Kunitsu-Gami: Path of the Goddess Recensione: la sorpresa del 2024
“Ma che roba è?”. Con molta probabilità è questa la domanda che nel giugno del 2023 gli appassionati si sono chiesti non appena concluso il trailer di presentazione di Kunitsu-Gami: Path Of The Goddess, nuovissima produzione Capcom che dopo tanti anni propone al pubblico un qualcosa di molto diverso dal solito, ben lontano dallo sfarzo e l’impatto di opere illustri come Resident Evil (se ve la siete persa, ecco la recensione di Resident Evil 4 Remake), Street Fighter o Monster Hunter.
Al contrario, Kunitsu-Gami è quanto di più atipico si possa immaginare. Se qualcuno nel 2024 ci avesse detto che una delle più grosse compagnie giapponesi avrebbe pubblicato un inconsueto mix tra un Action Hack ‘n Slash e uno Strategico in stile Tower Defense, probabilmente la risposta sarebbe stata una grassa risata.
Eppure Kunitsu-Gami è reale, e fa pure leva su uno stile artistico altrettanto atipico ed interamente basato sul folklore nipponico, un po’ come quell’altra perla sempre di Capcom che risponde al nome di Okami. E se questo non è ancora sufficiente per correre a provarlo, sappiate che Kunitsu-Gami non è solo il gioco più originale che vi capiterà di fare quest’anno, ma è l’ennesima conferma di come Capcom trasformi in oro praticamente tutto ciò che tocca.
L’accoppiata che non ti aspetti
Kunitsu-Gami: Path Of The Goddess sembra proprio un titolo proveniente da un’altra generazione, uno di quei tanti esperimenti che Capcom avrebbe provato all’epoca della PlayStation 2 e si tratta del più grande complimento possibile. Il protagonista assoluto è il gameplay, quell’ibridio Action/Tower Defense che dimostra di funzionare meglio di quanto si possa immaginare ed è talmente in primo piano che sostanzialmente non c’è neanche una trama vera e propria alla base del nostro viaggio.
L’avventura ci mette nei panni di Soh, un guerriero incaricato di proteggere la sacerdotessa divina Yoshiro nel suo cammino volto a purificare i villaggi, gli abitanti e la natura del Monte Kafuku finito vittima di una terribile corruzione demoniaca. Un poco alla volta Soh e Yoshiro liberano sempre più villaggi dal male che li ha colpiti, ma al calar della notte dai portali Torii ecco arrivare orde di Furie, creature diaboliche che prendono di mira la sacerdotessa per impedirle di purificare il Monte. È qui che entra in gioco Soh, che si adopera per proteggere Yoshiro nel frattempo che respinge l’assalto delle Furie.

Ogni stage segue uno schema ben preciso che si articola nel corso della giornata: durante il mattino e il pomeriggio Soh deve liberare gli abitanti dei villaggi intrappolati dalla corruzione, assegnare loro delle classi attiva e passive, posizionarli a proprio piacimento sulla mappa in punti strategici per massimizzare la loro efficacia in battaglia e ripulire l’area da ogni albero corrotto così da sbloccare ed eventualmente equipaggiare nuove risorse utili per avvantaggiarsi in combattimento.
Ma soprattutto deve tracciare il percorso di Yoshiro verso il principale portale Torii dell’area per purificarlo ed avanzare poi all’area o al livello successivo. Tutto questo richiede il consumo dei Cristalli accumulati durante la partita, spesso lasciati in gran quantità dalle Furie sconfitte o ripulendo gli scenari dalla corruzione.

Molto prezioso anche il supporto del falegname che ci accompagna lungo il cammino, al quale si può ordinare di costruire fortificazioni o postazioni di vedetta dove piazzare alleati come arcieri o archibughi, che sfrutteranno così le posizioni sopraelevate per eliminare più facilmente i nemici, soprattutto se volanti.
L’attacco delle Furie
Una volta effettuati tutti i preparativi, al calar della notte inizia l’invasione delle Furie: queste creature oscure sono presenti in numerose varianti, con ogni livello che introduce nuove tipologie di demoni ciascuno con proprie caratteristiche peculiari volte a rendere sempre più complicata la nostra lotta per la sopravvivenza.
Va detto che, in caso di sconfitta, Soh non muore mai definitivamente: si trasforma in uno spirito che può continuare ad impartire ordini ai compagni anche in questo stato, in attesa di riprendere la sua forma fisica. Il game over avviene solo ed unicamente se Yoshiro viene uccisa dalle Furie, costringendoci a ripartire dall’ultimo checkpoint raggiunto e riaffrontare l’orda di nemici corrente.
In caso di sconfitta, si possono modificare gli equipaggiamenti e c’è sempre il tempo di cambiare classe a ciascun abitante salvato, così da sperimentare tattiche diverse e più efficaci. La varietà e versatilità del sistema messo a punto da Capcom consente di sperimentare tante idee e soluzioni diverse, regalando di conseguenza nuovi stimoli ad ogni livello raggiunto.

Va detto che il gioco in sé non è mai troppo impegnativo e, anzi, soprattutto nella prima metà del gioco si rivela essere piuttosto semplice ed accessibile, soprattutto una volta sbloccate nuove classi avanzando nel gioco ed accumulando risorse preziose per sbloccare i potenziamenti sia di Soh che per ciascuna tipologia di alleato.
A lungo andare però la sfida si fa più intricata e spesso una strategia superficiale può risultare in una sconfitta assicurata, motivo per cui è sempre bene studiare con attenzione l’ambiente circostante e il tipo di orde che sbucano dai portali in modo da farsi trovare pronti.
Un grande gameplay…un pelo ripetitivo
Kunitsu-Gami è graziato da un sistema di controllo impeccabile, fluido e preciso, che garantisce così un gameplay tanto immediato quanto coinvolgente. Il giocatore può, inoltre, manovrare la telecamera a suo totale piacimento in modo così da avere sempre un quadro perfettamente chiaro della situazione: il sistema di inquadrature è semplicemente perfetto e non capiterà mai nemmeno per una volta di perdere il controllo dell’azione.
Se proprio bisogna trovare il pelo nell’uovo, quello è rappresentato da un gameplay che a lungo andare rischia di farsi ripetitivo: i livelli principali sostanzialmente seguono sempre lo stesso schema, pur presentando alcune variabili volte a dare una precisa caratterizzazione a ciascuno stage (oltre a nuove Furie si tengono in conto bonus e malus ambientali, elementi interattivi e trappole sempre differenti da allestire).

La bellezza del gameplay messa a punto da Capcom aiuta a smorzare per quanto possibile tale sensazione e la longevità, calibrata con attenzione, (una quindicina di ore circa sono sufficienti per finire l’avventura principale) impedisce alla ripetitività di prendere definitivamente il sopravvento rendendo stancanti le fasi avanzate del gioco.
Tra boss e villaggi da ricostruire
Ai livelli principali si alternano le Boss Fight che ci mettono contro Furie molto speciali e diverse tra loro. Ogni Boss richiede una precisa tattica da seguire per essere abbattuto, facendo leva sugli alleati a disposizione non solo per fronteggiare la creatura di turno, ma anche per proteggere Yoshiro dall’assalto nemico.
Alcuni di questi combattimenti richiedono semplicemente di affrontare l’avversario a testa bassa ma in altre circostanze non manca nemmeno l’interazione con l’ambiente circostante da sfruttare a proprio vantaggio per indebolire la creatura nemica o esporre i suoi punti deboli.
Anche assegnare le giuste classi agli abitanti dei villaggi è fondamentale per arrivare più facilmente alla vittoria, considerato che spesso i Boss richiamano al proprio fianco Furie minori per metterci i bastoni tra le ruote: poter fare affidamento sui giusti alleati al momento opportuno è spesso la chiave per trionfare.

In generale, comunque, le Boss Fight sono uno degli aspetti migliori dell’opera Capcom: si tratta di battaglie non solo ben diversificate tra loro ma che sanno anche regalare grandi stimoli grazie alla loro creatività, spingendoci a sfoggiare il massimo tra tattica ed offensiva studiando con attenzione quando è il momento di agire e, eventualmente, utilizzare gli attacchi speciali a disposizione di Soh.
E se invece volessimo rilassarci tra un combattimento e l’altro? Niente paura: c’è spazio anche per la ricostruzione dei villaggi, molto utile per guadagnare ulteriori risorse con cui potenziare il nostro eroe e ciascuna classe sbloccata lungo l’avventura. Con il sostegno dei nostri compagni un poco alla volta rimetteremo a nuovo i punti chiave di ciascun villaggio, riportandolo al suo splendore e traendone preziosi vantaggi per il proseguo del nostro cammino.
Nei rifugi sicuri è possibile anche cambiare equipaggiamenti, interagire con Yoshiro e salvare la partita, rivelandosi quindi un momento perfetto per rilassarsi anche solo per un attimo. Certo, la parte gestionale dei villaggi è piuttosto abbozzata e richiede semplicemente di completare qualche compito elementare, non dimostrando dunque nessuna particolare profondità.

Nonostante questo però, tale attività è importante per rendere Soh ed i suoi alleati sempre più prestanti in battaglia: trascurare questi momenti, quindi, potrebbe essere un rischio una volta arrivati alle fasi avanzate dell’avventura, nonostante non sia certo la parte migliore del titolo Capcom.
Il folklore giapponese che scalda il cuore
Al contrario, la direzione artistica di Kunitsu-Gami è un’autentica meraviglia che toglie il fiato per il suo stile unico. Capcom ha pescato a piene mani dalla mitologia nipponica per dare vita a una direzione artistica che fa scuola, ben diversa da ciò che solitamente propongono i giochi di punta del mercato e con un impatto visivo semplicemente spettacolare.
A Kunitsu-Gami non interessa sfruttare al massimo le capacità delle console che lo ospitano e va benissimo così: oltre ad offrire una fluidità invidiabile e la mancanza di qualunque sbavatura tecnica o rallentamento, esteticamente l’opera è talmente visionaria da rivelarsi uno dei giochi più belli da vedere, un vero e proprio piacere per i nostri occhi che quasi si commuovono davanti a tale bellezza.
Il character design in particolare fa subito colpo e dona a questo titolo una personalità forte e magnetica: non si tratta solo della caratterizzazione delle Furie, affascinante ed inquietante al tempo stesso, ma anche il modo in cui sono stati disegnati i personaggi e le relative maschere che indossano. E le ambientazioni non sono da meno, ricchissime di dettagli ed altrettanto evocative pur senza dimostrare chissà quanta varietà scenica.

Non c’è che dire, Capcom ha davvero fatto centro con la direzione artistica di questa sua produzione davvero speciale e l’accompagnamento sonoro non fa che intensificare queste magiche atmosfere con musiche che trasudano cultura nipponica da tutti i pori e che sanno valorizzare ogni momento del nostro viaggio.
Dai sottofondi più rilassanti dei villaggi ai toni più oscuri durante gli scontri con le Furie, mantenendo sempre un’eleganza fatta di semplicità e mai di esagerazione. Kunitsu-Gami non ha bisogno di una colonna sonora epica a tutti i costi per fare centro nell’udito (e nel cuore) dei giocatori: gli basta semplicemente essere un tributo al folklore giapponese.
Dove osano i coraggiosi
Creare nel 2024 un’opera come Kunitsu-Gami: Path Of The Goddess è innegabilmente un grande rischio. Presentare un ibrido così particolare tra Action hack ‘n slash e Strategico in stile Tower Defense condendo il tutto con atmosfere e una direzione artistica che pescano a piene mani dal folklore nipponico ti rende automaticamente un prodotto di nicchia che difficilmente può attirare le attenzioni delle grandi masse.
Ma Capcom, una delle compagnie nipponiche più amate e famose in tutto il mondo, si è infischiata di questi rischi ed è andata fino in fondo confezionando uno dei progetti più sorprendenti che una major dell’industria videoludica attuale abbia mai offerto agli appassionati negli ultimi anni.
Coloro che daranno una chance a Kunitsu-Gami: Path Of The Goddess resteranno rapiti non solo dalla direzione audiovisiva ma anche da un gameplay pieno di sfumature che riesce a mescolare con successo due stili ludici così diversi tra loro per creare un’avventura che, attraverso brillanti livelli ed epiche Boss Fight, stimola il pensiero del giocatore spingendolo a studiare con attenzione l’ambiente circostante e le classi a disposizione per massimizzare il proprio successo sul campo di battaglia.
E di fronte a così tanta originalità gli si possono perdonare quella ripetitività di fondo che si fa avvertire a lungo andare e una parte gestionale dei villaggi appena abbozzata. Tutto il resto è così grande che per davvero sarebbe un peccato anche solo non provare l’opera di una Capcom che continua a confermarsi una delle maggiori certezze del panorama videoludico giapponese. Kunitsu-Gami: Path Of The Goddess è una perla che brilla di luce intensa, che sa regalare un’esperienza davvero speciale a coloro che l’abbracceranno nel profondo della sua essenza.
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