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Migliori Film Samurai

I 10 migliori film giapponesi sui samurai da vedere assolutamente

In occasione dell'uscita della serie tv di Netflix Blue Eye Samurai, vi proponiamo 10 film giapponesi di samurai da vedere assolutamente.

In questi giorni vi abbiamo parlato di Blue Eye Samurai, nuova serie animata della piattaforma di streaming on demand Netflix scritta e diretta da Michael Green che abbiamo promosso a pieni voti (qui la nostra recensione di Blue Eye Samurai) e che rilegge, in chiave animata e con un ottimo equilibrio tra sguardo orientale e occidentale, i classici dei film di samurai, il cosiddetto genere del ‘chambara‘, ovvero i film giapponesi incentrati sui duelli con le spade, tipicamente appartenenti al sottogenere del jidai-geki, i film ambientati nel periodo storico del Giappone feudale.

Per accompagnare la visione di Blue Eye Samurai e allargare l’orizzonte aperto dalla serie tv, nei seguenti paragrafi vi proponiamo i 10 migliori film cult sui samurai da vedere assolutamente. Come sempre buona lettura e soprattutto buona visione.

I Sette Samurai di Akira Kurosawa

L’alfa e l’omega del genere dei film di samurai, I Sette Samurai è il prototipo di film che qualsiasi regista avrebbe voluto fare e anche quello che molti autori nel corso della storia del cinema hanno rifatto, dal western in poi (non solo l’occidentale I magnifici sette ma anche il cinese Beach of the war gods di Jimmy Wang Yu e il fantascientifico Rebel Moon di Zack Snyder, espressamente ispirato al capolavoro di Kurosawa), sempre alla ricerca di questi stessi standard di gloria, di immensa precisione, di gigantismo, ai quali però nessuno (o pochissimi) sono riusciti ad avvicinarsi in seguito.

I Sette Samurai Kurosawa

Una sorta arca di Noè per il kolossal moderno e i suoi comandamenti (le sue lezioni si vedono anche nel nuovo Napoleon di Ridley Scott), probabilmente fra i quattro-cinque film più belli e importanti della Storia del Cinema. I sette samurai è il film più famoso di Akira Kurosawa e anche quello su cui è stato detto di più, forse già tutto: ad ogni modo, come tutti i grandi film immortali, è rimasto imprescindibile fino ad ora e lo rimarrà per sempre.

13 assassini di Takashi Miike

La carriera spasmodica di Takashi Miike abbraccia anche i film di samurai con 13 assassini, remake dell’omonimo classico di Eichi Kudo uscito nel 1963.
Meno ispirato dal contesto socio-politico rispetto alla prima versione ma molto più interessato alla fotografia dei corpi che danzano per martoriarsi, il film di Miike sfrutta un budget più ampio del precedessore e, confezionando tutta la violenza per cui il regista è celebre all’interno di meravigliosi set d’epoca, diventa uno di quei rari remake in grado di migliorare l’originale.

13 assassini Takashi Miike

Lone Wolf and Cub: Sword of Vengeance di Kenji Misumi

Lone Wolf and Cub: Sword of Vengeance è il primo di una serie di sei film, tutti con protagonista Tomisaburo Wakayama nei panni di Ogami Itto, un ronin errante che dona la sua spada al miglior offerente e che si fa accompagnare nelle sue avventure dal figlio, il giovane Daigoro. I due hanno notevolmente ispirato le dinamiche di Din Djarin e Grogu al centro della famosissima The Mandalorian, la serie tv di Star Wars: in questo senso vale la pena ricordare ancora una volta quanto la saga originale di George Lucas sia debitrice del cinema chambara.

Lone Wolf and Cub Sword of Vengeance

Noto per la sua efferatezza e la particolarità dei dettagli, il franchise di Kenji Misumi avrebbe dato vita anche al remake americano Shogun Assassin di Robert Houston nel 1980 e sempre da Misuri, la cui carriera è quasi esclusivamente legata ai film di samurai, sarebbe nata la celebre saga di Zatoichi.

Zatoichi di Takeshi Kitano

Scritto, diretto, co-montato e interpretato da Takeshi Kitano, qui alla sua undicesima impresa da regista (ancora oggi il più grande successo commerciale della sua venerata carriera), il film è un revival della classica serie di film e serie tv di Zatoichi, il massaggiatore cieco itinerante e spadaccino del tardo periodo Edo del Giappone reso popolare dalla saga cinematografica realizzata dalla casa di produzione Daiei e con protagonista l’attore Shintaro Katsu.

Zatoichi Takeshi Kitano

Tra le saghe più longeve della storia del cinema, con 26 film realizzati tra il 1962 e il 1989 e una serie televisiva che andò in onda dal 1974 al 1979 composta da 100 episodi, Zatoichi rinasce in versione moderna con Takeshi Kitano, che ripropone attraverso il suo stile unico tutti gli stilemi del franchise. Il film venne presentato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia del 2003, dove vinse il prestigioso Leone d’argento per la migliore regia. Da recuperare anche Zatoichi: The Last di Junji Sakamoto, uscito nel 2010 e ad oggi ultimo film del franchise, non solo riuscito ma splendidamente romantico, crepuscolare e spietato.

Harakiri di Masaki Kobayashi

La parabola di un giovane samurai ancora aggrappato alla vita che viene obbligato, in nome del dovere e dell’onore, a commettere il celebre suicidio rituale dell’harakiri che dà il titolo al film.

Migliori Film Samurai 1

Nella rigidità dello sguardo in bianco e nero di Kobayashi si insinua un’aspra critica verso le tradizioni dell’epoca feudale giapponese, che qui diventano la scusa per immortalare in maniera magistrale tutta l’oppressione che attanaglia il protagonista. Dallo stesso soggetto un grande remake moderno firmato ancora da Takashi Miike.

Samurai Assassin di Kihachi Okamoto

Col grande Toshiro Mifune nei panni del samurai ronin figlio illegittimo di un potente nobile, il film di Kihachi Okamoto rimane ancora oggi uno dei grandi esempi del genere, denso di dettagli e complesso tanto a livello tematico quanto a livello narrativo.

Samurai Assassin Kihachi Okamoto

La mitologica sequenza del climax finale, la battaglia sotto la tempesta di neve al Castello di Edo, scandita dal ritmo martellante dei tamburi della colonna sonora e dai fendenti della katana e che rifulge della fotografia in bianco e nero di Hiroshi Murai, basta da sola per mettere Samurai Assassin sulla vostra lista dei film da recuperare (senza dimenticare, sempre a firma di Okamoto, i successivi The Sword of Doom e Kill!).

Killing di Shinya Tsukamoto

Un film di samurai dal padre del cyberpunk Shinya Tsukamoto, regista di Tetsuo e Hiruko the Goblin (qui il nostro speciale dedicato a Hiruko the Goblin), è stato per anni il sogno proibito di ogni cinefilo degno di questa etichetta, e nel 2018 quel sogno con Killing è diventato realtà.

Killing Shinya Tsukamoto

Ancora una volta le vibrazioni e i suoni che differenziano la carne dal metallo diventano per la camera estatica di Tsukamoto le molle di un film elettrico ma al tempo stesso di rara delicatezza: la quiete assoluta – perseguita attraverso una regia piena di auto-controllo nella prima parte – si allontana di volta in volta appena si è sul punto di afferrarla, con feroci esplosioni così stordenti da costringere il film ad assumere nuove forme e nuovi registri che Tsukamoto domina come solo lui sa fare.

Il Crepuscolo del Samurai di Yoji Yamada

Risposta giapponese al revisionismo western de Gli spietati di Clint Eastwood, Il Crepuscolo del Samurai è un film anti-climatico, dolce e disciplinato come un samurai, una carezza sia nel momento di sussurrare il proprio amore covato in silenzio per anni sia quando si è chiamati a tagliare una testa.

Il Crepuscolo del Samurai

Ogni dialogo e ogni smorfia dicono qualcosa in più sui personaggi, ogni inquadratura trasmette un’emozione o un pensiero. Niente epica, solo quella del quotidiano e delle sue fatiche, delle gioie e dei rimpianti. Ancora oggi Il Crepuscolo del Samurai è il secondo film più premiato di sempre ai Japanese Academy Awards, l’equivalente degli Oscar (o dei David di Donatello, per intenderci) per l’industria cinematografica giapponese, con ben dodici statuette: fu anche il primo episodio di una trilogia tematica che Yamada realizzò sulla figura del samurai, insieme ai successivi The Hidden Blade e Love & Honor.

The fall of Ako Castle di Kinji Fukasaku

Il maestro dello yakuza movie Kinji Fukasaku riunisce con The fall of Ako Castle un cast corale, tra cui due icone del cinema giapponese come Toshiro Mifune e Sonny Chiba, per una spettacolare epopea di samurai, rivisitazione della classica storia dei 47 ronin.

Quando il suo padrone perde i propri beni e la vita a causa di un’ingiustizia, il fedele servitore Ōishi giura vendetta, anche se l’uomo che ha giurato di uccidere è protetto dallo shogunato al potere e qualsiasi ritorsione rischia di essere considerata come un atto di alto tradimento. Per riuscire nel suo intento, tra spie e assassini mandati per ostacolarlo o farlo fuori, Ōishi riunisce a sé 47 samurai ormai senza padrone chiamandoli a vendicare il loro signore ucciso. Una commovente storia di lealtà, tradimento e sacrificio, al centro di una brutale carneficina di samurai.

The Assassin di Hou Hsiao-hsien

Non ci sono esattamente samurai e non siamo neppure in Giappone (l’unica eccezione di questa lista), ma il recente tragico annuncio del ritiro di Hou Hsiao-hsien dal mondo del cinema a causa di problemi di salute ci obbliga a rinunciare ai tanti altri film di samurai che avremmo potuto citare in quest’ultimo paragrafo per fare tappa a Taiwan.

The Assassin Hou Hsiao-hsien

Vincitore del premio per la miglior regia al Festival di Cannes, The Assassin vanta un lavoro sull’immagine e sul sound design indelebile: colore, bianco e nero, grana mutevole, rapporto di forma sempre diverso, e poi i suoni, naturali, in alternanza con questa musica gloriosa e poetica, fino a formare un tutt’uno.
Si mette in scena il fumo dei ricordi e il suo fluire attraverso il tempo, in un capolavoro assoluto che purtroppo rimarrà per sempre l’ultimo film di uno dei più grandi autori della storia del cinema mondiale.

Matteo Regoli

critica i film, poi gli chiede scusa si occupa di cinema, e ne è costantemente occupato è convinto che nello schermo, a contare davvero, siano le immagini porta avanti con poca costanza Fatti di Cinema, blog personale

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