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Povere Creature Recensione

Povere Creature Recensione: Emma Stone è più di una Barbie per adulti

Il regista greco Yorgos Lanthimos raggiunge la compiutezza del suo cinema col nuovo film Povere Creature: la recensione.

Che Yorgos Lanthimos sarebbe diventato un regista in grado di proporre un modello alternativo al mainstream ‘classico’ della Hollywood contemporanea, me ne accorsi personalmente nel 2017, quando fui testimone – durante la prima mondiale del suo film Il sacrificio del cervo sacro nella sala centrale del Festival di Cannes – della reazione della platea: dopo mezz’ora dall’inizio della proiezione molti critici avevano abbandonato il proprio posto per protesta, ma chi era rimasto – compreso il sottoscritto – alla fine aveva riempito quei voti con una valanga di applausi.

Oggi, dopo le 10 nomination all’Oscar ottenuta con La Favorita nel 2018, l’autore ritorna con il suo film più audace, Povere creature!, tratto dal romanzo di Alasdair Gray e con protagonista l’amatissima attrice Emma Stone, reclutata, dopo il sodalizio iniziato con La favorita, per interpretare il suo ruolo più estremo: un ‘mostro di Frankenstein’ al femminile, riportata in vita dal suo creatore, che decide di esplorare e scoprire la vita in tutte le sue forme possibili di dissolutezza. Qualche settimana fa lo avevamo selezionato tra i migliori film del 2023 e dopo la premiere al Festival di Venezia, dove ha vinto il Leone d’Oro, dal 25 gennaio 2024 Povere Creature arriverà nelle sale cinematografiche italiane, distribuito da The Walt Disney Company: il consiglio è di non perdervelo, e vi spieghiamo perché.

Povere creature: la maturità di Yorgos Lanthimos

Tra addobbi steampunk, sfumature gotiche e evocazioni liberty, Lanthimos con Povere Creature crea un mondo artificiale che diventa immediatamente una versione di fantasia estremizzata del già estremo La favorita. In quel film, l’autore aveva abbandonato quella certa freddezza di sguardo kubrickiano che invece aveva contraddistinto le opere precedenti – The Lobster ma in particolare Il sacrificio del cervo sacro – per favorire lenti deformanti e immagini curve, irreali ed esagerate, tanto quanto i personaggi che inglobavano. Con Povere Creature, il passo in quella direzione risulta ulteriore, ancora più marcato e decisivo.

La Bella di Emma Stone non è letteralmente un mostro di Frankenstein (anche se il paragone con Frankenhooker è molto divertente) perché la sua arma principale sarà la bellezza, ma è tutto ciò che c’è intorno a lei ad essere mostruoso, comprese le immagini che attraversa. Immagini che, per estensione, diventano il mondo intero, i cui canoni e le cui convenzioni Bella tenterà di ribaltare e violare grazie alla scoperta della propria sessualità e il raggiungimento di una maturazione della mente ottenuta attraverso la liberazione del corpo (perché in Lanthimos il sesso è sempre questione di controllo e potere).

Povere Creature Recensione 1

Allora ecco che la forza del film non sta tanto nella bizzarria del racconto, che c’è da sempre in Lanthimos e che negli anni è servita ad attirare sempre di più un certo tipo pubblico (più attratto dalla coolness del weird che dall’evidente evolversi continuo dell’ipertesto di un autore in divenire), quanto la scompostezza delle immagini, il loro contorcersi e frankensteinesizzarsi in modo sempre più estremo. Molto più che un Barbie per adulti (se ve la siete persa, ecco la recensione di Barbie): tra questi vaghi umori fanta-vittoriani e tra queste scenografie alla Nobuhiko Obayashi, Yorgos Lanthimos con Povere Creature ha trovato il suo capolavoro o, almeno, la compiutezza – forse definitiva – del suo cinema.

Matteo Regoli

critica i film, poi gli chiede scusa si occupa di cinema, e ne è costantemente occupato è convinto che nello schermo, a contare davvero, siano le immagini porta avanti con poca costanza Fatti di Cinema, blog personale

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