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Jurassic World – La Rinascita Recensione: la saga più in forma che mai

Abbiamo visto in anteprima Jurassic World: La Rinascita, ultimo capitolo della saga di Jurassic Park diretto da Gareth Edwards: la recensione

A due anni di distanza dal film più affascinante della sua carriera, lo sci-fi originale The Creator (se ve la siete persa, ecco la recensione di The Creator), il regista Gareth Edwards torna nella Hollywood che conta quasi un decennio dopo Star Wars: Rogue One con un progetto dalla medesima quantità di riflettori puntati adesso, ovvero Jurassic World: La Rinascita.

In generale settimo capitolo del franchise di Jurassic Park ma nello specifico nuovo punto di inizio della saga Universal Pictures e Amblin Entertainment, che si rinnova di tutto punto dopo la conclusione della trilogia di Jurassic World con Chris Pratt e Bryce Dallas Howard, questo nuovo Jurassic World: La Rinascita è esattamente ciò che promette di essere fin dal titolo: letteralmente una seconda nascita della storia originale tratta dal romanzo di Michael Crichton, che Steven Spielberg (che torna qui ovviamente nei panni del produttore esecutivo) aveva portato dal vivo e sullo schermo nel capolavoro del 1993 (e nell’ottimo e sottovalutato sequel del 97).

Da quel libro e da quel film torna la componente horror mescolata al senso di meraviglia e di esplorazione, a metà tra film d’avventura e di sopravvivenza, rivistati però in ottica più cinica. La saga di Jurassic Park, infatti, è sempre stata una metafora dell’industria hollywoodiana, che produce in serie per attirare spettatori e visitatori nei suoi grandi e colorati parchi tematici dei sogni e delle immagini.

Tuttavia, è interessante che in Jurassic World: La Rinascita alla gente dei dinosauri sostanzialmente non importi più nulla, sentimento che sembra riflettere le difficoltà che Hollywood ha nell’affascinare il nuovo pubblico delle serie tv di oggi e di attirarlo nelle sale del grande schermo, ormai sempre più le rovine di un’epoca giurassica dell’intrattenimento.

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Inutile dire che Gareth Edwards – che ha iniziato la sua carriera con Monsters e che ha fatto pure il miglior film americano di Godzilla di sempre – con i mostri dell’era giurassica ci va a braccetto: sa come filmarli per renderli spaventosi, affascinanti, magici, addirittura ne crea delle versioni sfigatissime e mutanti come dei Frankenstein mal riusciti (i pericoli delle sperimentazioni genetiche!) che sembrano parenti alla lontana degli xenomorfi di Alien di Ridley Scott (mentre il cameratismo militare del team al centro della scena ricorda quello dei protagonisti di Aliens di James Cameron).

Insomma, funziona tutto come dovrebbe funzionare: torna pure David Koepp (sceneggiatore sopraffino e autore dei film spielberghiani della saga) e la doppia trama intrecciata che ruota intorno a due gruppi di personaggi inediti ha tanto ritmo, tante idee e tanto cuore. Cosa chiedere di più, vogliamo anche che sia uno dei migliori film del franchise? Lo è, subito sotto i primi due.

Matteo Regoli

critica i film, poi gli chiede scusa si occupa di cinema, e ne è costantemente occupato è convinto che nello schermo, a contare davvero, siano le immagini porta avanti con poca costanza Fatti di Cinema, blog personale

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