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Ninja Gaiden 4

Ninja Gaiden 4 Recensione: Yakumo e Ryu, un team esplosivo

Ninja Gaiden 4 è un ritorno trionfale: l'accoppiata Team Ninja e PlatinumGames è (quasi) inarrestabile.

Una gloria del genere Action, una serie che ha riscritto le regole del suo genere e che ha appassionato milioni di giocatori in tutto il mondo con le gesta dell’iconico Ryu Hayabusa, per poi sparire dalla circolazione per lunghi, lunghissimi anni. Giusto una Collection dei vecchi giochi ma nulla di più.

Poi, all’improvviso, cambia tutto: il 2025 segna la rinascita di Ninja Gaiden con ben tre diversi progetti che diventano realtà nel corso dei mesi. Si è partiti con Ninja Gaiden II Black, riedizione modernizzata dell’indimenticabile secondo capitolo della serie, e si è proseguiti con Ninja Gaiden Ragebound, spin-off ispirato alle origini bidimensionali del franchise.

E infine si è chiuso con il botto, con un nuovo capitolo principale a distanza di ben 13 anni dal terzo. Un quarto episodio creato da un autentico dream team di maestri degli Action: PlatinumGames al timone sotto la supervisione di Team Ninja, lo studio che ha dato i natali al filone moderno della storica serie Koei Tecmo, condendo poi il tutto con Xbox Game Studios come publisher.

Ninja Gaiden 4 è un nuovo inizio per un brand leggendario ed è arrivato in un momento molto simbolico, pochi giorni dopo la morte dell’indimenticabile Tomonobu Itagaki al quale si deve l’avvento dei Ninja Gaiden tridimensionali che si sono imposti come eccellenze dei giochi d’azione.

E sebbene a Ninja Gaiden 4 sia mancato davvero poco per rivelarsi a sua volta un’assoluta eccellenza come i suoi più gloriosi predecessori, complici alcune importanti ingenuità strutturali e concettuali, al tempo stesso ci sottolinea con forza un dato di fatto: che di questo modo di intendere gli Action, duri e puri, dall’essenza “Stylish” senza contaminazioni RPG o Soulslike, fatti di combo che lasciano a bocca aperta, di incredibili battaglie tanto intense quanto spettacolari e di soddisfazioni impagabili ad ogni ardua sfida superata con successo, oggi si sente la mancanza e sarebbe bello assistere a un vero e proprio revival di questa tipologia di giochi senza limitarsi a qualche sporadico esponente di tanto in tanto.

Un pretesto per menare fendenti

Di certo non è cambiata la tradizione di usare la narrativa come un semplice pretesto volto a giustificare le epiche battaglie a suon di armi bianche contro orde di demoni, diavoli e soldati armati fino ai denti. Ambientato diversi anni dopo le vicende di Ninja Gaiden 3, il teatro del quarto capitolo è una Tokyo in rovina, maledetta dai resti del Drago Nero che con la sua essenza demoniaca ha fagocitato l’intera metropoli, vittima di un’incessante pioggia battente.

La popolazione è stata evacuata e l’intera città messa in quarantena, supervisionata dai soldati dell’Ordine del Drago Divino e dallo stesso Ryu Hayabusa che più volte in passato ha sconfitto il Drago Nero senza tuttavia debellare una volta per tutte la sua presenza. In un simile contesto un giovane ninja del Clan Karasu, Yakumo, si infiltra a Tokyo con l’obiettivo di uccidere Seori, sacerdotessa del Drago Nero tenuta in custodia dall’ODD.

Quando però è sul punto di completare la sua missione, Seori rivela che la sua morte non permetterà mai una sconfitta definitiva dell’oscuro demone: al contrario, se la donna infrangerà i sigilli del Drago Nero causando così la sua ennesima rinascita, la sacerdotessa potrà purificarlo e renderlo finalmente vulnerabile, permettendo in questo modo la sua eliminazione definitiva. Yakumo cambia dunque i piani e stringe una momentanea alleanza con Seori nella speranza di poter eliminare il Drago Nero una volta per tutte, intraprendendo una nuova missione che lo porterà prima o poi ad incrociare anche il cammino di Hayabusa.

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Nonostante premesse potenzialmente interessanti, la trama di Ninja Gaiden 4 è per l’appunto la tipica storia in stile Ninja Gaiden: un contorno che non ha nessuna pretesa di rivestire un ruolo più centrale e che resta sostanzialmente sullo sfondo senza mai decollare e limitandosi semplicemente a dare contesto all’evoluzione dell’avventura.

Presa dunque con leggerezza e senza pretese, l’evoluzione del racconto si lascia seguire senza mai risultare invasivo, nella consapevolezza che difficilmente si resterà a bocca aperta. Anzi, la parte conclusiva sembra persino tirata via in fretta e furia, e soprattutto l’iconico Ryu sembra quasi un cameo anziché la figura fondamentale che dovrebbe essere. Il trattamento riservato allo storico protagonista dell’intero brand è infatti uno dei punti più discutibili dell’opera, ma ci torneremo più avanti.

Se non altro Yakumo sembra avere le carte in regola per diventare un personaggio ancora più interessante ed accattivante qualora la serie dovesse proseguire in futuro, non avendo sfigurato in questa veste di nuovo protagonista nonostante la pesante eredità che ha dovuto raccogliere.

Azione, adrenalina e spettacolo a fiumi

Ma il focus è come sempre tutto sull’azione e sul sistema di combattimento, fiori all’occhiello di una serie che ha fatto la storia del genere. E su questo aspetto Ninja Gaiden 4 non delude assolutamente. Anzi, se possibile, è una summa di ciò che da sempre Ninja Gaiden rappresenta toccando vette d’eccellenza assoluta. Perché in termini di Combat System, Ninja Gaiden 4 è semplicemente magistrale.

Già dai primi minuti nei panni di Yakumo si assapora tutto il potenziale dell’opera, che lascia subito a bocca aperta con le possibilità date dalle prime tecniche a disposizione del protagonista, in attesa di sbloccare i numerosi potenziamenti e tecniche aggiuntive così come di completare l’armamentario del protagonisti. A proposito di armi, il quarto episodio ne offre in minor quantità rispetto ai predecessori, ma le quattro principali a disposizione (a cui si aggiunge una quinta per la fase conclusiva) si dimostra tutte ben differenziate tra loro e dotate delle proprie unicità che spingono ad utilizzarle costantemente in combattimento grazie anche alla possibilità di cambiarle al volo in qualunque momento.

Oltre alla consueta alternanza di attacchi leggeri e pesanti, a rendere il tutto ancora più speciale ci pensa una tecnica speciale di Yakumo, il Ninjutsu del Flusso Sanguigno che permette al giovane ninja di ricorrere a tecniche avanzate da scatenare contro i nemici che provano ad ostacolarci. Il Flusso Sanguigno è legato ad un’apposita barra che è importante tenere sempre riempita in modo così da avere più facilmente accesso a queste mosse aggiuntive, in ogni caso il mix di attacchi e combo che è possibile sfoderare ricorrendo anche al Flusso Sanguigno è portato all’estremo: padroneggiarlo significa scatenare su schermo un autentico tripudio di spettacolarità, tecnicismi, raffinatezza e brutalità che in ambito Action ha davvero pochissimi rivali grazie anche ai ritmi indemoniati e l’intensità generale dei combattimenti.ù

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Ma anche la difesa riveste un ruolo cruciale nel gameplay: tra parate, schivate e parry, con tanto di ulteriori tecniche apposite da sbloccare per perfezionare le nostre capacità difensive, trascurare questo elemento significa andare incontro a morte certa e basta poco per accorgersi di quanto siano cruciali in combattimento non solo per un mero discorso di salvaguardare le proprie energie vitali.

Un sapiente utilizzo delle tecniche difensive si rivela infatti prezioso per avere accesso a devastanti contrattacchi e per aggirare più facilmente i nostri assalitori lasciandoci la possibilità di scatenare combo vincenti e massimizzare la chance di vittoria. A seconda inoltre dell’arma equipaggiata il Flusso Sanguigno può anche cambiarne la forma, come se la trasformasse in un altro equipaggiamento aggiuntivo con il proprio moveset da studiare con attenzione così da creare approcci ai combattimenti sempre più efficaci.

A valorizzare ulteriormente l’azione ci pensa anche una difficoltà impegnativa ed appagante che ricalca il senso di sfida già offerto dai primi Ninja Gaiden diretti da Itagaki. Ninja Gaiden 4 non è affatto una passeggiata di salute e, anzi, umilia senza pietà il giocatore che sottovaluta il suo grado di sfida, tra nemici standard tendenzialmente aggressivi e Boss Fight solitamente suddivise in due fasi che danno filo da torcere a chi non mescola attentamente offensiva e difensiva. Certo, gli oggetti curativi non mancano così come i potenziamenti temporanei ad attacco e difesa, ma l’inventario è limitato e l’intensità degli scontri è tale che spesso c’è anche poco tempo di reazione per curarsi.

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Da sottolineare però che il gioco è studiato per premiare i giocatori che padroneggiano sapientemente il sistema di combattimento, dando la chance di superare anche le sfide più drammatiche senza nemmeno fare ricorso ad oggetti curativi: arrivare a simili abilità sa regalare soddisfazioni incredibili, soprattutto dopo essere sopravvissuti a ondate di nemici aggressivi.

La varietà del “bestiario” non è magari stellare ma la diversificazione tra i nemici che si incontrano è comunque più che discreta, ed a brillare con forza sono soprattutto le Boss Fight, perfetto banco di prova di tutto ciò che stiamo imparando pad alla mano capitolo dopo capitolo, un poco alla volta sempre più intense ed aggressive ma che sanno regalare momenti memorabili grazie alla loro caratterizzazione. Ninja Gaiden 4 in tal senso è un Ninja Gaiden al 100%.

Le soddisfazioni che regala con il suo sistema di combattimento, il bilanciamento generale della difficoltà e la netta diversificazione tra nemici e Boss con cui confrontarsi, non sono seconde a nessun altro Action in circolazione. Anzi è l’esatto opposto: tanti altri Action puri farebbero carte false per regalare qualcosa di così incredibilmente appagante, graziato da una fluidità totale che non lascia il minimo spazio nemmeno al più minuscolo e sporadico dei rallentamenti.

Un mondo circostante che poteva osare di più

Nel constatare dunque la totale magnificenza del lato Combat, che in ogni caso resta l’elemento principale dell’intera produzione (così come l’elemento principale di uno Stylish Action) e dunque già questo basta per promuovere Ninja Gaiden 4, è comunque altrettanto giusto evidenziare che il resto del comparto ludico non offre la stessa cura meticolosa per quanto riguarda level design ed esplorazione, che hanno un ruolo minore all’interno del prodotto complessivo.

E in realtà non c’è affatto da sorprendersi: anche nei precedenti Ninja Gaiden si seguiva questo schema, compreso l’indimenticabile Ninja Gaiden II originale che aveva un’impostazione fortemente lineare. Faceva eccezione il primo Ninja Gaiden del filone moderno, che tra tutte le sue versioni provava ad offrire qualcosa di più elaborato con pure qualche occasionale enigma ambientale. Ma in fondo in un Action puro questi elementi potrebbero non essere così indispensabili: meglio concentrare più risorse sul gameplay nudo e crudo.

Ninja Gaiden 4 segue per l’appunto questa filosofia e non la stravolge più di tanto. Siamo davanti a un’opera per l’appunto lineare e che segue un’impostazione semplice: “arena” in cui fronteggiare orde di nemici, poi si prosegue lungo scenari dal design solitamente a corridoio, magari si affetta qualche altro nemici, e poi sotto con un’altra “arena”, e così via per l’intera avventura.

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In realtà PlatinumGames e Team Ninja hanno comunque provato a metterci qualcosa in più, come ad esempio incarichi secondari e un minimo di esplorazione per cercare risorse utili e sfide extra (come gli adrenalinici Purgatori che sanno regalare alcune delle battaglie più intense del gioco) che se completate possono regalare utilissime risorse monetarie da spendere su oggetti e nuove tecniche. Insomma, non siamo davanti alla linearità totale ed assoluta di un Ninja Gaiden 3 e successiva revisione Razor’s Edge: qui si nota qualche sforzo in più per dare maggior senso all’ambiente circostante, ma senza comunque mai distogliere un attimo l’attenzione dal fulcro principale votato tutto all’azione.

Per cui da esplorazione, interattività con lo scenario e pure dalle fasi Platform è bene non aspettarsi nulla di chissà quanto impressionante perché questi specifici aspetti si limitano infatti all’essenziale. In un primo momento può essere divertente spiccare il volo tra le correnti ventose, aggrapparsi con il rampino tra una sporgenza e l’altra, surfare tra le acque e grindare sui binari schivando treni della metropolitana a tutta velocità, ma basta poco per accorgersi di quanto questi elementi vengano ripetuti costantemente senza mai offrire qualcosa di più sofisticato.

Si avverte quindi una certa ripetitività di fondo, è innegabile, sebbene il livello superbo dei combattimenti riesce in qualche modo a rendere il tutto molto più tollerabile senza problemi. La maggior parte del tempo si passa solitamente a menare fendenti e ciò di conseguenza comporta tempi morti ridotti all’osso e solo quando necessari. Ancora una volta, dunque, Ninja Gaiden 4 è un Ninja Gaiden al 100% anche nei suoi aspetti meno convincenti che tuttavia non compromettono in modo grave il prodotto complessivo.

E Ryu Hayabusa?

Pur non avendo stavolta il ruolo di protagonista principale, l’iconico personaggio simbolo della serie si ritaglia comunque il suo spazio essendo giocabile in una manciata di capitoli, purtroppo solo 5 nel 19 complessivi dell’avventura. Constatata la presenza limitata di Ryu, agli sviluppatori va comunque riconosciuto il merito di aver valorizzato al massimo il suo ruolo ludico che, di fatto, eleva ulteriormente un gameplay lato combat che già prima era immenso.

Ma Ryu non viene chiamato “Super Ninja” a caso, dalle parole si passa ai fatti giocando: ripartendo dal suo moveset visto nei giochi passati della serie, il nostro eroe viene elevato all’ennesima potenza dimostrandosi più spettacolare e soddisfacente che mai da utilizzare, merito di un parco mosse ulteriormente espanso e che sfrutta in modo vincente le idee messe a punto per questo quarto episodio.

Certo, Ryu ha a disposizione soltanto la sua fidata Spada del Drago come arma, ma non siamo affatto davanti a un caso come quello dell’inqualificabile Ninja Gaiden 3 originale: qui giocare nei suoi panni è quasi orgasmico per l’incredibile spettacolarità e tecnicismi messi a punto, con una sapiente integrazione anche delle sue storiche tecniche Ninpo e nuove abilità che lo elevano alla massima potenza.

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Se già giocare con Yakumo si è dimostrato superlativo, con Ryu l’opera raggiunge la sua apoteosi pure se l’eroe storico ha un armamentario più limitato, ma l’assoluta magnificenza che si manifesta su schermo è quasi ipnotica per la sua bellezza e l’eccezionale messa in scena. Anche qui, però, c’è un rovescio della medaglia: Ryu è infatti relegato alla parte più debole della produzione. I capitoli nei suoi panni sono infatti una ripetizione di altri già affrontati con Yakumo, si ripercorrono gli stessi scenari e si riaffrontano gli stessi Boss in attesa poi di arrivare al gran finale.

Per fare un parallelismo, Ryu in Ninja Gaiden 4 ha sostanzialmente il ruolo ricoperto da Dante in Devil May Cry 4 (che introdusse ai tempi il nuovo protagonista Nero al quale si diede il maggior spazio possibile): costretto a ripercorrere sentieri e combattimenti già affrontati con ben poco di inedito al di fuori del proprio moveset esclusivo. La vera differenza è che in chiave narrativa Dante in Devil May Cry 4 aveva comunque un ruolo cruciale, Ryu in Ninja Gaiden 4 sembra quasi un cameo seppur importante, ed è in particolare molto deludente (se non addirittura irrispettoso) il modo in cui il protagonista storico viene trattato sul finale, come se per davvero fosse una comparsa qualunque.

Come se non bastasse la fase finale in generale (indicativamente gli ultimi tre capitoli) sembra quasi tirata via in fretta e furia (uno dei capitoli con Ryu dura letteralmente 5 minuti), come se ci fosse fretta di arrivare alla conclusione. Per inciso, le ultime tre Boss Fight sono da applausi scroscianti, ma è un peccato che le ultimissime fasi non siano state valorizzate in toto pure se c’era il materiale per riuscirci.

Per inciso, parliamo di pochi atti su 19 totali inseriti in un’avventura che alla prima run può durare anche sulle 15 ore circa (rendendolo il Ninja Gaiden più longevo, tra l’altro) e dunque non siamo assolutamente davanti a un caso in cui un gioco intero va in rovina, ma è chiaro che su certi aspetti si poteva e doveva fare di più.

Se non altro i contenuti post-game sono abbondanti tra la difficoltà Master Ninja, sfide singole ai Boss e persino la possibilità di rigiocare liberamente ogni capitolo dell’avventura proprio nei panni di Ryu, cosa che i fan storici della serie indubbiamente apprezzeranno tantissimo.
Per il resto non c’è troppo da dire. In termini grafici Ninja Gaiden 4 non spinge al massimo le potenzialità degli hardware odierni, ma alla luce della totale mancanza di qualunque problema tecnico e di una fluidità totale in fondo non è chissà quale problema.

Lato estetico ci sono però alti e bassi: da un lato si apprezza un design dei nemici piuttosto ispirato, anche più degli episodi precedenti, oltre ad animazioni realizzate generalmente con grandissima cura, dall’altro però l’impatto scenico non è esattamente dei migliori complici ambientazioni piuttosto asettiche e con uno stile abbastanza generico, e la poca varietà degli scenari in tal senso non aiuta. Come atmosfere siamo invece davanti al Ninja Gaiden più oscuro e misterioso dato il contesto in cui si svolge la vicenda e indubbiamente in tale ottica sa rivelarsi coinvolgente.

La marcia in più è data dalle musiche: la colonna sonora di Ninja Gaiden 4 è probabilmente la migliore offerta dalla serie, regala sottofondi ambientali che intensificano ulteriormente le atmosfere cupe dell’avventura e rendono ancora più adrenaliniche le battaglie. Anzi, a tratti PlatinumGames sembra aver voluto ricalcare quanto fece oltre un decennio fa con Metal Gear Rising: Revengeanche, offrendo canzoni rock di assoluto spettacolo e coinvolgimento che scatenano con forza adrenalina a fiumi nell’animo del giocatore.

Ninja Gaiden, quanto ci sei mancato

Tra magnificenza ed imperfezioni, alla resa dei conti Ninja Gaiden 4 non è solo ricchissimo di sfumature, ma più di ogni altra cosa è una conferma.
È una conferma che PlatinumGames ha ancora tanto da dare all’industria videoludica nonostante gli ultimi anni fatti di licenziamenti, addii importanti e qualche progetto fallito malamente. È una conferma che Team Ninja riesce sempre ad attirare l’attenzione ogni volta indipendentemente dai giochi a cui lavori.

È una conferma che Action di questo tipo dovrebbero essere più presenti sul mercato. E soprattutto è una conferma che la mancanza di Ninja Gaiden si è sentita e, pur non essendo impeccabile a tutto tondo, è ancora un esempio imprescindibile per chi ama i giochi d’azione. Un ritorno dunque memorabile, nella speranza che non debbano passare altri 13 anni prima di vedere un eventuale quinto episodio principale.

Francesco Muccino

Tocca il suo primo videogioco, Super Mario Land, quando ancora non ha compiuto 3 anni. Da allora entra in un vortice dal quale probabilmente non ne uscirà mai più. Appassionato di ogni genere e irriducibile alfiere del formato fisico, vanta una collezione di oltre 2700 giochi.

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