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Metal Gear Solid Master Collection Recensione

Metal Gear Solid Master Collection Vol. 1: c’è sempre una prima volta!

Grazie al Volume 1 della Master Collection, ho toccati con mano per la prima volta i tre capitoli originali della saga di Metal Gear Solid

C’è chi dice che le opere considerate dei classici siano inutili da leggere, vedere, giocare. Dicono, gli stessi, che fanno già parte del nostro immaginario, che indirettamente le conosciamo già. In parte è vero. Un capolavoro mette insieme la sensazione di originalità totale, di esplorare nuove frontiere e allo stesso tempo sembra che conosca ogni svolta, come se già conoscesse il sentiero che sta aprendo. In qualche modo, un capolavoro è sempre stato là. Prima dell’uscita del Volume 1 della Master Collection per PlayStation, Xbox e PC dello scorso 24 ottobre, non avevo mai giocato a Metal Gear Solid. Non pensavo fosse più necessario. Mi sbagliavo.

Nell’ultimo periodo è stato annunciato il film di Zelda, sono state rilanciate le prime immagini della serie tv di Fallout, mentre uno dei picchi della serialità degli ultimi anni è stata The Last of Us (qui la nostra recensione della Serie TV di The Last of Us). Chi poteva immaginarsi nel 1998 che l’industria audiovisiva si sarebbe ritrovata a rincorrere in maniera così serrata il videogioco? La risposta di Hideo Kojima a questa domanda si nasconde nel suo ghigno, furbo come quello del Gatto del Cheshire. Si può essere dei maestri anche con un numero ridotto di pixel, lontani dal fotorealismo. Il cinema è una questione di sguardo, capace di esplorare spazi al di là della semplice superficie. Una panoramica a schiaffo combinata con la scossa prodotta dagli archi della colonna sonora possono rendere comunicativo anche un volto inespressivo e sgranato come quello di Snake dopo essersi tolto la maschera da sub.

Non un film ma un videogioco

Eppure, non bisogna dimenticarsi che non siamo davanti a un film. Metal Gear Solid è un videogioco e, nonostante la rinomata cinefilia del suo autore, Kojima ne è sempre stato consapevole. Sa che la trama è importantissima, certo, ma la vera magia è altrove. È incredibile quanta meraviglia possa sprigionarsi da un gesto tanto piccolo e semplice come premere un tasto. L’interazione è il centro, il gameplay il primo degli obiettivi da centrare. Così, in mano al giocatore vengono consegnate una miriade di chiavi in grado di aprire le stesse serrature.

Non c’è una sequenza predefinita di azioni per superare un plotone di guardie, un corridoio pieno di gas avvelenato, una telecamera dotata di fucile sempre pronta per un’esecuzione. Impossibile non perdersi qualcosa. Proprio in questo necessario punto cieco sgorga l’afflato vitale che permea il mondo di gioco, alimentandone la rigiocabilità. Tornare sui propri passi offre la possibilità di avere nuove risorse, di scoprire segreti e di capire meglio ciò che ci circonda. Il gioco non si esaurisce nel superamento dell’ostacolo, resiste al consumo e stimola il giocatore a esplorare lo sterminato mondo di possibilità oltre i propri limiti. Lo stesso Metal Gear Solid si spinge oltre le barriere del suo medium. D’altronde il videogioco è un’arte meticcia, contaminata e contaminante, è una Torre di Babele che combina in sé qualsiasi disciplina utile a innalzarla al cielo.

Metal Gear Solid Master Collection Vol. 1 Recensione 2

La lingua che parla è composita. C’è quella dello spionaggio televisivo e cinematografico (con tutto il suo oggi problematico carico di machismo). Ci sono le immagini documentarie di test ed esplosioni nucleari. C’è la letteratura cinese citata dal personaggio di Mei Ling ogni volta che salviamo (che componente mutante è il Codec, anticipatore delle ormai famigerate videochiamate?). I confini si assottigliano fino a scomparire, compresi quelli dello schermo. Così, Psycho Mantis ci invita a poggiare il joystick su una superficie piana per dimostrarci i suoi poteri, muovendolo, o dobbiamo cercare una particolare frequenza sulla scatola di gioco (esperienze in parte impoverite e consumate dal tempo e dal digitale, ma che conservano il loro fascino).

Metal Gear Solid: necessario ancora oggi

Si dice, però, che il destino della Torre non sia quello di toccare il cielo. Una reazione a catena si scatena nel momento esatto in cui diventa questo l’obiettivo (vero, Oppenheimer?). Entrano in gioco forze più grandi di noi. Siamo quindi condannati? Non ne avremo la certezza fino a che tutto non sarà in cenere, a terra, collassato su sé stesso. Se si credesse al modo in cui vengono raccontati i classici, forse, converrebbe arrendersi.

Metal Gear Solid Master Collection Vol. 1 Recensione 1

Qualora, però, si scegliesse di leggerli, di guardarli, di giocarli, in definitiva di affrontarli, tra le righe troveremmo l’ennesima chiave del mazzo, il colpo di scena che offre una soluzione mascherata da auto sabotaggio, il cortocircuito che mira alla distruzione di sé stesso per aprire definitivamente la porta per tutto ciò che non poteva essere fino a quel momento. Una storia, raccontata da qualcun altro, è un’altra Storia. Il serpente che doveva cingerci e avvelenarci, diventa improvvisamente un liberatore. Non avevo mai giocato a Metal Gear Solid e non pensavo fosse necessario giocarci ancora oggi. Mi sbagliavo.

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