folie à Deux alza il tiro sotto questo profilo, parodiando il genere carcerario e il musical, trasformandosi in legal-thriller nelle aule di tribunale e in storia d’amore tormentata alla Bonnie e Clyde. Solo che non siamo davvero in un musical, l’esisto del processo è scontato, il thriller carcerario è una scusa per altro e forse anche la storia d’amore andrà a parare da un’altra parte: così come Arthur non è Joker, o forse si, così Joker: Folie à Deux è tutto o forse non è niente.

Joker Folie à Deux 2

Un sogno lungo un giorno, per dirla alla Coppola, o forse un’intera vita: perché la ‘follia a due’ tra Arthur/Joker, che si propaga, si propaga e si propaga fino ad un finale inquietante, geniale ed indimenticabile, è anche la follia del cinema, delle sue forme, dei suoi incubi e delle sue illusioni. Un’opera trascinante sulla percezione di sé e sul confronto con la realtà, la propria e quella degli altri e come il cinema sia in grado di distorcere ogni cosa.

Matteo Regoli

critica i film, poi gli chiede scusa si occupa di cinema, e ne è costantemente occupato è convinto che nello schermo, a contare davvero, siano le immagini porta avanti con poca costanza Fatti di Cinema, blog personale

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