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Masters of The Air Recensione

Masters of the Air Recensione: la nuova serie tv di Spielberg e Tom Hanks

Abbiamo visto in anteprima Masters of the Air, la nuova serie di Tom Hanks e Steven Spielberg in arrivo su Apple TV+: la recensione

Il mitico duo composto dal leggendario regista Steven Spielberg e dall’amatissimo attore premio Oscar Tom Hanks, ricordato principalmente per le fatiche compiute insieme sul grande schermo, da Prova a prendermi a Il ponte delle spie, ha lasciato la propria impronta anche sul piccolo schermo, tramite la realizzazione delle epocali mini serie tv Band of Brothers e The Pacific, uscite rispettivamente per la HBO tra il 2001 e il 2010 ed entrambe incentrate sulla Seconda Guerra Mondiale, periodo storico già affrontato da Spielberg e Hanks con il capolavoro del war-movie Salvate il soldato Ryan.

É intorno a questo contesto che si sviluppa la nuova serie tv Masters of the Air, in arrivo in esclusiva sulla piattaforma di streaming on demand Apple TV+ dal 26 gennaio, con i primi due episodi (di un totale di nove) che saranno seguiti da una nuova puntata ogni venerdì fino al 15 marzo prossimo. Un’altra miniserie, la terza, con la quale il duo Spielberg/Hanks chiude quella che è da considerarsi come una vera e propria trilogia televisiva sugli sforzi bellici degli Alleati contro l’Asse, focalizzando la propria attenzione – dopo il fronte europeo di Band of Brothers e quello della guerra nel Pacifico al centro di The Pacific – sui raid di bombardamento contro la Germania nazista.

Masters of the Air: Banda di aviatori

Scritta da John Orloff, anche Masters of the Air si avvale di un cast d’eccezione – il candidato all’Oscar Austin Butler guida un team che include anche Callum Turner, Anthony Boyle, il candidato all’Oscar Barry Keoghan e Ncuti Gatwa, tra gli altri – e si presenta certamente come uno degli highlights del 2024 per il mondo della serialità.

Basata sull’omonimo libro di Donald L. Miller, Masters of the Air è la storia degli uomini del 100° Gruppo Bombardieri, il cosiddetto Bloody Hundredth, che tra le mille condizioni proibitive dovute al gelo, alla mancanza di ossigeno ad alta quota e al terrore di un combattimento condotto a quasi 30mila piedi d’altezza, si occupavano delle pericolose missioni di raid aerei sulla Germania nazista, nel tentativo di contribuire alla distruzione degli orrori del Terzo Reich di Hitler al costo di essere abbattuti o catturati, feriti o uccisi.

Masters of The Air Recensione 1

Spaziando dai campi e dai villaggi bucolici del sud-est dell’Inghilterra alle dure privazioni di un campo di prigionia tedesco e ritraendo un periodo unico e cruciale della storia mondiale, Masters of the Air si pone come un’opera dal respiro cinematografico tanto in termini di scala quanto in termini di portata e ambizione.

Più di un Band of Brothers nei cieli

Sarebbe facile descrivere la serie come ‘Band of Brothers e The Pacific ma ambientata nel cielo, negli aerei, nel mondo dell’aviazione’, e tecnicamente è proprio ciò che Masters of the Air è, ciò che il progetto vuole essere per il pubblico della prima ora e per i neofiti, ciò che ha smosso l’interesse dei produttori esecutivi Spielberg/Hanks (insieme a loro è tornato anche Gary Goetzman, produttore di Band of Brothers).

Eppure, questo tipo di facilità, per quanto diretta e centrata, sarebbe allo stesso tempo riduttiva e superficiale. E rimanendo in superficie si rischierebbe di non parlare del grande ritorno alla regia televisiva di Cary Fukunaga, autore dell’acclamato 007 No Time to Die e della prima stagione di True Detective (qui potete trovare la recensione di True Detective: Night Country) e qui director dei primi quattro episodi, vale a dire quelli che chiariscono il livello di impatto che Masters of the Air vuole comunicare e raggiungere nell’ampio panorama della televisione/streaming contemporanea.

Masters of The Air Recensione 2

Inoltre, va necessariamente menzionato anche il contributo dei colleghi Anna Boden/Ryan Fleck e Dee Rees, che allestiscono la crudezza delle scene d’azione con la stessa enfasi che agita quelle del quotidiano, alle quali i giovani protagonisti sembrano volersi attaccare il più possibile prima di partire per la prossima missione.

Infine, è obbligatorio sottolineare la superba non glorificazione della guerra messa in atto nel corso delle puntate, dei suoi orrori inesprimibili, di quanto quegli orrori contribuiscano a far risplendere i gesti più banali della vita di tutti i giorni. Ma, al di là di tutto, resta la conferma della qualità incredibile dei prodotti Apple TV+: dopo la quarta stagione di For All Mankind, siamo ancora su un altro pianeta.

Matteo Regoli

critica i film, poi gli chiede scusa si occupa di cinema, e ne è costantemente occupato è convinto che nello schermo, a contare davvero, siano le immagini porta avanti con poca costanza Fatti di Cinema, blog personale

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