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Nosferatu 2024

Nosferatu Recensione: il Conte Orlok secondo Robert Eggers

Abbiamo visto in anteprima Nosferatu, nuova versione del leggendario horror diretta da Robert Eggers: la nostra recensione

Rifare Nosferatu vuol dire rifare la storia del cinema e della letteratura gotica tutta: questa leggendaria versione alternativa di Dracula di Bram Stoker, nata 102 anni fa tra drammatiche vicissitudini di diritti d’autore, denunce e censure con il film muto Nosferatu di Murnau (1922) e tornata alla fine degli anni 70 con il primo remake Nosferatu il principe della notte di Werner Herzog (1979), ha attraversato ora tutto il secolo scorso ed è arrivata fino all’oggi, in questa terza versione, il Nosferatu di Robert Eggers prodotto e distribuito da Universal Pictures.

Film della vita per l’autore americano classe 83, che fin dal folgorante esordio con The Witch non fece mistero del suo amore per l’opera originale e del sul desiderio di realizzarne un nuovo remake (che finora ha rimandato per ‘diventare un autore migliore’ e facendo nel frattempo The Lighthouse e The Northman), questa versione 2024 di Nosferatu mostra il testo gotico per eccellenza riempirsi di nuove suggestioni, tutte legate alla sfera psico-sessuale e al regno dell’occulto, due elementi fondamentali nel cinema di Robert Eggers.

Un lavoro non perfetto ma geniale, non spaventoso ma opprimente, di assoluto fascino e ribaltamenti per un sottogenere, quello dei vampiri, ormai abbastanza solidificato.

Nosferatu: un incubo gotico psicosessuale

La storia è arcinota, è la stessa di Dracula di Bram Stoker ma con nomi e ambientazioni diverse: una coppia tedesca (Lily Rose Depp e Nicholas Hoult) si ritrova vittima della furia del Conte Orlok (Bill Skarsgaard), quando il re dei vampiri si invaghisce di lei e attira lui nel suo castello in Transilvania, nei Carpazi.

Imprigionato, il marito dovrà fare ritorno a casa prima che il Conte seduca la donna e sprigioni il suo male sulla città e su tutto il mondo, aiutato dal migliore amico (Aaron Taylor Johnson), un medico (Ralph Ineson) e un esperto dell’occulto (un grande e ironicissimo Willem Dafoe nel ruolo di Albin Eberhart Von Franz, vale a dire la versione nosferatuizzata di Abraham Van Helsing).

Nosferatu 2024 Robert Eggers

La principale aggiunta a questo canone portata da Robert Eggers sta tutta nel rapporto psicosessuale tra il personaggio di Lily Rose Depp e Nosferatu: in questa versione, Orlok è quasi un’estensione della natura ‘perversa’ della ragazza, tormentata da desideri fisici repressi che la società non le consente di soddisfare, viene evocato dai bisogni di lei (che nella primissima inquadratura sembra una versione gotica di Giovanna d’arco di Dreyer) e a lei si lega come una malattia.

Reinventare il vampiro

Da qui passa anche la reinvenzione della figura del vampiro: Nosferatu è sempre stato mostruoso rispetto a Dracula, solitamente dipinto come un uomo affascinante, ma Eggers rilegge il mito del non-morto mostrandoci l’opposto del fighettismo alla Twilight e facendo del suo Conte un vero e proprio cadavere marcescente, purulento e schifoso, il cui puzzo sembra bucare lo schermo e il cui aspetto, nell’abbigliamento e nei baffoni allungati, ricorda quello di un cosacco, una scelta visiva molto interessante.

La sequenza dell’arrivo nel castello in Transilvania è agghiacciante e opprimente, tra giochi di ombre e neri e le luci ocra e blu della fotografia espressionista, e le scene di esorcismo (tante, al punto che la differenza tra film di vampiri e film di possessioni demoniache sembra sparire) tolgono il fiato.

L’idea di scendere a patti con alcuni compromessi, apparentemente dettata dalla natura da ‘progetto blockbuster’ del film, è raccolta come una sfida da Eggers, che cita i trucchi scenografici di Alien e diverte e si diverte coi jump-scare, anche accettando il gioco che è nello spirito dell’horror. Una miscellanea di ‘elevated horror’ e ‘pop-corn horror’ che non dovrebbe stare in piedi, eppure traccia un interessante e ipotetico nuovo percorso da seguire.

Un Nosferatu perverso per la generazione cinematografica più asessuata di sempre: non perfetto e forse non il suo migliore, ma una grande scommessa vinta. Per altri horror del 2024, scoprite Alien: Romulus di Fede Alvarez.

Matteo Regoli

critica i film, poi gli chiede scusa si occupa di cinema, e ne è costantemente occupato è convinto che nello schermo, a contare davvero, siano le immagini porta avanti con poca costanza Fatti di Cinema, blog personale

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