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Pepper Grinder Recensione

Pepper Grinder Recensione: un martello pneumatico è per sempre

La recensione di Pepper Grinder, il gioco in due dimensioni sviluppato da Ahr Ech e pubblicato da Devolver Digital

Avete mai sognato di essere un martello pneumatico che si fa strada in svariate situazioni coinvolgenti e dall’alto tasso di azione? Pepper Grinder, sviluppato da Ahr Ech, è esattamente quel tipo di progetto che insegue Super Mario, Super Meat Boy e altre produzioni analoghe per cercare di proporre qualcosa di inedito, mentre si concentra per creare un game design di elevato spessore. 

D’altronde, la fucina di Devolver Digital, ormai studio e publisher conosciutissimo nel mercato, è riconoscibilissima e dalla grande personalità. Non è un mistero, in tal senso, che l’intenzione di proporre un videogioco che ammicca suadente a opere già conosciute fosse assolutamente inevitabile.

Pepper Grinder: un gioco immediato e vivace

Ora, sia chiaro: non aspettatevi una storia sconvolgente e assoluta come quella di Harold Halibut (la recensione di Harold Halibut è a un click di distanza). Pepper Grinder, in tal senso, concentra le sue energie su altro, preferendo l’azione vera e propria, abbracciando quel senso di immediatezza e vivacità di tante produzioni di questo calibro, capaci sia di coinvolgere e impressionare, quanto di risultare piacevoli e semplici.

In un mercato talvolta sempre di corsa, costantemente di fretta e con poche intenzioni di voler mutare, Pepper Grinder è il perfetto esempio di cosa significhi essere semplici: e lo fa attraverso un tesoro da trovare e una ragazza, Pepper, intenzionata solo a recuperarlo per il suo tornaconto. 

Pepper Grinder Recensione 1

Questo è l’obiettivo, insomma: niente di particolarmente complesso, come già dicevo poco fa, e non potrebbe essere altrimenti. Il genere platform, ora mischiato a dovere con i Metroidvania più conosciuti e stimati, è la combo perfetta per una produzione di questo tenore, affamato e in costante mutamento. Pepper Grinder, più o meno in modo convincente, centra quell’obiettivo, facendo esattamente ciò che riesce solo a pubblicazioni – come Cult of the Lamb – alla ricerca di una loro identità.

È ciò che si denota immediatamente, dal menù d’avvio, splendido sia nel design che nella resa estetica, con lo scopo di buttare il giocatore in un momento di vera rapidità, in cui è più importante correre e correre costantemente, invece di bloccarsi e fermarsi aspettando chissà cosa.

E quando si corre, come insegna Ghostrunner, è bene non mettere il freno: bisogna correre, tanto, e senza fermarsi un momento. In Pepper Grinder lo si fa con un martello pneumatico che potrebbe comodamente essere quello utilizzato per fissare per bene l’imposta di una finestra. E, ve lo assicuro, aggiustarne una è una cosa brutta.

Tra azione e pampero

Pepper Grinder è un platform con una visuale bidimensionale, macchiata a dovere da una grafica stilizzata in pixel art, che colpisce immediatamente e riempie gli occhi del giocatore (a proposito di Indie Platform in Pixel Art, non perdetevi la recensione di Berserk Boy). È un benvenuto avvolgente, inaspettato e preciso, che colpisce e porta il giocatore a volerne ancora di più: complice la varietà dei livelli, la pixel art di Pepper Grinder non smette un attimo di risultare davvero bella da vedere, da cima a fondo, per godere appieno di cosa viene effettivamente palesato su schermo.

Il gameplay di gioco, molto analogo a quello già visto in altre produzioni – ma in questo caso cito Super Meat Boy – è basato sulla velocità e sull’utilizzo del martello pneumatico, che non rappresenta solamente un’arma per avanzare nel videogioco, bensì anche uno strumento per procedere nelle aree mai complicate ma dense della produzione. In un platform è spesso complesso trovare il modo giusto per creare un equilibrio che sappia davvero unire la bellezza con la complessità del game design, ma in questo caso, come viene chiaro sin da subito, tutto è bilanciato in modo preciso e sincero, rivitalizzato dallo stesso martello pneumatico.

Al riguardo, questo oggetto è la base che garantisce il superamento di qualunque area proposta dal team di sviluppo. Adoperarlo, infatti, permette di interfacciarsi con situazioni sempre diverse, pensando accuratamente come superare un livello e, in seguito, avanzare senza complicazioni. È, sottolineo, l’obiettivo del videogioco: andare veloce, ma pensare, riflettere e poi prendere una decisione, scegliendo i momenti giusti per saltare, scavare nella roccia e raggiungere, attraverso il martello, luoghi altrimenti impossibili da raggiungere nel corso della scoperta dell’opera.

Pepper Grinder: niente di nuovo, ma che divertimento

Pepper Grinder è quel genere di produzione che, insomma, non inventa nulla di nuovo ma esegue perfettamente ciò che si prodiga a proporre: è la variazione a colpire parecchio, con una forza d’azione che, spesso, diventa inevitabile seguire con la dovuta accortezza per non trovarsi in difficoltà, con il rischio di dover replicare un’intera area per riuscire a superarla. I pochi difetti, al riguardo, sono da riservare verso l’originalità finale dell’opera: non fa nulla di diverso, anzi, preferisce essere essenziale e semplice senza inerpicarsi in percorsi estremamente complessi.

Ed è positivo quando accade, soprattutto quando un platform è così tanto discusso, sia su PC (Steam) che altrove. Sia chiaro, pur non inventando alcunché di nuovo, Pepper Grinder sa essere un videogioco che, per circa tutte le quindici ore per portarlo a completamento, coinvolge e colpisce nel segno, proponendo una struttura di gioco intelligente e appagante, mai densa e noiosa. 

Pepper Grinder

Come dico sempre, un platform deve saper creare della varietà e offrire, al tempo stesso, un modo preciso per rivolgersi ai giocatori. La produzione esegue in piena regola questo obiettivo, abbracciando uno stile e una personalità unici, accogliendo gli appassionati e i giocatori con estrema e composta personalità. Pepper Grinder è un videogioco che avvolge e non inventa nulla: ne avevamo bisogno, in un mercato così? Assolutamente sì.

Nicholas Mercurio

Cosa succede se unite letteratura, tanta curiosità e un mix letale di videogiochi indipendenti e di produzioni complesse? Otterrete Nicholas, un giovane virgulto che scrive tanto e vuole scrivere di più. Chiamato "Puji" ben prima di nascere, dovete dargli una penna per tenerlo calmo. O al massimo un pad.

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