Dire che si era accumulata tanta attesa intorno a Scissione 2, arrivata a ben tre anni di distanza dalla prima stagione, sarebbe un eufemismo: la serie fantascientifica creata da Dan Erickson e prodotta e diretta (quasi interamente) da Ben Stiller nel 2022 aveva riconfigurato latitudini e longitudini delle possibilità del piccolo schermo per l’inizio dell’era dello streaming, con un approccio alla messa in scena tanto curato e di dettagli quanto il concept alla base della storia era fantasioso e originale.
Come si poteva, non solo fare di meglio, ma anche superare le aspettative montate intorno al fenomeno televisivo nel corso degli ultimi tre anni? Esattamente così, con Scissione 2, così ricca di spunti, di idee, di innovazioni tecniche, di modi approcciarsi ai diventi punti di vista offerti dalla storia, da riuscire nella cosa più importante per un sequel: far sembrare la prima parte solo un’introduzione.
Scissione 2: un mondo di immagini
Al di là della trama avvincente e del concept originale, che ha sicuramente contribuito al successo di Scissione nei confronti del grande pubblico (è da poco diventata la serie più vista di sempre su Apple TV+, superando Ted Lasso: molto si deve anche al ‘mito’ che si è costruito intorno al progetto in questi tre anni di attesa, durante i quali la stagione 1 è nata come un cult di nicchia e poi sbocciata per essere riscoperta come ‘il nuovo Lost ambientato in ufficio’) quello che davvero stupisce di Scissione è il suo rapporto con l’immagine.
Come i personaggi protagonisti, la messa in scena spinge il nostro sguardo allo sdoppiamento, alla scissione: il mondo di linee e profondità di campo e scenografie e set luci e ombre e corridoi bianchi e moquette verdi che la regia crea all’interno della Lumon è un mondo altro, a sé stante rispetto a quello in cui tutto si sta svolgendo, ma lo dimentichiamo ogni volta solo per ricordarcelo quando ‘usciamo’.

Non esiste da nessun’altra parte oggi, ma forse neanche è esistita ieri, una serie che come Scissione sia così legata alle sue immagini: l’idea da Twilight Zone alla base della trama non funzionerebbe così bene se non fosse raccontata in questo modo.
Ci viene in mente Devs di Alex Garland, per come trovava il modo tradurre visivamente un’idea impossibile da raffigurare: quella però era una miniserie autoconclusiva, qui c’è un piano orizzontale (in queste ore il rinnovo per la stagione 3!) che ha del miracoloso per riesce a proseguire tracciando una strada mai percorsa prima.
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