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Metal Gear Solid Delta Snake Eater Recensione: è ancora capolavoro?

Konami ripropone il leggendario Metal Gear Solid 3 attraverso un remake in Unreal Engine 5, ma restando fedele al classico originale.

Quando si parla dei mostri sacri dell’epoca PlayStation 2, Metal Gear Solid 3: Snake Eater viene puntualmente citato come un monumento della sua generazione, un’opera che ha avuto un impatto profondo e indiscutibile nella storia videoludica. Del resto non c’è altro modo per riferirsi al capolavoro di Hideo Kojima, storico game designer che pochi anni prima su PS2 già aveva sconvolto critica e pubblico con il visionario Metal Gear Solid 2: Sons Of Liberty, alzando ancora di più l’asticella con il terzo episodio di una serie che ha cambiato per sempre il volto dei videogiochi.

Negli anni la missione di Naked Snake è stata riproposta in molteplici salse tra riedizioni come Metal Gear Solid 3: Subsistence, porting improbabili ma ambiziosi come Metal Gear Solid Snake Eater 3D per Nintendo 3DS, e varie Collection come la più recente Metal Gear Solid Master Collection Vol. 1.

Insomma, Snake Eater ha oltre vent’anni alle spalle ma continua ad essere sempre una certezza ancora oggi, reperibile con grande facilità sia dalle vecchie che dalle nuove generazioni. Il 2025 segna però l’avvento di un ennesimo ritorno, stavolta più grosso. Konami pubblica Metal Gear Solid Delta: Snake Eater, remake dell’opera magna del 2004 che però non vede coinvolto in alcun modo Kojima, il suo creatore originale.

Come ti modernizzo un capolavoro senza tempo

Riportare in scena Snake Eater con veste grafica moderna realizzata in Unreal Engine 5 ha un significato non di poco conto: si tratta del ritorno del brand dopo una lunga assenza (riedizioni escluse), il primo gioco inedito del franchise dai tempi di Metal Gear Survive del 2018, seppur attraverso la riproposizione di un grande classico passato. In un’epoca in cui Konami sta provando un poco alla volta a riportare in auge i suoi brand storici fermi da tempo immemore (basti vedere l’enorme lavoro di rilancio in atto con Silent Hill), non sorprende che anche Metal Gear abbia trovato il suo spazio.

Ma fare un remake di Metal Gear Solid 3 comporta comunque una responsabilità enorme, sia per la sua importanza storica, sia per la mente che lo ha originariamente concepito ormai da un decennio lontano dalla sua vecchia compagnia. Consapevole della situazione, Konami decide di non osare con Delta: è un completo remake tecnico con alcuni cambiamenti ludici e qualche utile elemento QoL, ma al tempo stesso è quanto più fedele possibile al classico originale. Forse pure troppo. Ne consegue un prodotto ricco di contenuti e sempre memorabile data la base di partenza, ma comunque fortemente conservativo, che non ha avuto il coraggio di andare oltre. Forse pure giustamente.

Delta è esattamente il Metal Gear Solid 3 che tutti abbiamo conosciuto ed amato nelle sue precedenti edizioni, permettendoci di rivivere la storia di Naked Snake, agente speciale della FOX guidata da Major Zero, attraverso la Missione Virtuosa e l’Operazione Snake Eater con l’obiettivo di sventare lo scoppio della Terza Guerra Mondiale alla luce delle fortissime tensioni tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica venutesi a creare negli Anni ‘60 con la Guerra Fredda.

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Salvare lo scienziato Nikolai Sokolov prigioniero del feroce Colonnello Volgin, distruggere lo Shagohod e uccidere la sua guida e mentore The Boss sono i suoi obiettivi principali, raccontati attraverso una storia appassionante ed ormai leggendaria fatta di intrighi, giochi di potere, colpi di scena, personaggi indimenticabili e dialoghi dalla profondità che colpisce dritto all’animo. Il tutto messo in scena attraverso una regia di altissimo livello, un pacchetto completo che ancora oggi si può considerare tra i punti più alti della lunga carriera di Kojima.

La storia di Snake Eater non è stata toccata in alcun modo, presentandosi totalmente immutata rispetto a quanto visto nel capolavoro del 2004 e nelle successive riedizioni: tutto è rimasto al suo posto, non c’è nulla di diverso o inconsueto, e l’opera mantiene la sua piena integrità. Persino dialoghi e doppiaggio sono immutati. Cambia soltanto la grafica, ma per il resto Konami non ha voluto smuovere nulla.

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Del resto mettere anche solo lievemente mano alla trama ideata originariamente da Kojima, Tomokazu Fukushima e Shuyo Murata avrebbe potuto scatenare forti controversie tra i fan e polemiche sempre più feroci: Konami ha preferito non correre alcun rischio, offrendo ancora una volta la stessa, epocale esperienza narrativa già nota senza però aggiungere o togliere nulla. Ma sostanzialmente Snake Eater non aveva bisogno di alcuna novità o modifica in questo campo, per cui è proprio difficile dire che Konami abbia sbagliato in tal senso.

Non osare è la decisione giusta?

Ma l’approccio conservativo è evidente anche in tantissime altre componenti di Delta. Le musiche, ad esempio, sono proprio quelle originali come sentite per la prima volta nel lontano 2004, senza nessun remix originale o brano inedito aggiuntivo. Stesso discorso per il design di mappe, scenari ed ogni singola location, così come per i contenuti: Snake può contare sullo stesso ampio equipaggiamento di armi e gadget già conosciuto in passato, sopravvivendo nel frattempo catturando la flora e la fauna selvatica delle pericolose giungle di Tselinoyarsk ben note ai fan del terzo Metal Gear Solid.

Snake Eater è stato ai tempi un’eccellenza in ambito Stealth, portando i concept dei predecessori su nuove vette qualitative grazie a un’interattività ambientale che ancora oggi lascia a bocca aperta per le infinite possibilità che offre: l’idea di ambientare il gioco in uno scenario aperto e selvaggio e non solo all’interno di basi militari (come visto invece nei predecessori) ha permesso all’avventura di evolversi ed offrire una profondità invidiabile, sorretta tra l’altro alle capacità di mimetizzazione a disposizione di Snake e da una IA nemica efficace e reattiva che dava un reale senso di sfida, concentrazione e soddisfazione ad ogni area superata.

Certo, Snake Eater può essere giocato anche in stile Rambo grazie all’ampio armamentario a disposizione, ma la sua anima resta Stealth ed è proprio con tale approccio che riesce ad offrire il suo meglio. Anche qui però, parliamo sempre dello stesso gioco che i fan vivono da vent’anni e passa, senza grosse sorprese. Metal Gear Solid 3: Snake Eater era un capolavoro ludico per i suoi tempi, e di sicuro anche adesso continua a difendersi con maestria nonostante i tantissimi anni passati ed i progressi ludici e tecnologici raggiunti oggigiorno.

Il Serpente cambia pelle

Ci sono ovviamente delle novità peculiari che conferiscono a Delta la sua unicità, figlie in particolare dei tempi moderni. Nello specifico il riferimento va alle piccole novità in termini di “Quality of Life” che di certo lo rendono più veloce e immediato rispetto a prima: la possibilità di poter equipaggiare al volo combo di mimetica e pittura facciale per nascondersi meglio nell’ambiente circostante, così come l’accesso immediato alla radio ed alla schermata di cura per eventuali ferite, fratture e malattie contratte attraverso la pressione di uno specifico tasto sono tutti elementi che velocizzano non poco il gameplay rivelandosi alla fine delle novità gradite.

Ma la vera caratteristica chiave di Delta è la possibilità di giocare attraverso una “impostazione moderna” che di fatto fonde l’essenza di MGS3 con il gameplay TPS visto nelle successive iterazioni del brand quali Metal Gear Solid 4: Guns Of The Patriots e soprattutto Metal Gear Solid V: The Phantom Pain. Una visuale contemporanea con telecamera posta sulla spalla del protagonista, con tutta l’immediatezza e la reattività tipica degli Action/Adventure più moderni (in un certo senso si può pure considerare un’evoluzione delle inquadrature introdotte con la versione Subsistence), e che dimostra di funzionare bene anche se applicata ad un gioco rimasto fedele al passato ed alla tradizione.

C’è però un rovescio della medaglia: la nuova visuale non si sposa sempre alla perfezione con il game design del classico originale basato su un’inquadratura dall’alto, al punto che in più casi può anche essere più complicato avere un controllo sull’ambiente circostante e sulla posizione dei soldati nemici, con il rischio quindi di essere individuati più facilmente. Nulla comunque che comprometta la godibilità complessiva del titolo Konami. Ma volendo è comunque possibile giocare con l’inquadratura Classica per rivivere lo stesso identico feeling provato su PS2. A prescindere, Delta resta un prodotto avvincente ancora oggi, regalando una dozzina d’ore di puro intrattenimento.

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Restano poi intatti tutti i contenuti extra visti in passato. Su PlayStation 5 torna il mitico minigioco Snake vs Monkeys, crossover con Ape Escape esilarante ma in grado anche di regalare una sfida genuina e coinvolgente. Il minigioco basato sull’incubo di Snake, Guy Savage, è stato invece totalmente ripensato grazie agli sforzi di PlatinumGames, che lo ha trasformato in un vero e proprio Hack ‘n Slash con tutto lo stile frenetico e spettacolare tipico degli Action della compagnia. Anche il Theater ed il Secret Theater fanno il loro ritorno, mentre la rigiocabilità è assicurata dai tanti livelli di difficoltà disponibili e dai numerosi titoli da sbloccare alla fine di ogni partita, cercando di migliorare un poco alla volta i propri risultati.

Insomma, siamo a tutti gli effetti davanti a Metal Gear Solid 3. Il nuovo Delta è fortemente conservativo e aggiunge soltanto qualche novità, quanto basta però per mantenerlo fresco ed efficace ancora oggi. Il vero cambiamento di peso è grafico, tutto realizzato in Unreal Engine 5: se da un lato l’impatto generale è decisamente positivo grazie a scenari curatissimi nei dettagli e fortemente realistici, con effetti di luci ed ombre riusciti e un comparto tecnico che regge il colpo (in Performance, ad esempio, le prestazioni sono generalmente stabili, al netto di qualche occasionale calo), dall’altro non convince appieno la resa dei volti che in alcuni casi appaiono addirittura meno espressivi rispetto ai modelli poligonali visti ai tempi su PS2.

E’ sempre Metal Gear Solid 3

Si arriva dunque alla resa dei conti. È chiaro che Metal Gear Solid Delta: Snake Eater sia un prodotto tanto conservativo, come detto in precedenza. Konami non ha mai avuto intenzione di modificare in maniera più significativa uno dei giochi più importanti della sua storia, men che mai stravolgerlo.

Forse l’eredità di Kojima è così forte che non se l’è affatto sentita di mettere mano in maniera più profonda a un gioco così monumentale, con tutti i grossi rischi che avrebbe comportato. Sia nei titoli di testa che nei riconoscimenti finali viene del resto evidenziato con forza: questo è un gioco di Hideo Kojima, un prodotto autoriale che ha fatto storia e di conseguenza rinnovarlo nella sua essenza avrebbe richiesto una responsabilità troppo grossa da portarsi sulle spalle.

Si potrebbe dire che Delta non sia un remake coraggioso, ma nonostante questo la sua essenza è ancora adesso epocale e quei pochi cambiamenti sono stati comunque funzionali a renderlo una garanzia ancora adesso, come se il tempo non fosse mai trascorso.

Resta però il fatto che la sua natura conservativa potrebbe portare a chiedersi se la sua esistenza in questa forma fosse effettivamente necessaria, specie considerato che il classico originale è già tranquillamente disponibile su tutte le piattaforme attuali attraverso la Master Collection Vol. 1. Delta non sostituisce affatto l’originale Snake Eater e, anzi, forse potrebbe addirittura essere superfluo per chi già ha la Collection o conosce benissimo l’opera di partenza, non trovando magari sufficienti una grafica moderna e una nuova impostazione di gameplay per giustificare un ulteriore acquisto.

Ma Metal Gear Solid Delta potrebbe anche considerarsi il punto di ripartenza per il franchise, forse con ancora più forza rispetto alla raccolta vista negli ultimi anni. Riproporre in chiave moderna uno degli esponenti più importanti dell’intero franchise è un modo per farlo riscoprire alle nuove generazioni strizzando l’occhio a chi lo ha già ampiamente vissuto, lasciando intendere che Metal Gear è tornato per restare.

A prescindere, parliamo pur sempre di un capolavoro senza tempo, in qualunque forma lo si giochi. E Metal Gear Solid Delta, a prescindere da tutto, resta sempre un’esperienza indimenticabile.

Francesco Muccino

Tocca il suo primo videogioco, Super Mario Land, quando ancora non ha compiuto 3 anni. Da allora entra in un vortice dal quale probabilmente non ne uscirà mai più. Appassionato di ogni genere e irriducibile alfiere del formato fisico, vanta una collezione di oltre 2700 giochi.

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