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Shogun Recensione Serie TV

Shogun Recensione: la nuova serie tv kolossal tra samurai e religione

Abbiamo visto in anteprima Shogun, nuova serie tv Disney+ tratta dall'omonimo romanzo di James Clavell: la recensione.

Se avete già divorato tutti i titoli consigliati nel nostro speciale dedicato ai migliori film giapponesi sui samurai, potrebbe farvi piacere scoprire che a febbraio, in esclusiva sulla piattaforma di streaming on demand Disney+, arriverà in Italia e in contemporanea mondiale la nuova serie tv Shogun, prodotta dall’acclamato network FX, creata da Rachel Kondo e Justin Marks e basata sull’omonimo romanzo bestseller di James Clavell, famosissimo libro d’avventura pubblicato negli Stati Uniti negli anni Settanta.

Composta da un totale di dieci puntate, Shogun è un’imponente produzione televisiva di quelle diventate possibili solo dopo il successo di Game of Thrones: un cast ampissimo, in questo caso quasi esclusivamente giapponese, un budget importante – si parla di 250 milioni di dollari ma è già la serie internazionale più costosa di sempre per il network – e una star di livello mondiale, Hiroyuki Sanada, come produttore dietro le quinte e co-protagonista nello schermo.

Tra gli attori e le attrici, troviamo anche Cosmo Jarvis e Anna Sawai, quest’ultima ormai sinonimo di qualità seriale dopo aver preso parte a Pachinko e Monarch: Legacy of Monsters di AppleTV+ (se ve la siete persa, ecco la nostra recensione di Monarch: Legacy of Monsters). Shogun inizierà il 27 febbraio con i primi due episodi, seguiti da una nuova puntata ogni settimana.

Shogun: Gli ultimi samurai

Ambientata in Giappone nel 1600, all’alba di una guerra civile che segnerà l’intero secolo, la serie ha per protagonista Lord Yoshii Toranaga (Hiroyuki Sanada), metaforicamente e letteralmente accerchiato dai suoi nemici all’interno del Consiglio dei Reggenti, i cui membri si stanno coalizzando contro di lui.

Il ritrovamento di una misteriosa nave europea abbandonata in un vicino villaggio di pescatori e soprattutto l’incontro con il pilota inglese John Blackthorne (Cosmo Jarvis), potrebbero fornire a Lord Toranaga e ai suoi pochi fedeli ciò che gli serve per ribaltare le sorti del conflitto incombente, dietro al quale potrebbero celarsi gli interessi dei preti gesuiti e dei mercanti portoghesi.

Shogun Recensione

Il compito di intrecciare i destini di Toranaga e Blackthorne spetterà a Toda Mariko (Anna Sawai), una misteriosa nobildonna cristiana, servitrice del Lord e sua interprete personale, ultima di una stirpe caduta in disgrazia: intorno a questa strana e ambigua relazione a tre – culturale e intellettuale e che, almeno per i due terzi dei coinvolti, rischia di sfociare anche nel sentimentale – ruoterà il destino di un’intera nazione.

Contaminando popoli diversi

Questo nuovo adattamento del romanzo di Clavell – già portato sul piccolo e sul grande schermo nel 1980 con la serie tv omonima di Jerry London (protagonisti di quel progetto furono il leggendario Toshiro Mifune e Richard Chamberlain, al centro della versione estesa da 547 minuti portata in tv in 10 episodi e del montaggio cinematografico da 2 ore distribuito nelle sale) – passa sui territori noti della contaminazione di popoli diversi, quelli di opere come Balla coi lupi e Avatar, de L’ultimo samurai e Silence.

L’incontro con l’alieno, con il mai visto, spinge i personaggi a mettere in prospettiva le proprie verità sul mondo, una tematica che funziona sempre quando affiancata da idee di messa in scena e da valori produttivi capaci di crearli a dovere, quei mondi.

Shogun Recensione 2

Hiroyuki Sanada è ormai una garanzia, specialmente se chiamato ad indossare armatura da samurai e katana. Particolarmente riuscita è poi la rappresentazione del rapporto tra Blackthorne e Lady Mariko, tutta basata sulla centralità della lingua, del parlato, e del valore che le parole hanno per contenere (provare a comprendere) il significato del mondo: c’è una scena di sesso che pare scritta da Steven Knight, tanto è il livello di raffinatezza teatrale con cui la sceneggiatura viene tradotta in immagini, con la cinepresa chiamata ad allineare le figure dei corpi per sovrapporle in base al significato delle parole che vengono pronunciate.

Matteo Regoli

critica i film, poi gli chiede scusa si occupa di cinema, e ne è costantemente occupato è convinto che nello schermo, a contare davvero, siano le immagini porta avanti con poca costanza Fatti di Cinema, blog personale

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