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Road House Recensione

Road House Recensione: il film di Liman con Gyllenhaal spacca Prime Video

Abbiamo visto in anteprima Road House, nuovo film di Doug Liman con protagonista Jake Gyllenhaal, remake del cult anni '80: la recensione

A pochi giorni dalla premiere mondiale al South by Southwest Film Festival di Austin, Texas, a partire dal 21 marzo prossimo arriverà in esclusiva sulla piattaforma di streaming on demand Prime Video il nuovo film originale di Amazon MGM Studios, Road House, remake dell’omonimo cult Anni Ottanta con protagonista l’immortale Patrick Swayze per la regia di Rowdy Herrington. Questa adrenalinica rilettura in chiave moderna è affidata all’esperto e funambolico Doug Liman, che si risolleva dopo il fiasco del fantascientifico Chaos Walking uscito in piena pandemia back-to-back con uno dei migliori film dell’era covid ovvero la commedia romantica heist Locked Down.

Il focus viene spostato dal Missouri alle Florida Keys e il protagonista, al posto del ‘duro’ modello da copertina con ciuffo impomatato, diventa un tormentato ex combattente UFC interpretato da un generoso, auto-ironico e semplicemente perfetto Jake Gyllenhaal. Ovviamente rimane il mitico roadhouse, qui chiamato proprio Road House con un divertente meta-gioco di parole: un locale bello e vivo come non si vedeva da quello di Top Gun: Maverick (se ve la siete persa, ecco la nostra classifica dei Migliori Film di Tom Cruise). Tuttavia, al di là di più-o-meno differenti risvolti di trama, è l’approccio alla messa in scena che colpisce per dinamicità, vigore e spettacolarità.

Road House: Jake Gyllenhaal modalità Reacher

Mettendo da parte le polemiche, e ce ne sono state tantissime nelle ultime settimane (la versione breve: Liman ha annunciato un boicottaggio del film dopo la decisione di Prime Video di farlo uscire direttamente in streaming senza passare dalla sala nonostante, a suo dire, il contratto dicesse il contrario, salvo poi lasciarsi convincere dall’amico Jake Gyllenhaal a partecipare comunque alla premiere del SXSW dopo che lo stesso Gyllenhaal aveva smentito la versione del regista), questa nuova versione di Road House è un successo su tutta la linea.

Gyllenhaal – sull’onda di una striscia vincente che va avanti almeno dal 2018 con I fratelli Sisters, dopo il quale sono arrivati in ordine Velvet Buzzsaw, Spider-Man: Far From Home, The Guilty e soprattutto Ambulance e The Covenant, quest’ultimo uscito sempre su Prime Video – interpreta un nuovo ‘duro del Road House’, meno simbolo autoritario e ‘poliziotto’ dell’originale di Patrick Swayze e più viandante dal passato oscuro in lotta con sé stesso; giustiziere titubante mai spaventato dagli altri ma sempre dalle proprie capacità che, a scanso di equivoci, sono quelle di picchiare a sangue chiunque gliele faccia girare.

Road House Jake Gyllenhaal

Anche in questo caso questo nuovo Dalton (totalmente asessuato rispetto al più spinto film originale: i tempi sono cambiati, lo sappiamo) non avrà a che fare solo con ubriachi molesti e picchiatori da bancone: incrocerà il suo cammino con una banda criminale che ha dei piani specifici per il roadhouse. È un contesto narrativo come un altro che serve a Doug Liman e Jake Gyllenhaal per imbastire il loro modello filmico da divertissement tutto pugni e steadycam, dove gli scontri fisici si sentono nei movimenti esagerati della macchina da presa e l’unica cosa che conta è l’esagerazione. Non molti ricordano che, prima del lavoro eccezionale di Paul Greengrass, la saga di Jason Bourne è nata tra le mani di Liman e la fisicità degli scontri di Road House, uniti agli elaborati e marcatissimi movimenti di macchina, ricorda gli apici dei film con Matt Damon.

A proposito di noti picchiatori, prima di andarsene per la sua strada come un Jack Reacher qualunque (tanto per restare in casa Prime Video), il Dalton di Jake Gyllenhaal avrà aggiustato torti e fatto arrabbiare cattivi (tra cui un forsennato Connor McGregor in versione psicopatico), rinunciato all’amore come un vero eroe romantico (ritroviamo l’attrice portoghese Daniela Melchior, dopo The Suicide Squad e Fast & Furious 10) e causato un sacco di fratture multiple. E se avete sempre sognato di vedere la versione live-action del celebre scontro da Peter Griffin e il suo arcinemico Grande Pollo, non ci andrete mai più vicini come col terzo atto di Road House.

Matteo Regoli

critica i film, poi gli chiede scusa si occupa di cinema, e ne è costantemente occupato è convinto che nello schermo, a contare davvero, siano le immagini porta avanti con poca costanza Fatti di Cinema, blog personale

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