Home » Jusant Recensione: l’arte del raccontare di Don’t Nod
Jusant Recensione

Jusant Recensione: l’arte del raccontare di Don’t Nod

Jusant è un'avventura contemplativa, tanto emozionante quanto drammatica: una grande, anzi grandissima opera di Don't Nod

Non c’è traccia di vita umana né di acqua. Per fortuna che ho con me una dolcissima creatura, Ballast, che può aiutarmi nel mio viaggio interagendo con l’ambiente circostante. Una Torre si staglia davanti ai miei occhi. Cosa è avvenuto prima del mio arrivo? Perché non ci sono persone? Eppure mi sembra di scorgere delle strutture tra una rientranza della montagna e un’altra. Saranno tutte disabitate?

Jusant – la nuova avventura di Don’t Nod disponibile dal 31 Ottobre su PC, Xbox Series X/S e Playstation 5 ed ennesimo titolo meraviglioso del mese, dopo Cocoon (qui la recensione di Cocoon), che si aggiunge al Day One su Game Pass – non rivela nulla riguardo la storia che si cela dietro un apparente disastro naturale che ha lasciato il mondo arido, secco, desertico.

L’unico modo per provare a scoprire quanto è accaduto all’umanità è iniziare a salire questa Torre fino a raggiungerne la vetta, perché solo così riusciremo a sapere la verità. Questo è quello che lascia intendere Jusant e, dunque, Don’t Nod. Alla fine della recensione però, comprenderete che, almeno per me, il messaggio dello studio differisce rispetto a ciò che si potrebbe inizialmente pensare.

Jusant e la forza della scrittura

Probabilmente è la prima volta che mi trovo così in difficoltà nel raccontarvi di un videogioco. Potrei spendere un gran numero di parole – ma non lo farò – sul gameplay di Jusant e focalizzare l’attenzione sulla qualità dell’arrampicata. Si sale da paura se proprio volete saperlo, grazie a controlli particolarmente responsivi e individuando, di volta in volta, il miglior percorso da seguire. Il tutto mentre si apprendono con l’avanzare dei capitoli, nuove meccaniche che rendono la parte avventurosa sempre più divertente e soddisfacente.

Tra una scalata e un’altra, non mancano delle basi dove riprendere fiato, accampamenti abbandonati da esplorare in libertà. Qui potremo trovare diversi manoscritti di coloro i quali hanno battuto il nostro stesso percorso o di chi presidiava i campi base. Ho iniziato così a notare, mentre questa scelta narrativa diventava familiare, come le memorie riuscivano a spiegare un poco alla volta e attraverso momenti di vita quotidiana, punti di vista e flussi di coscienza, gli eventi che hanno preceduto il nostro arrivo e perché vediamo il mondo così devastato.

Jusant Recensione 1

A mano a mano che l’altitudine aumenta, il dramma cresce: l’uomo non sembra trovare una soluzione alla siccità tuttavia, non vuole accettare la sconfitta contro la natura e spronato dal suo istinto di sopravvivenza, tenta un’ultima, disperata spedizione. Un’impresa impossibile da realizzare che, con ogni probabilità, condannerà a morte tutti gli avventurieri e le avventuriere che decideranno di prendervi parte. Don’t Nod racconta una storia potentissima e struggente semplicemente attraverso dei foglietti da raccogliere, riuscendo anche a trasformare gli invisibili abitanti della montagna nei miei nuovi compagni di viaggio.

Punto di non ritorno

Arrivato ai titoli di coda, soddisfatto e appagato, ho provato a trovare la mia personale interpretazione al messaggio che vuole mandarti Jusant: lo studio di sviluppo non è troppo interessato a rivelare il perché si sia verificata tale catastrofe, bensì tenta di spiegare come le persone hanno vissuto prima e reagito poi a questa condanna a morte per tutta l’umanità.

Jusant Recensione 3
In Jusant, anche la stamina è un fattore da considerare durante le scalate

E poi ci sono io, che vivo tutto quanto da esterno e che ho appreso le dinamiche di questa ‘tragedia’ grazie alla solita e straordinaria capacità narrativa di Don’t Nod. Un talento che si esprime attraverso le note e gli appunti dei miei amici e delle mie amiche di penna di cui, a un certo punto e come era lecito aspettarsi, non ho più avuto notizie. Alla fine, ciò che mi sono chiesto è: “Cosa mi ha lasciato Jusant? La miglior scalata videoludica della vita oppure la miglior non spiegazione possibile di un evento catastrofico?” Barrate, per me, l’opzione B.

VOTO: 8.5/10

Andrea Baiocco

Amo la birra, il basket e i videogiochi. Sogno un'Ipa al pub con Kratos e una scampagnata con Nathan Drake. Scrivo su Lascimmiapensa e su Everyeye mentre provo a parlare su Freaking News.

Altri da leggere

Post navigation

Lascia un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *