Mafia The Old Country recensione: l’onore e il rispetto
Pur avendo raggiunto il successo commerciale con 7 milioni di copie vendute, Mafia III non venne accolto con grosso entusiasmo da critica e pubblico. La sensazione generale è che il terzo capitolo della serie si fosse allontanato un po’ troppo dalla sua essenza, fatta di un focus su narrativa ed atmosfere che nell’avventura con protagonista Lincoln Clay si era in parte perduta a favore di un’impostazione Open World generica che non ha saputo conquistare i fan.
Proprio per questo motivo, 2K e Hangar13 decidono di cambiare rotta per il proseguo di una serie divenuta di culto con le sue prime iterazioni. Ci sono voluti ben nove anni (più il remake dell’originale Mafia nel mezzo), ma alla fine il quarto gioco principale di Mafia è divenuto realtà, riabbracciando proprio quella stessa essenza che fece la fortuna dei primi capitoli.
Anzi, si spinge ancora oltre: ci riporta indietro proprio agli inizi del Novecento, proprio alle origini della mafia siciliana, pronto a raccontare una storia diversa ma al tempo stesso familiare per chi conosce bene la serie. Mafia: The Old Country è un grande ritorno per il brand, ma forse poteva essere ancora più grande con qualche accorgimento in più.
I primi passi di un carusu nella malavita siciliana
La storia di The Old Country ruota attorno le evocative campagne di San Celeste, un paese fittizio già visto in Mafia II, e ci mette nei panni di Enzo Favara, un carusu che ha passato la sua intera gioventù a lavorare nelle miniere controllate dallo spiegato don Ruggero Spadaro.
Ribellatosi ai suoi aguzzini dopo un drammatico evento, Enzo si darà alla fuga e ben presto verrà salvato da un’altra famiglia guidata da don Bernardo Torrisi, che gli darà rifugio. La vita di Enzo cambia completamente: abbandonati i lavori in miniera, inizierà a servire la famiglia Torrisi sotto la supervisione del mentore Luca Trapani, conquistando un poco alla volta la fiducia del boss e dei suoi più importanti collaboratori con il passare degli anni.

Nel frattempo stringerà anche un rapporto speciale con Isabella, figlia di don Torrisi, nel frattempo che viene sempre più coinvolto nelle attività della famiglia. Ma la scalata di Enzo nei ranghi di Torrisi ha il suo prezzo, sempre più caro con il passare del tempo.
Il ritorno alle origini si sente con forza proprio nel comparto narrativo, che ricalca lo stile e l’impostazione dei primi due Mafia riprendendone i punti forti in termini di immersione, caratterizzazione dei personaggi e del mondo di gioco circostante, così come dell’intreccio narrativo e della scrittura dei dialoghi. E sotto tutti questi aspetti, Mafia: The Old Country sembra raggiungere proprio i fasti del capostipite che trovò grande successo soprattutto grazie a questa componente.
Pur seguendo un intreccio a suo modo familiare per chi conosce la serie e non disdegnando alcuni tipici cliché delle crime stories, il viaggio di Enzo Favara nella criminalità organizzata è di quelli che rapiscono, merito di un cast di protagonisti ed antagonisti efficace e un’evoluzione narrativa naturale e mai forzata, che permette di immedesimarsi ancora più facilmente nella vicenda ed empatizzare velocemente con i personaggi.

L’azzeccata profondità dei dialoghi è la marcia in più che permette alla storia di tenere incollati allo schermo per tutta la sua durata, nel frattempo che si vivono eventi che aumentano sempre di più la curiosità e il desiderio di scoprire come andrà a concludersi l’intera vicenda e quale sarà la sorte di ogni sua comparsa.
Si arriva a un finale in puro stile Mafia, di quelli che ti svuotano spingendoti a riflettere su quanto appena vissuto, ma con la consapevolezza di essersi goduti una storia che poco ha da invidiare alle celebri vicende di Thomas Angelo nel primo Mafia. E forse questo è il maggior complimento che si può fare a Mafia: The Old Country.
Sicilia bedda
Il comparto narrativo è fortemente valorizzato soprattutto dalla cornice scenografica che lo circonda: la Sicilia di inizio Novecento, con i suoi costumi ed usanze, lascia a bocca aperta con la sua bellezza raffinata e una cura nei particolari mai vista prima in Mafia, che permette a questo quarto gioco principale di offrire atmosfere uniche e speciali con pochi simili nel panorama degli Action/Adventure.
Proprio per questo motivo la scelta di includere un doppiaggio in siciliano a discapito di un classico italiano qui del tutto assente si dimostra non solo coraggiosa, ma anche perfetta in ottica immersione: ci si sente pienamente coinvolti da ciò che compare su schermo, proprio come se fossimo noi stessi presenti in scena, catapultati indietro nel tempo a quei tempi lontani.
Hangar13 ci ha messo tutto l’impegno possibile per replicare in maniera fedele e rispettosa gli scenari, il dialetto e lo stile di quei tempi, confezionando un lavoro che si può promuovere senza particolari riserve. A maggior ragione, il modo migliore per sentirsi davvero rapiti da Mafia: The Old Country è proprio impostando il parlato in siciliano, un dettaglio importante che permette al gioco di raggiungere la sua unicità come esperienza ludica e narrativa.

E sebbene la mappa di gioco sia di discrete dimensioni, anche in quest’ottica si nota il ritorno all’impostazione dei primi Mafia: non siamo davanti a un Open World, ma ad un gioco lineare che segue un suo corso preciso. Proprio come Lost Heaven ed Empire Bay, grandi città che però non davano affatto priorità all’esplorazione, la Sicilia di The Old Country è ambientata in diverse aree e paesini ma non perde mai il suo focus di avventura con una forte componente narrativa.
Non ci sono attività secondarie (a parte qualche collezionabile da raccogliere) e la libera esplorazione dello scenario non viene mai promossa, tutto il focus va sulla storia e le atmosfere e in fondo è ciò che ha sempre contraddistinto la serie prima dei cambiamenti attuati con Mafia III senza troppi successi. Mafia: The Old Country funziona proprio perché segue una strada precisa senza perdersi in troppi fronzoli, e tutto ciò che avviene su schermo è pensato proprio per servire l’evoluzione della vicenda senza forzature e senza mai perdere il filo del discorso.
Una giocabilità che poteva osare di più
Il gameplay stesso è quindi studiato appositamente per servire questa essenza. Ma nonostante ciò riveste comunque una parte rilevante all’interno dell’esperienza offerta da The Old Country, con tutti i suoi pregi ma anche i diversi difetti che si trascina.
Preso nel suo insieme, infatti, il gameplay è l’aspetto meno riuscito della produzione 2K in particolare per il suo essere fin troppo classico ed obsoleto su alcuni aspetti cruciali come l’IA che muove i nemici. In Mafia: The Old Country si alternano combattimenti armati, fasi di guida sia a cavallo che in automobile (e non manca pure qualche gara) e una componente Stealth presente pure in maniera piuttosto marcata durante l’avventura.

E proprio quest’ultima lascia profondamente a desiderare, rivelandosi debole ed incapace di regalare stimoli: oltre ad avere un’IA estremamente stupida e banale, i nemici seguono pattern limitati e sono decisamente facili da aggirare senza farsi individuare, anche ritrovandosi a pochi passi da loro.
Eliminarli è un gioco da ragazzi e la larga maggioranza delle volte anche lasciare i loro corpi sparsi per lo scenario non ha chissà quali conseguenze visto che difficilmente vengono notati dai loro compagni per via dei pattern limitati che seguono. Si fossero trattate di fasi sporadiche si poteva anche sorvolare senza grossi problemi, considerato però che le fasi Stealth sono piuttosto frequenti nel corso della storia diventa difficile ignorare la palese superficialità con cui questa componente è stata programmata.
Va già meglio con i combattimenti che, sebbene sullo stile di un classicissimo TPS senza spunti aggiuntivi, sono funzionali all’evoluzione della vicenda e svolgono il loro compito senza strafare. Rimane sempre il problema dell’IA avversaria tutt’altro che sveglia, ma al tempo stesso bisogna dire che i danni subiti sono ingenti e bastano pochi colpi per vedere prosciugarsi le riserve di energia vitale, regalando così un minimo di sfida. Bene anche il sistema di guida, classico a sua volta ma senza particolari criticità; la guida potrebbe apparire un po’ legnosa, ma in realtà ha il suo senso considerato che guidiamo auto di inizio Novecento.
Riguardo invece il comparto grafico, il nuovo Mafia si difende bene presentando modelli poligonali dei personaggi ben animati e una cura nei dettagli piuttosto marcata, al netto magari di qualche sbavatura tecnica e sporadici cali di framerate che non vanno comunque a compromettere pesantemente le prestazioni dell’opera.
Molto bene anche l’accompagnamento audio: constatato il pregio del doppiaggio in siciliano, anche le musiche di sottofondo svolgono adeguatamente il loro compito sposandosi alla perfezione con le atmosfere, le ambientazioni ed ogni contesto narrativo, valorizzando in particolare i momenti più drammatici rendendoli ancora più potenti.
Baciamo le mani
Come detto, dunque, il limite più concreto di Mafia: The Old Country risiede in un gameplay non particolarmente brillante ma che comunque riesce a svolgere il suo compito essenziale, tolta la debolissima componente Stealth incapace di regalare qualunque stimolo. Tuttavia, preso nell’insieme dell’esperienza che vuole offrire, è difficile non provare una generale soddisfazione nei confronti dell’ultimo Mafia, che compie un ritorno alle origini concettuale che si dimostra vincente.
La storia di Enzo Favara coinvolge, in più occasioni riesce pure ad appassionare, nel frattempo che si resta stregati dalla bellezza delle terre siciliane e dai loro panorami mozzafiato, e al momento dei titoli di coda dopo una dozzina d’ore circa (una durata che si rivela appropriata per il tipo di gioco proposto) si resta immobili a ripensare al viaggio malavitoso appena concluso, tra riflessioni e pensieri. Quando un gioco riesce a trasmettere sensazioni simili, vuol dire che ha portato a termine con successo il suo ruolo di intrattenitore regalando divertimento, coinvolgimento e riflessioni. Mafia: The Old Country ci è riuscito.
Lascia un commento