Home » Prince of Persia The Lost Crown Recensione: un grandissimo ritorno!
Prince of Persia The Lost Crown Recensione

Prince of Persia The Lost Crown Recensione: un grandissimo ritorno!

Dopo oltre un decennio di assenza, Ubisoft con Prince of Persia The Lost Crown riporta in scena un brand iconico in una veste nuova e vincente

Da quanto tempo non si vedeva un nuovo Prince Of Persia? Dal 2010, ecco da quando. In quell’anno Ubisoft pubblicò l’ultimo gioco inedito della serie, il non troppo brillante Prince Of Persia: The Forgotten Sands e da allora ha messo in pausa il franchise a tempo indeterminato. Se si esclude un remake poco rilevante di Prince Of Persia 2: The Shadow And The Flame nel 2013, di fatto per 14 anni il brand non ha goduto di nuovi esponenti e sembrava destinato a restare nell’album dei ricordi.

E di certo non ha aiutato il remake dell’iconico Prince Of Persia: The Sands Of Time, annunciato nel 2020 ma poi sparito nel nulla ed ancora in attesa di pubblicazione. Il destino sembrava remare contro il Principe ma all’improvviso Ubisoft Montpellier ti fa la magia: dal nulla sbuca Prince Of Persia: The Lost Crown, nuovissima avventura in stile Metroidvania con grafica 2.5D che finalmente riporta in scena il franchise. E dopo quasi cinque lustri di assenza, un ritorno migliore non poteva esserci.

Tra passato e presente

Già dalla prova della demo di Prince of Persia The Lost Crown avevamo intuito che questo nuovo capitolo della saga sarebbe stato diverso dal solito: abbracciando un approccio bidimensionale in puro stile Metroidvania, l’opera di Ubisoft Montpellier vuole omaggiare le origini della serie in 2D buttandosi, al tempo stesso, su uno dei generi più in voga degli ultimi anni (in particolare nel panorama indie), così da sperimentare qualcosa di mai visto prima nel brand.

E tra i maggiori punti di rottura con il passato va segnalato un protagonista del tutto inedito, che non è il consueto Principe senza nome visto negli altri giochi bensì un guerriero di nome Sargon appartenente al clan de Gli Immortali, che a inizio avventura proteggono la Persia respingendo l’assalto dell’Impero Kushan, venendo così accolti come eroi dalla Regina Thomyris e dal Principe Ghassan una volta tornati a casa. Neanche il tempo di godersi la vittoria e i festeggiamenti che Ghassan viene rapito da Anahita, mentore di Sargon, e portato sul misterioso Monte Qaf.

Prince of Persia The Lost Crown Recensione 1
Gli Immortali, Prince of Persia The Lost Crown

Sargon e i suoi compagni Immortali si dirigeranno dunque verso il remoto monte nel tentativo di salvare il giovane principe ma quella che doveva essere una missione di salvataggio per il nostro guerriero si trasforma ben presto in una lotta per la sopravvivenza sia a causa delle pericolose insidie del Monte Qaf, sia per una cospirazione che minaccia di cambiare per sempre il volto della Persia.

Ora, la trama non è esattamente il fulcro principale dell’opera e spesso rimane in disparte con diversi temi appena abbozzati e, dunque, mai completamente approfonditi. Tuttavia, la storia ha comunque i suoi momenti coinvolgenti, soprattutto nelle fasi finali e si lascia alla fine seguire con piacere e senza troppe pretese. Il vero protagonista del titolo Ubisoft è, infatti, il gameplay talmente rifinito e sorprendente da lasciare stupiti anche chi vive a pane e Metroidvania.

Il Prince of Persia che non ti aspetti

Bastano già solo i primi minuti per rendersi conto del potenziale di The Lost Crown. Pur presentandosi come un Metroidvania dalla struttura classica, ogni singola componente del gioco viene talmente valorizzata da dare vita a un quadro dipinto in maniera idilliaca. A brillare non è solo il sistema di combattimento – fluido e frenetico che permette di eseguire una buona varietà di attacchi, combo e manovre difensive – ma anche un grado di sfida calibrato in maniera eccellente e che, al tempo stesso, non accompagna mai per mano il giocatore spingendolo a sfruttare al meglio ogni tecnica di Sargon ed i suoi poteri speciali.

La difficoltà cresce di pari passo con lo sviluppo del personaggio, il quale, un poco alla volta, sblocca nuove abilità e trova amuleti speciali che permettono l’accesso ad ulteriori bonus volti a dare sempre più profondità alle grandi battaglie che ci attendono (se avete appena cominciato l’avventura, ecco la nostra guida con alcuni trucchi e consigli per iniziare Prince of Persia The Lost Crown). E se già il bestiario si può definire di tutto rispetto sia per varietà dei nemici che per le strategie specifiche da adottare per affrontarli, il fiore all’occhiello del combat system sono le Boss Fight, semplicemente una più bella dell’altra.

Prince of Persia The Lost Crown Recensione 2

È in questi frangenti che il gameplay dà il meglio di sé, spronando il giocatore a sfoggiare tutto il suo repertorio nel frattempo che studia con attenzione i movimenti del nemico per capire come contrastare con efficacia la sua offensiva. Il grande impegno dimostrato da Ubisoft Montpellier nei combattimenti è encomiabile: non hanno trascurato praticamente nulla in termini di varietà, bilanciamento e genuina spettacolarità al punto che ogni scontro, anche quello apparentemente più semplice, riesce a tenere incollati allo schermo grazie ai suoi ritmi indemoniati e alle tante possibilità offerte dai numerosi poteri e risorse che possiamo sfruttare a nostro vantaggio.

The Lost Crown: non solo epiche battaglie

Guai però a considerare Prince Of Persia: The Lost Crown soltanto una lunga e riuscita sequenza di combattimenti. L’anima del gioco comprende anche delle fasi platform ed esplorative altrettanto avvincenti, se non addirittura più stimolanti delle battaglie che viviamo tra uno scenario e l’altro. Questo perché lo studio ha letteralmente dato sfoggio della sua massima creatività sia nell’ideazione della vasta mappa di gioco, disegnata in maniera magistrale e con una complessità che stupisce, sia nella cura maniacale del Platform, studiato in maniera certosina in ogni minimo aspetto.

Certe sequenze, quasi degne di un Rhythm Game, richiedono un’attenzione assoluta nei movimenti e nelle tempistiche dei salti e il bello è che ad ogni nuova area scoperta ci aspettano sempre sorprese inedite e situazioni inaspettate dove bisogna davvero tirare fuori il meglio dai propri riflessi: The Lost Crown invita il giocatore a rivelare ogni singolo angolo della mappa, stimolato dai tesori e dalle ricompense da recuperare, come collezionabili volti ad approfondire la lore dell’avventura o risorse “economiche” da scambiare per informazioni, potenziamenti dei nostri equipaggiamenti e miglioramento delle pozioni sia per efficacia che quantità massima.

Vale la pena perdersi tra le insidie e le meraviglie del Monte Qaf, esplorabile liberamente a patto però di aver sbloccato le abilità necessarie per proseguire attraverso luoghi altrimenti inaccessibili. In tal senso c’è pure da dire che The Lost Crown prova anche soluzioni diverse dai soliti Metroidvania in ottica “power-up”: oltre a quelli più classici, come l’immancabile doppio salto, ci sono anche altre abilità più particolari e sofisticate che hanno permesso agli autori di sperimentare idee inconsuete ma comunque riuscite di game design. .

E che dire poi dei tanti rompicapi ambientali che incrociamo durante l’avventura? Alcuni di questi si sono rivelati ingegnosi e sofisticati quanto basta per regalare grandi stimoli, spingendoci in alcuni casi a spremere per davvero le nostre meningi nel tentativo di venire a capo dell’ennesimo enigma. Il tutto senza poi dimenticare la presenza di qualche missione secondaria, nulla di troppo complesso, ma perfettamente funzionale per valorizzare ancora di più il concetto di esplorazione alla base del gioco.

E tutta questa meraviglia ci accompagna per almeno 15 ore, una longevità di tutto rispetto dato il genere di appartenenza, senza contare poi le attività secondarie da completare, i power-up da migliorare e la mappa da setacciare in lungo e in largo, aspetti che possono far lievitare ulteriormente la durata complessiva della campagna di Prince of Persia The Lost Crown. Di fronte a tutto questo è veramente difficile trovare limiti concreti: tutto funziona così bene che sul piano ludico che non ci sono sbavature degne di nota. D’altronde, da un team come Ubisoft Montpellier che in passato ci ha regalato la serie di Rayman, l’originale Beyond Good & Evil e Valiant Hearts, non ci si poteva certo aspettare di meno.

Arte da vendere

Ecco, forse la grafica in senso stretto potrebbe non essere al top: il comparto grafico è di valore ma non riesce a spingere al massimo le possibilità date dallo Unity Engine, lasciando la sensazione che si potesse anche fare un pochino di più. Ciò però non toglie che in termini puramente tecnici The Lost Crown funziona e pure bene con 60fps granitici, caricamenti praticamente inesistenti e la mancanza di bug o glitch compromettenti (tolta giusto qualche occasionale sbavatura).

Ma in termini artistici il discorso si fa ben diverso, grazie soprattutto a una caratterizzazione degli scenari spesso brillante e in alcune circostanze persino evocativa. Non c’è dubbio, Mount Qaf sa come farsi apprezzare anche in ottica puramente estetica. E se da un lato forse il character design potrebbe non convincere tutti i palati, bisogna comunque dire che la caratterizzazione dei nemici appare ispirata quanto basta per dare un tocco di personalità in più alla produzione.

A condire il tutto ci pensa un accompagnamento musicale d’atmosfera che sottolinea ancora di più l’alone di mistero che circonda tutto Monte Qaf e che rende le battaglie più coinvolgenti, grazie a composizioni azzeccate ed immediatamente orecchiabili. Qualche riserva giusto sul doppiaggio in lingua inglese (niente italiano stavolta), che forse poteva essere recitato con un po’ più di impegno ed in maniera più sentita per certe sequenze ma che in ogni caso svolge in maniera dignitosa il suo compito.

Grazie Ubisoft!

Prince Of Persia: The Lost Crown è il miglior ritorno possibile ed immaginabile per un franchise fermo da oltre un decennio, che ricompare in scena ben diverso rispetto al passato e che forse, proprio per questo, riesce a stupire oltre ogni più rosea aspettativa. Non siamo davanti a un Metroidvania qualunque: pur ripartendo dalle consolidate basi del genere, Ubisoft Montpellier ha davvero messo anima e cuore nel progetto elevandolo in ogni sua minima componente. Dal sistema di combattimento ai boss, dall’esplorazione agli enigmi ambientali, passando, infine, per la caratterizzazione di una mappa tutta da scoprire.

Il risultato finale è dunque un’avventura lunga al punto giusto ed appassionante dall’inizio alla fine che sa sempre come stupire, grazie anche a una difficoltà stimolante e studiata per andare di pari passo con il progresso dei giocatori e lo sviluppo del nostro guerriero Immortale. Se siete tra coloro che hanno manifestato iniziale scetticismo di fronte al progetto, magari perché speravate in un ritorno tridimensionale di Prince Of Persia, dategli invece una chance: potrebbe veramente lasciarvi a bocca aperta.

Prince of Persia The Lost Crown Recensione 5

Molto spesso si tende a parlare di Ubisoft in maniera non particolarmente positiva, vista da tanti come una compagnia che ragiona solo in ottica business limitandosi dunque a produrre giochi tutti troppo simili tra loro senza grossa creatività e rivolti soltanto a un pubblico di massa senza grosse pretese. Ubisoft con Prince Of Persia: The Lost Crown dimostra che, quando vuole, sa come stupire gli appassionati. E se dimostrasse questa stessa passione ad ogni singolo progetto, oggi sarebbe tra le compagnia più amate dagli appassionati senza discussione.

VOTO: 9/10

Francesco Muccino

Tocca il suo primo videogioco, Super Mario Land, quando ancora non ha compiuto 3 anni. Da allora entra in un vortice dal quale probabilmente non ne uscirà mai più. Appassionato di ogni genere e irriducibile alfiere del formato fisico, vanta una collezione di oltre 2700 giochi.

Altri da leggere

Post navigation

Lascia un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *