A poche settimane dal guizzo di fantasia controintuitivo e iconoclasta che è stato Joker: Folie à Deux di Todd Phillips – che ovviamente è andato malissimo al box office come sempre accade ai film geniali fatti su larga scala – arriva al cinema in Italia, dopo l’esordio a Cannes 2024, un altro gigantesco flop già scritto: Megalopolis di Francis Ford Coppola, cinque parole che già così odorano di cinema lontano un chilometro e che i cinefili ormai sognano da decenni.
Progetto nato negli anni ’80, covato per decenni, annunciato nei primi 2000 (con un primo cast composto da star come Nicolas Cage, Russell Crowe, Robert De Niro, Leonardo DiCaprio, Paul Newman, Al Pacino, Kevin Spacey e James Gandolfini, tra gli altri), interrotto e poi tornato in carreggiata ora che il cinema per come lo conosciamo (e soprattutto come lo conosceva Coppola) sta scomparendo.
Megalopolis è la Follia a Uno del più famoso e acclamato autore anti-Hollywood, che ha combattuto il sistema per tutta la sua carriera (perdendo più volte) e che ora è tornato con un’opera fuori dal tempo ma orgogliosamente unica e totalmente sua.
Megalopolis: Un sogno lungo un’esistenza
La storia, che mescola l’Impero Romano al simbolo del capitalismo moderno, New York, e che trae non poche ispirazioni sia dal famoso romanzo La fonte meravigliosa di Ayn Rand (che divenne un film di King Vidor nel 1949) sia da Romeo e Giulietta di William Shakespeare (per tacere dei tanti parallelismi con la biografia dello stesso Coppola, che evidentemente ci parla di sé e della sua arte e perfino del suo matrimonio con Eleanor Coppola, venuta a mancare poche settimane prima del debutto del film alla Croisette lo scorso maggio), è quella di un artista geniale con il potere di fermare il tempo che si scontra con un sindaco ultraconservatore per creare una Megalopoli utopistica che possa cambiare il mondo e ispirare speranza nell’umanità: tra i due si inserisce Julia(etta), la figlia del sindaco innamorata dell’artista, che dovrà scegliere in chi riporre la propria lealtà.

Con dentro più idee di venti film messi insieme, Megalopolis è un’opera totale: è bellissima e bruttissima insieme, ha delle enormi cadute di stile e straborda dall’onnipotenza visiva al kitsch più impavido, ha un cast della Madonna (tra cui spicca un attore gigante come Shia LaBeouf) e si presenta sprezzantemente e fieramente come disconnessa da ogni logica contemporanea (alla pari di Horizon di Kevin Costner, unico altro termine di paragone a parte Joker: Folie à Deux) e nel farlo diventa quindi senza tempo, già classica e immortale, un’opera che resterà per sempre.
Nell’era del digitale, la visionarietà di FFC trasforma lo spazio in immagine, e i set tangibili di Dracula e Un sogno lungo un giorno (che ha ispirato Joker 2) diventano una superficie di colori malleabili e situazioni cangianti: già solo il modo in cui New York diventa l’Antica Roma (o viceversa), con una sorta di effetto picture in picture straniante, non può non colpire, ma la forza del film e il suo fascino sta in come Megalopolis diventa un’interrogazione sulla vita delle immagini oggi, sulla loro natura, origine, esistenza, vita, fine. Sul loro tempo, da fermare e riavvolgere, da plasmare, controllare. Un sogno lungo un’esistenza, per dirla con lo stesso Coppola.
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