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Mad Max Fury Road George Miller

Mad Max: Fury Road, l’arte Furiosa di George Miller

A quasi dieci anni dall'uscita originale, Mad Max: Fury Road rimane un action impareggiabile e simbolo dell'arte furiosa di George Miller.

In occasione della pubblicazione del primo trailer ufficiale di Furiosa: A Mad Max Saga (finalmente è arrivata, ecco la nostra recensione di Furiosa: A Mad Max Saga), nuovo film di George Miller in uscita il 23 maggio 2024, a quasi dieci dall’uscita dell’originale Mad Max: Fury Road torniamo sulla strada furiosa dell’iconico mondo post-apocalittico creato dall’autore australiano.

Lo scatto del genere action, quell’impennata d’adrenalina che dà ritmo alla vicenda narrata, in Mad Max: Fury Road diventa una maratona spalmata su due ore di assoluta perfezione, compartimentate (30 + 60 + 30) ma studiate al millimetro: non più entusiasmo o slancio d’azione ma tour de force contratto per un incomprensibile desiderio di sopravvivenza. 

Nel cinema action il momento dell’azione è sempre risolutivo per la narrazione, è uno slancio, un impeto, uno scatto; qui è maratona, assenza di soluzione di continuità che per i protagonisti – e quindi per il pubblico – si traduce in una condizione (post)umana, una condanna, una legge imposta dal mondo infernale e furioso attraverso il quale ci muoviamo e che, con un montaggio efferato, non concede neppure il tempo di piangere i caduti perché bisogna correre e correre e correre: che splendida coerenza. 

La formula narrativa di George Miller

Non esiste da nessun’altra parte una formula narrativa come questa, Miller se l’è inventata con questo film e solo in questo film sembra possibile, solo nel corpo di questa allegoria in movimento fatta di personaggi-simbolo e idee visive pazzesche che spiegano senza dire: una fra tutte quella grandiosa della verticalità, con la Cittadella fatta di verde e di acqua e l’uomo che la controlla in alto e i suoi schiavi in basso, un vizioso ciclo vitale da fenomenologia hegeliana in contrapposizione all’orizzontalità del film.

Mad Max Fury Road George Miller 1

Agendo sulle tinte cromatiche iper-sature che illuminano gli ultimi bagliori di un mondo morto, lo spazio scenico allestito dal regista diventa un’esplosione barocca piena di forme, colori e dettagli. Un’essenzialità esuberante (che tende all’astrattismo nella versione in bianco e nero, non solo sfizio ma estensione al cubo della ricerca di essenzialità che è tutto il film) talmente gonfia da riuscire ad esplodere costantemente, sia nei singoli momenti che nella loro successione.

Fury Road è tanto il frame ritagliato nella pellicola quanto la pellicola che viene messa in moto, è quell’avvicendarsi a velocità estrema di un quadro dopo l’altro che è l’essenza più tangibile e materica dell’arte del cinema. Per altre letture sul cinema di George Miller, recuperate la recensione di Tremila anni di attesa.

Matteo Regoli

critica i film, poi gli chiede scusa si occupa di cinema, e ne è costantemente occupato è convinto che nello schermo, a contare davvero, siano le immagini porta avanti con poca costanza Fatti di Cinema, blog personale

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