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Silent Hill 2 Remake Recensione: un capolavoro oltre ogni aspettativa

Sottovalutato, snobbato, considerato un flop annunciato. Silent Hill 2 Remake stupisce tutti rivelandosi uno dei più grandi giochi del 2024.

L’originale Silent Hill 2 divenuto realtà nel lontano 2001 su PlayStation 2 è stato una pietra miliare dei Survival Horror, se non proprio del mondo videoludico in generale. Le sue delicate tematiche, un’evoluzione narrativa dalla potenza devastante, atmosfere da brivido e un perfetto connubio tra esplorazione, combattimenti e rompicapi hanno permesso a Konami di confezionare un’opera andata oltre il concetto di videogioco, dimostrando una profondità che a quei tempi era merce rara in un simile settore.

Girovagare per le strade, gli edifici e il contorto “Oltremondo” della cittadina avvolta nella nebbia si è rivelata un’esperienza capace di stravolgere per sempre ogni videogiocatore. Silent Hill 2 è diventato un paradigma del suo genere, un cult amatissimo negli anni a venire che ha visto allargarsi sempre di più i suoi appassionati che non hanno mai dimenticato l’angosciante incubo vissuto da James Sunderland e dalle altre sfortunate anime attratte dagli orrori introspettivi di Silent Hill.

In my restless dreams, I see that town

Silent Hill

E la sua inquietante delicatezza è forse il motivo per cui in tanti hanno avuto un brivido quando Konami ha annunciato il Remake di Silent Hill 2 nell’ottobre del 2022, assieme a tanti altri progetti che avrebbero segnato la rinascita di un brand in quel momento fermo da un decennio. Solo però che quel brivido non era affatto inteso in senso positivo.

Non lo è stato nel momento in cui è stato confermato che Bloober Team si sarebbe occupato dello sviluppo, uno studio fino a quel momento noto per avventure horror in stile Walking Simulator dalla qualità altalenante. Non lo è stato pensando a una Konami che ormai da tanti anni non è più costantemente impegnata nel settore videoludico come in passato, lasciando spazio solo a poche produzioni spesso dimenticabili.

Non lo è stato vedendo i primi trailer che sembravano non rendere giustizia alla magnificenza del capolavoro originale, con un focus apparentemente più orientato verso l’azione e uno stile tecnico non proprio impressionante. La sensazione è che Konami e Bloober Team volessero trasformare il “nuovo” Silent Hill 2 in una versione più vicina ai moderni Resident Evil snaturandone così l’essenza, un “crimine” che non sarebbe stato tollerato dagli appassionati di lunga data del franchise.

Ma in verità il vero errore commesso dagli autori è stato non mostrare Silent Hill 2 Remake per ciò che davvero è, dando spazio a trailer e video-gameplay basati su build vecchie quando in realtà il progetto stava compiendo passi da gigante: al momento del fatidico esordio su PlayStation 5 e PC l’8 ottobre 2024, tutto è cambiato nel migliore dei modi possibili. Oltre qualunque aspettativa, contro il parere dei più scettici, Silent Hill 2 Remake ha centrato completamente il suo obiettivo: modernizzare un classico mantenendone intatta la sua essenza originale. Ed ancora una volta è capolavoro.

L’odissea di James negli orrori di Silent Hill 2

Se temevate stravolgimenti all’iconica storia originale con questo Remake, potete stare assolutamente tranquilli: Konami e Bloober Team non hanno praticamente toccato nulla dello script di Silent Hill 2 che si presenta fedelissimo alle vicende ed al significato dell’opera originale, facendoci rivivere in ottica odierna quella trama che ai tempi lo elevò come esempio imprescindibile per la narrativa in ambito videoludico.

Il cambiamento principale riguarda il nuovo cast di doppiatori, che ha comunque svolto un lavoro quanto più vicino possibile alle voci e toni originali e il taglio registico molto più cinematografico rispetto al passato e volto a sfruttare al meglio i progressi tecnologici raggiunti dalle piattaforme attuali. Per il resto è esattamente tutto come già vissuto nel 2001, se possibile valorizzato ancora di più dalle nuove scelte registiche e dal comparto grafico aggiornato.

E come se non bastasse ci sono anche due nuovi finali, legati al New Game Plus, pensati appositamente per il remake e che a loro volta si rivelano perfettamente coerenti con i temi, le rivelazioni e la caratterizzazione dei personaggi originale non risultando dunque per nulla fuori luogo ma anzi perfettamente coerenti con l’essenza di Silent Hill 2. Pertanto, Bloober Team non ha sbagliato assolutamente nulla in ottica narrativa, anche se chiaramente il suo focus è stato riprendere quanto già ideato da Konami 23 anni prima e portarlo ai tempi odierni.

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Ma questo significa anche che la struggente, angosciante e indimenticabile storia del 2001 è ancora oggi l’apice mai toccato in ottica narrativa da un qualunque Survival Horror mai realizzato, una vicenda profonda ed introspettiva che vede il suo protagonista James e tutti coloro che incontra lungo il cammino vivere drammi personali che li hanno spinti a raggiungere la città di Silent Hill come il richiamo di una sirena.

James Sunderland ci arriva dopo aver ricevuto una lettera da sua moglie Mary, deceduta tuttavia tre anni prima a causa di un male incurabile. Stando alla lettera, la donna sembrerebbe essere in realtà ancora viva e proprio a Silent Hill, dove tempo prima la coppia passò una delle vacanze più felici. Per questo motivo James si reca in città nella speranza di ritrovarla, forse proprio nel “posto speciale” che la lettera cita. Ma Silent Hill non sembra essere il luogo che credeva: deserta ed avvolta nella nebbia, è popolata da oscure ed inquietanti creature che sembrano desiderose di distruggere James al suo passaggio.

Lungo il cammino l’uomo incontrerà altre persone che come lui sembrano essere a Silent Hill per un motivo ben preciso: Angela Orosco, una diciannovenne asociale e traumatizzata; Eddie Dombrowski, un giovane vittima di bullismo e paranoico; Laura, un’arrogante ma al tempo stesso innocente bambina di otto anni che sembra conoscere la stessa Mary. Ma soprattutto James incontrerà Maria, che sembra essere una versione più sensuale e spigliata di sua moglie e con quale quale condivide persino sembianze estremamente simili.

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Un poco alla volta, affrontando gli orrori di Silent Hill, la verità sulla presenza di James in città diverrà chiara, ed ogni personaggio si ritroverà a combattere con i propri demoni interiori, in un viaggio all’inferno che toglie il fiato e smuove l’animo portando a una conclusione struggente e densa di significato. Oggi come nel 2001, Silent Hill 2 vede nel comparto narrativo uno dei suoi punti di maggior forza, imponendosi ancora una volta come un classico imprescindibile della narrativa videoludica.

Un classico adattato ai tempi moderni

Se la storia resta sostanzialmente fedele al passato, è il comparto ludico che riceve un completo rinnovo, adattato allo stile dei Survival Horror ed Action/Horror attuali. Ecco dunque una telecamera completamente diversa, ora posta sulla spalla del protagonista, e un sistema di controllo da puro Action/Adventure tridimensionale che dona a Silent Hill 2 un’essenza nuova e rinnovata.

Per intenderci, l’impostazione di Silent Hill 2 Remake è quanto di più vicino ai più recenti remake di Resident Evil e ad Alan Wake 2 (se ve la siete persa, ecco la recensione di Alan Wake 2), un adattamento che in fonda fa davvero bene anche all’opera Konami che dunque già così si può considerare al passo con i tempo.

Ma questo rinnovo non sminuisce in alcun modo l’essenza del capolavoro originale, che anzi si avverte con forza in ogni sua sfumatura. Silent Hill 2 si butta nel 2024 senza però rinnegare il 2001, e di conseguenza non è certo diventato più incline all’azione – anche se ci sono comunque più nemici da combattere rispetto al gioco per PS2 – o sacrificato nelle sue caratteristiche peculiari per venire incontro alle esigenze del più vasto pubblico contemporaneo.

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No, Silent Hill 2 Remake è sempre Silent Hill 2, pure con inquadrature e controlli moderni che sono implementati in maniera impeccabile e, forse, proprio per questo hanno permesso a Bloober Team di non cancellare nemmeno un grammo dell’anima del classico d’origine.

Che poi i combattimenti non sono mai stato il reale focus di un Silent Hill, specie dei primi episodi. Molto più di un qualunque Resident Evil, la serie Konami fa della più pura lotta alla sopravvivenza il suo marchio di fabbrica tra risorse davvero limitate e nemici pericolosi ed aggressivi che spesso è meglio evitare anziché affrontare a viso aperto non adeguatamente preparati. James ha poche risorse a disposizione tra tubi di piombo per lo scontro ravvicinato e un’arsenale davvero limitato a pochissime armi essenziali, per le quali si trovano poche munizioni e talvolta anche raramente.

Pure boccette e siringhe curative vanno usate con parsimonia essendo risorse preziosissime: alcune delle creature più temibili possono prosciugare le energie di James in pochi colpi, motivo per cui è bene fare affidamento su riflessi pronti e una buona mira in modo così da massimizzare i risultati senza sprecare preziose cure e munizioni.

Il gameplay di SH2 secondo Bloober Team

Nel “vecchio” Silent Hill 2 gli scontri non erano particolarmente curati ma andava benissimo così visto che il focus del gioco era su tutt’altri aspetti, e lo stesso si potrebbe dire anche del “nuovo” Silent Hill 2 che pure in quest’ottica non compie nessuno stravolgimento. Non si può comunque negare che Bloober Team ha programmato al meglio possibile i combattimenti che risultano ora davvero piacevoli da intraprendere.

Il sistema di mira funziona in maniera egregia così come l’approccio corpo a corpo. Di conseguenza, gli scontri scorrono via in maniera fluida e senza intoppi. Discorso analogo per le Boss Fight che risultano adesso meglio elaborate e più coinvolgenti rispetto al passato, decretando così il successo di questo aspetto pure se non è l’elemento cardine offerto dall’esperienza di gioco.

Certo, permane un bestiario piuttosto limitato ma ciò risulta sostanzialmente in linea con l’essenza e le atmosfere del gioco, sebbene in alcuni casi gli sviluppatori abbiano forse un po’ esagerato nel riproporre alcuni schemi: essere attaccati totalmente a sorpresa da un Mannequin immobile fino a un secondo prima può fare effetto le prime volte e scatenare pure qualche jumpscare, alla centesima volta che però questo escamotage viene ripetuto diventa solo snervante e inutile.

Tolti questi dettagli, però, bisogna fare davvero i complimenti a Bloober Team per come è riuscita ad adattarsi a un gameplay del tutto nuovo rispetto ai suoi standard: il team polacco è noto principalmente per i suoi Walking Simulator a tema horror, come ad esempio Layers Of Fear (non perdetevi la recensione di Layers of Fear), ma che di giocabilità vera e propria avevano ben poco. Gli autori invece hanno superato i loro tipici confini riuscendo a confezionare già così il loro prodotto migliore in ottica ludica, e finora si è trattato soltanto di un aspetto nemmeno così principale all’interno del prodotto.

Questo perché la sua vera essenza, la sua assoluta meraviglia, risiede nell’esplorazione del mondo di gioco e nella risoluzione di enigmi completamente rinnovati per l’occasione ma avvincenti proprio come in precedenza. Girovagare per le strade e le strutture di Silent Hill interagendo anche con l’ambiente circostante alla ricerca di scorciatoie e risorse è un vero piacere, così come lo è setacciare con attenzione ogni singola area o stanza alla ricerca di file o indizi per capire come proseguire lungo il cammino o risolvere il rompicapo di turno.

Rompicapi che si rivelano ingegnosi, creativi e stimolanti, e in alcune circostanze richiedono anche di pensare fuori dagli schemi per trovare le relative soluzioni, magari dopo aver raccolto gli indizi ed i suggerimenti indispensabili per proseguire oltre. Muoversi per i claustrofobici e soffocanti scenari di Silent Hill 2 Remake è un’esperienza che tiene con il fiato sospeso, aiutata dalle comode mappe indispensabili per orientarsi al meglio in contesti dove può capitare di perdersi se non si presta adeguata sensazione.

Ma l’esplorazione funziona talmente bene che viene praticamente automatico provare ad aprire ogni porta ed ogni cassetto anche solo nel tentativo di trovare un paio di munizioni in più per la pistola, pur nella consapevolezza che molti di quegli scaffali saranno vuoti e tante porte completamente bloccate. Ma anche andare per tentativi fa parte dell’esperienza del più consueto Silent Hill portato al massimo della sua espressione creativa.

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Tra l’altro il remake aggiunge anche qualche area e scenario in più ed è molto più corposo ed articolato rispetto al titolo del 2001, al punto da ritrovarsi con una longevità quasi raddoppiata. Silent Hill 2 Remake tiene incollati allo schermo per almeno 16 ore buone alla prima run, forse pure qualcosa di più per chi proprio ama l’esplorazione nella sua forma più pura, non contando poi un’elevata rigiocabilità data dal New Game Plus e dai diversi finali alternativi che attendono soltanto di essere scoperti. Davvero, Bloober Team è andata oltre ogni aspettativa, confezionando il miglior videogioco della propria carriera finora.

Atmosfere da brivido ma…

La nuova impostazione adattata ai tempi odierni ha permesso a Bloober Team non solo di mantenere intatta l’essenza dell’opera originale, in certi casi renderla persino più coinvolgente, e non si tratta assolutamente di un risultato di poco conto se si pensa che proprio le sue atmosfere sono tra i tanti motivi per cui Silent Hill 2 è divenuto una pietra miliare dell’horror videoludico. Tuttavia, Silent Hill 2 Remake ha elevato ancora di più tali atmosfere rendendole più angoscianti, soffocanti ed evocative, di quelle che fanno venire i brividi lungo la schiena.

Girovagare per le strade desolate della città totalmente avvolta nella nebbia, in un silenzio assordante interrotto solo dai rumori sinistri delle creature che la popolano e dai movimenti di James toglie letteralmente il fiato tenendo nel frattempo incollati allo schermo, come se la stessa Silent Hill avesse richiamato a sé anche il giocatore stesso. C’è una cura dei dettagli che rasenta il maniacale, non solo nelle sequenze esterne ma anche negli interni che raccontano una storia dentro la storia proprio grazie a tutti i particolari che li caratterizzano.

Rivedere in splendida forma scenari iconici come gli appartamenti, l’ospedale di Brookhaven, la prigione di Toluca, il labirinto e l’hotel, senza dimenticare le rispettive controparti dell’Oltremondo in rovina, rugginose e metalliche, è sufficiente per suscitare un sussulto nell’animo di ogni appassionato che con la serie Konami ci è cresciuto, che rivede quei luoghi tanto angoscianti quanto iconici prendere nuova vita grazie alle tecnologie moderne e risultare di forte impatto ancora oggi proprio come allora.

La regia valorizza fino in fondo ogni singola cutscene donandole una rinnovata profondità, e l’incredibile utilizzo del sonoro contribuisce a rendere ancora più speciale il viaggio attraverso l’inferno rappresentato da Silent Hill, drammatico e struggente proprio come nel 2001.

Va fatto poi un enorme applauso al modo in cui il leggendario compositore Akira Yamaoka è stato capace di reinterpretare l’immensa colonna sonora originale, riproposta qui nella sua interezza in alcuni casi con nuove versioni che non hanno davvero nulla da invidiare alle indimenticabili musiche originali.

I brani che fanno da sottofondo al nostro cammino e che rendono unico ogni momento, ogni orrore ed ogni dialogo sono di quelli impossibili da dimenticare una volta ascoltati, capaci di scuotere il giocatore nel profondo con la loro malinconia mista ad inquietudine che rappresenta al meglio lo stato d’animo di ogni personaggio perso nei meandri di Silent Hill.

E visivamente va detto, il gioco si difende molto bene offrendo scorci e scenari di grande impatto. Purtroppo però il comparto tecnico è l’unico che mostra il fianco a qualche critica, in particolare giocando in modalità Performance che non sempre si dimostra fluida e stabile (già molto meglio in modalità Qualità, in questo caso la scelta migliore per godersi al meglio il gioco).

Non ci sono particolari problemi tecnici, ma è indubbio che almeno sul lato animazioni si poteva fare un po’ di più: nonostante gli ottimi modelli poligonali, le animazioni durante i combattimenti oppure le espressioni facciali dei protagonisti avrebbero meritato qualche attenzione in più per rivelarsi più realistici.

E per quanto si tratti di un aspetto che non influisce in maniera significativa, con il passaggio alla telecamera in terza persona posta alle spalle di James si sono perse alcune inquadrature iconiche del classico originale che in alcune circostanze faceva sapiente utilizzo di telecamere fisse per creare suspense ed atmosfera. Ma considerato che ancora adesso visitare Silent Hill è angosciante proprio come in passato, alla fine non si tratta di un grande male, soprattutto davanti al lavoro svolto con estrema dedizione da parte di Bloober Team.

Un indimenticabile ritorno al passato

Era stato dato per spacciato già dopo i primi trailer. C’era un genuino terrore che potesse rovinare il ricordo e la magnificenza del capolavoro originale. In pochi erano pronti a scommetterci. Del resto cosa ci si poteva aspettare da una Konami che negli scorsi anni si è tenuta ai margini del mondo videoludico e una Bloober Team che fino a quel momento si era impegnata su avventure horror più d’atmosfera che di contenuto e spesso tutt’altro che memorabili?

E invece gli autori hanno smentito tutti, non scoraggiandosi davanti le iniziali ostilità ma lavorando duramente per dare vita al miglior ritorno possibile di uno dei più grandi Survival Horror che questo medium abbia mai offerto nella sua storia. Ed hanno fatto pieno centro, in una maniera così potente e fragorosa da spingere in tanti a fare mea culpa per aver dubitato, seppur legittimamente, del successo di un progetto simile. Tutto o nulla. Konami e Bloober Team si sono presi tutto alla fine.

Perché Silent Hill 2 Remake non è solo il miglior modo possibile per riproporre in chiave moderna un classico così fondamentale per il suo genere di appartenenza, ma sotto certi aspetti è andato pure oltre offrendo una reinterpretazione contemporanea che non sacrifica nulla dell’essenza originale ma se possibile la intensifica ancora di più. Lo fa soprattutto sul piano ludico, con combattimenti più intensi ed ancora più funzionali rispetto al passato, e con un focus su esplorazione ed enigmi che ancora oggi detta le regole in ambito Survival Horror da quale anche i migliori esponenti del genere hanno da imparare.

L’odierno Silent Hill 2 si presenta ancora potentissimo e devastante nelle sue tematiche e nella sua storia da brividi, un viaggio nell’inferno vissuto da James Sunderland e dagli altri sventurati giunti nella cittadina nebbiosa che scuote gli animi ed emoziona facendo riflettere in silenzio.

Ad un simile gioiello gli perdoni qualche incertezza tecnica e qualche idea che magari poteva essere resa un poco meglio, perché in compenso resti stregato dal quel mondo onirico ed inquietante che ti rapisce nei suoi meandri senza lasciarti più andare, bloccato a risolvere i suoi rompicapi sempre più complessi nel frattempo che sopravvivi ai suoi orrori.

Il ritorno di Silent Hill 2 non poteva compiersi meglio di così, con un’opera che gli rende onore e la eleva ancora una volta a paradigma del suo genere anche nel 2024 esattamente come già era avvenuto nel 2001. Silent Hill 2 è ancora oggi un capolavoro, sia nella sua versione originale che nel suo contemporaneo Remake. E non poteva esserci successo più grande di così.

Francesco Muccino

Tocca il suo primo videogioco, Super Mario Land, quando ancora non ha compiuto 3 anni. Da allora entra in un vortice dal quale probabilmente non ne uscirà mai più. Appassionato di ogni genere e irriducibile alfiere del formato fisico, vanta una collezione di oltre 2700 giochi.

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