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Rise of the Ronin Recensione

Rise of the Ronin Recensione: gli ultimi samurai del Bakumatsu

Team Ninja con Rise of The Ronin tenta per la prima volta la via dell’Open World, confezionando un buon titolo nonostante l'inesperienza

Quando di mezzo c’è Team Ninja puoi stare certo che i loro giochi non passeranno mai inosservati. Nel corso della sua lunga storia il team fondato quasi trent’anni fa da Tomonobu Itagaki ha scritto pagine di storia videoludica con serie iconiche quali Dead Or Alive e Ninja Gaiden, continuando a restare una figura centrale dell’industria videoludica giapponese anche dopo l’abbandono del suo fondatore. Quella di Team Ninja è una catena produttiva ben rodata che sforna continuamente giochi degni d’attenzione, anche quando magari mostrano il fianco a più critiche.

La serie di Nioh, Stranger Of Paradise Final Fantasy Origin e Wo Long: Fallen Dynasty sono alcune delle opere più recenti dello studio interno a Koei Tecmo che hanno saputo ottenere le attenzioni di critica e pubblico. Vedendo questi nomi appare evidente come Team Ninja si sia specializzato negli ultimi anni nei Soulslike, dando il loro contributo a questa popolare categoria di Action/RPG con un taglio originale e con le sue differenze rispetto ai tipici Souls di FromSoftware rivelandosi una loro valida alternativa.

Ma Team Ninja ha anche dimostrato la sua versatilità, il suo voler sperimentare sempre di più per raggiungere nuovi orizzonti: se un tempo lo studio era concentrato quasi interamente su Ninja Gaiden e Dead Or Alive oggi il suo curriculum si sta facendo sempre più ampio e variegato, e forse proprio per questo ha deciso di spingersi ancora più lontano verso territori mai esplorati prima. Quei “territori” rispondono al nome di Open World, videogiochi tra i più diffusi nel panorama videoludico ma con i quali Team Ninja non si è mai cimentata prima: l’occasione arriva attraverso una collaborazione con Sony dalla quale nasce Rise Of The Ronin.

L’esclusiva PlayStation 5 è per Team Ninja un importante cambio di stile rispetto alle sue produzioni precedenti e si apprezza dunque il coraggio della software house di voler sperimentare ancora, attraverso uno dei giochi più grandi della sua storia. Ma come è giusto che sia, deve fare i conti anche con un’inesperienza che alla fine si manifesta all’interno di un’opera con le sue debolezze, ma anche con i tratti distintivi dell’acclamato studio nipponico.

La fine dello Shogunato

Rise Of The Ronin si svolge nel Bakumatsu, epoca rappresentante gli ultimi anni dello Shogunato Tokugawa e del sistema feudale giapponese. Nello specifico la trama ricopre gli anni compresi tra il 1853 e il 1868, mettendo dunque in mostra le faide tra lo Shogunato e diverse fazione nate con lo scopo di rovesciarlo, culminate nella guerra civile Boshin (se vi interessano queste tematiche, leggetevi la recensione della serie tv Shogun).

Già il fatto di aver voluto ricreare in ottica videoludica uno dei momenti cruciali della storia del Giappone è un importante cambio di registro per Team Ninja, abituata a creare giochi dai toni marcatamente fantasy nelle atmosfere e nei contenuti. Niente demoni, folklore e mondi immaginari: Rise Of The Ronin vuole essere quanto più realistico e fedele possibile alla storia, pur non disdegnando ovviamente combattimenti spettacolari in ottica gameplay.

Tornando alla trama, l’avventura segue le vicende delle Lame Gemelle, due guerrieri senza nome che il giocatore può interamente personalizzare nel sesso e nell’aspetto. Nel 1853 le Lame Gemelle vengono incaricate dalla loro maestra, la Forgiatrice, di infiltrarsi sulla nave del commodoro Matthew C. Perry e di rubare un messaggio segreto in suo possesso. Pur raggiungendo il loro scopo, l’assassinio di Perry non si concretizza a causa della comparsa in scena del Demone Blu, un altro guerriero che si rivela fin troppo forte per le Lame Gemelle.

Rise of The Ronin 2

I due sono dunque costretti a separarsi: una delle Lame fuggirà – divenendo così il personaggio principale controllato dal giocatore – mentre l’altra si sacrificherà per consentire al compagno di scappare in sicurezza. Tempo dopo, però, dopo un attacco al proprio villaggio da parte dello shogunato, la Lama Gemella protagonista scoprirà che il compagno è ancora vivo e, dopo aver sconfitto la Forgiatrice, si imbarca in un lungo viaggio verso Yokohama nella speranza di riunirsi nuovamente.

Nel 1858 il protagonista arriva dunque a Yokohama, facendo subito la conoscenza di un misterioso samurai solitario di nome Ryoma Sakamoto, arrivato anch’egli in città con uno scopo ben chiaro. Avendo la sensazione che i loro obiettivi siano intrecciati, i due decidono di unire le forze: ben presto si ritroveranno coinvolti nelle battaglie che decideranno il futuro dello shogunato.

Pur ripercorrendo fatti storici, la trama di Rise Of The Ronin può subire cambiamenti più o meno significativi a seconda non solo delle alleanze strette nel corso della partita ma anche decidendo da che parte schierarci nel corso del tempo, se a favore dello shogunato oppure andando a gonfiare le file delle fazioni anti-shogunato. Se da un lato specifici eventi sono destinati comunque a verificarsi, le varie possibilità di scelta, occasionalmente anche cruciali, che si incontrano nel corso dell’avventura possono dare vita a diverse ramificazioni che vale la pena scoprire attraverso partite multiple.

Rise of the Ronin Recensione 2

Anche perché la narrativa alla base dell’esclusiva PS5 esercita un certo fascino, merito non solo di un’ottima scrittura dei dialoghi e una caratterizzazione ben definita di ciascun personaggio, ma anche per tutti gli intrighi politici, i colpi di scena e gli sviluppi degli eventi. Non siamo magari davanti alla miglior trama in circolazione, ma di certo Team Ninja ha dimostrato un maggior impegno su questo fronte rispetto ai suoi standard complice anche l’intenso periodo storico sul quale ha costruito il gioco. Ben fatto.

Combattimenti intensi: marchio di fabbrica Team Ninja

Rise Of The Ronin fonde il tipico approccio ai combattimenti dimostrato dal Team Ninja con tante sue opere passate con un’impostazione a mondo aperto, dando così vita a un prodotto unico nella sua storia. Ciò permette allo studio nipponico di confezionare un Action/RPG diverso rispetto a quelli sviluppati negli ultimi anni e, pur offrendo comunque elementi Soulslike, si nota una minor contaminazione con questa tipologia di giochi per offrire al contrario un’esperienza più accessibile ed alla portata di tutti (complice anche la presenza di un selettore della difficoltà).

Attenzione però, questo non significa certo che Rise Of The Ronin prenda per mano il giocatore: siamo sempre davanti a un’esperienza Team Ninja al 100% per quanto riguarda il combat system, e questo significa destreggiarsi tra combattimenti impegnativi contro avversari sempre più coriacei, boss ben caratterizzati ed aggressivi e risorse curative da gestire con attenzione in modo così da non restare a secco nei momenti cruciali di una missione (a tal proposito, non perdetevi la nostra Guida per iniziare Rise of the Ronin).

Rise of the Ronin

E questo significa anche che il sistema di combattimento è per l’ennesima volta il fiore all’occhiello di una produzione Team Ninja. Gli scontri sono infatti un vero piacere non solo per la loro frenesia e il senso di sfida che trasmettono, ma anche per l’ottimo sistema di controllo e la fluidità con la quale avviene ogni azione e movimento garantendo così il massimo coinvolgimento quando arriva il momento di sguainare la katana.

La presenza di un ampio armamentario sia principale che secondario garantisce inoltre un’ottima varietà di approccio ad ogni battaglia: ciascuna arma ha propri vantaggi e svantaggi a seconda dell’equipaggiamento dell’avversario, e cambiare costantemente le nostre dotazioni si rivela quindi importante per raggiungere più facilmente la vittoria.

Anche fare affidamento sulle armi secondarie (come pistole, fucili e shuriken, ad esempio) ha un ruolo importante considerato che, se ben usate, possono dare ampi vantaggi in campo lasciando meno spazio ai nemici. E tra schivate e parate, il parry riveste un ruolo centrale: eseguirlo correttamente permette non solo di deviare i colpi nemici ma anche di prosciugare un poco alla volta la loro postura, sfinendoli e lasciandoci l’opportunità di assestare un’esecuzione causando ingenti danni al nostro bersaglio.

Alleati, rampino e stealth

Bisogna sottolinearlo: i combattimenti di Rise Of The Ronin sono davvero un piacere coinvolgente, anche più intriganti rispetto a quanto offerto dai precedenti titoli degli sviluppatori. Le missioni principali, poi, sono spesso caratterizzate da un pregevole level design che permettono di sfruttare al meglio ogni risorsa a disposizione, come il rampino o l’approccio silenzioso di spalle senza farsi individuare.

In questo contesto tutto funziona in maniera egregia senza nessuna sbavatura troppo evidente, tolto magari qualche boss che tende a ripetersi in più occasioni durante l’avventura principale, esattamente come gli obiettivi secondari che richiedono sempre di eliminare uno o più “bersagli formidabili”, avversari molto più forti che si possono considerare alla stregua di mini-boss.

Come visto anche in Wo Long: Fallen Dynasty, inoltre, possiamo essere affiancati da due alleati durante le missioni. Rise Of The Ronin ci permette infatti di stringere numerose alleanze nel corso della partita tra le fila sia dei pro-shogunato che degli anti-shogunato: molti di questi compari sono guerrieri pronti a scendere in battaglia assieme a noi quando previsto dalla missione, anche con la possibilità di controllarli in qualunque momento essendo intercambiabili e sperimentando così i loro peculiari stili di combattimento. Le missioni sono inoltre inframezzate da più checkpoint attraverso i quali ricaricare non solo le energie vitali ma anche le risorse disponibili.

Portando a termine missioni ed incarichi si guadagnano punti esperienza in quantità che ci fanno progredire di livello rendendo più forte il nostro personaggio, potendo poi sbloccare anche numerose abilità e perk sia attivi che passivi tramite diversi alberi delle abilità. Non c’è spazio solo per la forza bruta, ma anche a caratteristiche di persuasione che possono rivelarsi utili in determinati dialoghi, dando accesso a un ventaglio di risposte più ampio. C’è sempre il problema delle tantissime risorse ed equipaggiamenti accumulati a furia di sconfiggere nemici in massa, con l’inventario che si riempie dunque molto velocemente proprio come visto in altri giochi Team Ninja.

Tramite determinate impostazioni nei menù di gioco è comunque possibile smantellare automaticamente ogni tipo di oggetto sotto un determinato livello, in modo così da alleggerire il nostro inventario ed avere sempre spazio sufficiente per accogliere nuovi strumenti trovati nel corso dell’ultima missione o acquistando articoli presso negozi e rivenditori. Quando si tratta di andare dritti al sodo, dunque, Rise Of The Ronin dimostra di funzionare molto bene: se amate lo stile di Team Ninja anche stavolta non resterete delusi. È tutto il resto, però, che potrebbe sollevare ben più di una perplessità.

L’open world di Rise of the Ronin

Detto in parole povere, la struttura dell’Open World di Rise Of The Ronin è vecchia ed ormai superata: sembra di ritrovarsi davanti a una produzione di 15 anni fa come concezione, con una gestione delle attività secondarie e dell’esplorazione che appare stantia e poco coraggiosa. Al di fuori della main quest, tutto ciò che riguarda le attività secondarie è penalizzata da una monotonia di fondo che rischia di farsi sempre più pesante con lo scorrere delle ore.

Sostanzialmente ogni incarico secondario fino alle attività minori come ad esempio le fasi di Ordine Pubblico funziona in maniera fortemente simile: fai strage di tutti i nemici presenti in zona per concludere. Un concept ripetuto fino allo sfinimento per tutta la durata dell’avventura e che va a mescolarsi anche con le missioni principali che seguono sostanzialmente lo stesso schema.

Tuttavia, se le attività della main quest quantomeno si fanno apprezzare per un level design più elaborato e per sfide più coinvolgenti, le missioni secondarie risultano invece molto più piatte e senza grossi guizzi. È la mancanza di varietà che penalizza il mondo aperto alla base di Rise Of The Ronin e di ciò che offre, con il gameplay che si riduce a una continua pulizia delle attività presenti negli scenari senza nessun altro spunto creativo.

Che si tratti di trovare gatti randagi o scattare foto di luoghi chiave, quel poco presente per cambiare un po’ le carte in tavola non è sufficiente per rendere più vivace l’Open World, che offre soluzioni poco convincenti per intrattenere: all’ennesimo passante in cerca d’aiuto contro un paio di teppisti che lo vogliono derubare la voglia di lasciarli soli al loro destino diventa praticamente automatica. Stesso dicasi per i ricercati, che comunque spesso si nascondono tra i teppisti che disturbano l’ordine pubblico.

È la continua, incessante ridondanza delle attività da svolgere che rendono proprio pesante dedicarsi al mondo di gioco nella sua interezza, e questo nonostante qualche missione secondaria un po’ più elaborata non manchi, legata in particolare alle richieste dei nostri principali alleati: affrontare simili incarichi talvolta potrebbe valerne la pena sia per rafforzare i legami con i nostri compagni, sia per allargare ulteriormente la rosa di alleati a nostra disposizione, senza contare che portarli a termine va tutto a vantaggio della progressione del nostro personaggio.

È però l’unica magra consolazione davanti a un Open World innegabilmente modesto tra incessanti avamposti da ripulire, passanti da salvare e micetti da recuperare. Intendiamoci, ci sono altri giochi a mondo aperto contemporanei che soffrono in parte più o meno consistente di problemi simili ma, in un modo o nell’altro, provano a mantenersi al passo con i tempi attraverso soluzioni più originali e funzionali. Rise Of The Ronin non riesce a fare altrettanto dimostrando tutta l’inesperienza del Team Ninja in un contesto simile.

Rise of the Ronin Recensione 1

Fortuna però che, una volta tornati sulla strada familiare attorno alla quale ruota la main quest, l’opera riesce ad esprimere al meglio le sue qualità ricordandoci ancora una volta i motivi per cui Team Ninja è così apprezzato dai giocatori di tutto il mondo. Ciononostante, il tratto peculiare della loro ultima opera era proprio la svolta Open World e qui hanno dimostrato che hanno ancora diverso lavoro da fare per migliorarsi. Ma conoscendo questa software house, possono riuscirci eccome.

Il Giappone ha sempre il suo fascino ma…

Il mondo messo a punto da Team Ninja si dimostra splendido da vedere grazie alla sua struttura e la grande cura in ogni particolare che gli sviluppatori hanno dimostrato in modo così da riprodurre in maniera quanto più fedele possibile il Giappone del Bakumatsu. Anzi, rispetto a un’altra celebre opera sempre incentrata sull’antico Giappone, Ghost Of Tsushima, ambientata diversi secoli prima rispetto al periodo storico trattato da Rise Of The Ronin, si nota una riproposizione della cultura nipponica ancora più credibile e ricca di sfumature, con un’attenzione nei dettagli più marcata considerate le origini giapponesi degli sviluppatori (laddove invece Ghost Of Tsushima è stato creato dal team occidentale Sucker Punch).

Forse è proprio per questo insieme di aspetti che girovagare tra le terre di Yokohama, Edo e Kyoto risulta un piacere, con gli autori che hanno creato un mondo vivo e realistico dall’impatto assicurato. Dovessimo però spostarci in un ambito marcatamente più tecnico, Rise Of The Ronin mostrerebbe il fianco a qualche critica. Pur essendo un gioco pensato interamente per PS5 la sensazione è che l’opera non sfrutti al meglio le potenzialità della console Sony: intendiamoci, niente di disastroso, ma tra textures non sempre curatissime, sistema di luci e ombre non al passo con i tempi e fenomeni di pop-up che fanno spesso capolino su schermo la sensazione è che si poteva fare ancora di più, ancora meglio.

Rise of The Ronin 1

Il discorso si allarga anche ai numerosi NPC e nemici che si incontrano durante l’avventura: se tutti i personaggi principali godono di una caratterizzazione visiva ben definita, la larga maggioranza dei modelli secondari tendono a ripetersi spesso e non sono nemmeno così ispirati, soprattutto per quanto riguarda boss e mini-boss. Se non altro giocando in modalità Performance il gioco si mantiene stabile sui 60fps senza mostrare quasi mai incertezze, valorizzando ancora di più in questo modo i combattimenti.

Lato sonoro siamo invece davanti a un lavoro egregio: le musiche sono d’atmosfera e si sposano alla perfezione con il contesto narrativo in cui si svolge il nostro viaggio, ed in particolare la Main Theme si lascia ascoltare con grande piacere. Pollice alto per il doppiaggio giapponese di altissimo livello che ci immerge ancora di più nel contesto in cui si svolgono le vicende di Rise Of The Ronin, senza nulla togliere alle voci in altre lingue che sono comunque recitate con cura.

Un samurai non si arrende mai

C’era grande curiosità nei confronti di Rise Of The Ronin, per i motivi più vari. Per il fatto di essere una delle principali esclusive PS5 del 2024, per l’intramontabile fascino del Giappone Feudale e soprattutto per essere la prima prova di Team Ninja con gli Open World, un contesto che fino a questo momento non ha mai fatto parte dello studio interno di Koei Tecmo.

Alla resa dei conti, tuttavia, Team Ninja si è smarrito proprio mentre attraversava un terreno del tutto nuovo e ancora da scoprire: è proprio l’Open World a risultare la componente più debole di tutto il pacchetto messo a punto dagli sviluppatori, impostato con una concezione vecchia di oltre un decennio e che si fa velocemente stantia a causa di attività tutte fin troppo simili tra loro, sempre più ridondanti e poco stimolanti con il passare delle ore.

A Team Ninja tuttavia va riconosciuto il coraggio di aver provato ad uscire dalla propria comfort zone e sperimentare situazioni del tutto nuove per i suoi autori: anche la stessa struttura di narrativa e mondo di gioco, basata su contesti ed eventi storici reali, è in fondo ben diversa rispetto allo stile tipico delle altre produzioni dello studio, che in questo caso ha rinunciato ad atmosfere e temi fantasy per offrire un’esperienza di gioco quanto più realistica e credibile possibile.

Rise Of The Ronin è stato dunque un qualcosa di fortemente nuovo per il team, e dispiace che proprio sulle novità si registrano gli inciampi più pesanti. Ma quando poi si torna sul terreno più congeniale, quello caratterizzato da battaglie spettacolari ed impegnative condite con un sofisticato sistema di combattimento, ecco riemergere il Team Ninja al massimo della sua forma, di quelli che ti appassionano con le sue sfide tanto impegnative quanto stimolanti e che ti tengono incollati allo schermo con boss fight epiche.

A questo si unisce una realizzazione estetica di tutto rispetto che valorizza ancora di più le atmosfere che si respirano durante il nostro viaggio, accompagnate da un comparto sonoro azzeccato sia nelle musiche che nel doppiaggio (meglio se in giapponese dato il tipo di gioco). Convince meno il comparto tecnico che non sfrutta al massimo le capacità di PS5, pur garantendo un framerate stabile che va tutto a vantaggio dei combattimenti.

La speranza è che Team Ninja faccia tesoro delle criticità riscontrate con la realizzazione di Rise Of The Ronin e possa dunque ripartire da qui qualora decida di cimentarsi ancora una volta con gli Open World: le possibilità di migliorare le hanno eccome, e possono realmente farcela. Se però i suoi vari limiti ludici, tecnici e strutturali non vi pesano, preparatevi allora a godervi un’avventura tanto epica nelle battaglie quanto coinvolgente nella narrativa fatta di intrighi politici, scelte multiple e personaggi interessanti. Nella sua imperfezione, Rise Of The Ronin sa comunque come intrattenere, e certe volte lo fa anche alla grande.

Francesco Muccino

Tocca il suo primo videogioco, Super Mario Land, quando ancora non ha compiuto 3 anni. Da allora entra in un vortice dal quale probabilmente non ne uscirà mai più. Appassionato di ogni genere e irriducibile alfiere del formato fisico, vanta una collezione di oltre 2700 giochi.

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