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Rebel Moon Parte 2 La Sfregiatrice Recensione

Rebel Moon Parte 2: la Sfregiatrice – Recensione

Continua lo Star Wars per adulti di Zack Snyder con la Parte 2 di Rebel Moon, la Sfregiatrice: la nostra recensione del film Netflix.

La fantascienza cinematografica per il 2024 ha già dato e anche ampiamente con Dune: Parte 2 di Denis Villeneuve, la risposta materica e sabbiosa ai mondi digitali e fluidi di James Cameron e Avatar: La via dell’acqua, ma ciò non vuol dire che si debba far passare inosservato il ruggente e muscoloso Rebel Moon: Parte 2 – La Sfregiatrice, secondo capitolo del cosiddetto Star Wars per adulti del visionario regista Zack Snyder, soprattutto quando viene distribuito in esclusiva streaming per dare un bello scossone ai contenuti spesso apatici e altrettanto spesso tutti uguali della piattaforma Netflix.

Com’era già stato a dicembre per Rebel Moon: Parte 1 – Figlia del Fuoco, anche questa volta dobbiamo fare i conti con la controversa strategia della piattaforma di distribuire il film in versione PG-13 con un montaggio tagliato a due ore con la promessa della futura uscita della versione integrale rated-r della durata di tre ore (leggi: tre ore per ciascun film, dunque prossimamente – si mormora agosto – Rebel Moon tornerà col montaggio integrale di 6 ore) ma allo stesso tempo lo stacco rispetto al capitolo precedente si sente, ed è fortissimo.

L’avventura di reclutamento di Parte 1 qui viene messa da parte per un vero e proprio war-movie scoppiettante e ricco di stravaganze fantascientifiche, più dalle parti de I Sette Samurai e gli anime giapponesi che la saga di George Lucas.

Il trailer di Rebel Moon: Parte 2

Rebel Moon 2: quando Zack Snyder ci dà dentro

In due ore di narrazione (che come detto diventeranno tre nella versione integrale) equamente divise in un primo tempo preparatorio per la battaglia imminente e in un secondo tempo composto da un’enorme battaglia campale senza sosta che andrà avanti fino agli ultimi istanti prima dei titoli di coda (ma occhio: la saga Netflix è appena iniziata, e sostanzialmente Rebel Moon: Parte 1 e 2 insieme formano solo il primo capitolo), ancora una volta Snyder incorda i muscoli e ci dà dentro con tutta la potenza visiva del suo cinema.

Tra slow motion che rallentano le immagini fino a cristallizzarle per trasformarle in dipinti da arte di guerra o splash-page da fumetto, ragni robotici giganteschi alla Ghost in the Shell e crisalidi di luminescente cavetteria tentacolare alla Katsuhiro Ōtomo, passando per spade laser che brillano del vapore che emanano e corpi a corpi rocamboleschi senza gravità (immaginate la scena del corridoio rotante di Inception ma all’interno della stiva di una nave spaziale grossa come un transatlantico che stia precipitando), Snyder mette a scena un dispositivo d’intrattenimento duro e puro che sa di anni ’90 lontano un miglio e che ne va fierissimo.

Rebel Moon Parte 2
L’arte di guerra di Zack Snyder

Anche l’andatura del racconto è più agile, ma una volta ancora Snyder ribadisce quanto per lui la narrazione sia sempre subordinata alle immagini: nella prima ora, una lunga fase di preparazione che vorrebbe approfondire ancora di più i personaggi introdotti in Rebel Moon: Figlia del Fuoco, l’autore non si lascia sfuggire l’occasione per mettere tutto in pausa ed esplorare appena possibile nuovi mondi, nuove situazioni, nuovi quadri, come accade ad esempio in una lunghissima scena ‘a tavola’ dal sapore di Ultima Cena in cui ogni personaggio ri-racconta il suo passato, col regista che ci porta subito in altre mitologie, altri costumi, altre ambientazioni (una sequenza che ricorda molto da vicino quella del funerale di Watchmen, forse il capolavoro snyderiano per eccellenza).

I personaggi e le loro vicende usati sempre come scusa per un’idea visiva, un guizzo fumettistico, uno slancio per riempire l’inquadratura: non a caso il protagonista più esaltante è un robot guerriero, un’action figure per definizione, un corpo da posizionare a piacimento nello spazio, il cui design ricchissimo di dettagli tra il retro-futurismo e la mitologia norrena viene sprigionato tutto in una sequenza magistrale che arriva inattesa, e che lascia esterrefatti per la sola maestosità della prima inquadratura.

Matteo Regoli

critica i film, poi gli chiede scusa si occupa di cinema, e ne è costantemente occupato è convinto che nello schermo, a contare davvero, siano le immagini porta avanti con poca costanza Fatti di Cinema, blog personale

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